LEGGE 28 gennaio 1994, n. 84

Riordino della legislazione in materia portuale.

note: Entrata in vigore della legge: 19-2-1994 (Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 16/06/2022)
Testo in vigore dal: 15-9-2020
aggiornamenti all'articolo
                             Art. 5-bis 
               (Disposizioni in materia di dragaggio) 
 
  1. Nelle aree portuali e marino costiere poste in siti di  bonifica
di interesse  nazionale,  ai  sensi  dell'articolo  252  del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152,  e  successive  modificazioni,  le
operazioni di dragaggio possono essere svolte  anche  contestualmente
alla  predisposizione  del  progetto  relativo  alle   attivita'   di
bonifica. Al fine di evitare che tali operazioni possano pregiudicare
la futura bonifica del sito, il  progetto  di  dragaggio,  basato  su
tecniche idonee ad evitare dispersione del  materiale,  ivi  compreso
l'eventuale progetto  relativo  alle  casse  di  colmata,  vasche  di
raccolta o strutture di contenimento di cui al comma 3, e' presentato
dall'Autorita'  di  sistema  portuale  o,  laddove   non   istituita,
dall'ente competente ovvero dal concessionario dell'area demaniale al
Ministero  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti  e  al  Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il  Ministero
delle infrastrutture e dei trasporti, con proprio decreto, approva il
progetto entro trenta giorni sotto  il  profilo  tecnico-economico  e
trasmette il relativo  provvedimento  al  Ministero  dell'ambiente  e
della tutela del territorio e del mare per l'approvazione definitiva.
Il decreto di approvazione del Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare deve intervenire entro trenta giorni  dalla
suddetta  trasmissione,  previo  parere,  solo  se  il  progetto   di
dragaggio prevede anche il progetto di infrastrutture di contenimento
non  comprese  nei  provvedimenti  di  rilascio   della   Valutazione
d'impatto ambientale dei Piani regolatori portuali di riferimento,  o
comunque  difformi  da  quelle  oggetto   dei   provvedimenti   della
Commissione di cui all'articolo 8 del decreto  legislativo  3  aprile
2006,  n.  152  sull'assoggettabilita'  o  meno  del  progetto   alla
valutazione di  impatto  ambientale.  Il  decreto  di  autorizzazione
produce gli effetti previsti dai commi 6 e 7 del citato articolo  252
del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,  e  allo  stesso  deve
essere garantita idonea forma di pubblicita'. 
  ((1-bis. Per le operazioni  di  dragaggio  nelle  aree  portuali  e
marino costiere, oltre che nei bacini idrici, anche se non  posti  in
siti di interesse nazionale, si utilizzano le modalita' e le migliori
tecnologie  disponibili  finalizzate   a   mitigare   i   rischi   di
propagazione di contaminanti, ove presenti)). 
  2. I materiali derivanti  dalle  attivita'  di  dragaggio  di  aree
portuali e marino-costiere poste in siti  di  bonifica  di  interesse
nazionale, ovvero ogni loro singola frazione granulometrica  ottenuta
a seguito di separazione con metodi fisici: 
    a)  qualora  presentino,  all'origine   ovvero   a   seguito   di
trattamenti aventi esclusivamente  lo  scopo  della  rimozione  degli
inquinanti,   ad   esclusione   dei   processi    finalizzati    alla
immobilizzazione degli inquinanti  stessi,  caratteristiche  fisiche,
chimiche  e  microbiologiche  idonee  con  riferimento  al  sito   di
destinazione, e non presentino positivita' ai test eco-tossicologici,
su autorizzazione dell'autorita' competente per la bonifica,  possono
essere immessi o refluiti nei  corpi  idrici  dai  quali  provengono,
ovvero possono essere utilizzati per il  rifacimento  degli  arenili,
per formare terreni costieri  ovvero  per  migliorare  lo  stato  dei
fondali attraverso attivita' di capping, nel rispetto delle modalita'
previste dal decreto di cui al comma 6. Restano salve  le  competenze
della regione territorialmente interessata; 
    b) qualora presentino, all'origine o  a  seguito  di  trattamenti
aventi esclusivamente lo scopo della  desalinizzazione  ovvero  della
rimozione  degli  inquinanti,  ad  esclusione  quindi  dei   processi
finalizzati alla immobilizzazione degli inquinanti stessi, livelli di
contaminazione non superiori a quelli stabiliti nelle colonne A  e  B
della Tabella 1 dell'allegato 5 alla parte IV del decreto legislativo
3 aprile 2006, n. 152, in funzione della destinazione d'uso e qualora
risultino conformi al test di cessione da compiere con il metodo e in
base ai parametri di cui al  decreto  del  Ministro  dell'ambiente  5
febbraio 1998,  pubblicato  nel  supplemento  ordinario  n.  72  alla
Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, possono essere destinati
