DECRETO-LEGGE 30 settembre 2003, n. 269

Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici.

note: Entrata in vigore del decreto: 2-10-2003.
Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L.24 novembre 2003, n. 326 (in SO n.181, relativo alla G.U. 25/11/2003, n.274).
(Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 06/06/2020)
Testo in vigore dal: 1-1-2007
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                               Art. 21
            Assegno per ogni secondo figlio e incremento
del Fondo nazionale per le politiche sociali

  1.  Per  ogni figlio nato dal 1 dicembre 2003 e fino al 31 dicembre
2004,  secondo  od  ulteriore per ordine di nascita, e, comunque, per
ogni  figlio  adottato  nel  medesimo  periodo, alle donne residenti,
cittadine italiane o comunitarie, e' concesso un assegno pari ad euro
1.000.
  2.  Per  le  finalita' di cui al comma 1, e' istituita, nell'ambito
dell'INPS,  una  speciale  gestione  con  una  dotazione  finanziaria
complessiva di 308 milioni di euro.
  3.  L'assegno  e'  concesso  dai  comuni.  I  comuni  provvedono ad
informare  gli  interessati invitandoli a certificare il possesso dei
requisiti all'atto dell'iscrizione all'anagrafe dei nuovi nati.
  4.  L'assegno,  ferma restando la titolarita' in capo ai comuni, e'
erogato  dall'INPS  sulla  base dei dati forniti dai comuni medesimi,
secondo modalita' da definire nell'ambito dei decreti di cui al comma
5.
  5.  Con uno o piu' decreti di natura non regolamentare del Ministro
del  lavoro  e  delle  politiche sociali, di concerto con il Ministro
dell'economia   e   delle   finanze,   sono   emanate  le  necessarie
disposizioni per l'attuazione del presente articolo.
  6. Per il finanziamento delle politiche in favore delle famiglie il
Fondo  nazionale  per  le  politiche  sociali di cui all'articolo 59,
comma  44,  della  legge  27  dicembre  1997,  n.  449,  e successive
modificazioni,  e'  incrementato  di  232  milioni di euro per l'anno
2004. (12)
  6-bis. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 27 DICEMBRE 2006, N. 296)).
  6-ter.  Gli  imprenditori  artigiani  iscritti  nei  relativi  albi
provinciali possono avvalersi, in deroga alla normativa previdenziale
vigente,  di  collaborazioni  occasionali  di  parenti entro il terzo
grado, aventi anche il titolo di studente, per un periodo complessivo
nel corso dell'anno non superiore a novanta giorni. Le collaborazioni
suddette  devono  avere  carattere di aiuto, a titolo di obbligazione
morale  e percio' senza corresponsione di compensi ed essere prestate
nel  caso  di  temporanea  impossibilita' dell'imprenditore artigiano
all'espletamento   della  propria  attivita'  lavorativa.  E'  fatto,
comunque,   obbligo  dell'iscrizione  all'assicurazione  obbligatoria
contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
  7.  Per  le finalita' del presente articolo e' autorizzata la spesa
di  287  milioni di euro per l'anno 2003 e di 253 milioni di euro per
l'anno  2004.  Al  relativo onere si provvede mediante corrispondente
riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
2003-2005,  nell'ambito  dell'unita'  previsionale  di  base di parte
corrente  "Fondo  speciale"  dello  Stato di previsione del Ministero
dell'economia   e   delle   finanze   per  l'anno  2003,  allo  scopo
parzialmente  utilizzando  l'accantonamento relativo al Ministero del
lavoro e delle politiche sociali.
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AGGIORNAMENTO (12)
  La  Corte costituzionale con sentenza 16 - 29 dicembre 2004, n. 423
(in  G.U.  1a  s.s. 05/01/2005, n. 1) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 21, comma 6, del citato decreto-legge n. 269
del  2003,  limitatamente  all'inciso  "per  il  finanziamento  delle
politiche in favore delle famiglie".