DECRETO-LEGGE 13 maggio 2011, n. 70

Semestre Europeo - Prime disposizioni urgenti per l'economia. (11G0113)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 14/05/2011.
Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, n. 106 (in G.U. 12/7/2011, n. 160).
(Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 31/12/2021)
Testo in vigore dal: 13-7-2011
aggiornamenti all'articolo
                               Art. 8 
 
                          Impresa e Credito 
 
  1. Per agevolare il reinserimento nel lavoro delle donne  prive  di
un regolare impiego, al decreto legislativo  10  settembre  2003,  n.
276, sono apportate le seguenti modifiche: 
    a) all'articolo 54, comma 1, lettera e), dopo le parole"qualsiasi
eta'" sono aggiunte le seguenti:"prive  di  un  impiego  regolarmente
retribuito da almeno sei mesi"; 
    b) all'articolo 59,  comma  3,  le  parole"  n.  2204/2002  della
Commissione, del 5 dicembre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
delle Comunita' europee il 13 dicembre 2002"  sono  sostituite  dalle
seguenti:"n. 800/2008 della Commissione , del 6 agosto 2008 ((...))". 
  2. Per ampliare il campo di applicazione dei  soggetti  beneficiari
del regime di attrazione europea, al comma  1  dell'articolo  41  del
decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla legge 30 luglio
2010, n. 122, dopo le  parole  "che  intraprendono  in  Italia  nuove
attivita' economiche" sono inserite le parole ", comprese  quelle  di
direzione e coordinamento," ((ed e' aggiunto, in  fine,  il  seguente
periodo:    "La    normativa    dello    Stato    membro    prescelta
dall'interpellante che trova applicazione e' quella vigente nel primo
giorno del periodo di imposta  nel  corso  del  quale  e'  presentata
l'istanza di interpello")). 
  3. Per accelerare la chiusura delle  procedure  di  amministrazione
straordinaria che si protraggono da  molti  anni  si  dispone  quanto
segue: 
    a) entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del  presente
decreto, i commissari liquidatori nominati a norma  dell'articolo  1,
comma 498, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nelle  procedure  di
amministrazione  straordinaria  disciplinate  dal  decreto-legge   30
gennaio 1979, n. 26, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  3
aprile 1979, n. 95, per le quali non risultino avviate le  operazioni
di chiusura, provvedono a pubblicare un  invito  per  la  ricerca  di
terzi assuntori di concordati  da  proporre  ai  creditori,  a  norma
dell'articolo 214 del regio decreto16 marzo 1942, n. 267,  e  secondo
gli indirizzi impartiti dal Ministero dello sviluppo economico, dando
preferenza alle proposte riguardanti tutte  le  societa'  del  gruppo
poste in amministrazione straordinaria; 
    b) in caso di mancata individuazione  dell'assuntore,  entro  sei
mesi dalla conclusione dei procedimenti di cui ((alla lettera a)  )),
il commissario liquidatore avvia la procedura di cui agli  ((articoli
da 69 a 77)) del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270; 
    c) al decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270,  sono  apportate
le seguenti modifiche : 
      (( 01)  all'articolo  38,  dopo  il  comma  2  e'  inserito  il
seguente: 
        "2-bis. Nei casi di  cui  all'articolo  50-bis,  il  Ministro
dello   sviluppo   economico   puo'   nominare   lo   stesso   organo
commissariale")); 
      1) dopo l'articolo 50 e' aggiunto il seguente: 
      "Art. 50-bis. (Cessione di azienda o ramo  d'azienda  nell'anno
anteriore la dichiarazione di insolvenza). 1. Nel caso di cessione di
azienda o di ramo d'azienda che  costituisca  l'attivita'  prevalente
dell'impresa cessionaria, in qualsiasi  forma  attuata,  qualora  per
l'impresa cedente e l'impresa cessionaria sia intervenuta,  anche  in
tempi  diversi,  la  dichiarazione  dello  stato  di  insolvenza  con
conseguente apertura della procedura di amministrazione straordinaria
per entrambe, entro un anno dall'avvenuta cessione, l'impresa cedente
risponde in solido con l'impresa cessionaria  dei  debiti  da  questa
maturati fino alla data dell'insolvenza. 
      "2) all'articolo 55, dopo il comma 1, e' aggiunto  il  seguente
comma: 
        1-bis. Ai fini dell'applicazione  dell'articolo  50  bis,  il
Ministro dello sviluppo  economico  adotta  le  direttive  idonee  ad
assicurare  che  i  programmi  delle  procedure  siano  coordinati  e
finalizzati alla salvaguardia  dell'unita'  operativa  dei  complessi
aziendali dell'impresa cedente e dell'impresa cessionaria."; 
      3) ((Gli articoli 38, comma 2-bis,  50-bis  e  55  del  decreto
legislativo 8 luglio 1999, n. 270)), come modificato dalle precedenti
lettere  si  applicano  anche  alle  procedure   di   amministrazione
straordinaria in corso di svolgimento alla data di entrata in  vigore
della  presente  disposizione.  ((In  tal  caso,  il  Ministro  dello
sviluppo economico puo', entro trenta giorni dalla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto,  nominare  un
nuovo e unico organo commissariale. I commissari  in  carica  cessano
dall'incarico alla data della nomina del nuovo organo))." 
