DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 settembre 1988, n. 447

Approvazione del codice di procedura penale.

note: Entrata in vigore del decreto: 24/10/1989 (Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 29/11/2021)
Testo in vigore dal: 4-12-2018
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                              Art. 656. 
                 (Esecuzione delle pene detentive). 
  1. Quando deve essere eseguita una  sentenza  di  condanna  a  pena
detentiva, il pubblico ministero emette ordine di esecuzione  con  il
quale, se il condannato non e' detenuto, ne dispone la  carcerazione.
Copia dell'ordine e' consegnata all'interessato. 
  2. Se il condannato e' gia' detenuto,  l'ordine  di  esecuzione  e'
comunicato  al  Ministro  di  grazia   e   giustizia   e   notificato
all'interessato. 
  3. L'ordine di esecuzione contiene le generalita' della persona nei
cui  confronti  deve  essere   eseguito   e   quant'altro   valga   a
identificarla, l'imputazione, il dispositivo del provvedimento  e  le
disposizioni necessarie all'esecuzione.  L'ordine  e'  notificato  al
difensore del condannato. 
  ((3-bis. L'ordine di esecuzione della sentenza di condanna  a  pena
detentiva  nei  confronti  di  madre  di  prole  di  minore  eta'  e'
comunicato al procuratore della Repubblica presso il tribunale per  i
minorenni del luogo di esecuzione della sentenza)). 
  4. L'ordine che dispone la  carcerazione  e'  eseguito  secondo  le
modalita' previste dall'articolo 277. 
  4-bis. Al di fuori dei casi previsti dal comma 9, lett. b),  quando
la  residua  pena  da  espiare,  computando  le  detrazioni  previste
dall'articolo 54 della legge 26 luglio 1975, n.  354,  non  supera  i
limiti indicati dal comma 5, il pubblico ministero, prima di emettere
l'ordine di esecuzione, previa verifica dell'esistenza di periodi  di
custodia cautelare o di pena dichiarata fungibile relativi al  titolo
esecutivo  da  eseguire,  trasmette  gli  atti   al   magistrato   di
sorveglianza  affinche'  provveda  all'eventuale  applicazione  della
liberazione anticipata. Il magistrato di sorveglianza provvede  senza
ritardo con ordinanza adottata ai sensi  dell'articolo  69-bis  della
legge 26 luglio 1975, n. 354. La presente disposizione non si applica
nei confronti dei condannati per i delitti di cui all'articolo  4-bis
della legge 26 luglio 1975, n. 354. 
  4-ter. Quando il condannato si trova in stato di custodia cautelare
in carcere il pubblico ministero emette l'ordine di esecuzione e,  se
ricorrono i presupposti  di  cui  al  comma  4-bis,  trasmette  senza
ritardo gli atti al magistrato di sorveglianza per la decisione sulla
liberazione anticipata. 
  4-quater. Nei casi previsti dal comma 4-bis, il pubblico  ministero
emette i provvedimenti previsti dai commi 1, 5 e 10 dopo la decisione
del magistrato di sorveglianza. 
  5. Se la pena detentiva, anche se costituente residuo  di  maggiore
pena, non e' superiore a tre anni, quattro  anni  nei  casi  previsti
dall'articolo 47-ter, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354,  o
sei anni nei casi di cui agli  articoli  90  e  94  del  testo  unico
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990,
n. 309, e successive  modificazioni,  il  pubblico  ministero,  salvo
quanto previsto dai commi 7 e 9, ne sospende  l'esecuzione.  L'ordine
di  esecuzione  e  il  decreto  di  sospensione  sono  notificati  al
condannato e al difensore nominato per la fase dell'esecuzione o,  in
difetto, al difensore che lo ha assistito nella  fase  del  giudizio,
con l'avviso che entro trenta giorni puo' essere presentata  istanza,
corredata dalle indicazioni e dalla documentazione necessarie,  volta
ad ottenere la concessione  di  una  delle  misure  alternative  alla
detenzione di cui agli articoli 47, 47-ter e 50, comma 1, della legge
26 luglio  1975,  n.  354,  e  successive  modificazioni,  e  di  cui
all'articolo 94 del testo unico approvato con decreto del  Presidente
della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive  modificazioni,
ovvero la Sospensione dell'esecuzione della pena di cui  all'articolo
90 dello stesso testo unico. L'avviso informa altresi' che,  ove  non
sia presentata l'istanza o la stessa sia inammissibile ai sensi degli
articoli 90 e seguenti del citato  testo  unico,  l'esecuzione  della
pena avra' corso immediato. (257) 
  6. L'istanza deve essere presentata dal condannato o dal  difensore
di cui al comma 5 ovvero allo scopo nominato al  pubblico  ministero,
il quale la trasmette, unitamente alla documentazione,  al  tribunale
di sorveglianza competente in relazione  al  luogo  in  cui  ha  sede
l'ufficio del pubblico ministero. Se l'istanza non e' corredata dalla
documentazione utile questa, salvi i casi  di  inammissibilita'  puo'
essere depositata nella cancelleria  del  tribunale  di  sorveglianza
fino a cinque giorni prima dell'udienza  fissata  a  norma  dell'art.
666, comma 3. Resta salva, in ogni caso, la facolta' del tribunale di
sorveglianza di procedere anche d'ufficio alla richiesta di documenti
o di informazioni, o all'assunzione di prove  a  norma  dell'articolo
666, comma 5. Il tribunale  di  sorveglianza  decide  non  prima  del
trentesimo e non oltre il quarantacinquesimo giorno  dalla  ricezione
della richiesta. 
  7. La sospensione dell'esecuzione per la stessa condanna  non  puo'
essere disposta piu' di una volta, anche se il  condannato  ripropone
nuova istanza sia in ordine a  diversa  misura  alternativa,  sia  in
ordine alla medesima,  diversamente  motivata,  sia  in  ordine  alla
sospensione dell'esecuzione della pena di  cui  all'articolo  90  del
testo unico approvato con decreto del Presidente della  Repubblica  9
ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni. 
  8. Salva la disposizione del comma 8-bis, qualora l'istanza non sia
tempestivamente  presentata,  o  il  tribunale  di  sorveglianza   la
dichiari inammissibile o la respinga, il  pubblico  ministero  revoca
immediatamente il decreto di sospensione dell'esecuzione. Il pubblico
ministero  provvede  analogamente  quando  l'istanza  presentata   e'
inammissibile ai sensi degli articoli 90 e seguenti del  testo  unico
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990,  n.
309, e successive modifi-cazioni, nonche', nelle more della decisione
del tribunale di sorveglianza, quando il programma di recupero di cui
all'articolo 94 del medesimo testo unico non risulta  iniziato  entro
cinque giorni dalla data di presentazione della  relativa  istanza  o
risulta interrotto. A tal fine il pubblico ministero, nel trasmettere
l'istanza  al  tribunale  di  sorveglianza,  dispone  gli   opportuni
accertamenti. 
  8-bis. Quando e' provato o appare probabile che il  condannato  non
abbia avuto effettiva conoscenza dell'avviso di cui al  comma  5,  il
pubblico ministero puo'  assumere,  anche  presso  il  difensore,  le
opportune  informazioni,  all'esito  delle  quali  puo'  disporre  la
rinnovazione della notifica. 
  9. La sospensione dell'esecuzione di cui al comma 5 non puo' essere
disposta: 
    a) nei confronti dei condannati per i delitti di cui all'articolo
4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive  modificazioni
nonche' di cui agli articoli 423-bis, 572,  secondo  comma,  612-bis,
terzo comma, 624-bis del codice penale, fatta  eccezione  per  coloro
che  si  trovano  agli  arresti   domiciliari   disposti   ai   sensi
dell'articolo 89 del testo unico di cui  al  decreto  del  Presidente
della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive  modificazioni;
(179) (236) (246) 
    b) nei confronti di  coloro  che,  per  il  fatto  oggetto  della
condanna da eseguire, si trovano in stato di  custodia  cautelare  in
carcere nel momento in cui la sentenza diviene definitiva; 
    c) LETTERA SOPPRESSA DAL D.L. 1 LUGLIO 2013,  N.  78,  CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 9 AGOSTO 2013, N. 94. 
  10. Nella situazione considerata dal comma 5, se il  condannato  si
trova agli arresti domiciliari per il fatto oggetto della condanna da
eseguire, e se la residua pena da espiare determinata  ai  sensi  del
comma 4-bis non supera i limiti indicati dal  comma  5,  il  pubblico
ministero  sospende  l'esecuzione  dell'ordine  di   carcerazione   e
trasmette gli atti senza ritardo al tribunale di sorveglianza perche'
provveda, alla eventuale applicazione di una delle misure alternative
di cui al comma 5. Fino alla decisione del tribunale di sorveglianza,
il condannato permane nello stato detentivo nel quale si trova  e  il
tempo corrispondente e' considerato come pena  espiata  a  tutti  gli
effetti. Agli adempimenti previsti dall'articolo 47-ter  della  legge
26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, provvede in  ogni
caso il magistrato di sorveglianza. 
 
