LEGGE 23 ottobre 1985, n. 595

Norme per la programmazione sanitaria e per il piano sanitario triennale 1986-88.

(Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 30/12/1986)
Testo in vigore dal: 20-11-1985
                              Art. 10.
                 Disposizioni particolari in materia
                  di organizzazione degli ospedali

  1.  I  piani  sanitari delle regioni e delle province autonome, nel
definire  le  misure  di  cui  al  precedente articolo 9, lettera f),
devono    contenere    indicazioni    vincolanti   finalizzate   alla
utilizzazione  ottimale  dei servizi e dei posti letto in conformita'
ai seguenti parametri tendenziali:
    a)  dotazione  media  dei posti letto nell'ambito della regione o
provincia  autonoma del 6,5 per mille abitanti, di cui almeno l'1 per
mille  riservato  alla  riabilitazione, considerando i posti letto in
ospedali  pubblici,  quelli  convenzionati obbligatoriamente e quelli
dei  presidi  delle  unita'  sanitarie locali di cui all'articolo 43,
secondo  comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833, nonche' i posti
letto  di  strutture  private convenzionate, valutati, questi ultimi,
limitatamente ai fini del computo di cui sopra, al 50 per cento. Tale
standard  e'  riferito  al tasso di spedalizzazione della popolazione
residente   nella   regione   e   potra'  essere  variato  in  misura
proporzionale ai flussi di ricovero da altre regioni.
  L'anzidetto  standard,  nelle  regioni  dove la dotazione dei posti
letto  e'  superiore  all'8 per mille, puo' essere raggiunto entro il
1990;
  b) tasso medio di spedalizzazione: 160 per mille;
  c) tasso minimo di utilizzazione dei posti letto compreso tra il 70
e il 75 per cento;
  d) durata media della degenza: undici giorni.
  2.  i piani sanitari delle regioni e delle province autonome devono
altresi' prevedere:
    a)  la ristrutturazione, nel triennio 1986-88, in deroga a quanto
previsto  dagli  articoli 36 e seguenti della legge 12 febbraio 1968,
n.  132, e dai decreti del Presidente della Repubblica 27 marzo 1969,
n.  128  e  n.  129,  delle  degenze  ospedaliere  in aree funzionali
omogenee  afferenti  alle  attivita'  di  medicina, di chirurgia e di
specialita',  che,  pur  articolate  in  divisioni, sezioni e servizi
speciali  di  diagnosi  e  cura, anche a carattere pluridisciplinare,
siano   dimensionate   in  rapporto  alle  esigenze  assistenziali  e
rappresentino misure di avvio all'applicazione dell'articolo 17 della
legge 23 dicembre 1978, numero 833;
    b) la soppressione, l'accorpamento e la trasformazione in servizi
speciali  di diagnosi e cura, previsti dall'articolo 36, sesto comma,
della  legge  12  febbraio  1968,  n.  132, delle divisioni o sezioni
autonome  con  tasso di utilizzazione dei posti letto, con esclusione
di  quelli  adibiti a ricoveri diurni, mediamente inferiori al 50 per
cento nel triennio 1982-84, escludendo dal calcolo in ciascun anno il
mese  con maggiore ed il mese con minore utilizzazione, fatti salvi i
periodi  di  chiusura  per ragioni oggettive di forza maggiore. Nella
realizzazione  di  tali  interventi  nonche'  di  quelli  di cui alla
precedente lettera a), sono fatte salve le esigenze della didattica e
della ricerca nell'ambito delle strutture universitarie convenzionate
ai sensi dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1978, n. 833;
    c)  le  scelte  volte  a  promuovere  una  migliore  e piu' umana
qualita' della vita dei degenti negli ospedali, avendo anche riguardo
alla   possibilita'   di   realizzare,  soprattutto  per  i  bambini,
soddisfacenti rapporti con i familiari e con l'ambiente esterno nella
piena  salvaguardia  delle  esigenze  igieniche  e  terapeutiche  dei
presidi ospedalieri.
  3.  E'  fatto  divieto, nelle regioni e nelle province autonome con
dotazione complessiva di posti letto superiore a quella indicata alla
lettera  a)  del  comma  1,  di  procedere  alla costruzione di nuovi
ospedali ed all'ampliamento di quelli esistenti.