      4) l'articolo 47, ((comma 1,)), e' sostituito dal seguente: 
        "1.  L'ammontare  del  compenso  spettante   al   commissario
giudiziale, al commissario straordinario ed ai membri del comitato di
sorveglianza ed i relativi criteri di liquidazione  sono  determinati
con regolamento del Ministro dello sviluppo  economico,  di  concerto
con  il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze.  I  criteri   di
determinazione del compenso dei Commissari straordinari devono  tener
conto dell'impegno connesso alla gestione dell'esercizio dell'impresa
e  dei  risultati  conseguiti   dalla   procedura   con   riferimento
all'attuazione  dell'indirizzo  programmatico   prescelto   a   norma
dell'articolo 27, comma  2,  e  del  raggiungimento  degli  obiettivi
fissati nel programma in ordine ai tempi e al grado di  soddisfazione
dei  creditori  e  al  complessivo  costo  della  procedura.  Per  la
liquidazione  del  compenso   ai   commissari   straordinari,   trova
applicazione l'articolo 39, commi 2, 3 e 4 ((, del regio decreto)) 16
marzo 1942, n. 267" 
      5) ((al comma 1)) dell'articolo 56,  dopo  la  lettera  d),  e'
aggiunta la seguente: 
        "(( d-bis) )) i costi generali e  specifici  complessivamente
stimati per l'attuazione della procedura, con esclusione del compenso
dei commissari e del comitato di sorveglianza." . 
  4. Al fine di favorire il riequilibrio territoriale dei  flussi  di
credito per gli investimenti a medio-lungo termine  delle  piccole  e
medie  imprese  del  Mezzogiorno  e  sostenere  progetti  etici   nel
Mezzogiorno, sono apportate le modificazioni che seguono: 
    a) possono  essere  emessi  specifici  Titoli  di  Risparmio  per
l'Economia Meridionale (di  seguito  "Titoli")  da  parte  di  banche
italiane, comunitarie ed extracomunitarie autorizzate ad  operare  in
Italia, in osservanza delle previsioni del ((testo unico delle  leggi
in materia bancaria e creditizia, di cui al  decreto  legislativo  1º
settembre 1993, n. 385, e delle)) relative disposizioni di attuazione
delle Autorita' creditizie. 
    b)  i  Titoli  sono  strumenti  finanziari  aventi  scadenza  non
inferiore a diciotto mesi; sono titoli nominativi ovvero al portatore
e corrispondono interessi con periodicita'  almeno  annuale;  possono
essere sottoscritti da persone fisiche  non  esercenti  attivita'  di
impresa; sono assoggettati alla disciplina del decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, Parte III, Titolo II, Capo II, Sezione  I;  non
sono strumenti finanziari subordinati,  irredimibili  o  rimborsabili
previa autorizzazione della Banca d'Italia di  cui  all'articolo  12,
comma 7, del ((testo unico di cui al citato  decreto  legislativo  n.
385 del 1993)), ne' altri strumenti  computabili  nel  patrimonio  di
vigilanza. 
    c) le disposizioni del decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239
si applicano agli strumenti finanziari ((di cui alle lettere a) e  b)
del presente comma)). Sugli interessi  relativi  ai  suddetti  titoli
l'imposta sostitutiva  di  cui  all'articolo  2  del  citato  decreto
legislativo n. 239 del 1996 si applica nella misura del 5 per  cento.
Per  i  rapporti  di  gestione  individuale  di  portafoglio  di  cui
all'articolo 7 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461,  gli
interessi e gli altri proventi dei titoli di cui alla lettera a)  non
concorrono alla determinazione del risultato della  gestione  secondo
le disposizioni di cui alla lettera d). 
    d) i  Titoli  possono  essere  emessi  per  un  importo  nominale
complessivo massimo di 3 miliardi di euro annui. Il predetto  importo
e' eventualmente modificato entro il 31  gennaio  di  ogni  anno  con
decreto del Ministro dell'economia e  delle  finanze  di  natura  non
regolamentare. 
    e) per ciascun gruppo bancario il limite massimo di emissione  e'
pari al 20 per cento dell'importo nominale complessivo annuo ((di cui
alla lettera d) )). Per singole banche non facenti parte di un gruppo
bancario, il limite massimo  e'  del  5  per  cento.  In  ogni  caso,
l'emissione di Titoli ((di cui alle lettere da a) a d)  ))  non  puo'
superare il 30 per cento del patrimonio di vigilanza consolidato  del
gruppo bancario o individuale della banca non  facente  parte  di  un
gruppo bancario. 
    f) con decreto del Ministro  dell'economia  e  delle  finanze  di
natura non regolamentare sono stabilite eventuali ulteriori modalita'
attuative e di monitoraggio dei Titoli di  Risparmio  per  l'Economia
Meridionale. 
    g) sono abrogati i commi da 178 a  181  dell'articolo  2  ((della
legge 23 dicembre 2009, n. 191)). 