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AGGIORNAMENTO (179) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 5 - 8 luglio 2010, n. 249 (in
G.U. 1a s.s. 14/7/2010, n. 28) ha dichiarato "in via  consequenziale,
ai sensi dell'art. 27 della legge n. 87  del  1953,  l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 656, comma 9,  lettera  a),  del  codice  di
procedura penale, limitatamente alle parole "e per i delitti  in  cui
ricorre l'aggravante di cui all'art. 61, primo comma, numero 11-bis),
del medesimo codice"". 
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AGGIORNAMENTO (236) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 6 aprile - 1 giugno 2016,  n.
125  (in   G.U.   1ª   s.s.   8/6/2016,   n.   23),   ha   dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera  a),
del codice di procedura penale, come modificato dall'art. 2, comma 1,
lettera m), del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92  (Misure  urgenti
in materia di sicurezza  pubblica),  convertito,  con  modificazioni,
dall'art. 1, comma 1, della legge 24 luglio 2008, n. 125, nella parte
in cui  stabilisce  che  non  puo'  essere  disposta  la  sospensione
dell'esecuzione nei confronti delle persone condannate per il delitto
di furto con strappo". 
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AGGIORNAMENTO (246) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 22 febbraio - 28 aprile 2017,
n.  90  (in  G.U.  1ª  s.s.  03/05/2017,  n.   18),   ha   dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera  a),
del codice di procedura penale, nella parte in cui  non  consente  la
sospensione dell'esecuzione della pena detentiva  nei  confronti  dei
minorenni condannati per i delitti ivi elencati". 
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AGGIORNAMENTO (257) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 6 febbraio - 2 marzo 2018, n.
41 (in G.U. 1ª s.s. 7/3/2018, n. 10), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art.  656,  comma  5,  del  codice  di  procedura
penale, nella parte in cui  si  prevede  che  il  pubblico  ministero
sospende l'esecuzione della  pena  detentiva,  anche  se  costituente
residuo di maggiore pena,  non  superiore  a  tre  anni,  anziche'  a
quattro anni".