DECRETO-LEGGE 24 giugno 2014, n. 91

Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonche' per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea. (14G00105)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 25/6/2014.
Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 116 (in S.O. n. 72, relativo alla G.U. 20/8/2014, n. 192).
(Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 07/08/2021)
  • Allegati
Testo in vigore dal: 19-4-2016
attiva riferimenti normativi aggiornamenti all'articolo
                               ART. 13 
 
Procedure semplificate per le operazioni di bonifica e  di  messa  in
sicurezza, per la caratterizzazione dei materiali di riporto e per il
recupero di rifiuti anche radioattivi. Norme urgenti per la  gestione
dei rifiuti militari e per la bonifica delle aree demaniali destinate
ad uso esclusivo delle forze armate. Norme urgenti per  gli  scarichi
                               in mare 
 
  1. Dopo l'articolo 242 del decreto legislativo 3  aprile  2006,  n.
152, sono inseriti i seguenti: 
 
                           «Art. 242-bis. 
 
       (Procedura semplificata per le operazioni di bonifica). 
 
   1.  L'operatore  interessato  a  effettuare,  a   proprie   spese,
interventi di bonifica del suolo con riduzione  della  contaminazione
ad un livello uguale o inferiore ai valori di  concentrazione  soglia
di contaminazione, puo' presentare all'amministrazione  di  cui  agli
articoli 242 o 252 uno specifico progetto completo  degli  interventi
programmati sulla base dei dati dello  stato  di  contaminazione  del
sito,  nonche'  del  cronoprogramma  di   svolgimento   dei   lavori.
L'operatore e'  responsabile  della  veridicita'  dei  dati  e  delle
informazioni forniti, ai sensi e per  gli  effetti  dell'articolo  21
della legge 7 agosto 1990, n. 241. 
   2.  Per  il  rilascio  degli  atti  di  assenso   necessari   alla
realizzazione e all'esercizio degli impianti e attivita' previsti dal
progetto di bonifica l'interessato  presenta  gli  elaborati  tecnici
esecutivi  di  tali  impianti  e  attivita'  alla  regione  nel   cui
territorio ricade la maggior parte degli impianti e delle  attivita',
che, entro i successivi trenta giorni, convoca apposita conferenza di
servizi, ai sensi  della  legge  7  agosto  1990,  n.  241,  o  delle
discipline regionali applicabili in  materia.  Entro  novanta  giorni
dalla convocazione, la regione adotta  la  determinazione  conclusiva
che sostituisce a tutti di effetti ogni autorizzazione,  concessione,
nulla osta o atto di assenso comunque denominato.  Non  oltre  trenta
giorni  dalla  comunicazione  dell'atto  di  assenso,   il   soggetto
interessato comunica all'amministrazione titolare del procedimento di
cui agli articoli 242 o 252 e all'ARPA  territorialmente  competente,
la  data  di  avvio  dell'esecuzione  della  bonifica  che  si   deve
concludere nei successivi diciotto mesi, salva eventuale proroga  non
superiore  a  sei  mesi;  decorso  tale   termine,   salvo   motivata
