LEGGE 5 agosto 1978, n. 457

Norme per l'edilizia residenziale.

(Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 21/06/2002)
Testo in vigore dal: 15-3-1992
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                              Art. 28.
        (Piani di recupero del patrimonio edilizio esistente)

  I  piani  di recupero prevedono la disciplina per il recupero degli
immobili, dei complessi edilizi, degli isolati e delle aree di cui al
terzo  comma  del precedente articolo 27, anche attraverso interventi
di  ristrutturazione  urbanistica,  individuando  le unita' minime di
intervento.
  I  piani  di  recupero  sono  approvati  con  la  deliberazione del
consiglio  comunale  con  la  quale  vengono  decise  le  opposizioni
presentate  al  piano,  ed  hanno efficacia dal momento in cui questa
abbia riportato il visto di legittimita' di cui all'articolo 59 della
legge 10 febbraio 1953, n. 62.
  Ove  la  deliberazione  del  consiglio  comunale  di  cui  al comma
precedente  non sia assunta, per ciascun piano di recupero, entro tre
anni  dalla  individuazione  di  cui  al  terzo  comma del precedente
articolo 27, ovvero non sia divenuta esecutiva entro il termine di un
anno  dalla predetta scadenza, l'individuazione stessa decade ad ogni
effetto. In tal caso, sono consentiti gli interventi edilizi previsti
dal quarto e quinto comma del precedente articolo 27.
  Per  quanto non stabilito dal presente titolo si applicano ai piani
di  recupero  le  disposizioni previste per i piani particolareggiati
dalla  vigente  legislazione  regionale  e,  in  mancanza,  da quella
statale.
  ((I piani di recupero sono attuati:
    a)  dai  proprietari  singoli  o  riuniti  in  consorzio  o dalle
cooperative  edilizie di cui siano soci, dalle imprese di costruzione
o  dalle  cooperative  edilizie  cui  i  proprietari o i soci abbiano
conferito  il  mandato  all'esecuzione  delle opere, dai condominii o
loro  consorzi,  dai consorzi fra i primi ed i secondi, nonche' dagli
IACP  o  loro consorzi, da imprese di costruzione o loro associazioni
temporanee o consorzi e da cooperative o loro consorzi;
    b)  dai comuni, direttamente ovvero mediante apposite convenzioni
con i soggetti di cui alla lettera a) nei seguenti casi:
      1)  per gli interventi che essi intendono eseguire direttamente
per   il   recupero   del   patrimonio  edilizio  esistente  nonche',
limitatamente  agli  interventi  di rilevante interesse pubblico, con
interventi diretti;
      2) per l'adeguamento delle urbanizzazione;
      3)  per gli interventi da attuare mediante cessione volontaria,
espropriazione   od   occupazione   temporanea,  previa  diffida  nei
confronti  dei proprietari delle unita' minime di intervento, in caso
di  inerzia dei medesimi, o in sostituzione dei medesimi nell'ipotesi
di  interventi  assistiti  da  contributo.  La  diffida  puo'  essere
effettuata  anche  prima della decorrenza del termine di scadenza del
programma  pluriennale  di  attuazione nel quale il piano di recupero
sia stato eventualemente incluso)).
  I comuni, sempre previa diffida, possono provvedere alla esecuzione
delle   opere   previste   dal  piano  di  recupero,  anche  mediante
occupazione  temporanea,  con  diritto  di rivalsa, nei confronti dei
proprietari, delle spese sostenute.
  I   comuni   possono  affidare  la  realizzazione  delle  opere  di
urbanizzazione primaria e secondaria ai proprietari singoli o riuniti
in  consorzio  che  eseguono  gli  interventi  previsti  dal piano di
recupero.