  ((4-bis. Al fine di promuovere l'accesso al microcredito  da  parte
delle piccole e medie imprese sono adottate le seguenti disposizioni: 
    a) il Comitato nazionale italiano permanente per il microcredito,
di cui all'articolo 4-bis, comma  8,  del  decreto-legge  10  gennaio
2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006,
n. 81, e'  costituito  in  ente  pubblico  non  economico  dotato  di
autonomia amministrativa, organizzativa,  patrimoniale,  contabile  e
finanziaria, e assume la  denominazione  di  Ente  nazionale  per  il
microcredito, di seguito denominato "Ente"; 
    b) all'Ente vengono attribuite le funzioni di  ente  coordinatore
nazionale  con  compiti  di  promozione,   indirizzo,   agevolazione,
valutazione e monitoraggio degli strumenti  microfinanziari  promossi
dall'Unione  europea   nonche'   delle   attivita'   microfinanziarie
realizzate a valere su fondi dell'Unione europea; 
    c)  lo  statuto  dell'Ente,  approvato  dal  consiglio  nazionale
dell'Ente, d'intesa con la Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri,
puo' essere modificato con delibera del consiglio nazionale dell'Ente
stesso trasmessa al Ministero vigilante; 
    d) i componenti degli organi dell'Ente, il segretario e  il  vice
segretario generale in carica alla data di entrata  in  vigore  della
legge di conversione del presente decreto permangono nella carica per
un periodo di quattro anni e possono essere riconfermati; 
    e) gli emolumenti spettanti agli organi in base alla delibera del
consiglio  di  amministrazione  del   Comitato   nazionale   italiano
permanente per il microcredito in data 17 febbraio 2009, diminuiti in
conformita' alle disposizioni di cui all'articolo  6,  comma  3,  del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, non possono essere aumentati  nei
due esercizi contabili successivi alla  data  di  entrata  in  vigore
della legge di conversione del presente decreto; 
    f) ai fini dell'assolvimento dei  propri  compiti  istituzionali,
l'Ente puo' avvalersi di un contingente di personale non superiore  a
20 unita'. Di tale contingente, un numero non superiore a  15  unita'
puo' essere acquisito da  altre  pubbliche  amministrazioni  mediante
collocamento in posizione di comando o fuori  ruolo,  secondo  quanto
previsto dai rispettivi ordinamenti, con contestuale indisponibilita'
dei posti nell'amministrazione  di  provenienza.  All'attuazione  del
periodo precedente si provvede nell'ambito delle risorse  finanziarie
destinate a  legislazione  vigente  al  Comitato  nazionale  italiano
permanente per il microcredito. Le restanti 5 unita'  possono  essere
reclutate  a  tempo  indeterminato  mediante  procedure   concorsuali
pubbliche a valere sulle facolta' assunzionali della  Presidenza  del
Consiglio dei Ministri.  In  relazione  alle  assunzioni  di  cui  al
periodo precedente, con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei
Ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle  finanze,
da adottare entro novanta giorni dalla  data  di  entrata  in  vigore
della legge di conversione del presente  decreto,  si  provvede  alla
riduzione della dotazione organica della Presidenza del Consiglio dei
Ministri e alla definizione delle modalita'  di  trasferimento  delle
corrispondenti risorse finanziarie all'Ente; 
    g) le risorse iscritte nello stato di  previsione  del  Ministero
dello  sviluppo  economico  per  interventi  a  favore  del  Comitato
nazionale italiano permanente per  il  microcredito  sono  trasferite
all'Ente. Le spese per l'organizzazione e il funzionamento dell'Ente,
ivi incluse le spese per il personale, sono  autorizzate  nei  limiti
delle risorse di cui al presente comma)). 
  5. Per favorire l'operativita' nonche' per garantire la  disciplina
del Fondo di garanzia sono apportate le modifiche che seguono: 
    a) all'articolo 1, comma 847, della legge 27  dicembre  2006,  n.
296, sono apportate le seguenti modificazioni: 
      1) le parole "del Fondo di cui all'articolo 15  della  legge  7
agosto 1997, ((n. 266,))" sono soppresse; 
      2) le parole "vengono soppressi" sono sostituite  dalle  parole
"viene soppresso"; 
      3) dopo ((le parole)) "il Fondo opera con interventi  mirati  a
facilitare   operazioni"    sono    aggiunte    le    parole    "((di
finanziamento,))". 
    b) ai fini di una  migliore  finalizzazione  verso  l'accesso  al
credito e lo sviluppo delle piccole e medie imprese degli  interventi
del Fondo di garanzia di cui all'articolo 2, comma  100,  lettera  a)
della legge 23 dicembre 1996, n. 662, nonche' per  un  utilizzo  piu'
efficiente delle risorse finanziarie  disponibili,  con  decreti  del
Ministro dello sviluppo economico ((di  concerto  con  il))  Ministro
dell'economia e delle finanze, possono essere modificati e  integrati
i criteri e le modalita' per la concessione della garanzia e  per  la
gestione del Fondo di cui al decreto del  ((Ministro  dell'industria,
del  commercio  e  dell'artigianato))  31  maggio  1999,  n.  248   e
successivi    decreti    attuativi,    anche    introducendo    delle
differenziazioni in termini di percentuali di finanziamento garantito
e  di  onere  della  garanzia  in  modo  da  meglio   perseguire   le
finalizzazioni sopra  citate.  A  tali  fini,  il  Fondo  puo'  anche
sostenere con garanzia concessa  a  titolo  oneroso  il  capitale  di
rischio investito da fondi comuni di investimento  mobiliari  chiusi.
