DECRETO LEGISLATIVO 3 luglio 2017, n. 117

Codice del Terzo settore, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106. (17G00128)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 03/08/2017 (Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 30/07/2021)
Testo in vigore dal: 31-7-2021
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                               Art. 4 
 
 
                       Enti del Terzo settore 
 
  1. Sono enti del Terzo settore le organizzazioni  di  volontariato,
le associazioni di promozione  sociale,  gli  enti  filantropici,  le
imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative,
le societa' di mutuo soccorso, le associazioni,  riconosciute  o  non
riconosciute, le fondazioni e gli altri  enti  di  carattere  privato
diversi dalle societa' costituiti per il perseguimento,  senza  scopo
di lucro, di finalita' civiche, solidaristiche e di utilita'  sociale
mediante lo svolgimento, in via esclusiva o principale, di una o piu'
attivita' di interesse generale in forma di azione  volontaria  o  di
erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualita'  o  di
produzione o scambio di beni o  servizi,  ed  iscritti  nel  registro
unico nazionale del Terzo settore. 
  2. Non sono enti del Terzo settore le amministrazioni pubbliche  di
cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001,
n. 165, le formazioni e le associazioni politiche,  i  sindacati,  le
associazioni  professionali  e   di   rappresentanza   di   categorie
economiche, le associazioni di datori di  lavoro,  nonche'  gli  enti
sottoposti a direzione e coordinamento  o  controllati  dai  suddetti
enti,  ad  esclusione  dei  soggetti  operanti  nel   settore   della
protezione  civile  alla  cui  disciplina  si   provvede   ai   sensi
dell'articolo 32, comma 4. Sono esclusi dall'ambito  di  applicazione
del presente comma i corpi  volontari  dei  vigili  del  fuoco  delle
Province autonome di Trento e di Bolzano  e  della  Regione  autonoma
della  Valle  d'Aosta.   Sono   altresi'   escluse   dall'ambito   di
applicazione del presente  comma  le  associazioni  o  fondazioni  di
diritto privato ex Ipab  derivanti  dai  processi  di  trasformazione
delle istituzioni pubbliche di assistenza o beneficenza, ai sensi del
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16  febbraio  1990,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 23 febbraio 1990, e del
decreto legislativo 4 maggio 2001, n. 207, in  quanto  la  nomina  da
parte della pubblica amministrazione  degli  amministratori  di  tali
enti si configura come mera  designazione,  intesa  come  espressione
della rappresentanza della cittadinanza, e non  si  configura  quindi
mandato fiduciario con  rappresentanza,  sicche'  e'  sempre  esclusa
qualsiasi forma di controllo da parte di quest'ultima. 
  3.  Agli  enti  religiosi  civilmente  riconosciuti  le  norme  del
presente decreto si applicano limitatamente  allo  svolgimento  delle
attivita' di cui all'articolo 5, ((nonche' delle eventuali  attivita'
diverse di cui all'articolo 6)) a condizione che per  tali  attivita'
adottino un regolamento,  in  forma  di  atto  pubblico  o  scrittura
privata autenticata, che, ove non diversamente previsto  ed  in  ogni
caso nel rispetto della struttura e della  finalita'  di  tali  enti,
recepisca le norme del presente Codice e sia depositato nel  Registro
unico nazionale  del  Terzo  settore.  Per  lo  svolgimento  di  tali
attivita' deve essere costituito un  patrimonio  destinato  e  devono
essere  tenute  separatamente   le   scritture   contabili   di   cui
all'articolo 13. ((I beni che compongono il patrimonio destinato sono
indicati nel regolamento, anche con atto distinto ad  esso  allegato.
Per le obbligazioni contratte in relazione alle attivita' di cui agli
articoli 5 e 6, gli enti religiosi civilmente riconosciuti rispondono
nei limiti del patrimonio destinato. Gli  altri  creditori  dell'ente
religioso  civilmente  riconosciuto  non  possono  far  valere  alcun
diritto sul patrimonio destinato allo svolgimento delle attivita'  di
cui ai citati articoli 5 e 6)).