LEGGE 5 marzo 1963, n. 366

Nuove norme relative alle lagune di Venezia e di Marano-Grado.

(Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 11/08/1976)
Testo in vigore dal: 10-10-1976
aggiornamenti all'articolo
                              Art. 26. 
 
  I contravventori alle norme della presente legge  sono  puniti  con
l'ammenda fino a lire 300.000, salvo che  il  fatto  non  costituisca
reato piu' grave. (1) ((2)) 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (1) 
  La L. 16 aprile 1973, n. 171 ha disposto (con l'art.  9,  comma  6)
che "In deroga a quanto previsto dall'art. 26  della  legge  5  marzo
1963, n. 366, chiunque  apra,  mantenga  o  comunque  effettui  nella
laguna  uno  scarico  senza   l'autorizzazione   prescritta   o   con
inosservanza delle disposizioni date con l'atto di autorizzazione, e'
punito, nel caso che lo scarico non abbia prodotto  una  degradazione
delle acque  recipienti,  con  un'ammenda  da  lire  100.000  a  lire
1.000.000. In caso di recidiva l'ammenda non  puo'  essere  inferiore
alla meta' del massimo." 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (2) 
  La L. 16 aprile 1973, n. 171, come modificata dal  D.L.  10  agosto
1976, n. 544, convertito con modificazioni dalla L. 8  ottobre  1976,
n.690, ha disposto (con l'art. 9, comma 6) che "In  deroga  a  quanto
previsto dall'articolo 26 della legge 5 marzo 1963, n. 366,  chiunque
apra, mantenga o comunque effettui nella  laguna  uno  scarico  senza
aver  richiesto  la  prescritta  autorizzazione  ovvero  continui  ad
effettuare o mantenere lo scarico dopo che l'autorizzazione sia stata
negata o revocata, e' punito con l'arresto da due mesi a due  anni  o
con l'ammenda da lire 500 mila a lire 10 milioni. In caso di recidiva
specifica, e' consentita l'emissione del mandato di  cattura.  Se  lo
scarico supera  i  limiti  di  accettabilita'  di  cui  alla  tabella
allegata al decreto del  Presidente  della  Repubblica  20  settembre
1973, n. 962, si applica sempre la pena dell'arresto."