DECRETO LEGISLATIVO 7 giugno 2000, n. 168

Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, in materia di principi e criteri per l'organizzazione delle Aziende sanitarie locali e di limiti dell'esercizio del potere sostitutivo statale, nonche' di formazione delle graduatorie per la disciplina dei rapporti di medicina generale.

Testo in vigore dal: 7-7-2000
attiva riferimenti normativi
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
  Visto l'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400;
  Vista  la  legge  30  novembre  1998,  n.  419,  ed  in particolare
l'articolo 4;
  Visto  il  decreto  legislativo  30  dicembre  1992,  n.  502, come
modificato  ed  integrato da ultimo dal decreto legislativo 19 giugno
1999, n. 229, ed in particolare gli articoli 3, comma 1-bis, 19-ter e
8;
  Visto  l'articolo  10, comma 2, della legge 13 maggio 1999, n. 133,
recante  disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e
federalismo  fiscale,  in  base al quale, entro un anno dalla data di
entrata  in  vigore  del decreto legislativo attuativo della legge n.
419  del  1998 e nel rispetto delle procedure, dei principi e criteri
direttivi  da  essa  stabiliti,  con  uno  o piu' decreti legislativi
possono emanarsi disposizioni correttive ed integrative;
  Vista  la  preliminare  deliberazione  del  Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 17 marzo 2000;
  Udito  il  parere  della  Conferenza  unificata  di  cui al decreto
legislativo  28  agosto  1997,  n.  281,  espresso nella seduta del 4
aprile 2000;
  Acquisto  il  parere  delle competenti commissioni permanenti della
Camera dei deputati;
  Considerato  che  il  Senato  della  Repubblica non ha espresso nel
termine il prescritto parere;
  Vista  la  deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 2 giugno 2000;
  Sulla  proposta  del  Presidente  del  Consiglio dei Ministri e del
Ministro della sanita';
                              E m a n a
il seguente decreto legislativo:

                               Art. 1
    Modifica all'articolo 3, comma 1-bis, del decreto legislativo
        30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni

  1.  Nell'articolo  3,  comma  1-bis,  del  decreto  legislativo  30
dicembre  1992,  n.  502,  introdotto  dall'articolo  3  del  decreto
legislativo   19   giugno   1999,   n.   229,  le  parole:  "la  loro
organizzazione  e  funzionamento sono disciplinati con atto aziendale
di diritto privato, nel rispetto dei principi e criteri stabiliti con
la  legge  regionale  di  cui  all'articolo 2, comma 2-sexies.", sono
sostituite   dalle   seguenti:   "la   loro   organizzazione   ed  il
funzionamento   sono  disciplinati  con  atto  aziendale  di  diritto
privato, nel rispetto dei principi e criteri previsti da disposizioni
regionali.".
          Avvertenza:
              Il  testo  delle  note  qui pubblicato e' stato redatto
          dall'amministrazione   competente   per  materia  ai  sensi
          dell'art.   10,   commi  2  e  3,  del  testo  unico  delle
          disposizioni     sulla     promulgazione    delle    leggi,
          sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
          e  sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
          approvato  con  D.P.R.  28 dicembre  1985, n. 1092, al solo
          fine  di  facilitare la lettura delle disposizioni di legge
          modificate  o  alle  quali  e'  operato  il rinvio. Restano
          invariati  il  valore  e l'efficacia degli atti legislativi
          qui trascritti.
          Note alle premesse:
              - L'art. 76 della Costituzione e' il seguente:
              "L'esercizio della funzione legislativa non puo' essere
          delegato al Governo se non con determinazione di principi e
          criteri  direttivi  e  soltanto  per  tempo  limitato e per
          oggetti definiti".
              - L'art. 87 della Costituzione e' il seguente:
              "Il  Presidente della Repubblica e' il Capo dello Stato
          e rappresenta l'unita' nazionale.
              Puo' inviare messaggi alle Camere.
              Indice  le  elezioni  delle  nuove Camere e ne fissa la
          prima riunione.
              Autorizza  la  presentazione alle Camere dei disegni di
          legge di iniziativa del Governo.
              Promulga  le  leggi ed emana i decreti aventi valore di
          legge e i regolamenti.
              Indice  il  referendum popolare nei casi previsti dalla
          Costituzione.
              Nomina,  nei  casi  indicati  dalla legge, i funzionari
          dello Stato.
              Accredita   e   riceve  i  rappresentanti  diplomatici,
          ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra,
          l'autorizzazione delle Camere.
              Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio
          supremo  di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo
          stato di guerra deliberato dalle Camere.
              Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
              Puo' concedere grazia e commutare le pene.
              Conferisce le onorificenze della Repubblica".
              -   L'art.  14  della  legge  23 agosto  1988,  n.  400
          (Disciplina  dell'attivita'  di Governo e ordinamento della
          Presidenza del Consiglio dei Ministri), e' il seguente:
              "Art.   14   (Decreti   legislativi)  -  1.  I  decreti
          legislativi  adottati  dal  Governo  ai  sensi dell'art. 76
          della   Costituzione  sono  emanati  dal  Presidente  della
          Repubblica  con  la denominazione di "decreto legislativo e
          con   l'indicazione,   nel   preambolo,   della   legge  di
          delegazione, della deliberazione del Consiglio dei Ministri
          e degli altri adempimenti del procedimento prescritti dalla
          legge di delegazione.
              2.  L'emanazione  del decreto legislativo deve avvenire
          entro  il  termine  fissato  dalla legge di delegazione; il
          testo  del  decreto  legislativo  adottato  dal  Governo e'
          trasmesso   al   Presidente   della   Repubblica,   per  la
          emanazione, almeno venti giorni prima della scadenza.
              3.  Se  la  delega  legislativa  si  riferisce  ad  una
          pluralita'  di  oggetti  distinti  suscettibili di separata
          disciplina,  il Governo puo' esercitarla mediante piu' atti
          successivi  per  uno  o  piu'  degli  oggetti  predetti. In
          relazione  al  termine  finale  stabilito  dalla  legge  di
          delegazione,  il  Governo  informa periodicamente le Camere
          sui  criteri  che  segue nell'organizzazione dell'esercizio
          della delega.
              4.  In  ogni  caso,  qualora  il  termine  previsto per
          l'esercizio  della  delega ecceda i due anni, il Governo e'
          tenuto a richiedere il parere delle Camere sugli schemi dei
          decreti  delegati.  Il parere e' espresso dalle commissioni
          permanenti  delle  due  Camere competenti per materia entro
          sessanta  giorni,  indicando  specificamente  le  eventuali
          disposizioni  non  ritenute  corrispondenti  alle direttive
          della  legge  di delegazione. Il Governo, nei trenta giorni
          successivi,  esaminato  il  parere, ritrasmette, con le sue
          osservazioni  e  con  eventuali modificazioni, i testi alle
          commissioni  per  il  parere  definitivo  che  deve  essere
          espresso entro trenta giorni".
              -  La legge 30 novembre 1998, n. 419, concerne: "Delega
          al  Governo per la razionalizzazione del Servizio sanitario
          nazionale  e per l'adozione di un testo unico in materia di
          organizzazione   e  funzionamento  del  Servizio  sanitario
          nazionale.  Modifiche  al  decreto  legislativo 30 dicembre
          1992, n. 502".
              -  Il testo dell'art. 4 della citata legge n. 419/1998,
          e' il seguente:
              "Art.  4  (Testo  unico) - 1. Entro diciotto mesi dalla
          data  di entrata in vigore della presente legge, il Governo
          e'  delegato  ad  emanare un decreto legislativo recante un
          testo  unico delle leggi e degli atti aventi forza di legge
          concernenti   l'organizzazione   ed  il  funzionamento  del
          Servizio  sanitario  nazionale, coordinando le disposizioni
          previste  dai  decreti  legislativi  di  cui all'art. 1 con
          quelle  vigenti nella stessa materia, ed in particolare con
          quelle  previste  dalla  legge  23 dicembre 1978, n. 833, e
          successive   modificazioni,   e   dal  decreto  legislativo
          30 dicembre  1992,  n.  502,  e  successive  modificazioni,
          apportando   le   opportune   modificazioni  integrative  e
          correttive   nonche'   quelle   necessarie   al   fine  del
          coordinamento  stesso.  Dopo nove mesi dalla emanazione del
          decreto  legislativo  di  cui al presente comma, il Governo
          presenta   alle  competenti  commissioni  parlamentari  una
          relazione sullo stato di attuazione.
              2.  Il decreto legislativo di cui al comma 1 e' emanato
          previo  parere  delle competenti commissioni parlamentari e
          della  Conferenza  unificata  di cui all'art. 8 del decreto
          legislativo 28 agosto 1997, n. 281. I pareri sono espressi,
          rispettivamente,  entro  quaranta  ed  entro  trenta giorni
          dalla   data   di  trasmissione  dello  schema  di  decreto
          legislativo.  Il  parere reso dalla Conferenza unificata e'
          immediatamente   trasmesso   alle   competenti  commissioni
          parlamentari.  Il  Governo,  nei  trenta  giorni successivi
          all'espressione  dei  pareri  delle  competenti commissioni
          parlamentari, ritrasmette, con le sue osservazioni e con le
          eventuali  modificazioni,  lo schema di decreto legislativo
          alle  medesime  commissioni  per  il parere definitivo, che
          deve essere reso entro venti giorni".
