DECRETO LEGISLATIVO 18 dicembre 1997, n. 471

Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, a norma dell'articolo 3, comma 133, lettera q) , della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

note: Entrata in vigore del decreto: 1-4-1998 (Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 21/06/2022)
vigente al 21/02/2014
  • Articoli
  • SANZIONI IN MATERIA DI IMPOSTE DIRETTE
    E DI IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO
    Capo I
    Sanzioni in materia di imposte dirette
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • SANZIONI IN MATERIA DI IMPOSTE DIRETTE E DI IMPOSTA SUL
    VALORE AGGIUNTO
    Capo II
    Sanzioni in materia di imposta sul valore
    aggiunto
  • 5
  • 6
  • 7
  • SANZIONI IN MATERIA DI IMPOSTE DIRETTE
    E DI IMPOSTA SUL
    VALORE AGGIUNTO
    Capo III
    Disposizioni comuni alle imposte dirette
    e
    all'imposta sul valore aggiunto
  • 8
  • 9
  • 10
  • 11
  • 12
  • SANZIONI IN MATERIA DI RISCOSSIONE
  • 13
  • 14
  • 15
  • DISPOSIZIONI COMUNI
  • 16
  • 17
Testo in vigore dal: 1-1-2014
al: 21-10-2015
aggiornamenti all'articolo
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; 
  Visto l'articolo 3, comma 133, lettera q), della legge 23  dicembre
1996, n. 662, recante delega al Governo per  l'emanazione  di  uno  o
piu'  decreti  legislativi  per  l'adeguamento   delle   disposizioni
sanzionatorie, attualmente contenute nelle singole leggi di  imposta,
ai principi e criteri direttivi stabiliti con il decreto  legislativo
recante  principi   generali   della   revisione   organica   e   del
completamento della disciplina delle sanzioni tributarie non penali; 
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri,
adottata nella riunione del 13 giugno 1997; 
  Acquisito il parere  della  commissione  parlamentare  istituita  a
norma dell'articolo 3, comma 13, della citata legge n. 662 del 1996; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
riunione del 5 dicembre 1997; 
  Sulla proposta del  Ministro  delle  finanze,  di  concerto  con  i
Ministri di grazia e giustizia e del tesoro e del  bilancio  e  della
programmazione economica; 
                                Emana 
                  il seguente decreto legislativo: 
 