a impiego a terra secondo le modalita' previste dal decreto di cui al
comma 6. Nel caso  siano  destinati  a  impiego  in  aree  con  falda
naturalmente salinizzata, i materiali da collocare possono  avere  un
livello  di  concentrazione  di  solfati  e  di  cloruri  nell'eluato
superiore a quello fissato dalla tabella di cui  all'allegato  3  del
citato  decreto  del  Ministro  dell'ambiente  5  febbraio   1998   a
condizione  che,  su  conforme  parere   dell'ARPA   territorialmente
competente,   sia    prevenuta    qualsiasi    modificazione    delle
caratteristiche. Tale destinazione deve essere indicata nei  progetti
di cui al comma 1. Il provvedimento di approvazione del  progetto  di
dragaggio  costituisce  altresi'   autorizzazione   all'impiego   dei
materiali fissandone l'opera pubblica, il  luogo,  le  condizioni,  i
quantitativi e le  percentuali  di  sostituzione  dei  corrispondenti
materiali naturali; 
    c) qualora risultino non pericolosi all'origine o  a  seguito  di
trattamenti   finalizzati   esclusivamente   alla   rimozione   degli
inquinanti,  ad  esclusione  quindi  dei  processi  finalizzati  alla
immobilizzazione degli  inquinanti  stessi  quali  solidificazione  e
stabilizzazione, possono essere destinati a  refluimento  all'interno
di casse di colmata, di vasche di raccolta, o comunque  in  strutture
di contenimento o di conterminazione  realizzate  con  l'applicazione
delle migliori  tecniche  disponibili  in  linea  con  i  criteri  di
progettazione   formulati    da    accreditati    standard    tecnici
internazionali adottati negli Stati membri dell'Unione europea e  con
caratteristiche tali da garantire, tenuto conto degli obiettivi e dei
limiti fissati dalle direttive europee, l'assenza di  rischi  per  la
salute e per l'ambiente con particolare riferimento al vincolo di non
peggiorare lo stato di  qualita'  delle  matrici  ambientali,  suolo,
sottosuolo, acque sotterranee, acque superficiali, acque marine e  di
transizione, ne' pregiudicare il  conseguimento  degli  obiettivi  di
qualita' delle stesse; 
    d)  qualora  risultino  caratterizzati  da  concentrazioni  degli
inquinanti al di sotto dei valori di riferimento  specifici  definiti
in conformita' ai criteri approvati  dal  Ministero  dell'ambiente  e
della tutela del territorio e del mare, l'area o le aree  interessate
vengono escluse dal perimetro del sito di interesse nazionale  previo
parere favorevole della conferenza di  servizi  di  cui  all'articolo
242, comma 13, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 
  3. Nel  caso  di  opere  il  cui  progetto  abbia  concluso  l'iter
approvativo  alla  data  di  entrata   in   vigore   della   presente
disposizione, tali requisiti sono certificati  dalle  amministrazioni
titolari delle opere medesime. Nel caso  in  cui,  al  termine  delle
attivita' di refluimento, i materiali di cui sopra presentino livelli
di inquinamento superiori ai valori limite  di  cui  alla  Tabella  1
dell'allegato 5 alla parte IV del decreto legislativo n. 152 del 2006
deve essere attivata la procedura  di  bonifica  dell'area  derivante
dall'attivita' di colmata in relazione alla  destinazione  d'uso.  E'
fatta  salva  l'applicazione  delle  norme  vigenti  in  materia   di
autorizzazione paesaggistica. Nel  caso  di  permanenza  in  sito  di
concentrazioni residue degli inquinanti eccedenti i  predetti  valori
limite, devono essere adottate misure di sicurezza  che  garantiscano
comunque la tutela della  salute  e  dell'ambiente.  L'accettabilita'
delle concentrazioni residue  degli  inquinanti  eccedenti  i  valori
limite deve essere accertata attraverso una metodologia di analisi di
rischio con procedura diretta e riconosciuta a livello internazionale
che assicuri, per la  parte  di  interesse,  il  soddisfacimento  dei
'Criteri metodologici  per  l'applicazione  nell'analisi  di  rischio
sanitaria ai siti contaminati'  elaborati  dall'ISPRA,  dall'Istituto
superiore di sanita' e dalle  Agenzie  regionali  per  la  protezione
dell'ambiente. I principali criteri di riferimento per la  conduzione
dell'analisi di rischio sono riportati nell'allegato  B  del  decreto
ministeriale 7 novembre 2008.  Per  la  verifica  della  presenza  di
valori di concentrazione superiori ai limiti  fissati  dalla  vigente
normativa   e   per   la   valutazione   dell'accettabilita'    delle
concentrazioni residue degli inquinanti si tiene conto del  contenuto
dell'autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 1.  Tale  procedura
puo'  essere  attuata  con  l'impiego  di  tecnologie   che   possano
consentire, contestualmente alla loro applicazione, l'utilizzo  delle
aree medesime. 