Le predette modifiche riguardanti il funzionamento del  Fondo  devono
complessivamente assicurare il rispetto degli  equilibri  di  finanza
pubblica; 
    c) all'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311,  dopo  il
comma 361, sono aggiunti i seguenti: 
      "361-bis. Fermo restando quanto previsto dai  commi  358,  359,
360 e 361, ((una quota fino al 50 per cento)) delle risorse di cui al
comma 354 che risultino inutilizzate al 30 giugno 2011 e, a decorrere
dall'anno 2012, al 31 dicembre di ciascun anno, ((e'  destinata))  al
finanziamento agevolato delle imprese attraverso l'intermediazione di
enti creditizi con priorita' per quelle di dimensioni piccole e medie
e anche mediante meccanismi di condivisione del  rischio  creditizio,
nel rispetto dei seguenti criteri: 
        ((  a)  ))  l'intensita'  dell'agevolazione  per  le  imprese
beneficiarie non puo' superare la quota di aiuto  di  Stato  definita
«de  minimis»,  di  cui  al  Regolamento  (CE)  n.  1998/2006   della
Commissione del 15 dicembre 2006; 
        (( b) )) la  durata  dei  finanziamenti  agevolati  non  puo'
essere superiore a  quindici  anni,  ad  eccezione  delle  iniziative
infrastrutturali, per le quali non puo'  essere  superiore  a  trenta
anni; 
        (( c) )) il rimborso delle spese di gestione di cui al  comma
360 e' posto, per il cinquanta per  cento,  a  carico  delle  imprese
finanziate." 
      "361-ter. Ai fini ((del comma 361-bis)) sono da intendersi come
inutilizzate  le  risorse  per  le  quali  non  siano  ancora   state
pubblicate  le  modalita'  attuative  del  procedimento   automatico,
valutativo o negoziale, ovvero, per i  procedimenti  gia'  in  corso,
quelle destinate ad iniziative per le quali non  risulti  avviata  la
relativa valutazione, nonche' quelle  derivanti  da  rimodulazione  o
rideterminazione delle agevolazioni concedibili. Sono da  intendersi,
altresi', come inutilizzate le  risorse  provenienti  da  rientri  di
capitale dei finanziamenti gia'  erogati  e  da  revoche  formalmente
comminate,  che  abbiano  avuto  luogo  nell'anno   precedente,   non
riallocate dal CIPE, ovvero, se riallocate nell'anno precedente,  per
le  quali  siano  verificate  le  condizioni  di   cui   al   periodo
precedente." 
      "361-quater. Dall'attuazione dei commi 361- bis e 361 - ter non
devono derivare  nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza
pubblica. Con  decreto  di  natura  non  regolamentare  del  Ministro
dell'economia e  delle  finanze  possono  essere  definiti  ulteriori
criteri e modalita' di attuazione degli stessi."; 
    d) all'articolo 2, comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108,  le
parole: "aumentato della  meta'."  sono  sostituite  dalle  seguenti:
"aumentato di un quarto, cui si  aggiunge  un  margine  di  ulteriori
quattro punti percentuali. La differenza tra il  limite  e  il  tasso
medio non puo' essere superiore a otto punti percentuali.". 
    e)  all'articolo  23-bis,   comma   9,   secondo   periodo,   del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo le parole  "societa'  quotate
in mercati regolamentati e" sono aggiunte le seguenti: "alle societa'
da  queste  direttamente  o  indirettamente  controllate   ai   sensi
dell'articolo 2359 del codice civile, nonche'"; 
    (( f) dopo il comma 2 dell'articolo 118 del testo unico di cui al
decreto  legislativo  1º  settembre  1993,  n.  385,   e   successive
modificazioni, e' inserito il seguente: 
      "2-bis.  Se  il  cliente  non  e'  un   consumatore   ne'   una
micro-impresa come definita dall'articolo 1, comma 1, lettera t), del
decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, nei contratti  di  durata
diversi da quelli a  tempo  indeterminato  di  cui  al  comma  1  del
presente articolo possono  essere  inserite  clausole,  espressamente
approvate dal cliente, che prevedano la possibilita' di modificare  i
tassi di interesse al verificarsi di specifici eventi  e  condizioni,
predeterminati nel contratto")). 
    ((g) le disposizioni del comma 2-bis dell'articolo 118 del  testo
unico di cui al  decreto  legislativo  1º  settembre  1993,  n.  385,
introdotto dalla lettera f) del presente comma, non si  applicano  ai
contratti in corso alla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente
decreto. Le modifiche introdotte ai contratti in corso alla  predetta
data sono inefficaci)). 
  6.  La  materia  della  "rinegoziazione  dei  contratti  di   mutuo
ipotecario" e' regolata come segue : 
    a)  fino  al  31  dicembre  2012  il  mutuatario  che   -   prima
dell'entrata in vigore ((del presente decreto)) - ha stipulato, o  si
e' accollato anche a seguito di frazionamento, un contratto di  mutuo
ipotecario di importo originario non superiore a ((200  mila  euro)),
per l'acquisto o la ristrutturazione di unita' immobiliari adibite ad
abitazione, a tasso e a  rata  variabile  per  tutta  la  durata  del
contratto, ha diritto di ottenere dal finanziatore la  rinegoziazione
del mutuo alle condizioni di cui (( alla lettera b)  )),  qualora  al
momento  della  richiesta  presenti  un'attestazione,  rilasciata  da
soggetto  abilitato,  dell'indicatore  della   situazione   economica
equivalente (ISEE) non superiore a ((35 mila euro  e,  salvo  diverso
accordo tra le parti,)) non abbia avuto ritardi nel  pagamento  delle
rate del mutuo; 
    b) la rinegoziazione assicura ((, in funzione delle esigenze  del
cliente, per un periodo pari alla durata residua del finanziamento o,
con l'accordo del cliente, per un periodo inferiore,)) l'applicazione
di un tasso annuo nominale  fisso  non  superiore  al  tasso  che  si
ottiene in base al minore tra l'IRS in euro a 10 anni e l'IRS in euro
di  durata  pari  alla  durata  residua  del  mutuo  ovvero,  se  non
disponibile,  la  quotazione  dell'IRS  per  la  durata   precedente,
riportato alla data di  rinegoziazione  alla  pagina  ISDAFIX  2  del
circuito  ((Reuters)),  maggiorato  di  uno  spread  pari  a   quello
