DECRETO LEGISLATIVO 3 febbraio 1993, n. 29

Razionalizzazione della organizzazione delle Amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421.

note: Entrata in vigore del decreto: 21-2-1993 (Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 22/05/2002)
Testo in vigore dal: 21-2-1993
al: 28-10-1995
attiva riferimenti normativi aggiornamenti all'articolo
                              Art. 58. 
          Incompatibilita', cumulo di impieghi e incarichi 
  1. Resta ferma per tutti i dipendenti pubblici la disciplina  delle
incompatibilita' dettata dagli articoli 60 e seguenti del testo unico
approvato con decreto del  Presidente  della  Repubblica  10  gennaio
1957, n. 3, nonche', per i  rapporti  di  lavoro  a  tempo  parziale,
dall'articolo 6, comma 2, del decreto del  Presidente  del  Consiglio
dei Ministri 17  marzo  1989,  n.  117.  Restano  ferme  altresi'  le
disposizioni di cui  agli  articoli  da  89  a  93  del  decreto  del
Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 417, agli articoli  da
68  a  70  della  legge  11  luglio  1980,  n.  312,   e   successive
modificazioni, all'articolo 9, commi 1 e 2, della legge  23  dicembre
1992, n. 498, all'articolo 4, comma 7, della legge 30 dicembre  1991,
n. 412, ed all'articolo 1, comma 9,  del  decreto-legge  30  dicembre
1992, n. 510. 
  2. Le pubbliche amministrazioni non possono conferire ai dipendenti
incarichi, non compresi nei compiti e  doveri  di  ufficio,  che  non
siano espressamente previsti o disciplinati da legge  o  altre  fonti
normative, o che non siano espressamente autorizzati. 
  3. Ai fini previsti dal  comma  2,  con  appositi  regolamenti,  da
emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 2  della  legge  23  agosto
1988, n. 400, entro il termine di centocinquanta giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, sono emanate norme dirette  a
determinare gli incarichi consentiti e quelli vietati  ai  magistrati
ordinari, amministrativi, contabili e militari, nonche' agli avvocati
e procuratori dello Stato, sentiti, per le  diverse  magistrature,  i
rispettivi istituti. 
  4. Decorso il termine, di cui  al  comma  3,  l'attribuzione  degli
incarichi e' consentita nei soli casi  espressamente  previsti  dalla
legge o da altre fonti normative. 
  5.   In   ogni   caso,   il   conferimento   operato   direttamente
dall'amministrazione,  nonche'  l'autorizzazione   all'esercizio   di
incarichi che  provengano  da  amministrazione  pubblica  diversa  da
quella di appartenenza, ovvero da societa'  o  persone  fisiche,  che
svolgano  attivita'  d'impresa  o  commerciale,  sono  disposti   dai
rispettivi   organi   competenti   secondo   criteri   oggettivi    e
predeterminati, che tengano conto della  specifica  professionalita',
tali da escludere casi di incompatibilita', sia  di  diritto  che  di
fatto,   nell'interesse   del   buon   andamento    della    pubblica
amministrazione. 
  6.  Ai  fini  della   compiuta   attuazione   dell'anagrafe   delle
prestazioni, disciplinata dall'articolo 24 della  legge  30  dicembre
1991, n. 412, i soggetti  pubblici  o  privati  che  conferiscono  un
incarico  al  dipendente  pubblico  sono  tenuti  a  farne  immediata
comunicazione alla amministrazione di appartenenza. 
  7. Sono, altresi', comunicati, in  relazione  a  tali  conferimenti
d'incarico  in  ragione  d'anno,  sia  gli  emolumenti  conferiti   e
corrisposti, sia i successivi aggiornamenti  inerenti  l'espletamento
dell'incarico. 
  8. Ciascuna amministrazione e' tenuta a  comunicare  immediatamente
alla Presidenza del  Consiglio  dei  Ministri  -  Dipartimento  della
funzione pubblica tutte  le  notizie  relative  agli  incarichi,  sia
direttamente conferiti  che  autorizzati.  L'aggiornamento  dei  dati
forniti deve essere effettuato con  riferimento  al  31  dicembre  di
ciascun anno. 
  9. In sede di prima applicazione, gli adempimenti di cui ai commi 6
e 7 sono attuati entro sei mesi dalla data di entrata in  vigore  del
presente  decreto,  mentre  a  quelli  di  cui  al  comma  8   dovra'
provvedersi entro nove mesi dalla medesima data di entrata in vigore. 
