DECRETO-LEGGE 28 ottobre 2020, n. 137

((Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19.)) (20G00166)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 29/10/2020
Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176 (in S.O. n. 43, relativo alla G.U. 24/12/2020, n. 319).
(Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 30/12/2021)
  • Allegati
Testo in vigore dal: 23-3-2021
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                              Art. 12. 
 
(Nuovi trattamenti di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario
e  Cassa  integrazione  in  deroga.  Disposizioni   in   materia   di
licenziamento. Esonero dal versamento  dei  contributi  previdenziali
per  datori  di  lavoro  che  non  richiedono  trattamenti  di  cassa
                            integrazione) 
 
  1. I  datori  di  lavoro  che  sospendono  o  riducono  l'attivita'
lavorativa per eventi riconducibili all'emergenza  epidemiologica  da
COVID-19 possono presentare domanda di concessione dei trattamenti di
Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa  integrazione
in deroga di cui agli articoli da 19 a 22 quinquies del decreto-legge
17 marzo 2020, n. 18, convertito con  modificazioni  dalla  legge  24
aprile 2020, n. 27, per una durata massima di sei settimane,  secondo
le modalita' previste al comma 2.  Le  sei  settimane  devono  essere
collocate nel periodo ricompreso tra il 16  novembre  2020  e  il  31
gennaio 2021.  Con  riferimento  a  tale  periodo,  le  predette  sei
settimane costituiscono la durata massima che puo'  essere  richiesta
con causale  COVID-19.  I  periodi  di  integrazione  precedentemente
richiesti e autorizzati ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 14
agosto 2020, n. 104, convertito  con  modificazioni  dalla  legge  13
ottobre 2020, n.  126,  collocati,  anche  parzialmente,  in  periodi
successivi al 15 novembre 2020 sono imputati, ove  autorizzati,  alle
sei settimane di cui al presente comma. 
  2. Le  sei  settimane  di  trattamenti  di  cui  al  comma  1  sono
riconosciute ai datori di lavoro ai quali sia stato gia'  interamente
autorizzato l'ulteriore periodo di nove settimane di cui all'articolo
1, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito  con
modificazioni dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, decorso il periodo
autorizzato, nonche' ai datori  di  lavoro  appartenenti  ai  settori
interessati dal Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del
24 ottobre 2020 che dispone la chiusura o limitazione delle attivita'
economiche  e  produttive  al  fine   di   fronteggiare   l'emergenza
epidemiologica da COVID-19. I datori di lavoro che presentano domanda
per periodi di integrazione relativi alle sei  settimane  di  cui  al
comma 1 versano un contributo addizionale determinato sulla base  del
raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello
del corrispondente semestre del 2019, pari: 
  a) al  9%  della  retribuzione  globale  che  sarebbe  spettata  al
lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o
riduzione dell'attivita' lavorativa, per i datori di lavoro che hanno
avuto una riduzione del fatturato inferiore al venti per cento; 
  b) al 18%  della  retribuzione  globale  che  sarebbe  spettata  al
lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o
riduzione dell'attivita' lavorativa, per i datori di lavoro  che  non
hanno avuto alcuna riduzione del fatturato. 
  3. Il contributo addizionale non e' dovuto dai datori di lavoro che
hanno subito una riduzione del fatturato pari o  superiore  al  venti
per cento, dai datori di lavoro  che  hanno  avviato  l'attivita'  di
impresa successivamente al 1° gennaio 2019, e dai  datori  di  lavoro
appartenenti ai settori interessati dal Decreto  del  Presidente  del
Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2020 che dispone la chiusura  o
limitazione delle attivita' economiche e produttive. 
  4. Ai fini dell'accesso alle sei settimane di cui al  comma  1,  il
datore di lavoro deve presentare  all'Inps  domanda  di  concessione,
nella quale autocertifica, ai sensi di quanto previsto  dall'articolo
47 del decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre  2000,
n. 445, la sussistenza dell'eventuale riduzione del fatturato di  cui
al comma 2.  L'Inps  autorizza  i  trattamenti  di  cui  al  presente
articolo  e,  sulla  base  della  autocertificazione  allegata   alla
domanda, individua  l'aliquota  del  contributo  addizionale  che  il
datore di lavoro e' tenuto a versare a partire dal  periodo  di  paga
successivo  al   provvedimento   di   concessione   dell'integrazione
salariale. In mancanza di autocertificazione, si  applica  l'aliquota
del 18% di cui al comma 2, lettera  b).  Sono  comunque  disposte  le
necessarie  verifiche  relative  alla   sussistenza   dei   requisiti
richiesti  e  autocertificati  per  l'accesso   ai   trattamenti   di
integrazione salariale di cui al presente  articolo,  ai  fini  delle
quali l'Inps e l'Agenzia delle Entrate sono autorizzati a  scambiarsi
i dati. 
