LEGGE 5 dicembre 2005, n. 251

Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione.

note: Entrata in vigore del decreto: 8-12-2005 (Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 29/11/2006)
Testo in vigore dal: 8-12-2005
                               Art. 7.
   1.  Dopo  l'articolo 30-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, e'
inserito il seguente:
   "Art. 30-quater - (Concessione dei permessi premio ai recidivi). -
1.  I  permessi  premio possono essere concessi ai detenuti, ai quali
sia  stata  applicata  la  recidiva prevista dall'articolo 99, quarto
comma,  del  codice  penale,  nei  seguenti casi previsti dal comma 4
dell'articolo  30-ter:  a)  alla  lettera  a) dopo l'espiazione di un
terzo della pena;
   b) alla lettera b) dopo l'espiazione della meta' della pena;
   c)  alle lettere c) e d) dopo l'espiazione di due terzi della pena
e, comunque, di non oltre quindici anni".
   2.  Al comma 1 dell'articolo 47-ter della legge 26 luglio 1975, n.
354, e' premesso il seguente:
   "01. La pena della reclusione per qualunque reato, ad eccezione di
quelli  previsti  dal  libro  II,  titolo XII, capo III, sezione I, e
dagli  articoli  609-bis,  609-quater e 609-octies del codice penale,
dall'articolo  51,  comma  3-bis,  del  codice  di procedura penale e
dall'articolo  4-bis  della presente legge, puo' essere espiata nella
propria  abitazione  o in altro luogo pubblico di cura, assistenza ed
accoglienza,  quando  trattasi di persona che, al momento dell'inizio
dell'esecuzione  della  pena,  o  dopo  l'inizio  della stessa, abbia
compiuto  i  settanta  anni  di eta' purche' non sia stato dichiarato
delinquente  abituale, professionale o per tendenza ne' sia stato mai
condannato  con  l'aggravante  di  cui  all'articolo  99  del  codice
penale".
   3.  Il comma 1 dell'articolo 47-ter della legge 26 luglio 1975, n.
354, e' sostituito dai seguenti:
   "1.  La  pena della reclusione non superiore a quattro anni, anche
se  costituente  parte  residua  di  maggior  pena,  nonche'  la pena
dell'arresto,  possono  essere  espiate nella propria abitazione o in
altro  luogo  di  privata  dimora  ovvero  in luogo pubblico di cura,
assistenza o accoglienza, quando trattasi di:
   a)  donna incinta o madre di prole di eta' inferiore ad anni dieci
con lei convivente;
   b)  padre,  esercente  la  potesta', di prole di eta' inferiore ad
anni  dieci  con  lui  convivente,  quando  la  madre  sia deceduta o
altrimenti  assolutamente  impossibilitata  a  dare  assistenza  alla
prole;
   c)  persona  in  condizioni  di  salute particolarmente gravi, che
richiedano costanti contatti con i presidi sanitari territoriali;
   d)  persona  di  eta'  superiore a sessanta anni, se inabile anche
parzialmente;
   e)  persona  minore  di  anni  ventuno  per comprovate esigenze di
salute, di studio, di lavoro e di famiglia.
   1.  1.  Al  condannato,  al  quale sia stata applicata la recidiva
prevista  dall'articolo  99,  quarto  comma,  del codice penale, puo'
essere  concessa  la  detenzione  domiciliare  se  la  pena detentiva
inflitta,  anche  se  costituente  parte residua di maggior pena, non
supera tre anni".
   4. Il comma 1-bis dell'articolo 47-ter della legge 26 luglio 1975,
n. 354, e' sostituito dal seguente:
   "1-bis.  La  detenzione  domiciliare  puo'  essere  applicata  per
l'espiazione  della pena detentiva inflitta in misura non superiore a
due  anni,  anche  se  costituente  parte  residua  di  maggior pena,
indipendentemente  dalle  condizioni  di  cui  al  comma 1 quando non
ricorrono  i  presupposti  per  l'affidamento  in  prova  al servizio
sociale  e  sempre  che tale misura sia idonea ad evitare il pericolo
che  il condannato commetta altri reati. La presente disposizione non
si  applica  ai  condannati per i reati di cui all'articolo 4-bis e a
quelli cui sia stata applicata la recidiva prevista dall'articolo 99,
quarto comma, del codice penale".