sospensione, deve essere avviato il procedimento ordinario  ai  sensi
degli articoli 242 o 252. 
   2-bis. Nella selezione  della  strategia  di  intervento  dovranno
essere privilegiate modalita' tecniche  che  minimizzino  il  ricorso
allo smaltimento in  discarica.  In  particolare,  nel  rispetto  dei
principi di cui alla  parte  IV  del  presente  decreto  legislativo,
dovra' essere  privilegiato  il  riutilizzo  in  situ  dei  materiali
trattati. 
   3. Ultimati gli interventi di bonifica, l'interessato presenta  il
piano di caratterizzazione all'autorita' di cui agli articoli  242  o
252  al  fine  di  verificare  il   conseguimento   dei   valori   di
concentrazione soglia di contaminazione della matrice  suolo  per  la
specifica destinazione d'uso. Il piano e'  approvato  nei  successivi
quarantacinque  giorni.  In  via  sperimentale,  per  i  procedimenti
avviati entro il 31 dicembre 2017, decorso inutilmente il termine  di
cui al periodo precedente, il piano di caratterizzazione  si  intende
approvato.   L'esecuzione   di   tale   piano   e'   effettuata    in
contraddittorio con l'ARPA territorialmente competente,  che  procede
alla  validazione  dei  relativi  dati   e   ne   da'   comunicazione
all'autorita'   titolare   del   procedimento   di   bonifica   entro
quarantacinque giorni. 
   4. La validazione dei risultati  del  piano  di  campionamento  di
collaudo finale da parte dell'Agenzia  regionale  per  la  protezione
dell'ambiente   territorialmente   competente,   che   conferma    il
conseguimento dei valori di concentrazione soglia  di  contaminazione
nei suoli,  costituisce  certificazione  dell'avvenuta  bonifica  del
suolo. I costi dei controlli sul  piano  di  campionamento  finale  e
della relativa validazione sono a carico del soggetto di cui al comma
1. Ove i risultati del campionamento di  collaudo  finale  dimostrino
che non sono stati conseguiti i valori di  concentrazione  soglia  di
contaminazione  nella  matrice  suolo,  l'Agenzia  regionale  per  la
protezione  dell'ambiente  territorialmente  competente  comunica  le
difformita' riscontrate all'autorita' titolare  del  procedimento  di
bonifica e al soggetto di cui al comma 1, il quale  deve  presentare,
entro i successivi quarantacinque giorni, le necessarie  integrazioni
al progetto di bonifica che e' istruito nel rispetto delle  procedure
ordinarie ai sensi degli articoli 242 o 252 del presente decreto. 
   5. Resta fermo l'obbligo di adottare  le  misure  di  prevenzione,
messa in sicurezza e bonifica delle acque di  falda,  se  necessarie,
secondo le procedure di cui agli articoli 242 o 252. 
   6. Conseguiti i valori di concentrazione soglia di  contaminazione
del suolo,  il  sito  puo'  essere  utilizzato  in  conformita'  alla
destinazione  d'uso  prevista  secondo  gli   strumenti   urbanistici
vigenti, salva la valutazione di  eventuali  rischi  sanitari  per  i
fruitori del sito derivanti dai contaminanti volatili presenti  nelle
acque di falda.». 
 
