LEGGE 26 luglio 1975, n. 354

Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della liberta'.

note: Entrata in vigore del provvedimento: 24/8/1975. (Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 09/02/2022)
Testo in vigore dal: 31-1-2019
aggiornamenti all'articolo
                              Art. 47. 
             (Affidamento in prova al servizio sociale). 
 
  1. Se la pena detentiva inflitta non supera tre anni, il condannato
puo' essere affidato al servizio sociale fuori dell'istituto  per  un
periodo uguale a quello della pena da scontare.(13) (22) 
  2. Il provvedimento e' adottato  sulla  base  dei  risultati  della
osservazione della personalita', condotta collegialmente  per  almeno
un  mese  in  istituto,  se  il  soggetto  e'  recluso,  e   mediante
l'intervento dell'ufficio di esecuzione penale esterna, se  l'istanza
e' proposta da soggetto in liberta', nei casi in cui si puo' ritenere
che il provvedimento stesso, anche attraverso le prescrizioni di  cui
al comma 5, contribuisca alla rieducazione  del  reo  e  assicuri  la
prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati. 
  3. L'affidamento in prova al servizio sociale puo' essere  disposto
senza procedere all'osservazione in istituto  quando  il  condannato,
dopo la commissione del  reato,  ha  serbato  comportamento  tale  da
consentire il giudizio di cui al comma 2. 
  3-bis. L'affidamento in prova puo', altresi',  essere  concesso  al
condannato che deve espiare una pena, anche residua, non superiore  a
quattro  anni  di  detenzione,  quando  abbia   serbato,   quantomeno
nell'anno precedente alla presentazione della richiesta, trascorso in
espiazione di pena, in esecuzione di una misura cautelare  ovvero  in
liberta', un comportamento tale da consentire il giudizio di  cui  al
comma 2. 
  4. L'istanza  di  affidamento  in  prova  al  servizio  sociale  e'
proposta, dopo che  ha  avuto  inizio  l'esecuzione  della  pena,  al
tribunale  di  sorveglianza  competente   in   relazione   al   luogo
dell'esecuzione. Quando sussiste un grave pregiudizio derivante dalla
protrazione dello stato di detenzione, l'istanza puo' essere proposta
al magistrato di sorveglianza competente in  relazione  al  luogo  di
detenzione.  Il  magistrato  di  sorveglianza,  quando  sono  offerte
concrete indicazioni in ordine alla sussistenza dei  presupposti  per
l'ammissione  all'affidamento  in  prova  e  al   grave   pregiudizio
derivante dalla protrazione dello stato di detenzione e  non  vi  sia
pericolo  di  fuga,  dispone  la   liberazione   del   condannato   e
l'applicazione provvisoria dell'affidamento in prova  con  ordinanza.
L'ordinanza conserva efficacia fino alla decisione del  tribunale  di
sorveglianza, cui il magistrato trasmette  immediatamente  gli  atti,
che decide entro sessanta giorni. 
  5. All'atto dell'affidamento e' redatto verbale in cui sono dettate
le prescrizioni che il soggetto dovra'  seguire  in  ordine  ai  suoi
rapporti con il servizio  sociale,  alla  dimora,  alla  liberta'  di
locomozione, al divieto  di  frequentare  determinati  locali  ed  al
lavoro. 
  6. Con lo stesso provvedimento puo'  essere  disposto  che  durante
tutto o parte del periodo di affidamento in prova il  condannato  non
soggiorni in uno o piu' comuni, o soggiorni in un comune determinato;
in  particolare  sono  stabilite  prescrizioni  che  impediscano   al
soggetto di svolgere attivita' o  di  avere  rapporti  personali  che
possono portare al compimento di altri reati. 
  7. Nel verbale deve anche stabilirsi che l'affidato si  adoperi  in
quanto possibile in favore della vittima del  suo  reato  ed  adempia
puntualmente agli obblighi di assistenza familiare. 
  8.  Nel  corso  dell'affidamento  le  prescrizioni  possono  essere
modificate dal magistrato di sorveglianza. Le deroghe temporanee alle
prescrizioni sono autorizzate, nei casi  di  urgenza,  dal  direttore
dell'ufficio di esecuzione  penale  esterna,  che  ne  da'  immediata
comunicazione al magistrato di  sorveglianza  e  ne  riferisce  nella
relazione di cui al comma 10. 
  9. Il servizio sociale controlla la  condotta  del  soggetto  e  lo
aiuta a superare le difficolta' di  adattamento  alla  vita  sociale,
anche mettendosi in relazione con la sua famiglia  e  con  gli  altri
suoi ambienti di vita. 
  10. Il servizio sociale riferisce periodicamente al  magistrato  di
sorveglianza sul comportamento del soggetto. (11) 
  11.  L'affidamento  e'  revocato  qualora  il   comportamento   del
soggetto, contrario alla legge o alle  prescrizioni  dettate,  appaia
incompatibile con la prosecuzione della prova. 
  12.  L'esito  positivo  del  periodo  di  prova  estingue  la  pena
detentiva ed ogni altro effetto penale ((, ad  eccezione  delle  pene
accessorie  perpetue)).  Il  tribunale   di   sorveglianza,   qualora
l'interessato si  trovi  in  disagiate  condizioni  economiche,  puo'
dichiarare estinta anche la pena pecuniaria che non  sia  stata  gia'
riscossa. 
  12-bis. All'affidato in prova al servizio sociale  che  abbia  dato
prova nel periodo di affidamento di un suo concreto recupero sociale,
desumibile da comportamenti rivelatori del positivo  evolversi  della
sua personalita', puo' essere concessa la detrazione di pena  di  cui
all'articolo 54. Si applicano gli articoli  69,  comma  8,  e  69-bis
nonche' l'articolo 54, comma 3. (61) 
 