indicato, ai fini della determinazione del tasso,  nel  contratto  di
mutuo; 
    c) il mutuatario e il  finanziatore  possono  concordare  che  la
rinegoziazione  di  cui  alle  precedenti  lettere   comporti   anche
l'allungamento del piano di rimborso del mutuo per un periodo massimo
di cinque anni, purche' la durata residua del  mutuo  all'atto  della
rinegoziazione non diventi superiore a venticinque anni; 
    d) le garanzie  ipotecarie  gia'  prestate  a  fronte  del  mutuo
oggetto di rinegoziazione ai sensi ((del presente comma))  continuano
ad assistere il rimborso, secondo le modalita' convenute, del  debito
che risulti alla originaria data di scadenza di detto mutuo, senza il
compimento di alcuna formalita' o  annotazione.  Resta  fermo  quanto
previsto dall'articolo  39,  comma  5,  del  decreto  legislativo  1°
settembre 1993, n.  385.  La  disposizione  di  cui  ((alla  presente
lettera)) si applica anche al finanziamento erogato  dalla  banca  al
mutuatario  in   qualita'   di   debitore   ceduto   nell'ambito   di
un'operazione di cartolarizzazione con cessione dei crediti ovvero di
emissione di obbligazioni bancarie garantite ai sensi della legge  30
aprile 1999, n. 130, al fine di  consentire  il  rimborso  del  mutuo
secondo  il  piano  di  ammortamento  in  essere  al  momento   della
rinegoziazione. In tal caso la banca e' surrogata  di  diritto  nelle
garanzie ipotecarie, senza  il  compimento  di  alcuna  formalita'  o
annotazione, ma la surroga ha effetto solo a  seguito  dell'integrale
soddisfacimento del credito vantato dal cessionario del mutuo oggetto
dell'operazione di cartolarizzazione o di emissione  di  obbligazioni
bancarie garantite; 
    e) qualora la banca, al fine di realizzare la  rinegoziazione  di
cui alle lettere precedenti,  riacquisti  il  credito  in  precedenza
oggetto  di  un'operazione  di  cartolarizzazione  con  cessione  dei
crediti ovvero di emissione di obbligazioni  bancarie  garantite,  la
banca  cessionaria  ne  da'  notizia  mediante  pubblicazione   nella
Gazzetta Ufficiale, anche mediante un unico avviso relativo a tutti i
crediti acquistati dallo stesso cedente. I privilegi e le garanzie di
qualsiasi tipo, da chiunque prestate o comunque  esistenti  a  favore
del cedente, conservano la loro validita' ed il loro grado  a  favore
della  banca  cessionaria  senza  bisogno  di  alcuna  formalita'   o
annotazione. 
  7. Per allineare allo standard europeo l'esercizio del credito sono
apportate le seguenti modifiche: 
    a) l'articolo 20, comma 1, del  Decreto  Legislativo  27  gennaio
2010, n. 11, e' sostituito dal seguente: 
      "1. Il prestatore di servizi di pagamento del pagatore assicura
che dal momento della ricezione dell'ordine l'importo dell'operazione
venga accreditato sul conto del prestatore di  servizi  di  pagamento
del beneficiario entro la fine della giornata  operativa  successiva.
Fino al 1° gennaio 2012 le parti di un contratto per  la  prestazione
di servizi di pagamento possono concordare di applicare un termine di
esecuzione diverso da quello previsto dal  primo  periodo  ovvero  di
fare riferimento al termine indicato dalle regole stabilite  per  gli
strumenti di pagamento dell'area unica dei pagamenti in euro che  non
puo' comunque essere superiore  a  tre  giornate  operative.  Per  le
operazioni di pagamento disposte  su  supporto  cartaceo,  i  termini
massimi di cui ai periodi precedenti possono essere prorogati di  una
ulteriore giornata operativa."; 
    b) al Regio Decreto 21 dicembre 1933, n. 1736, sono apportate  le
seguenti modifiche: 
      (( 1)  all'articolo  31  e'  aggiunto,  in  fine,  il  seguente
comma:)) "L'assegno bancario puo'  essere  presentato  al  pagamento,
anche nel caso previsto dall'articolo 34, in forma sia  cartacea  sia
elettronica."; 
      2)  ((il  numero  3)  del  primo  comma  dell'articolo  45   e'
sostituito dal seguente: 
        "3) con dichiarazione)) della Banca d'Italia,  quale  gestore
delle stanze di compensazione o delle attivita' di compensazione e di
regolamento delle operazioni relative agli  assegni,  attestante  che
l'assegno bancario, presentato in forma  elettronica,  non  e'  stato
pagato."; 
      (( 3)  all'articolo  61  e'  aggiunto,  in  fine,  il  seguente
comma:)) "Il protesto o la constatazione equivalente  possono  essere
effettuati in forma elettronica sull'assegno presentato al  pagamento
in forma elettronica."; 
      4) all'articolo 86, ((primo comma, e'  aggiunto,  in  fine,  il
seguente periodo)): "All'assegno circolare  si  applica  altresi'  la
disposizione dell'assegno bancario di cui  all'articolo  31,  ((terzo
comma))."; 
    c) ((all'articolo 66 del regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736,
e' aggiunto, in fine, il seguente comma: 
      "Le copie informatiche)) di assegni cartacei  sostituiscono  ad
ogni effetto di legge gli originali da cui sono  tratte  se  la  loro
conformita' all'originale  e'  assicurata  dalla  banca  negoziatrice
mediante l'utilizzo della propria firma digitale e nel rispetto delle
disposizioni attuative e  delle  regole  tecniche  dettate  ai  sensi
((dell'articolo 8, comma 7, lettere d) ed e),  del  decreto-legge  13
maggio 2011, n. 70")); 
    d) con regolamento emanato, ai sensi dell'articolo 17,  comma  3,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro 12  mesi  ((dalla  data  di
entrata in vigore del presente decreto)), il Ministro dell'Economia e
delle Finanze, sentita la Banca  d'Italia,  disciplina  le  modalita'
attuative delle disposizioni di cui alle precedenti lettere b) e c); 
    e)  la  Banca  d'Italia,  entro  12  mesi   dall'emanazione   del
regolamento  di  cui  alla  lettera  d),   disciplina   con   proprio
regolamento le regole tecniche per l'applicazione delle  disposizioni
di cui alle precedenti lettere e del regolamento ministeriale; 
    f) ((le modifiche apportate al regio decreto 21 dicembre 1933, n.