          Note all'art. 58:
             - I casi di  incompatibilita'  sono  disciplinati  dagli
          articoli 60-64 del testo unico degli impiegati civili dello
          Stato, approvato con D.P.R.  10 gennaio 1957, n. 3.
             - L'art. 6, comma 2, del D.P.C.M. 17 marzo 1989, n. 117,
          per  il  cui riferimento si veda in nota all'art. 36, e' il
          seguente: "2. Al personale interessato e' consentito,  pre-
          via    motivata   autorizzazione   dell'amministrazione   o
          dell'ente di appartenenza, l'esercizio di altre prestazioni
          di lavoro che non arrechino pregiudizio  alle  esigenze  di
          servizio  e  non  siano  incompatibili  con le attivita' di
          istituto della stessa amministrazione o ente".
             - Si riportano gli articoli da 89 a  93  del  D.P.R.  n.
          417/1974, recante norme sullo stato giuridico del personale
          docente,  direttivo  ed  ispettivo  della  scuola  materna,
          elementare, secondaria ed artistica dello Stato:
             "Art. 89 (Lezioni private). - Al personale  docente  non
          e'  consentito  impartire  lezioni  private  ad  alunni del
          proprio istituto.
             Il personale docente, ove  assuma  lezioni  private,  e'
          tenuto ad informare il direttore didattico o il preside, al
          quale  deve  altresi'  comunicare il nome degli alunni e la
          loro provenienza.
             Ove  le  esigenze  di  fuzionamento  della   scuola   lo
          richiedano,  il  direttore  didattico  o il preside possono
          vietare l'assunzione di  lezioni  private  o  interdire  la
          continuazione,   sentito  il  consiglio  di  circolo  o  di
          istituto.
             Avverso il provvedimento del direttore didattico  o  del
          preside  e' ammesso ricorso al provveditore agli studi, che
          decide in via definitiva, sentito il parere  del  consiglio
          scolastico provinciale.
             Nessun alunno puo' essere giudicato da docente dal quale
          abbia  ricevuto  lezioni private; sono nulli gli scrutini o
          le prove  di  esame  svoltisi  in  contravvenzione  a  tale
          divieto.
             Art.  90  (Divieto  di  lezioni private per il personale
          ispettivo  e  direttivo).  -  Al  personale   ispettivo   e
          direttivo e' fatto divieto di impartire lezioni private.
             Art.  91 (Divieto di cumulo di impieghi). - L'ufficio di
          docente, di direttore didattico, di preside,  di  ispettore
          tecnico e di ogni altra categoria di personale prevista dal
          presente  decreto  non  e' cumulabile con altro rapporto di
          impiego pubblico.
             Il  predetto personale che assuma altro impiego pubblico
          e' tenuto a darne immediata notizia all'amministrazione.
             L'assunzione del nuovo impiego importa la cessazione  di
          diritto  dall'impiego  precedente, salva la concessione del
          trattamento di quiescenza eventualmente spettante ai  sensi
          delle disposizioni in vigore.
             Art.  92  (Altre  incompatibilita'  -  Decadenza).  - Il
          personale, di cui al presente decreto, non puo'  esercitare
          attivita'  commerciale,  industriale  o  professionale, ne'
          puo' assumere  o  mantenere  impieghi  alle  dipendenze  di
          privati  o  accettare cariche in societa' costituite a fine
          di lucro, tranne che si tratti di cariche  in  societa'  od
          enti  per  i  quali la nomina e' riservata allo Stato e sia
          intervenuta l'autorizzazione del Ministro per  la  pubblica
          istruzione.
             Il  divieto,  di cui al precedente comma, non si applica
          nei casi di societa' cooperative.
             Il personale che contravvenga ai divieti posti nei commi
          precedenti viene diffidato dal  Ministro  per  la  pubblica
          istruzione  o  dal  provveditore agli studi a cessare dalla
          situazione di incompatibilita'.
             L'ottemperanza  alla  diffida  non   preclude   l'azione
          disciplinare.