              -  Il  decreto  legislativo  30 dicembre  1992, n. 502,
          concerne:  "Riordino della disciplina in materia sanitaria,
          a norma dell'art. 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421".
              -  Il  decreto  legislativo  19 giugno  1999,  n.  229,
          concerne:  "Norme  per  la  razionalizzazione  del Servizio
          sanitario  nazionale,  a  norma  dell'art.  1  della  legge
          30 novembre  1998, n. 419". Per il testo dell'art. 3, comma
          1-bis, vedasi in nota all'art. 1.
              - Il testo degli articoli 19-ter e 8 del citato decreto
          legislativo  n.  502/1992 e successive modificazioni, e' il
          seguente:
              "Art.   19-ter   (Federalismo   sanitario,   patto   di
          stabilita'   e  interventi  a  garanzia  della  coesione  e
          dell'efficienza  del  Servizio  sanitario  nazionale). - 1.
          Anche  sulla  base  degli indicatori e dei dati definiti ai
          sensi dell'art. 28, comma 10, della legge 23 dicembre 1998,
          n.  448, il Ministro della sanita', sentita l'Agenzia per i
          servizi   sanitari   regionali,   determina   i  valori  di
          riferimento  relativi  alla  utilizzazione  dei servizi, ai
          costi  e  alla  qualita' dell'assistenza anche in relazione
          alle  indicazioni  della  programmazione  nazionale  e  con
          comparazioni a livello comunitario relativamente ai livelli
          di  assistenza  sanitaria,  alle  articolazioni per aree di
          offerta  e ai parametri per la valutazione dell'efficienza,
          dell'economicita'  e della funzionalita' della gestione dei
          servizi  sanitari,  segnalando  alle  regioni gli eventuali
          scostamenti osservati.
              2.  Le  regioni, anche avvalendosi del supporto tecnico
          dell'Agenzia  per i servizi sanitari regionali, procedono a
          una   ricognizione  delle  cause  di  tali  scostamenti  ed
          elaborano   programmi  operativi  di  riorganizzazione,  di
          riqualificazione  o  di  potenziamento dei Servizi sanitari
          regionali, di durata non superiore al triennio.
              3.  Il  Ministro della sanita' e la regione interessata
          stipulano  una convenzione redatta sulla base di uno schema
          tipo  approvato  dal Ministro della sanita' d'intesa con la
          Conferenza  permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le
          regioni  e  le  province  autonome  di Trento e di Bolzano,
          avente  a  oggetto  le  misure  di  sostegno  al  programma
          operativo  di  cui  al  comma 2, i cui eventuali oneri sono
          posti  a  carico  della  quota  parte  del  Fondo sanitario
          nazionale  destinata  al  perseguimento degli obiettivi del
          Piano  sanitario  nazionale,  ai  sensi  dell'art. 1, comma
          34-bis   della   legge   23 dicembre   1996,   n.  662.  La
          convenzione:
                a) stabilisce   le  modalita'  per  l'erogazione  dei
          finanziamenti  per  l'attuazione  dei  programmi  operativi
          secondo stati di avanzamento;
                b) definisce  adeguate  forme  di  monitoraggio degli
          obiettivi  intermedi  per  ogni  stato  di avanzamento e le
          modalita'  della  loro verifica da parte dell'Agenzia per i
          servizi sanitari regionali;
                c) individua  forme di penalizzazione e di graduale e
          progressiva  riduzione o dilazione dei finanziamenti per le
          regioni  che  non  rispettino gli impegni convenzionalmente
          assunti  per il raggiungimento degli obiettivi previsti nei
          programmi concordati;
                d) disciplina,   nei   casi   di   inerzia  regionale
          nell'adozione  nell'attuazione dei programmi concordati, le
          ipotesi e le forme di intervento del Consiglio dei Ministri
          secondo le procedure e le garanzie di cui all'art. 2, comma
          2-octies".