1736, dalla lettera b)  del  presente  comma  entrano  in  vigore  il
quindicesimo giorno successivo alla))  pubblicazione  nella  Gazzetta
Ufficiale della Repubblica del regolamento della  Banca  d'Italia  di
cui alla lettera e); 
    ((f-bis) dopo il comma 3 dell'articolo 8 della legge 15  dicembre
1990, n. 386, e successive modificazioni, e' inserito il seguente: 
      "3-bis.  L'autenticazione  di  cui  al  comma  3  del  presente
articolo e' effettuata ai sensi dell'articolo 21, comma 2, del  testo
unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica  28  dicembre
2000, n. 445. L'autenticazione deve essere rilasciata  gratuitamente,
tranne i previsti diritti, nella stessa data della  richiesta,  salvo
motivato diniego")). 
  8. Per semplificare le operazioni di  portabilita'  dei  mutui,  al
decreto legislativo 1° settembre 1993,  n.  385,  sono  apportate  le
seguenti modifiche: 
    a) il comma 6 dell'articolo 40-bis e' sostituito dal seguente: 
      "6. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano ai
mutui e ai finanziamenti, anche non fondiari, concessi da  banche  ed
intermediari  finanziari,  ovvero  concessi  da  enti  di  previdenza
obbligatoria ai propri dipendenti o iscritti."; 
    b) al comma 2 dell'articolo  ((120-ter,))  le  parole  "e  quelle
contenute nell'articolo 40-bis" sono soppresse. 
    c) l'articolo 120-quater e' modificato nel modo seguente: 
      1) al comma 3 e' aggiunto, in fine, il seguente  periodo:  "Con
provvedimento del direttore dell'Agenzia del territorio  di  concerto
con il Ministero della giustizia, sono stabilite specifiche modalita'
di presentazione, per via telematica, dell'atto di surrogazione."; 
      2) il comma 7 e' sostituito dal seguente: 
        "7. Nel caso in cui la surrogazione di cui al comma 1 non  si
perfezioni entro il termine di trenta giorni  lavorativi  dalla  data
della richiesta al finanziatore originario di avvio  delle  procedure
di  collaborazione  da  parte  del  mutuante  surrogato  ((...)),  il
finanziatore originario e' tenuto a risarcire il  cliente  in  misura
pari all'uno per cento  del  debito  residuo  del  finanziamento  per
ciascun  mese  o  frazione  di  mese  di  ritardo.  Resta  ferma   la
possibilita' per il finanziatore originario di rivalersi sul mutuante
surrogato, nel caso in cui il ritardo sia dovuto a cause allo  stesso
imputabili."; 
      3) al comma 9, dopo la lettera a) e' inserita la seguente: 
        a-bis)  si  applicano  ai  soli  contratti  di  finanziamento
conclusi da intermediari bancari e finanziari con persone  fisiche  o
micro-imprese, come definite dall'articolo 1, comma  1,  lettera  t),
del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n.11; 
    d)  l'articolo  161,  comma  7-quater  e'  modificato  nel   modo
seguente: 
      1) le parole "comma 1" sono sostituite dalle  seguenti:  "comma
3"; 
      2) dopo il periodo: "A tal fine, la  quietanza  rilasciata  dal
finanziatore originario e il contratto  stipulato  con  il  creditore
surrogato sono forniti  al  notaio  per  essere  prodotti  unitamente
all'atto  di  surrogazione.",  e'  aggiunto  il  seguente:  "Con   il
provvedimento  di  cui  al  comma  3  dell'articolo  120-quater  sono
stabilite le modalita' con cui la quietanza, il contratto e l'atto di
surrogazione   sono    presentati    al    conservatore    al    fine
dell'annotazione.". 
