DECRETO-LEGGE 15 gennaio 1991, n. 8

((Nuove norme in materia di sequestri di persona a scopo di estorsione e per la protezione dei testimoni di giustizia, nonche' per la protezione e il trattamento sanzionatorio di coloro che collaborano con la giustizia)).

note: Entrata in vigore della legge: 16-1-1991.
Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 15 marzo 1991, n. 82 (in G.U. 16/03/1991, n.64).
(Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 04/10/2018)
Testo in vigore dal: 21-4-2015
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                           Art. 16-nonies 
                      (Benefici penitenziari). 
 
  1. Nei confronti delle persone condannate per un  delitto  commesso
per  finalita'  di  terrorismo  o   di   eversione   dell'ordinamento
costituzionale o per uno dei delitti di cui  all'articolo  51,  comma
3-bis, del codice di procedura penale, che  abbiano  prestato,  anche
dopo  la  condanna,  taluna  delle  condotte  di  collaborazione  che
consentono la concessione delle circostanze attenuanti  previste  dal
codice  penale   o   da   disposizioni   speciali,   la   liberazione
condizionale, la concessione dei permessi premio e l'ammissione  alla
misura della detenzione  domiciliare  prevista  dall'articolo  47-ter
della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni,  sono
disposte  su  proposta  ovvero  ((sentito  il  procuratore  nazionale
antimafia e antiterrorismo)). 
  2. Nella proposta o nel parere ((il procuratore nazionale antimafia
e   antiterrorismo   fornisce))   ogni   utile   informazione   sulle
caratteristiche  della  collaborazione  prestata.  Su  richiesta  del
tribunale o del magistrato di sorveglianza, ((allega)) alla  proposta
o al parere  copia  del  verbale  illustrativo  dei  contenuti  della
collaborazione e, se si  tratta  di  persona  sottoposta  a  speciali
misure di protezione, il relativo provvedimento di applicazione. 
  3. La proposta o il parere indicati nel comma 2 contengono  inoltre
la valutazione della  condotta  e  della  pericolosita'  sociale  del
condannato e precisano in specie se questi si  e'  mai  rifiutato  di
sottoporsi a interrogatorio o a esame o ad altro atto di indagine nel
corso  dei  procedimenti  penali  in   cui   ha   prestato   la   sua
collaborazione. Precisano inoltre gli  altri  elementi  rilevanti  ai
fini dell'accertamento del ravvedimento anche  con  riferimento  alla
attualita'  dei  collegamenti  con  la  criminalita'  organizzata   o
eversiva. 
  4. Acquisiti la proposta o il parere indicati nei commi 2 e  3,  il
tribunale o il magistrato di sorveglianza, se ritiene che  sussistano
i presupposti di cui al comma 1, avuto riguardo all'importanza  della
collaborazione e sempre che sussista il ravvedimento e non  vi  siano
elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti  con  la
criminalita' organizzata o eversiva, adotta il provvedimento indicato
nel comma 1 anche in deroga alle vigenti disposizioni,  ivi  comprese
quelle relative ai limiti di pena di cui all'articolo 176 del  codice
penale e agli articoli 30-ter e 47-ter della legge 26 luglio 1975, n. 
354, e successive modificazioni. Il provvedimento  e'  specificamente
motivato nei casi in cui  le  autorita'  indicate  nel  comma  2  del
presente articolo hanno espresso parere sfavorevole. I  provvedimenti
che derogano ai limiti di pena possono essere adottati  soltanto  se,
entro il termine prescritto dall'articolo 16-quater e' stato  redatto
il verbale illustrativo dei contenuti della  collaborazione  previsto
dal medesimo articolo  16-quater  e,  salvo  che  non  si  tratti  di
permesso premio, soltanto dopo la  espiazione  di  almeno  un  quarto
della pena inflitta ovvero, se si tratta di condannato all'ergastolo,
dopo l'espiazione di almeno dieci anni di pena. 
  5. Se la collaborazione prestata dopo la  condanna  riguarda  fatti
diversi da quelli per i quali e' intervenuta la  condanna  stessa,  i
benefici di cui al comma 1 possono essere  concessi  in  deroga  alle
disposizioni vigenti solo dopo l'emissione della  sentenza  di  primo
grado  concernente  i  fatti  oggetto  della  collaborazione  che  ne
confermi i requisiti di cui all'articolo 9, comma 3. 
  6. Le modalita' di attuazione dei provvedimenti indicati nel  comma
4 sono stabilite sentiti gli organi che provvedono alla tutela o alla
protezione dei soggetti interessati e possono essere  tali  organi  a
provvedere alle notifiche, alle comunicazioni e alla esecuzione delle
disposizioni del tribunale o del magistrato di sorveglianza. 
  7. La modifica o la revoca dei provvedimenti e' disposta  d'ufficio
ovvero su proposta o parere delle autorita' indicate nel comma 2. Nei
casi di urgenza, il magistrato  di  sorveglianza  puo'  disporre  con
decreto motivato la sospensione  cautelativa  dei  provvedimenti.  La
sospensione cessa di avere efficacia se, trattandosi di provvedimento
di competenza del tribunale di sorveglianza,  questo  non  interviene
entro sessanta giorni dalla  ricezione  degli  atti.  Ai  fini  della
modifica,  della  revoca  o   della   sospensione   cautelativa   dei
provvedimenti assumono specifico rilievo quelle condotte  tenute  dal
soggetto  interessato  che,  a  norma  degli  articoli  13-quater   e
16-septies, possono comportare la modifica o la revoca delle speciali
misure di protezione ovvero la revisione  delle  sentenze  che  hanno
concesso taluna delle attenuanti in materia di collaborazione. 
  8.  Quando  i  provvedimenti  di   liberazione   condizionale,   di
assegnazione al  lavoro  all'esterno,  di  concessione  dei  permessi
premio e  di  ammissione  a  taluna  delle  misure  alternative  alla
detenzione previste dal Titolo I, Capo  VI,  della  legge  26  luglio
1975, n. 354, e successive modificazioni, sono adottati nei confronti
di persona sottoposta a speciali misure di protezione, la  competenza
appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza del luogo  in
cui la persona medesima ha eletto il domicilio a norma  dell'articolo
12, comma 3-bis, del presente decreto. 
  8-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano in quanto
compatibili anche nei confronti delle persone condannate per uno  dei
delitti previsti dal libro II, titolo XII, capo III, sezione  I,  del
codice penale che abbiano prestato, anche dopo la condanna,  condotte
di collaborazione aventi i requisiti previsti dall'articolo 9,  comma
3.