                               Art. 1 
    Violazioni relative alla dichiarazione delle imposte dirette 
 
  1.  Nei  casi  di  omessa  presentazione  della  dichiarazione  dei
redditi, si applica la  sanzione  amministrativa  dal  centoventi  al
duecentoquaranta per cento dell'ammontare delle imposte  dovute,  con
un minimo di lire cinquecentomila. Se non  sono  dovute  imposte,  si
applica la sanzione da lire cinquecentomila a lire due milioni.  Essa
puo' essere aumentata fino  al  doppio  nei  confronti  dei  soggetti
obbligati alla tenuta di scritture contabili. 
  2. Se nella  dichiarazione  e'  indicato,  ai  fini  delle  singole
imposte, un reddito  imponibile  inferiore  a  quello  accertato,  o,
comunque, un'imposta inferiore a quella dovuta o un credito superiore
a quello spettante, si applica la sanzione amministrativa  dal  cento
al duecento per cento della maggior imposta o  della  differenza  del
credito. La stessa sanzione si applica se  nella  dichiarazione  sono
esposte  indebite  detrazioni  d'imposta  ovvero  indebite  deduzioni
dall'imponibile, anche se esse  sono  state  attribuite  in  sede  di
ritenuta alla fonte. ((16)) 
  2-bis. La misura della sanzione minima e massima di cui al comma  2
e' elevata del 10 per  cento  nelle  ipotesi  di  omessa  o  infedele
indicazione dei dati previsti nei modelli per  la  comunicazione  dei
dati rilevanti ai fini  dell'applicazione  degli  studi  di  settore,
nonche'  nei  casi  di  indicazione  di  cause  di  esclusione  o  di
inapplicabilita' degli studi di settore non sussistenti. La  presente
disposizione non si applica se il maggior reddito d'impresa ovvero di
arte o professione, accertato a seguito della  corretta  applicazione
degli studi di settore, non e' superiore al 10 per cento del  reddito
d'impresa o di lavoro autonomo dichiarato. 
  2-bis.1: La misura della sanzione minima e massima di cui al  comma
2 e' elevata del 50 per cento nelle ipotesi di  omessa  presentazione
del  modello  per  la  comunicazione  dei  dati  rilevanti  ai   fini
dell'applicazione degli studi di settore,  laddove  tale  adempimento
sia dovuto ed il contribuente non abbia provveduto alla presentazione
del modello anche a seguito di specifico invito da parte dell'Agenzia
delle Entrate. Si applica la disposizione di cui al  secondo  periodo
del comma 2-bis. 
  2-ter In caso  di  rettifica  del  valore  normale  dei  prezzi  di
trasferimento  praticati  nell'ambito   delle   operazioni   di   cui
all'articolo  110,  comma  7,  del  decreto  del   Presidente   della
Repubblica 22 dicembre 1986, n.  917,  da  cui  derivi  una  maggiore
imposta o una differenza del credito, la sanzione di cui al  comma  2
non si applica qualora, nel corso dell'accesso, ispezione o  verifica
o  di  altra  attivita'   istruttoria,   il   contribuente   consegni
all'Amministrazione  finanziaria  la   documentazione   indicata   in
apposito  provvedimento  del  Direttore  dell'Agenzia  delle  entrate
idonea a consentire il riscontro della conformita' al valore  normale
dei prezzi di trasferimento praticati. Il contribuente che detiene la
documentazione  prevista  dal  provvedimento  di   cui   al   periodo
precedente, deve  darne  apposita  comunicazione  all'Amministrazione
finanziaria secondo le modalita' e i termini ivi indicati. In assenza
di detta comunicazione si rende applicabile il comma 2. 
  3. Se le violazioni previste nei commi 1  e  2  riguardano  redditi
prodotti all'estero, le sanzioni  sono  aumentate  di  un  terzo  con
riferimento alle imposte o alle  maggiori  imposte  relative  a  tali
redditi. 
  4. Per maggiore imposta si intende la  differenza  tra  l'ammontare
del tributo liquidato in base all'accertamento e  quello  liquidabile
in base alle dichiarazioni, ai sensi degli articoli 36-bis  e  36-ter
del decreto del Presidente della Repubblica  29  settembre  1973,  n.
600, recante disposizioni comuni in  materia  di  accertamento  delle
imposte sui redditi. (14) 
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AGGIORNAMENTO (14) 
  Il D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni  dalla
L. 14 settembre 2011, n.  148,  ha  disposto  (con  l'art.  2,  comma
36-vicies ter) che "Per gli esercenti imprese o  arti  e  professioni
con ricavi e compensi dichiarati non superiori a 5 milioni di euro  i
quali  per  tutte  le  operazioni   attive   e   passive   effettuate
nell'esercizio dell'attivita' utilizzano esclusivamente strumenti  di
pagamento diversi  dal  denaro  contante  e  nelle  dichiarazioni  in
materia di imposte sui redditi e imposte sul valore aggiunto indicano
gli estremi identificativi dei rapporti con gli operatori  finanziari
di cui all'articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente  della
Repubblica 29 settembre  1973,  n.  605,  in  corso  nel  periodo  di
imposta, le sanzioni amministrative previste dagli articoli 1, 5 e  6
del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, sono  ridotte  alla
meta'". 
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AGGIORNAMENTO (16) 
  La L. 27 dicembre 2013, n. 147 ha disposto: 
  - (con l'art. 1, comma 282) che "La sanzione di cui all'articolo 1,
comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997,  n.  471,  non  si
applica alle rettifiche del valore della produzione netta di  cui  al
comma 281"; 
  - (con l' art.  1,  comma  283)  che  "La  non  applicazione  delle
sanzioni di cui  al  comma  282  e'  limitata  ai  periodi  d'imposta
successivi a quello in corso alla data del 31 dicembre 2007  fino  al
periodo d'imposta per il quale, alla data di entrata in vigore  della
presente legge, siano decorsi i termini per  la  presentazione  della
relativa dichiarazione"; 
  - (con l'art. 1, comma 284) che "Le disposizioni dei  commi  282  e
283 non si applicano se  la  sanzione  e'  gia'  stata  irrogata  con
provvedimento divenuto definitivo anteriormente alla data di  entrata
in vigore della presente legge".