  9. All'articolo  32  del  decreto-legge  31  maggio  2010,  n.  78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio  2010,  n.  122,
sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) il comma 2 e' abrogato; 
    b) il comma 3 e' sostituito dai  seguenti:  "3.  Le  disposizioni
degli articoli 6, 8 e 9 del decreto-legge 25 settembre 2001, n.  351,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.  410,
trovano  applicazione,  in  ogni  caso,  per  i   fondi   partecipati
esclusivamente da uno o piu' dei seguenti partecipanti: 
      a) Stato o ente pubblico; 
      b) Organismi d'investimento collettivo del risparmio; 
      c) Forme di previdenza complementare nonche' enti di previdenza
obbligatoria; 
      d) Imprese di assicurazione,  limitatamente  agli  investimenti
destinati alla copertura delle riserve tecniche; 
      e) Intermediari bancari e finanziari assoggettati  a  forme  di
vigilanza prudenziale; 
      f) Soggetti  e  patrimoni  indicati  nelle  precedenti  lettere
costituiti all'estero in paesi o territori che consentano uno scambio
d'informazioni finalizzato ad individuare i beneficiari effettivi del
reddito o del risultato della gestione e  sempreche'  siano  indicati
nel decreto  del  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze  di  cui
all'articolo 168-bis, comma 1, del  Testo  unico  delle  imposte  sui
redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917; 
      g)  enti   privati   residenti   in   Italia   che   perseguano
esclusivamente le finalita' indicate nell'articolo 1, comma 1,  lett.
c-bis) del d.lgs. 17 maggio 1999, n. 153 nonche'  societa'  residenti
in Italia che perseguano esclusivamente finalita' mutualistiche; 
      h)  veicoli  costituiti  in  forma  societaria  o  contrattuale
partecipati in misura superiore al 50 per cento dai soggetti indicati
nelle precedenti lettere. 
  3-bis. Ferma restando l'applicazione degli articoli 6, 8  e  9  del
decreto-legge  25   settembre   2001,   n.   351,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, ai fondi diversi
da quelli di cui al  comma  3,  i  redditi  conseguiti  dal  fondo  e
rilevati nei rendiconti di gestione sono imputati per trasparenza  ai
partecipanti,  diversi  dai  soggetti  indicati  nel  comma  3,   che
possiedono quote di partecipazione in misura superiore al 5 per cento
del patrimonio del fondo. La percentuale di partecipazione  al  fondo
e' rilevata al termine del periodo  d'imposta  o,  se  inferiore,  al
termine del periodo di gestione del fondo, in proporzione alle  quote
di partecipazione da essi detenute.  Ai  fini  della  verifica  della
percentuale  di  partecipazione  nel  fondo  si  tiene  conto   delle
partecipazioni detenute direttamente o indirettamente per il  tramite
di societa' controllate, di  societa'  fiduciarie  o  per  interposta
persona.  Il   controllo   societario   e'   individuato   ai   sensi
dell'articolo 2359, commi primo e secondo, del  codice  civile  anche
per le partecipazioni possedute da soggetti diversi  dalle  societa'.
Si tiene altresi' conto delle partecipazioni  imputate  ai  familiari
indicati nell'articolo 5, comma 5, del Testo unico delle imposte  sui
redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917. Il partecipante e' tenuto ad attestare alla societa' di
gestione del  risparmio  la  percentuale  di  possesso  di  quote  di
partecipazioni detenute ai sensi del presente comma. Per  i  soggetti
che possiedono quote di partecipazione in misura non superiore  al  5
per cento, individuate con  i  criteri  di  cui  al  presente  comma,
nonche' per i soggetti elencati nel comma 3, resta fermo il regime di
imposizione dei proventi di cui all'articolo 7 del  decreto-legge  25
settembre 2001, n. 351 convertito, con modificazioni, dalla legge  23
novembre 2001, n. 410."; 
    c) il comma 4 e' sostituito dai seguenti: "4. I redditi dei fondi
imputati ai sensi del comma  3-bis  concorrono  alla  formazione  del
reddito  complessivo   del   partecipante   indipendentemente   dalla
percezione e proporzionalmente alla sua quota  di  partecipazione.  I
medesimi redditi, se  conseguiti  da  soggetti  non  residenti,  sono
soggetti in ogni caso ad una ritenuta a titolo d'imposta del  20  per
cento, con le modalita' di cui all'articolo 7  del  decreto-legge  25
settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23
novembre 2001, n. 410, al momento della loro corresponsione. In  caso
di cessione, le quote di partecipazione indicate nel comma 3-bis sono
assimilate  alle  quote  di  partecipazione  in  societa'   ed   enti
commerciali indicati nell'articolo 5 del testo  unico  delle  imposte
sui redditi di cui al decreto  del  Presidente  della  Repubblica  22
dicembre 1986, n. 917.  Ai  fini  della  determinazione  dei  redditi
diversi  di  natura  finanziaria   si   applicano   le   disposizioni
dell'articolo 68, comma  3,  del  citato  testo  unico.  In  caso  di
cessione, il costo e' aumentato  o  diminuito,  rispettivamente,  dei
redditi e delle perdite  imputati  ai  partecipanti  ed  e'  altresi'
diminuito, fino a concorrenza ((dei risultati)) di gestione imputati,
dei proventi distribuiti ai partecipanti.  Relativamente  ai  redditi
imputati ai soggetti residenti ai sensi del  presente  comma  non  si
applica la ritenuta  di  cui  all'articolo  7  del  decreto-legge  25
settembre 2001, n. 351 convertito con modificazioni  nella  legge  23
novembre 2001, n. 410. 