  4. I materiali di cui al  comma  3  destinati  ad  essere  refluiti
all'interno  di  strutture  di  contenimento  nell'ambito  di   porti
nazionali diversi da quello di provenienza devono essere accompagnati
da un documento contenente le indicazioni di  cui  all'articolo  193,
comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e  successive
modificazioni. Le caratteristiche  di  idoneita'  delle  navi  e  dei
galleggianti all'uopo impiegati  sono  quelle  previste  dalle  norme
nazionali e  internazionali  in  materia  di  trasporto  marittimo  e
garantiscono  l'idoneita'  dell'impresa.   Le   Autorita'   marittime
competenti per provenienza e destinazione dei materiali concordano un
sistema di  controllo  idoneo  a  garantire  una  costante  vigilanza
durante il trasporto dei materiali, nell'ambito  delle  attivita'  di
competenza senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
  5. L'idoneita' del materiale  dragato  ad  essere  gestito  secondo
quanto previsto ai commi 2 e 3  viene  verificata  mediante  apposite
analisi da effettuare nel sito prima  del  dragaggio  sulla  base  di
metodologie e criteri  stabiliti  dal  citato  decreto  del  Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e  del  mare  7  novembre
2008. Le modifiche al decreto  di  cui  al  periodo  precedente  sono
apportate con decreto del Ministro dell'ambiente e della  tutela  del
territorio  e  del  mare.  In  caso  di  realizzazione,   nell'ambito
dell'intervento  di  dragaggio,  di  strutture  adibite  a   deposito
temporaneo  di  materiali  derivanti  dalle  attivita'  di  dragaggio
nonche' dalle operazioni di bonifica, prima della loro messa a dimora
definitiva, il termine massimo di deposito e' fissato in trenta  mesi
senza limitazione di quantitativi, assicurando il  non  trasferimento
degli inquinanti agli  ambienti  circostanti.  Sono  fatte  salve  le
disposizioni adottate per la salvaguardia della laguna di Venezia. Si
applicano  le   previsioni   della   vigente   normativa   ambientale
nell'eventualita' di una diversa destinazione e gestione a terra  dei
materiali derivanti dall'attivita' di dragaggio. 
  6. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del  territorio  e  del
mare, di concerto con il Ministro delle infrastrutture  e  trasporti,
adotta  con  proprio  decreto  le  norme  tecniche  applicabili  alle
operazioni di dragaggio nelle aree portuali e marino  costiere  poste
in siti di bonifica di interesse  nazionale  al  fine  dell'eventuale
reimpiego dei materiali dragati ed al fine  di  quanto  previsto  dal
comma 2 del presente articolo. Fino alla data di  entrata  in  vigore
del decreto di cui al presente comma, si applica la normativa vigente
per i siti di cui al citato articolo 252 del  decreto  legislativo  3
aprile 2006, n. 152. 
  7. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 4 AGOSTO 2016, N. 169. 
  8. I materiali provenienti dal dragaggio dei fondali dei porti  non
compresi in siti di interesse nazionale, ai sensi  dell'articolo  252
del  decreto  legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  e   successive
modificazioni, possono essere  immersi  in  mare  con  autorizzazione
dell'autorita'   competente   nel   rispetto   di   quanto   previsto
dall'articolo 109, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152. I suddetti materiali possono essere  diversamente  utilizzati  a
fini di ripascimento, anche con sversamento nel  tratto  di  spiaggia
sommersa attiva, o per la realizzazione di casse di colmata  o  altre
strutture  di  contenimento  nei  porti  in  attuazione   del   Piano
regolatore portuale ovvero lungo il  litorale  per  la  ricostruzione
della   fascia   costiera,   con   autorizzazione    della    regione
territorialmente competente ai sensi dell'articolo 21 della legge  31
luglio 2002, n. 179.