  4.  Le regioni e le province autonome possono consentire deroghe al
divieto  di cui al precedente comma 3 solamente per esigenze connesse
al   potenziamento   dei   servizi  di  pronto  soccorso,  ovvero  al
riequilibrio  territoriale  dei  servizi  di  diagnosi e cura, ovvero
all'ammodernamento   o   sostituzione   di   strutture  vetuste,  con
contestuale  disattivazione di un numero non inferiore di posti letto
nel territorio della stessa o di altra unita' sanitaria locale.
  5.  Nel caso di soppressione di divisioni o sezioni autonome non e'
consentito  procedere  a  convenzionamenti con istituzioni private in
sostituzione delle divisioni o sezioni soppresse.
  6. Gli spazi ospedalieri risultanti liberi per effetto delle misure
indicate nei commi precedenti sono destinati con priorita':
    a)  alla  strutturazione  di specifiche sezioni di degenza per la
riabilitazione di malati lungodegenti e ad alto rischio invalidante;
    b) ad attivita' di spedalizzazione a ciclo diurno;
    c)  all'esercizio  dell'attivita'  libero-professionale  in  sede
ospedaliera  dei  medici  a  tempo  pieno, ai sensi dell'articolo 35,
commi sesto e settimo, del decreto del Presidente della Repubblica 20
dicembre 1979, n. 761;
    d)  a migliorare la ricettivita' alberghiera dell'ospedale, anche
per  servizi  da rendere a pagamento quale forma di autofinanziamento
delle  unita'  sanitarie  locali,  ai sensi dell'articolo 25, secondo
comma, della legge 27 dicembre 1983, n. 730.
  7.  I  posti  di  organico  anche se riferiti alle piante organiche
provvisorie,   eccedenti   a   seguito  delle  soppressioni  e  delle
trasformazioni,  sono  portati  in  detrazione dalle piante organiche
stesse ovvero trasformati per le esigenze dei nuovi servizi di cui al
precedente articolo 2 o dei progetti-obiettivo indicati al precedente
articolo 8.
  8.  Il  personale  non  utilizzato  e' trasferito ad altro posto di
corrispondente  profilo  e  posizione  funzionale  vacante  presso la
propria  o  altra  unita'  sanitaria  locale  della  regione  o della
provincia  autonoma  con  l'osservanza  dei  criteri  previsti  dagli
articoli  39,  primo,  secondo e terzo comma, 40 e 41 del decreto del
Presidente  della  Repubblica  20  dicembre  1979,  n. 761, in quanto
compatibile,   o   in   mancanza   e'   utilizzato   in  soprannumero
riassorbibile.
  9.  I piani sanitari delle regioni e delle province autonome devono
inoltre  contenere  disposizioni  riguardanti la riorganizzazione dei
turni  di  lavoro  dei  medici  dei  servizi di diagnosi e cura e del
personale  dei  servizi  di  diagnostica strumentale, l'utilizzazione
intensiva   delle   camere  operatorie  e  delle  apparecchiature  di
tecnologia   avanzata   e   di   maggior   costo,   i   criteri   per
l'organizzazione  dei  posti  di  pronto  intervento  ospedaliero con
servizio  di  reperibilita', nonche' la utilizzazione degli incentivi
ad  incremento  della produttivita' degli ospedali nel loro insieme e
nelle singole componenti di degenza, tecniche ed economali.
  10. I piani sanitari delle regioni e delle province autonome, fermo
restando  l'obiettivo  della  piena  utilizzazione e del riequilibrio
territoriale   dei   presidi  pubblici,  indicano  il  fabbisogno  di
convenzioni  con  istituzioni  private di ricovero e cura, stabilendo
ambiti  programmati  di  collaborazione  in  relazione  alla funzione
complementare ad esse affidata.
  11.  L'ambito  programmato  di  collaborazione  va definito tenendo
conto   della   dislocazione   territoriale   delle   istituzioni  da
convenzionare in relazione al fabbisogno assistenziale da soddisfare,
e  della presenza di presidi convenzionati obbligatoriamente ai sensi
degli  articoli  39,  41,  42  e  43,  secondo  comma, della legge 23
dicembre 1978, n. 833.
  12. E' abrogato l'articolo 16 della legge 22 dicembre 1984, n. 887.
          Nota all'art. 10, comma 1, lettera a):
            Il  testo  del  secondo comma dell'art. 43 della legge n.
          833/1978, e' il seguente:

            Gli  istituti,  enti  ed ospedali di cui all'articolo 41,
          primo comma, che non abbiano ottenuto la classificazione ai
          sensi   della   legge  12  febbraio  1968,  n.  132,  e  le
          istituzioni  a carattere privato che abbiano un ordinamento
          dei  servizi  ospedalieri  corrispondente  a  quello  degli
          ospedali   gestiti   direttamente  dalle  unita'  sanitarie
          locali,  possono  ottenere  dalla  regione,  su  domanda da
          presentarsi  entro i termini stabiliti con legge regionale,
          che  i  loro  ospedali,  a  seconda  delle  caratteristiche
          tecniche  e  specialistiche,  siano  considerati,  ai  fini
          dell'erogazione    dell'assistenza    sanitaria,    presidi
          dell'unita'   sanitaria  locale  nel  cui  territorio  sono
          ubicati,  sempre che il piano sanitario regionale preveda i
          detti  presidi.  I  rapporti dei predetti istituti, enti ed
          ospedali  con  le  unita' sanitarie locali sono regolati da
          apposite convenzioni".

          Note all'art. 10, comma 2, lettera a):
            -  Si  riporta  il testo degli articoli 36, 37 e 38 della
          legge   n.   132/1968   (Enti   ospedalieri   e  assistenza
          ospedaliera):
            "Art.  36.  -  Negli  ospedali  generali  la  sezione  e'
          l'unita'  funzionale  che deve comprendere non meno di 25 e
          non piu' di 30 posti-letto.
            Negli  stessi  ospedali le sezioni di specialita' possono
          comprendere anche un numero di posti-letto che in ogni caso
          non  puo'  essere  inferiore  a 15. Queste sezioni, ove non
          esista  la  relativa divisione, sono di regola aggregate ad
          una divisione affine.
            La  divisione e' composta da 2 o piu' sezioni e comprende
          non meno di 50 e non piu' di 100 posti-letto.
            Negli stessi ospedali le divisioni di specialita' possono
          comprendere anche un numero inferiore di posti-letto che in
          ogni caso non puo' essere inferiore a trenta.
            I   servizi   speciali  di  diagnosi  e  cura  forniscono
          prestazioni  specializzate  e  di  norma  non dispongono di
          letti  di  degenza  o ne hanno un numero che, comunque, non
          puo'  essere  superiore a quello previsto per le sezioni di
          specialita'".
            "Art.  37.  -  Negli  ospedali  specializzati  le sezioni
          devono  comprendere  non meno di quindici posti-letto e non
          piu' di venti.
            Negli stessi ospedali le divisioni devono comprendere non
          meno di trenta posti-letto e non piu' di ottanta".
            "Art.  38.  -  Negli  ospedali  per  lungo  degenti e per
          convalescenti  le sezioni devono comprendere non meno di 25
          e non piu' di 30 posti-letto.
            Negli stessi ospedali le divisioni devono comprendere non
          meno di 80 e non piu' di 120 posti-letto".
            -  Il  D.P.R.  n.  128/1969  ed  il  D.P.R.  n. 129/1969,
          pubblicati   nel   supplemento   ordinario   alla  Gazzetta
          Ufficiale   n.   104   del  23  aprile  1969,  disciplinano
          rispettivamente    l'ordinamento    interno   dei   servizi
          ospedalieri   e   l'ordinamento   interno  dei  servizi  di
          assistenza  delle cliniche e degli istituti universitari di
          ricovero e cura.
            -  Il  testo  dell'art. 17 della legge n. 833/1978, e' il
          seguente:
            "Art.  17 (Requisiti e struttura interna degli ospedali).
          -  Gli stabilimenti ospedalieri sono strutture delle unita'
          sanitarie  locali,  dotate  dei  requisiti  minimi  di  cui
          all'art.  19, primo comma, della legge 12 febbraio 1968, n.
          132.
            Le  regioni  nell'ambito  della  programmazione sanitaria
          disciplinano  con  legge  l'articolazione  dell'ordinamento
          degli  ospedali  in  dipartimenti,  in  base  al  principio
          dell'integrazione  tra  le  divisioni,  sezioni  e  servizi
          affini  e  complementari,  a  quello  del  collegamento tra
          servizi  ospedalieri  ed  extraospedalieri in rapporto alle
          esigenze  di definiti ambiti territoriali, nonche' a quello
          della   gestione   dei   dipartimenti   stessi  sulla  base
          dell'integrazione  delle  competenze in modo da valorizzare
          anche  il  lavoro di gruppo. Tale disciplina tiene conto di
          quanto previsto dall'articolo 34 della presente legge".