  4-bis. I partecipanti, diversi da quelli indicati nel comma 3,  che
alla data del 31 dicembre 2010 detenevano una quota di partecipazione
al fondo superiore al 5 per cento, determinata con i criteri  di  cui
al comma 3-bis, sono tenuti a  corrispondere  un'imposta  sostitutiva
delle imposte sui redditi ((nella misura)) del 5 per cento del valore
medio delle quote possedute  nel  periodo  d'imposta  risultante  dai
prospetti periodici redatti nel periodo d'imposta 2010. Il  costo  di
sottoscrizione o di acquisto  delle  quote  e'  riconosciuto  fino  a
concorrenza dei valori che hanno concorso alla formazione della  base
imponibile per  l'applicazione  dell'imposta  sostitutiva.  Eventuali
minusvalenze realizzate non sono fiscalmente rilevanti. L'imposta  e'
versata dal partecipante con le modalita' e nei termini previsti  per
il versamento a saldo delle imposte  risultanti  dalla  dichiarazione
dei redditi relativa al periodo d'imposta 2011. L'imposta puo' essere
versata  a  cura  della  societa'  di  gestione   del   risparmio   o
dell'intermediario depositario  delle  quote  in  due  rate  di  pari
importo, rispettivamente, entro il 16 dicembre 2011 ed  entro  il  16
giugno 2012. A tal fine  il  partecipante  e'  tenuto  a  fornire  la
provvista. In mancanza, la societa' di gestione  del  risparmio  puo'
effettuare la  liquidazione  parziale  della  quota  per  l'ammontare
necessario al versamento dell'imposta."; 
    d)  il  comma  5  e'  sostituito   dal   seguente:   "5.   Previa
deliberazione dell'assemblea dei partecipanti, per i fondi  che  alla
data del 31  dicembre  2010  presentavano  un  assetto  partecipativo
diverso da quello  indicato  nel  comma  3  e  nei  quali  almeno  un
partecipante  deteneva  quote  per  un   ammontare   superiore   alla
percentuale indicata nel comma 3-bis, la  societa'  di  gestione  del
risparmio puo' altresi' deliberare  entro  il  31  dicembre  2011  la
liquidazione del fondo comune d'investimento. In tal caso la societa'
di gestione del risparmio preleva, a titolo  di  imposta  sostitutiva
delle imposte sui redditi, un ammontare  pari  al  7  per  cento  del
valore netto  del  fondo  risultante  dal  prospetto  redatto  al  31
dicembre 2010. L'imposta e' versata dalla societa'  di  gestione  del
risparmio nella misura del 40 per cento entro il 31 marzo 2012 e  ((,
per la restante parte,)) in due rate di pari importo da versarsi,  la
prima entro il 31 marzo 2013 e la seconda entro il 31 marzo 2014.  La
liquidazione deve essere conclusa nel termine massimo di cinque anni.
Sui risultati conseguiti dal 1° gennaio 2011 e fino alla  conclusione
della liquidazione la societa'  di  gestione  del  risparmio  applica
un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi  e  dell'IRAP  nella
misura del 7 per cento. Non si applicano le  disposizioni  dei  commi
3-bis e 4-bis. L'imposta sostitutiva e'  versata  dalla  societa'  di
gestione del risparmio ((entro il 16 febbraio)) dell'anno  successivo
rispetto a ciascun anno di durata della liquidazione."; 
    e) il primo periodo del comma 5-bis e' sostituito  dal  seguente:
"Nell'ipotesi indicata nel comma 5 non si applica la ritenuta di  cui
all'articolo  7  del  decreto-legge  25  settembre  2001,   n.   351,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.  410,
e successive modificazioni e i proventi non sono  imponibili  fino  a
concorrenza dell'ammontare assoggettato  all'imposta  sostitutiva  di
cui al comma 5 ((, secondo periodo))."; 
    f) il comma 9 e' sostituito dal seguente: "9.  Con  provvedimento
del Direttore dell'Agenzia delle Entrate sono definite  le  modalita'
di attuazione delle disposizioni contenute nei commi 3-bis, 4,  4-bis
e 5.". 
  10.((COMMA SOPPRESSO DALLA L. 12 LUGLIO 2011, N. 106)). 
  11.  Al  fine  di  agevolare  l'applicazione   delle   disposizioni
contenute ((nel regolamento (CE) n. 1290/2005 del Consiglio,  del  21
giugno  2005,  relativo  al  finanziamento  della  politica  agricola
comune, e in particolare dei pagamenti diretti agli  agricoltori,  in
conformita' all'articolo 43 del regolamento  (CE)  n.  73/  2009  del
Consiglio, del  19  gennaio  2009,  e  agli  articoli  12  e  27  del
regolamento (CE) n.  1120/2009  della  Commissione,  del  29  ottobre
2009)), e' consentita la cessione dei relativi crediti agli  Istituti
finanziari   a   condizione   che   l'operazione   finanziaria    sia
contabilizzata come sconto di credito tra soggetti privati, in deroga
((al terzo comma dell'articolo 2 del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 24 dicembre 1974, n. 727)). 
  12. Entro sessanta giorni dalla  data  di  entrata  in  vigore  del
presente decreto, con decreto del Ministro delle  politiche  agricole
alimentari e forestali, di concerto con il Ministro  dell'economia  e
delle finanze, sono definite le modalita'  di  cessione  dei  crediti
derivanti  dai  finanziamenti   della   Politica   Agricola   Comune,
assicurando l'assenza  di  effetti  negativi  sui  saldi  di  finanza
pubblica. 
  ((12-bis. All'articolo 13 del decreto-legge 30 settembre  2003,  n.
269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003,  n.
326,  e  successive  modificazioni,  sono   apportate   le   seguenti
modificazioni: 
    a) al comma 1, dopo le parole: "consorzi con attivita'  esterna",
ovunque ricorrono, sono inserite  le  seguenti:  "nonche'  quelli  di
garanzia collettiva dei fidi tra liberi professionisti"; 
    b) al comma 8 sono aggiunte, in  fine,  le  seguenti  parole:  ",
nonche' da liberi professionisti")).