  5. Le domande di accesso ai trattamenti di cui al presente articolo
devono essere inoltrate all'Inps, a pena di decadenza, entro la  fine
del mese successivo a quello in cui ha avuto  inizio  il  periodo  di
sospensione o di riduzione  dell'attivita'  lavorativa.  In  fase  di
prima applicazione, il termine di decadenza di cui al presente  comma
e' fissato entro la fine del mese successivo a quello di  entrata  in
vigore del presente decreto-legge. 
  6. In caso  di  pagamento  diretto  delle  prestazioni  di  cui  al
presente articolo da parte dell'Inps, il datore di lavoro  e'  tenuto
ad inviare all'Istituto tutti i dati necessari per il pagamento o per
il  saldo  dell'integrazione  salariale  entro  la  fine   del   mese
successivo a quello in cui e' collocato il  periodo  di  integrazione
salariale, ovvero, se posteriore, entro il termine di  trenta  giorni
dall'adozione del provvedimento di  concessione.  In  sede  di  prima
applicazione, i termini di cui al presente  comma  sono  spostati  al
trentesimo giorno  successivo  all'entrata  in  vigore  del  presente
decreto, se tale ultima data e' posteriore a quella di cui  al  primo
periodo. Trascorsi  inutilmente  tali  termini,  il  pagamento  della
prestazione e gli oneri ad  essa  connessi  rimangono  a  carico  del
datore di lavoro inadempiente. 
  7. COMMA SOPPRESSO DALLA L. 18 DICEMBRE 2020, N. 176. 
  8. I Fondi di  cui  all'articolo  27  del  decreto  legislativo  14
settembre  2015,  n.  148,  garantiscono  l'erogazione   dell'assegno
ordinario di cui al comma 1 con  le  medesime  modalita'  di  cui  al
presente articolo. ((Il concorso del bilancio dello Stato agli  oneri
finanziari relativi alla predetta  prestazione  per  l'anno  2021  e'
stabilito nell'ambito e a valere sull'importo di cui all'articolo  1,
comma 303, della legge 30 dicembre 2020, n. 178.)) 
  9. Fino al 31 gennaio 2021 resta precluso l'avvio  delle  procedure
di cui agli articoli 4, 5 e 24 della legge 23 luglio 1991, n.  223  e
restano   altresi'   sospese   le    procedure    pendenti    avviate
successivamente alla data  del  23  febbraio  2020,  fatte  salve  le
ipotesi in cui il personale interessato dal recesso,  gia'  impiegato
nell'appalto,  sia  riassunto  a  seguito  di   subentro   di   nuovo
appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo  nazionale  di
lavoro, o di clausola del contratto di appalto. 
  10. Fino alla stessa data di  cui  al  comma  9,  resta,  altresi',
preclusa al  datore  di  lavoro,  indipendentemente  dal  numero  dei
dipendenti, la facolta' di recedere dal  contratto  per  giustificato
motivo oggettivo ai sensi dell'articolo 3 della legge 15 luglio 1966,
n. 604, e restano altresi' sospese  le  procedure  in  corso  di  cui
all'articolo 7 della medesima legge. 
  11. Le preclusioni e le sospensioni di cui ai commi 9 e 10  non  si
applicano nelle ipotesi di licenziamenti  motivati  dalla  cessazione
definitiva dell'attivita' dell'impresa,  conseguenti  alla  messa  in
liquidazione della  societa'  senza  continuazione,  anche  parziale,
dell'attivita', nei casi in cui nel corso della liquidazione  non  si
configuri la cessione di  un  complesso  di  beni  od  attivita'  che
possano configurare un trasferimento d'azienda o di un ramo  di  essa
ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile,  o  nelle  ipotesi  di
accordo  collettivo   aziendale,   stipulato   dalle   organizzazioni
sindacali comparativamente piu' rappresentative a livello  nazionale,
di incentivo alla risoluzione del rapporto di  lavoro,  limitatamente
ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo, a detti  lavoratori
e' comunque riconosciuto il trattamento di  cui  all'articolo  1  del
decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22. Sono  altresi'  esclusi  dal
divieto i licenziamenti intimati in caso di  fallimento,  quando  non
sia previsto l'esercizio  provvisorio  dell'impresa,  ovvero  ne  sia
disposta la cessazione. Nel caso in cui l'esercizio  provvisorio  sia
disposto per  uno  specifico  ramo  dell'azienda,  sono  esclusi  dal
divieto i licenziamenti riguardanti  i  settori  non  compresi  nello
stesso. 