              "Art. 8 (Disciplina dei rapporti per l'erogazione delle
          prestazioni   assistenziali).  -  1.  Il  rapporto  tra  il
          Servizio sanitario nazionale, i medici di medicina generale
          e  i  pediatri di libera scelta e' disciplinato da apposite
          convenzioni  di  durata  triennale  conformi  agli  accordi
          collettivi nazionali stipulati, ai sensi dell'art. 4, comma
          9,   della   legge   30 dicembre   1991,  n.  412,  con  le
          organizzazioni    sindacali   di   categoria   maggiormente
          rappresentative  in  campo  nazionale. Detti accordi devono
          tenere conto dei seguenti princi'pi:
                a) prevedere  che la scelta del medico e' liberamente
          effettuata   dall'assistito,  nel  rispetto  di  un  limite
          massimo di assistiti per medico, ha validita' annuale ed e'
          tacitamente rinnovata;
                b) regolamentare  la  possibilita'  di  revoca  della
          scelta  da parte dell'assistito nel corso dell'anno nonche'
          la  ricusazione  della  scelta da parte del medico, qualora
          ricorrano     eccezionali    e    accertati    motivi    di
          incompatibilita';
                c) disciplinare   gli   ambiti   e  le  modalita'  di
          esercizio della libera professione prevedendo che: il tempo
          complessivamente   dedicato   alle   attivita'   in  libera
          professione  non  rechi  pregiudizio al corretto e puntuale
          svolgimento  degli obblighi del medico, nello studio medico
          e  al  domicilio  del  paziente;  le prestazioni offerte in
          attivita'  libero-professionale  siano definite nell'ambito
          della   convenzione,   anche   al   fine  di  escludere  la
          coincidenza tra queste e le prestazioni incentivanti di cui
          alla   lettera  d);  il  medico  sia  tenuto  a  comunicare
          all'azienda  unita' sanitaria locale l'avvio dell'attivita'
          in  libera  professione,  indicandone  sede  ed  orario  di
          svolgimento, al fine di consentire gli opportuni controlli;
          sia   prevista  una  preferenza  nell'accesso  a  tutte  le
          attivita' incentivate previste dagli accordi integrativi in
          favore    dei   medici   che   non   esercitano   attivita'
          libero-professionale  strutturata  nei confronti dei propri
          assistiti.  Fino  alla stipula della nuova convenzione sono
          fatti salvi i rapporti professionali in atto con le aziende
          termali.  In  ogni  caso,  il  non  dovuto pagamento, anche
          parziale,   di   prestazioni   da  parte  dell'assistito  o
          l'esercizio  di  attivita' libero-professionale al di fuori
          delle  modalita'  e  dei  limiti previsti dalla convenzione
          comportano     l'immediata    cessazione    del    rapporto
          convenzionale con il Servizio sanitario nazionale;
                d) ridefinire  la struttura del compenso spettante al
          medico,  prevedendo  una  quota  fissa per ciascun soggetto
          iscritto  alla  sua  lista,  corrisposta su base annuale in
          rapporto  alle  funzioni definite in convenzione; una quota
          variabile   in   considerazione  del  raggiungimento  degli
          obiettivi   previsti  dai  programmi  di  attivita'  e  del
          rispetto  dei  conseguenti  livelli di spesa programmati di
          cui  alla lettera f); una quota variabile in considerazione
          dei  compensi  per  le  prestazioni e le attivita' previste
          negli  accordi  nazionali e regionali, in quanto funzionali
          allo sviluppo dei programmi di cui alla lettera f);
                e) garantire  l'attivita'  assistenziale per l'intero
          arco  della  giornata  e per tutti i giorni della settimana
          attraverso  il  coordinamento  operativo  e  l'integrazione
          professionale,  nel  rispetto  degli  obblighi  individuali
          derivanti dalle specifiche convenzioni, fra l'attivita' dei
          medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta,
          della   guardia   medica  e  della  medicina  dei  servizi,
          attraverso   lo   sviluppo   di  forme  di  associazionismo
          professionale   e   la   organizzazione   distrettuale  del
          servizio;
                f)  prevedere  le  modalita'  attraverso  le quali le
          unita'  sanitarie  locali,  sulla base della programmazione
          regionale   e   nell'ambito   degli   indirizzi  nazionali,
          individuano   gli  obiettivi,  concordano  i  programmi  di