             Decorsi   quindici   giorni   dalla  diffida  senza  che
          l'incompatibilita' sia cessata, viene disposta la decadenza
          con provvedimento del Ministro per la pubblica  istruzione,
          sentito  il  Consiglio nazionale della pubblica istruzione,
          per il  personale  appartenente  ai  ruoli  nazionali;  con
          provvedimento  del  provveditore  agli  studi,  sentito  il
          consiglio  scolastico   provinciale,   per   il   personale
          appartenente ai ruoli provinciali.
             Al    personale    docente    e'    consentito,   previa
          autorizzazione  del  direttore  didattico  o  del  preside,
          l'esercizio   di   libere  professioni  che  non  siano  di
          pregiudizio all'assolvimento di tutte le attivita' inerenti
          alla funzione docente e siano compatibili con  l'orario  di
          insegnamento e di servizio.
             Avverso  il diniego di autorizzazione e' ammesso ricorso
          al provveditore agli studi, che decide in via definitiva.
             Art. 93 (Norme di rinvio). - Per quanto non previsto dal
          presente decreto, in materia di diritti e di  obblighi  del
          personale  docente,  educativo, direttivo, ed ispettivo, si
          rinvia,  nei  limiti  in  cui   siano   applicabili,   alle
          disposizioni  del  testo  unico  approvato  con decreto del
          Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3 e succes-
          sive modificazioni ed integrazioni".
             - Si riportano gli articoli da 68 a 70  della  legge  n.
          312/1980  recante  nuovo assetto retributivo funzionale del
          personale civile e militare dello Stato:
             "Art. 68 (Cumulo di impieghi). - Gli articoli  91  e  92
          del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974,
          n. 417, devono essere interpretati nel senso che il divieto
          di  cumulo ivi previsto non si applica al personale docente
          dei conservatori di musica, nei limiti di cui al successivo
          art. 69.
             L'esercizio    contemporaneo    dell'insegnamento    nei
          conservatori di musica e di  altre  attivita'  presso  enti
          lirici  o  istituzioni  di  produzione musicale e' regolato
          dagli articoli che seguono.
             Le  disposizioni  contenute  nei  precedenti  commi   si
          applicano anche ai docenti delle accademie di belle arti.
             I  contratti di collaborazione hanno durata annuale e si
          intendono tacitamente rinnovati nel caso in  cui  il  posto
          non venga occupato da un professore di ruolo.
             I titolari dei contratti assumono gli stessi obblighi di
          servizio dei docenti.
             Il  compenso  per le attivita' previste nel contratto di
          collaborazione ha carattere onnicomprensivo e  deve  essere
          pari  all'entita' del trattamento economico complessivo che
          compete ad un docente di ruolo alla 1a classe di stipendio,
          con  esclusione  della  13a  mensilita',  delle  quote   di
          aggiunta  di  famiglia e di ogni altra indennita' di cui le
          norme vigenti vietano il cumulo.
             Dopo un quinquennio anche non consecutivo  di  attivita'
          contrattuale  il  compenso viene calcolato con le modalita'
          di cui al precedente comma sulla base della seconda  classe
          di stipendio del personale di ruolo.
             Gli  enti possono stipulare con il personale docente dei
          conservatori di musica e  delle  accademie  di  belle  arti
          contratti  annuali o biennali, rinnovabili per le attivita'
          di rispettiva competenza.
             Nello stato di  previsione  della  spesa  del  Ministero
          della  pubblica  istruzione  sara'  iscritto,  in  apposito
          capitolo,  uno  stanziamento  per  far   fronte   all'onere
          derivante  ai  conservatori per la stipula dei contratti di
          collaborazione.
             Il  Ministro  della  pubblica  istruzione  con   proprio
          decreto,  provvedera'  ogni  anno alla ripartizione di tale
          stanziamento tra i conservatori in relazione alle  esigenze
          accertate.
             Art.  69 (Contratti di collaborazione). - I conservatori
          di musica, per lo svolgimento di  attivita'  didattiche  ed
          artistiche  per  le  quali non sia possibile provvedere con
          personale  di  ruolo,  possono   stipulare   contratti   di
          collaborazione con il personale dipendente da enti lirici o
          da   altre   istituzioni  di  produzione  musicale,  previa
          autorizzazione  dei   rispettivi   competenti   organi   di
          amministrazione.      Analogamente   possono  provvedere  i
          predetti enti e  istituzioni  di  produzione  musicale  nei
          confronti    del    personale    docente   dipendente   dai
          conservatori, previa autorizzazione del  competente  organo
          di amministrazione del conservatorio.
