LEGGE 4 maggio 1983, n. 184

((Diritto del minore ad una famiglia)).

(Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 30/03/2022)
Testo in vigore dal: 16-2-2018
aggiornamenti all'articolo
                               ART. 4. 
 
  1. L'affidamento familiare e' disposto dal servizio sociale locale,
previo consenso manifestato dai genitori o dal genitore esercente  la
responsabilita' genitoriale, ovvero dal tutore, sentito il minore che
ha compiuto gli anni dodici e anche il minore di eta'  inferiore,  in
considerazione della  sua  capacita'  di  discernimento.  Il  giudice
tutelare del  luogo  ove  si  trova  il  minore  rende  esecutivo  il
provvedimento con decreto. 
  2. Ove manchi l'assenso dei genitori esercenti  la  responsabilita'
genitoriale o del tutore, provvede il tribunale per i  minorenni.  Si
applicano gli articoli 330 e seguenti del codice civile. 
  3.  Nel  provvedimento  di  affidamento  familiare  devono   essere
indicate specificatamente le motivazioni di esso, nonche' i tempi e i
modi dell'esercizio dei poteri  riconosciuti  all'affidatario,  e  le
modalita' attraverso le quali i genitori e gli  altri  componenti  il
nucleo familiare possono mantenere i rapporti  con  il  minore.  Deve
altresi' essere indicato il servizio sociale locale cui e' attribuita
la responsabilita' del programma di assistenza, nonche' la  vigilanza
durante l'affidamento con l'obbligo di tenere costantemente informati
il giudice tutelare o il tribunale per i minorenni, a seconda che  si
tratti di provvedimento emesso ai sensi dei commi 1 o 2. Il  servizio
sociale locale cui e' attribuita la responsabilita' del programma  di
assistenza, nonche' la vigilanza durante l'affidamento, deve riferire
senza indugio al giudice tutelare o al tribunale per i minorenni  del
luogo in cui  il  minore  si  trova,  a  seconda  che  si  tratti  di
provvedimento emesso ai sensi  dei  commi  1  o  2,  ogni  evento  di
particolare  rilevanza  ed  e'  tenuto  a  presentare  una  relazione
semestrale sull'andamento del  programma  di  assistenza,  sulla  sua
presumibile ulteriore durata e sull'evoluzione  delle  condizioni  di
difficolta' del nucleo familiare di provenienza. 
  4. Nel provvedimento  di  cui  al  comma  3,  deve  inoltre  essere
indicato il periodo di presumibile durata dell'affidamento  che  deve
essere rapportabile al complesso  di  interventi  volti  al  recupero
della famiglia d'origine. Tale periodo non puo' superare la durata di
ventiquattro mesi ed e' prorogabile, dal tribunale per  i  minorenni,
qualora la sospensione dell'affidamento rechi pregiudizio al minore. 
  5. L'affidamento familiare cessa  con  provvedimento  della  stessa
autorita' che lo ha disposto, valutato l'interesse del minore, quando
sia  venuta  meno  la  situazione  di  difficolta'  temporanea  della
famiglia d'origine che lo ha determinato, ovvero nel caso in  cui  la
prosecuzione di esso rechi pregiudizio al minore. 
  5-bis. Qualora, durante un prolungato periodo  di  affidamento,  il
minore sia dichiarato adottabile ai sensi delle disposizioni del capo
II  del  titolo  II  e  qualora,  sussistendo  i  requisiti  previsti
dall'articolo 6, la famiglia affidataria chieda di poterlo  adottare,
il tribunale per i minorenni, nel decidere sull'adozione, tiene conto
dei legami affettivi significativi e del rapporto stabile e  duraturo
consolidatosi tra il minore e la famiglia affidataria. 
  5-ter. Qualora, a seguito di un periodo di affidamento,  il  minore
faccia ritorno nella famiglia di origine o sia dato in affidamento ad
altra  famiglia  o  sia  adottato  da  altra  famiglia,  e'  comunque
tutelata, se rispondente all'interesse  del  minore,  la  continuita'
delle  positive  relazioni  socio-affettive   consolidatesi   durante
l'affidamento. 
  5-quater. Il giudice, ai fini delle decisioni di cui ai commi 5-bis
e 5-ter, tiene conto anche delle valutazioni documentate dei  servizi
sociali, ascoltato il minore che ha compiuto gli anni dodici o  anche
di eta' inferiore se capace di discernimento. 
  ((5-quinquies. Nel caso di minore  rimasto  privo  di  un  ambiente
familiare  idoneo  a  causa  della  morte  del  genitore,   cagionata
volontariamente dal coniuge, anche legalmente separato o  divorziato,
dall'altra parte dell'unione civile,  anche  se  l'unione  civile  e'
cessata, dal convivente o da persona legata al genitore stesso, anche
in passato, da relazione affettiva, il tribunale competente, eseguiti
i necessari accertamenti, provvede privilegiando la continuita' delle
relazioni affettive consolidatesi tra il minore stesso  e  i  parenti
fino al terzo grado. Nel caso in cui vi siano fratelli o sorelle,  il
tribunale provvede assicurando, per quanto possibile, la  continuita'
affettiva tra gli stessi. 
  5-sexies. Su  segnalazione  del  tribunale  competente,  i  servizi
sociali assicurano ai minori di cui al comma 5-quinquies un  adeguato
sostegno psicologico e l'accesso alle  misure  di  sostegno  volte  a
garantire il  diritto  allo  studio  e  l'inserimento  nell'attivita'
lavorativa)). 
  6. Il giudice tutelare, trascorso il periodo  di  durata  previsto,
ovvero intervenute le circostanze di  cui  al  comma  5,  sentiti  il
servizio sociale locale interessato ed il minore che ha compiuto  gli
anni dodici e anche il minore di eta'  inferiore,  in  considerazione
della sua capacita' di discernimento,  richiede,  se  necessario,  al
competente  tribunale  per  i  minorenni  l'adozione   di   ulteriori
provvedimenti nell'interesse del minore. 
  7. Le disposizioni del presente articolo si  applicano,  in  quanto
compatibili, anche nel caso di minori inseriti presso  una  comunita'
di tipo familiare o un istituto di assistenza pubblico o privato.