REGIO DECRETO 21 dicembre 1884, n. MDXL (1540)

Che autorizza la congregazione di carita' di Bisacquino ad accettare l'eredita' disposta dai fratelli Luigi, Giuseppe e Francesco Scavotto, a favore del locale ospedale. (8401540R)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 10/02/1885
vigente al 20/01/2022
  • Articoli
  • 1
  • 2
Testo in vigore dal: 10-2-1885
attiva riferimenti normativi
 
                              UMBERTO I 
 
           PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA' DELLA NAZIONE 
 
                             RE D'ITALIA 
 
  Sulla proposta del Nostro ministro  segretario  di  Stato  per  gli
affari dell'interno, presidente del consiglio dei ministri; 
 
  Veduta la deliberazione 18 luglio 1883, con cui la congregazione di
carita' del comune di Bisacquino domanda  di  essere  autorizzata  ad
accettare nell'interesse dello spedale locale, la eredita' dei furono
Scavotto Luigi, Giuseppe e Francesco,  a  favore  di  detto  ospedale
disposta coi testamenti 24 gennaio 1859, 25 giugno 1882 e  18  luglio
1883; 
 
  Veduti i testamenti succitati; 
 
  Veduto l'inventario della predetta eredita' da cui risulta  che  la
complessiva  eredita'   Scavotto   presenta   un   valore   di   lire
ottantaseimila trecento trentanove e centesimi quarantasette; 
 
  Veduta la deliberazione del  consiglio  comunale  di  Bisacquino  6
aprile 1884 con cui si propone di  affidare  la  amministrazione  dei
lasciti Scavotto al sindaco,  al  parroco  e  alla  congregazione  di
carita'; 
 
  Veduti i ricorsi avanzati dall'arciprete Giovanni Scavotto e dal D.
Antonino Scavotto cugini in quarto grado dei testatori; 
 
  Vedute   le   corrispondenti   deliberazioni   della    deputazione
provinciale; 
 
  Vedute le leggi 5 giugno 1850 e 3 agosto 1862; 
 
  Udito il parere del consiglio di Stato; 
 
  Abbiamo decretato e decretiamo: 
 
                               Art. 1. 
 
  La congregazione di carita' di Bisacquino (Palermo) e'  autorizzata
ad accettare nell'interesse dell'ospedale locale la eredita' a favore
dell'ospedale  stesso  disposta  dai  fratelli  Luigi,   Giuseppe   e
Francesco Scavotto coi testamenti anzicitati, niun conto  tenuto  dei
ricorsi avanzati dall'arciprete Giovanni e dal D. Antonino Scavotto.