          attivita'  e  definiscono  i  conseguenti  livelli di spesa
          programmati dei medici singoli o associati, in coerenza con
          gli obiettivi e i programmi di attivita' del distretto;
                g) disciplinare  le  modalita'  di partecipazione dei
          medici  alla definizione degli obiettivi e dei programmi di
          attivita'   del   distretto   e   alla  verifica  del  loro
          raggiungimento;
                h) disciplinare  l'accesso alle funzioni di medico di
          medicina  generale del Servizio sanitario nazionale secondo
          parametri  definiti nell'ambito degli accordi regionali, in
          modo  che  l'accesso  medesimo  sia  consentito  ai  medici
          forniti  dell'attestato  di  cui  all'art.  2  del  decreto
          legislativo 8 agosto 1991, n. 256, o titolo equipollente ai
          sensi dell'art. 6 del predetto decreto, prevedendo altresi'
          che  la  graduatoria  annuale  evidenzi  i  medici  forniti
          dell'attestato,  al  fine di riservare loro una percentuale
          predeterminata  di  posti  in  sede di copertura delle zone
          carenti;
                i) regolare   la  partecipazione  di  tali  medici  a
          societa',   anche   cooperative,   al   fine  di  prevenire
          l'emergere  di  conflitti  di  interesse  con  le  funzioni
          attribuite agli stessi medici dai rapporti convenzionali in
          atto;
                l)  prevedere  la possibilita' di stabilire specifici
          accordi  con i medici gia' titolari di convenzione operanti
          in  forma  associata,  secondo  modalita'  e in funzione di
          specifici obiettivi definiti in ambito convenzionale;
                m) prevedere  le  modalita'  con  cui  la convenzione
          possa    essere    sospesa,   qualora   nell'ambito   della
          integrazione dei medici di medicina generale e dei pediatri
          di  libera  scelta  nella  organizzazione  distrettuale, le
          unita'   sanitarie   locali  attribuiscano  a  tali  medici
          l'incarico  di  direttore  di  distretto  o altri incarichi
          temporanei  ritenuti  inconciliabili  con  il  mantenimento
          della convenzione.
              1-bis.  Le aziende unita' sanitarie locali e le aziende
          ospedaliere,  in  deroga  a  quanto  previsto  dal comma 1,
          utilizzano, a esaurimento, nell'ambito del numero delle ore
          di  incarico  svolte  alla  data  di  entrata in vigore del
          decreto  legislativo  7 dicembre  1993,  n.  517,  i medici
          addetti alla stessa data alle attivita' di guardia medica e
          di medicina dei servizi. Per costoro valgono le convenzioni
          stipulate  ai  sensi  dell'art.  48 della legge 23 dicembre
          1978, n. 833. Entro un anno dalla data di entrata in vigore
          del  presente  decreto, che modifica il decreto legislativo
          30 dicembre  1992,  n.  502, e successive modificazioni, le
          regioni   possono   individuare  aree  di  attivita'  della
          emergenza  territoriale  e della medicina dei servizi, che,
          al   fine   del   miglioramento   dei  servizi,  richiedono
          l'instaurarsi  di  un  rapporto d'impiego. A questi fini, i
          medici  in  servizio  alla  data  di  entrata in vigore del
          presente  decreto,  che  modifica  il  decreto  legislativo
          30 dicembre  1992,  n.  502,  e  successive  modificazioni,
          addetti  a  tali  attivita',  i  quali  al 31 dicembre 1998
          risultavano  titolari  di un incarico a tempo indeterminato
          da  almeno cinque anni, o comunque al compimento del quinto
          anno  di  incarico a tempo indeterminato, sono inquadrati a
          domanda  nel  ruolo  sanitario,  nei limiti dei posti delle
          dotazioni  organiche  definite e approvate nel rispetto dei
          principi   di   cui  all'art.  6  del  decreto  legislativo
          3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni e previo
          giudizio  di  idoneita'  secondo  le  procedure  di  cui al
          decreto   del   Presidente   del   Consiglio  dei  Ministri
          12 dicembre  1997,  n.  502.  Nelle more del passaggio alla
          dipendenza,  le regioni possono prevedere adeguate forme di
          integrazione   dei   medici   convenzionati   addetti  alla
          emergenza   sanitaria   territoriale  con  l'attivita'  dei
          servizi del sistema di emergenza-urgenza secondo criteri di
          flessibilita'   operativa,   incluse   forme  di  mobilita'
          interaziendale.