   5.  Dopo  l'articolo  50  della  legge  26 luglio 1975, n. 354, e'
inserito il seguente:
   "Art.  50-bis - (Concessione della semiliberta' ai recidivi). - 1.
La  semiliberta' puo' essere concessa ai detenuti, ai quali sia stata
applicata  la  recidiva  prevista dall'articolo 99, quarto comma, del
codice  penale,  soltanto  dopo l'espiazione dei due terzi della pena
ovvero, se si tratta di un condannato per taluno dei delitti indicati
nel  comma  1 dell'articolo 4-bis della presente legge, di almeno tre
quarti di essa".
   6.  Il comma 1 dell'articolo 58-quater della legge 26 luglio 1975,
n. 354, e' sostituito dal seguente:
   "1.  L'assegnazione  al  lavoro  all'esterno,  i  permessi premio,
l'affidamento  in  prova  al  servizio  sociale,  nei  casi  previsti
dall'articolo  47,  la  detenzione  domiciliare e la semiliberta' non
possono  essere  concessi  al  condannato  che sia stato riconosciuto
colpevole  di  una  condotta  punibile  a norma dell'articolo 385 del
codice penale".
   7.  Dopo  il comma 7 dell'articolo 58-quater della legge 26 luglio
1975, n. 354, e' aggiunto il seguente:
   "7-bis.  L'affidamento  in  prova  al  servizio  sociale  nei casi
previsti   dall'articolo   47,   la   detenzione   domiciliare  e  la
semiliberta'  non  possono  essere  concessi  piu'  di  una  volta al
condannato   al  quale  sia  stata  applicata  la  recidiva  prevista
dall'articolo 99, quarto comma, del codice penale".
          Note all'art. 7:
              -  Per  il  testo  dell'art.  99 del codice penale vedi
          l'art. 4 della legge qui pubblicata.
              -  Si  riporta  il  testo dell'art. 47-ter della citata
          legge  26 luglio  1975, n. 354, come modificato dalla legge
          qui pubblicata:
              «Art.  47-ter  (Detenzione  domiciliare). - 01. La pena
          della  reclusione  per  qualunque  reato,  ad  eccezione di
          quelli  previsti dal libro II titolo XII, capo III, sezione
          I,  e  dagli  articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del
          codice  penale,  dall'art.  51,  comma 3-bis, del codice di
          procedura  penale  e  dall'art. 4-bis della presente legge,
          puo'  essere  espiata  nella  propria abitazione o in altro
          luogo  pubblico  di cura, assistenza ed accoglienza, quando
          trattasi   di   persona   che,   al   momento   dell'inizio
          dell'esecuzione  della  pena, o dopo l'inizio della stessa,
          abbia  compiuto  i  settanta  anni  di eta' purche' non sia
          stato  dichiarato delinquente abituale, professionale o per
          tendenza  ne'  sia stato mai condannato con l'aggravante di
          cui all'art. 99 del codice penale.
              1.  La  pena  della  reclusione non superiore a quattro
          anni,  anche  se costituente parte residua di maggior pena,
          nonche'  la pena dell'arresto, possono essere espiate nella
          propria  abitazione  o  in  altro  luogo  di privata dimora
          ovvero in luogo pubblico di cura, assistenza o accoglienza,
          quando trattasi di:
                a) donna  incinta  o madre di prole di eta' inferiore
          ad anni dieci con lei convivente;
                b) padre,  esercente  la  potesta',  di prole di eta'
          inferiore ad anni dieci con lui convivente, quando la madre
          sia  deceduta  o altrimenti assolutamente impossibilitata a
          dare assistenza alla prole;
                c) persona  in  condizioni  di salute particolarmente
          gravi,  che  richiedano  costanti  contatti  con  i presidi
          sanitari territoriali;
                d) persona  di  eta'  superiore  a  sessanta anni, se
          inabile anche parzialmente;
                e) persona  minore  di  anni  ventuno  per comprovate
          esigenze di salute, di studio, di lavoro e di famiglia.