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AGGIORNAMENTO (11) 
  La Corte Costituzionale con sentenza 15-29 ottobre 1987, n.  343(in
G.U. 1a  s.s.  04/11/1987,  n.  46)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale del decimo comma dell'art. 47 della  legge  26  luglio
1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione
delle misure privative e limitative della liberta'), nella  parte  in
cui  -  in  caso  di   revoca   del   provvedimento   di   ammissione
all'affidamento in  prova  per  comportamento  incompatibile  con  la
prosecuzione della prova - non consente al Tribunale di  sorveglianza
di determinare la residua pena detentiva  da  espiare,  tenuto  conto
della durata delle  limitazioni  patite  dal  condannato  e  del  suo
comportamento durante il trascorso periodo di affidamento in prova. 
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AGGIORNAMENTO (13) 
  La Corte Costituzionale con sentenza 4-11 luglio 1989, n.  386  (in
G.U. 1a  s.s.  19/07/1989,  n.  29)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 47, primo comma, della legge 26 luglio 1975,
n. 354 (cosi' come sostituito dall'art. 11  della  legge  10  ottobre
1986 n. 663 - Modifiche alla legge sull'ordinamento  penitenziario  e
sulle misure privative e limitative della liberta' -), nella parte in
cui  non  prevede  che  nel  computo  delle  pene,  ai   fini   della
determinazione del limite dei tre anni,  non  si  debba  tener  conto
anche delle pene espiate. 
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AGGIORNAMENTO (14) 
  La Corte Costituzionale con sentenza 13-22 dicembre  1989,  n.  569
(in G.U. 1a s.s. 27/12/1989, n. 52)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale dell'art.47, terzo comma, della legge 26 luglio  1975,
n. 354 (Ordinamento penitenziario), cosi' come  modificato  dall'art.
11 della legge 10 ottobre 1986 n. 663, nella parte in cui non prevede
che, anche indipendentemente dalla detenzione per espiazione di  pena
o  per  custodia  cautelare,  il  condannato  possa  essere   ammesso
all'affidamento in prova al servizio sociale se,  in  presenza  delle
altre condizioni, abbia serbato un comportamento tale  da  consentire
il giudizio di cui al precedente comma 2 dello stesso articolo. 
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AGGIORNAMENTO (22) 
  Il D.L. 8 giugno 1992, n. 306, convertito con  modificazioni  dalla
L. 7 agosto 1992, n. 356 ha disposto  (con  l'art.  14-bis)  che  "La
disposizione del primo comma dell'articolo 47 della legge  26  luglio
1975, n. 354, nella parte in cui indica i limiti che la pena inflitta
non  deve  superare   perche'   il   condannato   possa   beneficiare
dell'affidamento in prova al servizio sociale,  va  interpretata  nel
senso che deve trattarsi della pena da espiare  in  concreto,  tenuto
conto anche dell'applicazione di eventuali cause estintive". 
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AGGIORNAMENTO (61) 
  La Corte costituzionale, con sentenza 5 - 16 marzo 2007, n. 78  (in
G.U.  1a  s.s.  21.03.2007  n.  12)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale degli artt. 47, 48 e 50 della legge 26 luglio 1975, n.
354 (Norme sull'ordinamento  penitenziario  e  sull'esecuzione  delle
misure privative e limitative della liberta),  ove  interpretati  nel
senso che allo straniero extracomunitario, entrato  illegalmente  nel
territorio dello Stato o privo del permesso di soggiorno, sia in ogni
caso precluso l'accesso alle misure alternative da essi previste.