             Tali  contratti  di  collaborazione,  se  stipulati  dai
          conservatori di musica, vengono disposti  secondo  l'ordine
          di  apposite graduatorie compilate in base alle norme rela-
          tive al conferimento degli  incarichi  di  insegnamento.  I
          contratti   medesimi   possono   riferirsi   esclusivamente
          all'insegnamento di discipline corrispondenti all'attivita'
          artistica esercitata.
             Art.  70  (Contratti  di collaborazione per il personale
          gia' in servizio). - Il personale docente che, alla data di
          entrata   in   vigore   della   presente    legge,    oltre
          all'insegnamento  esercita  attivita'  presso enti lirici o
          istituzioni di produzione musicale e' tenuto a scegliere il
          rapporto  di  dipendenza  organica  per  l'una  o   l'altra
          attivita'  entro  un  anno  dall'entrata  in  vigore  della
          presente legge, salvo proroga per un termine  comunque  non
          superiore   ad   un  altro  anno  da  parte  degli  enti  o
          istituzioni interessati.
             Per  le  situazioni   di   cumulo   verificatesi   prima
          dell'entrata  in  vigore  della  presente legge, non si da'
          luogo alla riduzione dello stipendio di cui all'art. 99 del
          regio  decreto  dicembre  1923,  n.   2960   e   successive
          modificazioni,  sino  alla  scadenza  del termine di cui al
          precedente comma.
             I docenti dei conservatori di  musica  che  per  effetto
          dell'opzione  perdono  la  qualita'  di  titolari  hanno la
          precedenza assoluta rispetto a qualsiasi  altro  aspirante,
          ai  fini  della stipula del contratto di collaborazione con
          il   conservatorio   dal   quale    dipendevano    all'atto
          dell'opzione.
             Il  contratto  di  cui  al  precedente  comma  ha durata
          triennale e puo' essere rinnovato per periodi non superiori
          a  due  anni  e  comunque  non  oltre  il  compimento   del
          sessantesimo anno di eta'.
             In  tali casi i posti restano indisponibili per l'intera
          durata del contratto.
             Il compenso per le attivita' previste nel  contratto  di
          collaborazione   relativo   al  personale  contemplato  nel
          presente articolo ha carattere onnicomprensivo ed  e'  pari
          all'entita'   del   trattamento  economico  complessivo  in
          godimento  da  parte  dei  singoli   interessati   all'atto
          dell'opzione  con  le  esclusioni  indicate  nel precedente
          articolo 69. Dopo un quinquennio di attivita'  contrattuale
          il  compenso e' rivalutato secondo quanto previsto al sesto
          comma del  precedente  articolo  69,  qualora  il  compenso
          stesso  risulti  inferiore  allo  stipendio  della  seconda
          classe.
             Nel caso in cui i titolari  dei  contratti  usufruiscano
          anche  di  trattamento  di  pensione  ordinaria, i compensi
          dovuti per i contratti sono ridotti di un quinto e comunque
          in misura  non  superiore  all'importo  della  pensione  in
          godimento,   salvo   diversa   disciplina   derivante   dal
          riordinamento dei trattamenti pensionistici".
             - Il testo dell'art. 4, comma 7, della legge 30 dicembre
          1991, n.  412, per il cui riferimento vedi in nota all'art.
          52 e' il seguente:   "Con il Servizio  sanitario  nazionale
          puo'   intercorrere  un  unico  rapporto  di  lavoro.  Tale
          rapporto e' incompatibile con ogni altro rapporto di lavoro
          dipendente, pubblico o privato, e con altri rapporti  anche
          di   natura   convenzionale   con   il  Servizio  sanitario
          nazionale. Il rapporto di lavoro con il Servizio  sanitario
          nazionale  e'  altresi'  incompatibile  con  l'esercizio di
          altre   attivita'   o   con   la   titolarita'   o  con  la
          compartecipazione  delle  quote  di  imprese  che   possono
          configurare   conflitto   di   interessi   con  lo  stesso.