              1.  1.  Al  condannato, al quale sia stata applicata la
          recidiva  prevista  dall'art.  99, quarto comma, del codice
          penale,  puo'  essere concessa la detenzione domiciliare se
          la  pena  detentiva  inflitta,  anche  se costituente parte
          residua di maggior pena, non supera tre anni.
              1-bis.  La detenzione domiciliare puo' essere applicata
          per  l'espiazione  della  pena detentiva inflitta in misura
          non  superiore  a  due  anni,  anche  se  costituente parte
          residua di maggior pena, indipendentemente dalle condizioni
          di  cui  al  comma 1 quando non ricorrono i presupposti per
          l'affidamento  in  prova  al  servizio sociale e sempre che
          tale  misura  sia  idonea  ad  evitare  il  pericolo che il
          condannato  commetta  altri reati. La presente disposizione
          non  si  applica  ai condannati per i reati di cui all'art.
          4-bis  e  a  quelli  cui  sia  stata  applicata la recidiva
          prevista dall'art. 99, quarto comma, del codice penale.
              1-ter.   Quando  potrebbe  essere  disposto  il  rinvio
          obbligatorio  o  facoltativo della esecuzione della pena ai
          sensi  degli  articoli 146  e  147  del  codice  penale, il
          tribunale  di  sorveglianza,  anche  se  la  pena supera il
          limite  di  cui  al  comma 1, puo' disporre la applicazione
          della  detenzione  domiciliare,  stabilendo  un  termine di
          durata  di  tale  applicazione,  termine  che  puo'  essere
          prorogato.  L'esecuzione  della  pena  prosegue  durante la
          esecuzione della detenzione domiciliare.
              1-quater. Se l'istanza di applicazione della detenzione
          domiciliare   e'   proposta   dopo   che  ha  avuto  inizio
          l'esecuzione  della pena, il magistrato di sorveglianza cui
          la domanda deve essere rivolta puo' disporre l'applicazione
          provvisoria  della  misura, quando ricorrono i requisiti di
          cui   ai   commi   1  e  1-bis.  Si  applicano,  in  quanto
          compatibili, le disposizioni di cui all'art. 47, comma 4.
              2.-3.
              4.  Il  tribunale  di  sorveglianza,  nel  disporre  la
          detenzione  domiciliare,  ne  fissa  le  modalita'  secondo
          quanto  stabilito  dall'art.  284  del  codice di procedura
          penale. Determina e impartisce altresi' le disposizioni per
          gli  interventi  del  servizio sociale. Tali prescrizioni e
          disposizioni  possono  essere  modificate dal magistrato di
          sorveglianza  competente  per  il luogo in cui si svolge la
          detenzione domiciliare.
              4-bis.   Nel  disporre  la  detenzione  domiciliare  il
          tribunale  di  sorveglianza,  quando  ne abbia accertato la
          disponibilita'   da   parte  delle  autorita'  preposte  al
          controllo,   puo'   prevedere  modalita'  di  verifica  per
          l'osservanza  delle  prescrizioni  imposte  anche  mediante
          mezzi  elettronici  o altri strumenti tecnici. Si applicano
          le  disposizioni  di  cui  all'art.  275-bis  del codice di
          procedura penale.
              5. Il condannato nei confronti del quale e' disposta la
          detenzione   domiciliare   non   e'  sottoposto  al  regime
          penitenziario  previsto dalla presente legge e dal relativo
          regolamento    di    esecuzione.    Nessun    onere   grava
          sull'amministrazione  penitenziaria per il mantenimento, la
          cura  e  l'assistenza  medica del condannato che trovasi in
          detenzione domiciliare.
              6.   La   detenzione  domiciliare  e'  revocata  se  il
          comportamento  del  soggetto,  contrario  alla legge o alle
          prescrizioni   dettate,   appare   incompatibile   con   la
          prosecuzione delle misure.
