LEGGE 26 luglio 1975, n. 354

Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della liberta'.

note: Entrata in vigore del provvedimento: 24/8/1975. (Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 07/04/2021)
Testo in vigore dal: 30-6-2020
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                             Art. 30-bis 
          (Provvedimenti e reclami in materia di permessi). 
 
  Prima  di  pronunciarsi  sull'istanza  di   permesso,   l'autorita'
competente deve assumere informazioni sulla  sussistenza  dei  motivi
addotti, a mezzo delle autorita' di  pubblica  sicurezza,  anche  del
luogo in cui l'istante chiede di recarsi. Nel caso  di  detenuti  per
uno dei delitti previsti dall'articolo 51, commi  3-bis  e  3-quater,
del codice di procedura  penale,  l'autorita'  competente,  prima  di
pronunciarsi,  chiede  altresi'  il  parere  del  procuratore   della
Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto  ((ove  e'
stata pronunciata la sentenza di condanna o ove ha  sede  il  giudice
che procede)) e, nel caso di detenuti sottoposti al  regime  previsto
dall'articolo  41-bis,  anche  quello   del   procuratore   nazionale
antimafia e antiterrorismo in ordine all'attualita' dei  collegamenti
con la criminalita' organizzata ed alla pericolosita'  del  soggetto.
Salvo ricorrano esigenze di motivata eccezionale urgenza, il permesso
non puo' essere concesso prima di ventiquattro  ore  dalla  richiesta
dei predetti pareri. 
  La decisione sull'istanza e' adottata con provvedimento motivato. 
  Il provvedimento e'  comunicato  immediatamente  senza  formalita',
anche a mezzo del telegrafo o del telefono, al pubblico  ministero  e
all'interessato, i quali, entro ventiquattro ore dalla comunicazione,
possono proporre reclamo, se il provvedimento  e'  stato  emesso  dal
magistrato di sorveglianza, alla sezione di sorveglianza,  o,  se  il
provvedimento e' stato emesso da altro organo giudiziario, alla corte
di appello. 
  La sezione di sorveglianza o la corte di appello, assunte,  se  del
caso,  sommarie  informazioni,  provvede  entro  dieci  giorni  dalla
ricezione del reclamo dandone immediata comunicazione  ai  sensi  del
comma precedente. 
  Il  magistrato  di  sorveglianza,  o  il  presidente  della   corte
d'appello, non fa parte del collegio che decide sul  reclamo  avverso
il provvedimento da lui emesso. 
  Quando per effetto  della  disposizione  contenuta  nel  precedente
comma non e' possibile comporre la  sezione  di  sorveglianza  con  i
magistrati di sorveglianza del distretto, si procede all'integrazione
della sezione ai sensi dell'articolo 68, terzo e quarto comma. 
  L'esecuzione del permesso e' sospesa sino alla scadenza del termine
stabilito dal terzo comma e  durante  il  procedimento  previsto  dal
quarto comma, sino alla scadenza del termine ivi previsto. 
  Le disposizioni del comma precedente non si applicano  ai  permessi
concessi ai sensi del primo comma dell'articolo 30. In tale  caso  e'
obbligatoria la scorta. 
  Il procuratore generale presso la corte d'appello e' informato  dei
permessi concessi e del  relativo  esito  con  relazione  trimestrale
degli organi che  li  hanno  rilasciati  e,  nel  caso,  di  permessi
concessi a detenuti per  delitti  previsti  dall'articolo  51,  commi
3-bis e 3-quater,  del  codice  di  procedura  penale  o  a  detenuti
sottoposti  al  regime  previsto   dall'articolo   41-bis,   ne   da'
comunicazione,  rispettivamente,  al  procuratore  della   Repubblica
presso il tribunale  del  capoluogo  del  distretto  ((ove  e'  stata
pronunciata la sentenza di condanna o ove  ha  sede  il  giudice  che
procede)) e al procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. 
 
                                                                 (24) 
 
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AGGIORNAMENTO (24) 
  La Corte Costituzionale con sentenza 8-16 febbraio 1993, n. 53  (in
G.U. 1a  s.s.  24/02/01993,  n.  9)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale dell'14-ter, primo, secondo e terzo  comma,  e  30-bis
della  legge  26  luglio  1975,  n.   354   (Norme   sull'ordinamento
penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative  e  limitative
della liberta'), nella parte in  cui  non  consentono  l'applicazione
degli artt. 666 e 678 del codice di procedura penale nel procedimento
di reclamo avverso il decreto  del  magistrato  di  sorveglianza  che
esclude  dal  computo  della  detenzione  il  periodo  trascorso   in
permesso-premio.