              2.  Il  rapporto con le farmacie pubbliche e private e'
          disciplinato  da  convenzioni  di durata triennale conformi
          agli   accordi   collettivi  nazionali  stipulati  a  norma
          dell'art. 4, comma 9, della legge 30 dicembre 1991, n. 412,
          con  le  organizzazioni sindacali di categoria maggiormente
          rappresentative  in  campo  nazionale. Detti accordi devono
          tener conto dei seguenti princi'pi:
                a) le    farmacie   pubbliche   e   private   erogano
          l'assistenza  farmaceutica per conto delle unita' sanitarie
          locali    del    territorio   regionale   dispensando,   su
          presentazione   della   ricetta   del  medico,  specialita'
          medicinali, preparati galenici, prodotti dietetici, presidi
          medico-chirurgici  e  altri prodotti sanitari erogabili dal
          Servizio   sanitario  nazionale  nei  limiti  previsti  dai
          livelli di assistenza;
                b) per  il  servizio  di cui alla lettera a) l'unita'
          sanitaria  locale  corrisponde  alla farmacia il prezzo del
          prodotto   erogato,  al  netto  della  eventuale  quota  di
          partecipazione  alla  spesa  dovuta dall'assistito. Ai fini
          della liquidazione la farmacia e' tenuta alla presentazione
          della   ricetta   corredata   del   bollino   o   di  altra
          documentazione      comprovante     l'avvenuta     consegna
          all'assistito. Per il pagamento del dovuto oltre il termine
          fissato  dagli  accordi  regionali  di  cui alla successiva
          lettera   c)  non  possono  essere  riconosciuti  interessi
          superiori a quelli legali;
                c) demandare  ad  accordi  di  livello  regionale  la
          disciplina delle modalita' di presentazione delle ricette e
          i   tempi   dei   pagamenti   dei   corrispettivi   nonche'
          l'individuazione  di  modalita' differenziate di erogazione
          delle     prestazioni    finalizzate    al    miglioramento
          dell'assistenza definendo le relative condizioni economiche
          anche  in  deroga a quanto previsto alla precedente lettera
          b),  e  le  modalita'  di  collaborazione delle farmacie in
          programmi   particolari   nell'ambito  delle  attivita'  di
          emergenza,   di  farmacovigilanza,  di  informazione  e  di
          educazione sanitaria.
              3.  Gli ordini ed i collegi professionali sono tenuti a
          valutare  sotto  il  profilo  deontologico  i comportamenti
          degli iscritti agli albi ed ai collegi professionali che si
          siano  resi  inadempienti  agli  obblighi  convenzionali. I
          ricorsi  avverso  le  sanzioni comminate dagli ordini o dai
          collegi  sono  decisi  dalla  commissione  centrale per gli
          esercenti le professioni sanitarie.
              4.  Ferma  restando  la  competenza  delle  regioni  in
          materia  di  autorizzazione  e  vigilanza sulle istituzioni
          sanitarie   private,  a  norma  dell'art.  43  della  legge
          23 dicembre   1978,   n.  833,  con  atto  di  indirizzo  e
          coordinamento,   emanato   d'intesa   con   la   Conferenza
          permanente  per  i  rapporti  tra lo Stato, le regioni e le
          province   autonome,  sentito  il  Consiglio  superiore  di
          sanita', sono definiti i requisiti strutturali, tecnologici
          e  organizzativi  minimi  richiesti  per  l'esercizio delle
          attivita'  sanitarie  da  parte delle strutture pubbliche e
          private  e  la  periodicita' dei controlli sulla permanenza
          dei  requisiti  stessi. L'atto di indirizzo e coordinamento
          e'  emanato  entro  il  31 dicembre  1993  nel rispetto dei
          seguenti criteri e princi'pi direttivi:
                a) garantire   il   perseguimento   degli   obiettivi
          fondamentali di prevenzione, cura e riabilitazione definiti
          dal Piano sanitario nazionale;
                b)  garantire  il  perseguimento  degli obiettivi che
          ciascuna  delle  fondamentali  funzioni  assistenziali  del
          Servizio sanitario nazionale deve conseguire, giusta quanto
          disposto   dal  decreto  del  Presidente  della  Repubblica
          24 dicembre  1992,  concernente la "Definizione dei livelli
          uniformi   di   assistenza   sanitaria"  ovvero  dal  Piano
          sanitario  nazionale, ai sensi del precedente art. 1, comma
          4, lettera b);
                c) assicurare  l'adeguamento  delle strutture e delle
          attrezzature al progresso scientifico e tecnologico;
                d) assicurare   l'applicazione   delle   disposizioni
          comunitarie in materia;
                e) garantire  l'osservanza  delle  norme nazionali in
          materia di: protezione antisismica, protezione antincendio,
          protezione   acustica,   sicurezza  elettrica,  continuita'
          elettrica,  sicurezza  antinfortunistica, igiene dei luoghi
          di   lavoro,   protezione   dalle   radiazioni  ionizzanti,
          eliminazione  delle  barriere  architettoniche, smaltimento
          dei   rifiuti,   condizioni  microclimatiche,  impianti  di
          distribuzione  dei gas, materiali esplodenti, anche al fine
          di assicurare condizioni di sicurezza agli operatori e agli
          utenti del servizio;
                f)    prevedere   l'articolazione   delle   strutture
          sanitarie   in   classi  differenziate  in  relazione  alla
          tipologia delle prestazioni erogabili;
                g) prevedere  l'obbligo  di  controllo della qualita'
          delle prestazioni erogate;
                h) definire   i   termini   per  l'adeguamento  delle
          strutture   e   dei   presi'di   gia'   autorizzati  e  per
          l'aggiornamento  dei requisiti minimi, al fine di garantire
          un   adeguato   livello   di   qualita'  delle  prestazioni
          compatibilmente con le risorse a disposizione.