              7.  Deve  essere  inoltre  revocata  quando  vengono  a
          cessare le condizioni previste nei commi 1 e 1-bis.
              8.  Il  condannato  che, essendo in stato di detenzione
          nella  propria abitazione o in un altro dei luoghi indicati
          nel  comma 1, se ne allontana, e' punito ai sensi dell'art.
          385   del   codice   penale.  Si  applica  la  disposizione
          dell'ultimo comma dello stesso articolo.
              9. La denuncia per il delitto di cui al comma 8 importa
          la  sospensione  del  beneficio e la condanna ne importa la
          revoca.
              9-bis.  Se  la misura di cui al comma 1-bis e' revocata
          ai  sensi  dei  commi  precedenti  la pena residua non puo'
          essere sostituita con altra misura.».
              - Si  riporta il testo dell'art. 58-quater della citata
          legge  26 luglio  1975, n. 354, come modificato dalla legge
          qui pubblicata:
              «Art.     58-quater (Divieto    di    concessione    di
          benefici). - 1. L'assegnazione  al  lavoro  all'esterno,  i
          permessi   premio,   l'affidamento  in  prova  al  servizio
          sociale,  nei  casi  previsti  dall'art.  47, la detenzione
          domiciliare  e  la semiliberta' non possono essere concessi
          al  condannato  che sia stato riconosciuto colpevole di una
          condotta punibile a norma dell'art. 385 del codice penale.
              2.  La  disposizione  del  comma  1 si applica anche al
          condannato nei cui confronti e' stata disposta la revoca di
          una  misura  alternativa  ai  sensi dell'art. 47, comma 11,
          dell'art. 47-ter, comma 6, o dell'art. 51, primo comma.
              3.  Il divieto di concessione dei benefici opera per un
          periodo   di  tre  anni  dal  momento  in  cui  e'  ripresa
          l'esecuzione  della custodia o della pena o e' stato emesso
          il provvedimento di revoca indicato nel comma 2.
              4.   I   condannati   per   i   delitti   di  cui  agli
          articoli 289-bis  e  630  del  codice  penale  che  abbiano
          cagionato  la  morte  del  sequestrato  non sono ammessi ad
          alcuno dei benefici indicati nel comma 1 dell'art. 4-bis se
          non abbiano effettivamente espiato almeno i due terzi della
          pena  irrogata  o, nel caso dell'ergastolo, almeno ventisei
          anni.
              5.   Oltre   a   quanto  previsto  dai  commi  1  e  3,
          l'assegnazione  al  lavoro all'esterno, i permessi premio e
          le  misure alternative alla detenzione previste dal capo VI
          non  possono  essere  concessi,  o  se  gia'  concessi sono
          revocati, ai condannati per taluni dei delitti indicati nel
          comma  1 dell'art. 4-bis, nei cui confronti si procede o e'
          pronunciata  condanna  per  un delitto doloso punito con la
          pena della reclusione non inferiore nel massimo a tre anni,
          commesso  da chi ha posto in essere una condotta punibile a
          norma  dell'art.  385  del  codice penale ovvero durante il
          lavoro  all'esterno  o la fruizione di un permesso premio o
          di una misura alternativa alla detenzione.
              6.  Ai fini dell'applicazione della disposizione di cui
          al comma 5, l'autorita' che procede per il nuovo delitto ne
          da'  comunicazione  al magistrato di sorveglianza del luogo
          di ultima detenzione dell'imputato.
              7.  Il  divieto  di  concessione dei benefici di cui al
          comma  5 opera per un periodo di cinque anni dal momento in
          cui  e'  ripresa l'esecuzione della custodia o della pena o
          e' stato emesso il provvedimento di revoca della misura.
              7-bis.  L'affidamento  in prova al servizio sociale nei
          casi  previsti dall'art. 47, la detenzione domiciliare e la
          semiliberta'  non possono essere concessi piu' di una volta
          al  condannato  al  quale  sia  stata applicata la recidiva
          prevista dall'art. 99, quarto comma, del codice penale.».