          Note all'art. 10, comma 2, lettera b):
            -  Il  testo  dell'art.  36  della  legge  n. 132/1963 e'
          riportato nella nota all'art. 10, comma 2, lettera a).
            -  L'art.  39  della  legge  n.  833/1978  disciplina  le
          cliniche universitarie e le relative convenzioni.

          Nota all'art. 10, comma 6, lettera c):
            I  testi  del  sesto e del settimo comma dell'art. 35 del
          D.P.R.  n.  761/1979  (Stato  giuridico del personale delle
          unita' sanitarie locali) sono i seguenti:
            "L'attivita'    libero-professionale,    all'interno    o
          all'esterno  delle  strutture  e  dei  servizi  dell'unita'
          sanitaria  locale,  e'  intesa  a  favorire  esperienze  di
          pratica   professionale,  contatti  con  i  problemi  della
          prevenzione,   cura   e   riabilitazione   e  aggiornamento
          tecnico-scientifico  e  professionale  nell'interesse degli
          utenti e della collettivita'.
            L'attivita'    libero-professionale   all'interno   delle
          strutture  e  dei  servizi  dell'unita' sanitaria locale e'
          esercitata:
              a) in costanza di ricovero; nelle strutture di ricovero
          ospedaliero   debbono   essere   predisposti  e  realizzati
          appositi  spazi  distinti  e  specifici  -  entro il limite
          variabile di posti letto dal quattro al dieci per cento del
          totale  -  che  possono  anche  prescindere, in mancanza di
          camere  separate,  da  riferimenti  a  livello  di  confort
          alberghiero.  Detta  attivita' viene svolta in equipe ed e'
          comprensiva dei servizi connessi;
              b) in regime ambulatoriale, con utilizzo delle relative
          strutture,   secondo   modalita'   organizzative  stabilite
          dall'unita'  sanitaria  locale  in  accordo  con i sanitari
          interessati;   tale   attivita'  libero-professionale  deve
          essere  svolta  in  orari  diversi  da quelli stabiliti per
          l'attivita'  ambulatoriale ordinaria, eccezione fatta per i
          servizi  che per esigenze tecniche non lo consentono, per i
          quali deve essere previsto un plus orario".

          Nota all'art. 10, comma 6, lettera d):
            Il  testo  del  secondo comma dell'art. 25 della legge n.
          730/1978 e' il seguente:
            "A  modifica  di  quanto  previsto dall'articolo 69 della
          legge  23  dicembre  1978,  n.  833,  le  somme di cui alle
          lettere b), c) ed e), del primo comma dello stesso articolo
          sono   trattenute  dalle  unita'  sanitarie  locali,  dalle
          regioni e province autonome e sono utilizzate per il 50 per
          cento ad integrazione del finanziamento di parte corrente e
          per il 50 per cento per l'acquisto di attrezzature in conto
          capitale".