              5. [Abrogato].
              6. [Abrogato].
              7. [Abrogato].
              8.  Le  unita'  sanitarie  locali,  in  deroga a quanto
          previsto   dai  precedenti  commi  5  e  7,  utilizzano  il
          personale  sanitario  in  servizio  alla data di entrata in
          vigore  del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, ai
          sensi   dei   decreti   del   Presidente  della  Repubblica
          28 settembre  1990, n. 316, 13 marzo 1992, n. 261, 13 marzo
          1992,  n. 262, e 18 giugno 1988, n. 255. Esclusivamente per
          il  suddetto  personale valgono le convenzioni stipulate ai
          sensi  dell'art. 48 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e
          dell'art. 4, comma 9, della legge 30 dicembre 1991, n. 412.
          Entro  il  triennio  indicato al comma 7 le regioni possono
          inoltre individuare aree di attivita' specialistica che, ai
          fini    del    miglioramento    del   servizio   richiedano
          l'instaurarsi  di  un  rapporto  d'impiego. A questi fini i
          medici  specialistici  ambulatoriali  di cui al decreto del
          Presidente  della Repubblica 28 settembre 1990, n. 316, che
          alla  data  del  31 dicembre 1992 svolgevano esclusivamente
          attivita'  ambulatoriale da almeno cinque anni con incarico
          orario non inferiore a ventinove ore settimanali e che alla
          medesima   data   non   avevano   altro  tipo  di  rapporto
          convenzionale  con  il  Servizio  sanitario nazionale o con
          altre  istituzioni  pubbliche o private, sono inquadrati, a
          domanda,  previo  giudizio  di idoneita', nel primo livello
          dirigenziale   del   ruolo   medico  in  soprannumero.  Con
          regolamento da adottarsi entro novanta giorni dalla data di
          entrata  in vigore del decreto legislativo 7 dicembre 1993,
          n.  517, ai sensi dell'art. 17, della legge 23 agosto 1988,
          n.  400,  dal  Presidente  del  Consiglio  dei Ministri, su
          proposta  del  Ministro  della  sanita'  di  concerto con i
          Ministri   del   tesoro  e  della  funzione  pubblica  sono
          determinati  i  tempi,  le  procedure e le modalita' per lo
          svolgimento  dei giudizi di idoneita'. In sede di revisione
          dei  rapporti  convenzionali  in atto, l'accordo collettivo
          nazionale  disciplina  l'adeguamento  dei rapporti medesimi
          alle   esigenze  di  flessibilita'  operativa,  incluse  la
          riorganizzazione  degli  orari  e  le  forme  di  mobilita'
          interaziendale,  nonche'  i  criteri  di integrazione dello
          specialista  ambulatoriale  nella  assistenza distrettuale.
          Resta  fermo  quanto  previsto  dall'art.  34  della  legge
          27 dicembre 1997, n. 449.
              9. [Abrogato].".
              - L'art. 10, comma 2 della legge 13 maggio 1999, n. 133
          (Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione
          e federalismo fiscale), e' il seguente:
              "2.  L'attuazione del comma 1 non deve comportare oneri
          aggiuntivi  per il bilancio dello Stato e per i bilanci del
          complesso  delle  regioni  a statuto ordinario, deve essere
          coordinata  con  gli obiettivi di finanza pubblica relativi
          al   patto   di   stabilita'  interno  di  cui  alla  legge
          23 dicembre  1998,  n.  448,  e  deve essere coerente con i
          princi'pi   e   i  criteri  direttivi  di  cui  alla  legge
          30 novembre  1998,  n. 419. Anche al fine del coordinamento
          con  i  predetti  obiettivi;  princi'pi e criteri, entro un
          anno   dalla   data   di  entrata  in  vigore  dei  decreti
          legislativi attuativi della citata legge n. 419 del 1998, e
          nel  rispetto  delle  procedure,  dei  princi'pi  e criteri
          direttivi  stabiliti  dalla medesima legge n. 419 del 1998,
          con  uno  o piu' decreti legislativi possono essere emanate
          disposizioni correttive e integrative.".