  12. ((Il trattamento di cui al  comma  1  e'  concesso  nel  limite
massimo di spesa pari a 1.290,1 milioni di euro, ripartito  in  892,4
milioni di euro per i trattamenti di Cassa integrazione  ordinaria  e
Assegno ordinario e in 397,7 milioni di euro  per  i  trattamenti  di
Cassa integrazione in deroga.)) L'INPS provvede al  monitoraggio  del
limite di spesa di  cui  al  presente  comma.  Qualora  dal  predetto
monitoraggio emerga che e' stato raggiunto anche in  via  prospettica
il limite di spesa, l'INPS non  prende  in  considerazione  ulteriori
domande. 
  13. ((All'onere derivante dal comma 12, pari  a  582,7  milioni  di
euro per l'anno 2020 e a 707,4 milioni di euro  per  l'anno  2021  si
provvede a valere sull'importo di cui all'articolo 11, comma 1.)) 
  14. In via eccezionale, al  fine  di  fronteggiare  l'emergenza  da
Covid-19, ai datori di lavoro privati,  con  esclusione  del  settore
agricolo, che non richiedono i trattamenti di cui al comma  1,  ferma
restando l'aliquota di computo delle prestazioni  pensionistiche,  e'
riconosciuto l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali  a
loro carico di cui all'articolo 3, del decreto-legge 14 agosto  2020,
n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13  ottobre  2020,
n. 126, per  un  ulteriore  periodo  massimo  di  quattro  settimane,
fruibili  entro  il  31  gennaio  2021,  nei  limiti  delle  ore   di
integrazione salariale gia' fruite  nel  mese  di  giugno  2020,  con
esclusione dei premi e contributi dovuti all'INAIL,  riparametrato  e
applicato su base mensile. 
  15. I datori di lavoro privati che abbiano richiesto l'esonero  dal
versamento dei contributi previdenziali ai sensi dell'articolo 3, del
decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 13 ottobre  2020,  n.  126,  possono  rinunciare  per  la
frazione  di  esonero  richiesto  e  non  goduto  e   contestualmente
presentare  domanda  per  accedere  ai  trattamenti  di  integrazione
salariale di cui al presente articolo. La facolta' di cui al  periodo
precedente puo' essere esercitata anche per una frazione  del  numero
dei lavoratori interessati dal beneficio. 
  16. Il beneficio previsto dai commi 14 e 15 e'  concesso  ai  sensi
della sezione  3.1  della  Comunicazione  della  Commissione  europea
recante un "Quadro temporaneo per le  misure  di  aiuto  di  Stato  a
sostegno dell'economia nell'attuale emergenza  del  COVID-19"  e  nei
limiti  ed  alle  condizioni  di  cui  alla  medesima  Comunicazione.
L'efficacia delle disposizioni del presente articolo e'  subordinata,
ai  sensi  dell'articolo  108,  paragrafo   3,   del   Trattato   sul
funzionamento   dell'Unione   europea,    all'autorizzazione    della
Commissione europea. 
  16-bis. All'articolo 1, comma 220, della legge 27 dicembre 2017, n.
205, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Il contributo di cui
al presente comma e' attribuito anche,  per  un  periodo  massimo  di
dodici mesi ed entro il limite di spesa di  1  milione  di  euro  per
l'anno 2021, con riferimento alle nuove assunzioni con  contratto  di
lavoro a tempo indeterminato a decorrere dal 1° gennaio  2021  e  non
oltre il 31 dicembre 2021". 
  16-ter. Agli oneri di cui al comma 16-bis, pari a 1 milione di euro
per l'anno 2021, si provvede mediante  corrispondente  riduzione  del
Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014,
n. 190, come rifinanziato dall'articolo 34,  comma  6,  del  presente
decreto. 
  17. Alle minori entrate derivanti dai commi 14 e  15,  valutate  in
61,4 milioni di euro per l'anno 2021  si  provvede  con  le  maggiori
entrate contributive derivanti dai  commi  da  2  a  4  del  presente
articolo.  Alle  minori  entrate  derivanti  dal  presente  articolo,
valutate in 3 milioni di euro per l'anno 2022, si  provvede  mediante
corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma  200,
della legge 23 dicembre 2014, n. 190.