          Nota all'art. 10, comma 8:
            Il  testo  degli  articoli  39,  40  e  41  del D.P.R. n.
          761/1979 e' il seguente:
            "Art. 39 (Trasferimenti nell'ambito dell'unita' sanitaria
          locale).  -  Per motivate esigenze di servizio o a domanda,
          il   comitato  di  gestione,  sentita  la  commissione  del
          personale,  puo' disporre il trasferimento del personale ad
          altro  presidio, servizio o ufficio anche di diverso comune
          rientrante  nella  circoscrizione  territoriale dell'unita'
          sanitaria locale.
            I  trasferimenti  sono  disposti  sulla  base  di criteri
          oggettivi fissati nell'accordo nazionale unico.
            I   trasferimenti,  compresi  quelli  disciplinati  negli
          articoli  successivi, i comandi e le missioni sono disposti
          esclusivamente  nell'ambito  delle funzioni della posizione
          funzionale e della disciplina proprie degli interessati.
            La  disposizione  del  primo  comma  non  si  applica  al
          personale  laureato  appartenente alle posizioni funzionali
          apicali".
            "Art.   40   (Trasferimenti  ad  altra  unita'  sanitaria
          locale).   -   Il   personale,   escluso   quello  laureato
          appartenente alle posizioni funzionali apicali, puo' essere
          trasferito,  a domanda e compatibilmente con le esigenze di
          servizio,  a  presidio,  servizio o ufficio di altra unita'
          sanitaria  locale  della  regione  con  l'osservanza  della
          seguente procedura.
            Le   regioni,   all'atto   dell'indizione   dei  concorsi
          pubblici,  notificano  alle unita' sanitarie locali i posti
          disponibili messi a concorso.
            I  trasferimenti del personale laureato appartenente alle
          posizioni   funzionali  intermedie  sono  disposti  secondo
          l'ordine  di apposite graduatorie degli aspiranti formulate
          in   relazione   ai   titoli  dagli  stessi  posseduti,  da
          valutarsi,  in conformita' ai criteri stabiliti a norma del
          presente  decreto  per i rispettivi concorsi di assunzione,
          dalla stessa commissione costituita per i relativi concorsi
          e  prima  dell'inizio  degli  stessi.  I  trasferimenti del
          restante   personale  sono  disposti  secondo  l'ordine  di
          anzianita' nella posizione funzionale di appartenenza.
            Il  personale  non  puo'  chiedere un nuovo trasferimento
          prima che siano trascorsi due anni da quello precedente".
            "Art.  41  (Procedure  speciali  per  il trasferimento di
          alcune  categorie  di  personale).  - Il personale laureato
          appartenente  alle posizioni funzionali apicali puo' essere
          trasferito  a  presidio, servizio o ufficio appartenente ad
          una   diversa   unita'   sanitaria   locale  della  regione
          esclusivamente  a domanda e con l'osservanza della seguente
          procedura.
            Le  regioni,  prima  di  procedere  all'assegnazione alle
          unita'  sanitarie locali dei candidati dichiarati vincitori
          nei  pubblici  concorsi,  notificano  alle unita' sanitarie
          locali   la   graduatoria   degli   stessi   vincitori  con
          l'indicazione dei posti da conferire.
            I  dipendenti  appartenenti al ruolo regionale nominativo
          possono  chiedere  il trasferimento per i posti disponibili
          messi a concorso e per quelli che si renderanno disponibili
          a seguito dei trasferimenti richiesti.
            Ai  fini  dell'assegnazione  dei  posti  disponibili,  la
          regione  nomina una apposita commissione, costituita come i
          relativi  concorsi  pubblici  di  assunzione,  che  formula
          un'unica  graduatoria  comune  di  tutti gli interessati al
          trasferimento e dei vincitori del concorso, in relazione ai
          titoli  posseduti,  da  valutarsi in conformita' ai criteri
          stabiliti  con  il  decreto  di  cui  all'articolo  12.  Il
          personale  non  puo'  chiedere un nuovo trasferimento prima
          che siano decorsi almeno due anni da quello precedente.

          Note all'art. 10, comma 11:
            -  Gli  articoli  39,  41  e  42  della legge n. 833/1978
          concernono:
              art. 39: cliniche universitarie e relative convenzioni;
              art.   41:   convenzioni   con   istituzioni  sanitarie
          riconosciute che erogano assistenza pubblica;
              art.  42:  istituti  di  ricovero e di cura a carattere
          scientifico.
              -  Il testo dell'art. 43, secondo comma, della legge n.
          833/1978  e'  riportato  nella  nota  all'art. 10, comma 1,
          lettera a).