              -  Il  decreto  legislativo  28 agosto  1997,  n.  281,
          concerne:  "Definizione  ed  ampliamento delle attribuzioni
          della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
          regioni  e  le  province  autonome  di  Trento e Bolzano ed
          unificazione,  per  le  materie  ed  i compiti di interesse
          comune  delle  regioni, delle province e dei comuni, con la
          Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali".
          Note all'art. 1:
              -  Si  riporta  il  testo dell'art. 3, comma 1-bis, del
          citato  decreto  legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come
          modificato dal decreto qui pubblicato:
              "1-bis.  In  funzione  del  perseguimento dei loro fini
          istituzionali,  le unita' sanitarie locali si costituiscono
          in  aziende con personalita' giuridica pubblica e autonomia
          imprenditoriale; la loro organizzazione ed il funzionamento
          sono  disciplinati  con  atto aziendale di diritto privato,
          nel   rispetto   dei   principi   e   criteri  previsti  da
          disposizioni regionali.
              L'atto   aziendale  individua  le  strutture  operative
          dotate  di  autonomia  gestionale  o  tecnico-professionale
          soggette a rendicontazione analitica.".
              -  Il  testo  dell'art.  2,  comma  2-sexies del citato
          decreto  legislativo n. 502/1992 e successive modificazioni
          e' il seguente:
              "2-sexies. La regione disciplina altresi':
                a) l'articolazione del territorio regionale in unita'
          sanitarie  locali,  le  quali assicurano attraverso servizi
          direttamente  gestiti  l'assistenza sanitaria collettiva in
          ambiente  di  vita e di lavoro, l'assistenza distrettuale e
          l'assistenza   ospedaliera,   salvo   quanto  previsto  dal
          presente   decreto   per   quanto   attiene   alle  aziende
          ospedaliere  di  rilievo  nazionale e interregionale e alle
          altre strutture pubbliche e private accreditate;
                b) i  princi'pi  e  criteri  per l'adozione dell'atto
          aziendale di cui all'art. 3, comma 1-bis;
                c) la  definizione  dei  criteri  per l'articolazione
          delle  unita'  sanitarie  locali  in  distretti,  da  parte
          dell'atto  di  cui  all'art.  3, comma 1-bis, tenendo conto
          delle peculiarita' delle zone montane e a bassa densita' di
          popolazione;
                d) il  finanziamento  delle  unita' sanitarie locali,
          sulla  base  di  una  quota capitaria corretta in relazione
          alle   caratteristiche   della  popolazione  residente  con
          criteri  coerenti con quelli indicati all'art. 1, comma 34,
          della legge 23 dicembre 1996, n. 662;
                e) le modalita' di vigilanza e di controllo, da parte
          della  regione  medesima,  sulle  unita'  sanitarie locali,
          nonche'   di   valutazione   dei  risultati  delle  stesse,
          prevedendo  in  quest'ultimo  caso  forme  e  modalita'  di
          partecipazione della Conferenza dei sindaci;
                f)   l'organizzazione   e   il   funzionamento  delle
          attivita'  di  cui  all'art. 19-bis, comma 3, in raccordo e
          cooperazione   con  la  commissione  nazionale  di  cui  al
          medesimo articolo;
                g) fermo    restando    il    generale   divieto   di
          indebitamento,  la  possibilita'  per  le  unita' sanitarie
          locali di:
                  1)  anticipazione,  da  parte  del tesoriere, nella
          misura  massima  di  un dodicesimo dell'ammontare annuo del
          valore  dei  ricavi,  inclusi i trasferimenti, iscritti nel
          bilancio preventivo annuale;
                  2) contrazione di mutui e accensione di altre forme
          di  credito,  di  durata non superiore a dieci anni, per il
          finanziamento   di   spese   di   investimento   e   previa
          autorizzazione  regionale,  fino a un ammontare complessivo
          delle   relative   rate,  per  capitale  e  interessi,  non
          superiore  al  quindici  per  cento  delle  entrate proprie
          correnti,  a  esclusione  della  quota  di  fondo sanitario
          nazionale di parte corrente attribuita alla regione;
                h) le  modalita' con cui le unita' sanitarie locali e
          le  aziende  ospedaliere  assicurano  le  prestazioni  e  i
          servizi  contemplati  dai  livelli aggiuntivi di assistenza
          finanziati  dai  comuni  ai  sensi  dell'art.  2,  comma 1,
          lettera l), della legge 30 novembre 1998, n. 419".