LEGGE 18 aprile 1975, n. 110

Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi.

(Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 08/09/2018)
Testo in vigore dal: 14-9-2018
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                               Art. 2. 
                  Armi e munizioni comuni da sparo 
 
  Agli  stessi  effetti  indicati  nel  primo  comma  del  precedente
articolo 1 e salvo quanto disposto dal  secondo  comma  dell'articolo
stesso sono armi comuni da sparo: 
    a) i fucili anche semiautomatici con una o piu'  canne  ad  anima
liscia; 
    b) i  fucili  con  due  canne  ad  anima  rigata,  a  caricamento
successivo con azione manuale; 
    c) i fucili con due o tre canne miste, ad anime lisce o rigate, a
caricamento successivo con azione manuale; 
    d) i fucili, le carabine ed i moschetti ad  una  canna  ad  anima
rigata, anche se predisposti per il funzionamento semiautomatico; 
    e) i fucili e le carabine che impiegano munizioni  a  percussione
anulare, purche' non a funzionamento automatico; 
    f) le rivoltelle a rotazione; 
    g) le pistole a funzionamento semiautomatico; 
    h) le repliche di armi antiche ad avancarica di modelli anteriori
al 1890 fatta eccezione per quelle a colpo singolo. (17) 
  Sono altresi' armi comuni da sparo i fucili e le carabine che,  pur
potendosi prestare all'utilizzazione del  munizionamento  da  guerra,
presentino specifiche caratteristiche per l'effettivo impiego per uso
di caccia o sportivo,  abbiano  limitato  volume  di  fuoco  e  siano
destinate ad utilizzare munizioni di tipo diverso da quelle militari.
Salvo che siano destinate alle Forze armate o ai Corpi  armati  dello
Stato, ovvero all'esportazione, non e' consentita  la  fabbricazione,
l'introduzione nel territorio dello Stato e la  vendita  di  armi  da
fuoco corte semiautomatiche o a ripetizione, che sono camerate per il
munizionamento nel calibro 9x19 parabellum , nonche' di  armi  comuni
da sparo, salvo quanto previsto per quelle per uso sportivo,  per  le
armi antiche e per le repliche di  armi  antiche,  con  caricatori  o
serbatoi, fissi o amovibili, ((contenenti un numero  superiore  a  10
colpi per le armi lunghe ed un numero superiore a  20  colpi  per  le
armi corte,)) nonche'  di  tali  caricatori  e  di  ogni  dispositivo
progettato o adattato per attenuare il rumore causato da  uno  sparo.
Per le repliche di armi antiche e' ammesso un  numero  di  colpi  non
superiore a 10. Nei casi consentiti e' richiesta la  licenza  di  cui
all'articolo 31 del testo unico delle leggi  di  pubblica  sicurezza,
approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. (17) 
  Sono infine considerate armi comuni da sparo quelle denominate  'da
bersaglio da sala', o ad emissione di gas, nonche' le  armi  ad  aria
compressa o gas compressi, sia lunghe  sia  corte  i  cui  proiettili
erogano un'energia cinetica superiore a 7,5 joule,  e  gli  strumenti
lanciarazzi, salvo che si tratti di armi destinate alla pesca  ovvero
di armi e strumenti per i quali il Banco nazionale di prova  escluda,
in relazione alle rispettive caratteristiche, l'attitudine  a  recare
offesa alla persona. Non sono armi gli strumenti ad aria compressa  o
gas compresso a  canna  liscia  e  a  funzionamento  non  automatico,
destinati  al  lancio  di  capsule  sferiche  marcatrici  ((prive  di
sostanze o miscele classificate come pericolose dall'articolo  3  del
regolamento n. 1272/2008/CE del Parlamento europeo e  del  Consiglio,
del 16  dicembre  2008,)),  che  erogano  una  energia  cinetica  non
superiore a 12,7 joule, purche'  di  calibro  non  inferiore  a  12,7
millimetri e non superiore a 17,27 millimetri. Il Banco nazionale  di
prova, a spese dell'interessato, procede a  verifica  di  conformita'
dei prototipi dei medesimi strumenti. Gli strumenti che  erogano  una
energia cinetica superiore a  7,5  joule  possono  essere  utilizzati
esclusivamente per attivita'  agonistica.  In  caso  di  inosservanza
delle disposizioni di cui al presente comma, si applica  la  sanzione
amministrativa di cui all'articolo 17-bis,  primo  comma,  del  regio
decreto 18 giugno 1931, n. 773. Con decreto del Ministro dell'interno
sono definite le  disposizioni  per  l'acquisto,  la  detenzione,  il
trasporto, il porto e l'utilizzo degli  strumenti  da  impiegare  per
l'attivita' amatoriale e per quella agonistica. 
  Le munizioni a palla  destinate  alle  armi  da  sparo  comuni  non
possono  comunque  essere  costituite   con   pallottole   a   nucleo
perforante,  traccianti,  incendiarie,   a   carica   esplosiva,   ad
espansione, autopropellenti, ne'  possono  essere  tali  da  emettere
sostanze stupefacenti,  tossiche  o  corrosive,  o  capsule  sferiche
marcatrici, diverse da quelle consentite a norma del terzo  comma  ed
eccettuate  le   cartucce   che   lanciano   sostanze   e   strumenti
narcotizzanti destinate a fini scientifici e di zoofilia per le quali
venga rilasciata apposita licenza del questore. 
  Le disposizioni del testo unico delle leggi di  pubblica  sicurezza
18 giugno 1931, n. 773, del regio decreto 6 maggio 1940, n. 635,  con
le  successive  rispettive  modificazioni,  e  della  presente  legge
relative alla detenzione ed al porto delle armi non si applicano  nei
riguardi degli  strumenti  lanciarazzi  e  delle  relative  munizioni
quando il loro impiego e'  previsto  da  disposizioni  legislative  o
regolamentari ovvero quando sono  comunque  detenuti  o  portati  per
essere  utilizzati  come  strumenti  di  segnalazione  per  soccorso,
salvataggio o attivita' di protezione civile. 
 
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AGGIORNAMENTO (17) 
  Il D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159  ha  disposto  (con  l'art.  72,
comma 1) che "Le pene stabilite  per  i  reati  concernenti  le  armi
alterate nonche' le armi e le munizioni di cui all'articolo  1  della
legge 18 aprile 1975, n. 110, sono triplicate e quelle stabilite  per
i reati concernenti le armi e le munizioni  di  cui  all'articolo  2,
commi primo e secondo, della stessa legge sono aumentate nella misura
in cui al terzo comma dell'articolo 99 del codice penale, se i  fatti
sono commessi da persona sottoposta con provvedimento  definitivo  ad
una misura di prevenzione personale durante il  periodo  previsto  di
applicazione e sino a tre anni dal  momento  in  cui  ne  e'  cessata
l'esecuzione".