          L'accertamento delle  incompatibilita'  compete,  anche  su
          iniziativa     di     chiunque    vi    abbia    interesse,
          all'amministratore straordinario della unita' sanitaria lo-
          cale al quale compete altresi' l'adozione  dei  conseguenti
          provvedimenti.  Le  situazioni  di  incompatibilita' devono
          cessare entro un anno dalla data di entrata in vigore della
          presente  legge.  A  decorrere  dal  1  gennaio  1993,  al
          personale  medico  con rapporto di lavoro a tempo definito,
          in servizio alla data di entrata in vigore  della  presente
          legge,  e'  garantito  il  passaggio,  a  domanda, anche in
          soprannumero, al rapporto  di  lavoro  a  tempo  pieno.  In
          corrispondenza   dei  predetti  passaggi  si  procede  alla
          riduzione delle dotazioni organiche, sulla base del diverso
          rapporto  orario,  con  progressivo  riassorbimento   delle
          posizioni   soprannumerarie.    L'esercizio  dell'attivita'
          libero-professionale dei  medici  dipendenti  del  Servizio
          sanitario  nazionale  e'  compatibile  col  rapporto  unico
          d'impiego, purche' espletato fuori  dall'orario  di  lavoro
          all'interno  delle  strutture sanitarie o all'esterno delle
          stesse, con esclusione di strutture  private  convenzionate
          con  il  Servizio  sanitario nazionale. Le disposizioni del
          presente comma si  applicano  anche  al  personale  di  cui
          all'articolo   102   del   decreto   del  Presidente  della
          Repubblica 11 luglio 1980,  n.  382.  Per  detto  personale
          all'accertamento   delle   incompatibilita'  provvedono  le
          autorita'  accademiche  competenti.  Resta  valido   quanto
          stabilito  dagli  articoli  78,  116  e 117 del decreto del
          Presidente della Repubblica 28 novembre 1990,  n.  384.  In
          sede  di  definizione  degli  accordi  convenzionali di cui
          all'articolo 48 della legge 23 dicembre 1978,  n.  833,  e'
          definito il campo di applicazione del principio di unicita'
          del  rapporto  di  lavoro  a  valere  tra i diversi accordi
          convenzionali".
             - Si riporta il testo dell'art. 1, comma 9, del D.L.  n.
          510/92, concernente proroga dei termini di durata in carica
          dei   comitati   dei   garanti   e   degli   amministratori
          straordinari delle unita' sanitarie locali della condizione
          di handicappati in ordine all'istruzione scolastica  e  per
          la  concessione  di  un  contributo compensativo all'Unione
          italiana ciechi:  "Il  personale  dipendente  del  Servizio
          sanitario  nazionale che esercita entro il 31 dicembre 1992
          opzione irrevocabile ai sensi  dell'articolo  4,  comma  7,
          della  legge  30  dicembre  1991,  n.  412, con rinuncia al
          rapporto di lavoro dipendente con il Servizio stesso  e  ha
          maturato   alla   medesima   data  il  diritto  a  pensione
          d'anzianita', conserva  la  posizione  di  impiego  con  il
          Servizio sanitario nazionale fino al 31 dicembre 1993".
             -  Per  il  testo all'art. 17 della legge n. 400/1988 si
          veda in nota all'art. 23.
             -  Il testo dell'art. 24 della legge n. 412/1991, per il
          cui riferimento vedi in nota all'art. 52, e' il seguente:
             "Art. 24 (Anagrafe delle prestazioni). - 1. Ai fini  del
          contenimento   della   spesa   pubblica   e  per  garantire
          l'efficacia, l'imparzialita' e la  trasparenza  dell'azione
          amministrativa,  e'  istituita presso il Dipartimento della
          funzione pubblica una anagrafe  nominativa,  da  aggiornare
          annualmente,  in  cui  dovranno  essere  indicati tutti gli
          incarichi pubblici e privati non  compresi  nei  compiti  e
          doveri  d'ufficio,  con  i  relativi  compensi, ricevuti da
          tutto il personale delle amministrazioni pubbliche compresi
          i magistrati e il personale della Banca d'Italia.
             2. Gli incarichi  di  cui  al  comma  1  riguardano  gli
          arbitrati,  i  collaudi  di  opere pubbliche, i consigli di
          amministrazione, i  collegi  sindacali,  dei  revisori  dei
          conti  in enti vari, universita', scuole, e ogni altro tipo
          di prestazione professionale.
             3. Entro il 30 aprile 1992 il Ministro per  la  funzione
          pubblica  predispone  un  piano pluriennale, da allegare al
          documento  di  programmazione  economico-finanziaria,   che
          stabilisce  gli  obiettivi  annuali  per  la  riduzione del
          fenomeno degli incarichi".