  2. L'articolo 242-bis si applica anche ai procedimenti di cui  agli
articoli 242 o 252 in corso  alla  data  di  entrata  in  vigore  del
presente decreto. 
  3. I procedimenti di approvazione degli interventi  di  bonifica  e
messa in sicurezza avviati prima dell'entrata in vigore  del  decreto
legislativo 3 aprile  2006,  n.  152,  la  cui  istruttoria  non  sia
conclusa alla data di entrata in vigore del  presente  decreto,  sono
definiti secondo le procedure e i criteri di cui alla  parte  IV  del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 
  3-bis. Alla tabella 1 dell'allegato  5  al  titolo  V  della  parte
quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, al punto 13, la
parola:   "Stagno"   e'   sostituita   dalle   seguenti:    "Composti
organo-stannici". 
  3-ter. All'articolo 242 del decreto legislativo 3 aprile  2006,  n.
152, e' aggiunto, in fine, il seguente comma: 
  "13-bis. Per la rete di distribuzione carburanti  si  applicano  le
procedure semplificate di cui all'articolo 252, comma 4". 
  4. All'articolo 216 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152,
e successive modificazioni, dopo  il  comma  8-ter  sono  aggiunti  i
seguenti: 
  "8-quater. Le attivita' di trattamento disciplinate dai regolamenti
di cui all'articolo 6, paragrafo 2, della  direttiva  2008/98/CE  del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, che fissano
i criteri che determinano quando specifici tipi di rifiuti cessano di
essere  considerati   rifiuti,   sono   sottoposte   alle   procedure
semplificate disciplinate dall'articolo 214 del  presente  decreto  e
dal presente articolo a  condizione  che  siano  rispettati  tutti  i
requisiti,  i  criteri  e  le  prescrizioni  soggettive  e  oggettive
previsti dai predetti regolamenti, con particolare riferimento: 
     a) alla qualita' e alle caratteristiche dei rifiuti da trattare; 
     b) alle condizioni specifiche che devono essere rispettate nello
svolgimento delle attivita'; 
     c) alle prescrizioni necessarie per  assicurare  che  i  rifiuti
siano trattati senza pericolo per la salute dell'uomo e  senza  usare
procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente,
con specifico riferimento agli obblighi minimi di monitoraggio; 
     d)  alla  destinazione  dei  rifiuti  che  cessano   di   essere
considerati rifiuti agli utilizzi individuati. 
   8-quinquies. L'operazione di recupero  puo'  consistere  nel  mero
controllo sui materiali di rifiuto per  verificare  se  soddisfino  i
criteri elaborati affinche' gli stessi cessino di essere  considerati
rifiuti nel rispetto delle condizioni previste. Questa e' sottoposta,
al  pari  delle  altre,  alle  procedure  semplificate   disciplinate
dall'articolo 214 del presente decreto  e  dal  presente  articolo  a
condizione che siano rispettati tutti i requisiti,  i  criteri  e  le
prescrizioni soggettive e oggettive previsti dai predetti regolamenti
con particolare riferimento: 
     a) alla qualita' e alle caratteristiche dei rifiuti da trattare; 
     b) alle condizioni specifiche che devono essere rispettate nello
svolgimento delle attivita'; 
     c) alle prescrizioni necessarie per  assicurare  che  i  rifiuti
siano trattati senza pericolo per la salute dell'uomo e  senza  usare
procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente,
con specifico riferimento agli obblighi minimi di monitoraggio; 
     d)  alla  destinazione  dei  rifiuti  che  cessano   di   essere
considerati rifiuti agli utilizzi individuati. 
   8-sexies. Gli enti e le imprese che  effettuano,  ai  sensi  delle
disposizioni del decreto del Ministro dell'ambiente 5 febbraio  1998,
pubblicato nel supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n.
88 del 16 aprile 1998, dei regolamenti di cui ai decreti del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio 12 giugno 2002, n. 161, e
17 novembre 2005, n. 269, e dell'articolo 9-bis del  decreto-legge  6
novembre 2008, n. 172, convertito, con modificazioni, dalla legge  30
dicembre 2008, n.  210,  operazioni  di  recupero  di  materia  prima
secondaria  da  specifiche  tipologie  di  rifiuti  alle  quali  sono
applicabili i regolamenti di  cui  al  comma  8-quater  del  presente
articolo, adeguano le proprie attivita' alle disposizioni di  cui  al
medesimo comma 8-quater o  all'articolo  208  del  presente  decreto,
entro  sei  mesi  dalla  data  di  entrata  in  vigore  dei  predetti
regolamenti di cui al comma 8-quater.  Fino  alla  scadenza  di  tale
termine e' autorizzata la continuazione dell'attivita' in essere  nel
rispetto  delle  citate  disposizioni  del   decreto   del   Ministro
dell'ambiente 5 febbraio 1998, dei regolamenti di cui ai decreti  del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio n. 161 del  2002
e n. 269 del 2005 e dell'articolo 9-bis del decreto-legge n. 172  del
2008, convertito, con modificazioni, dalla legge  n.  210  del  2008.
Restano in ogni caso ferme le quantita' massime stabilite dalle norme
di cui al secondo periodo. 
   8-septies. Al fine di un uso piu' efficiente delle  risorse  e  di
un'economia circolare che promuova ambiente e occupazione, i  rifiuti
individuati nella lista verde di cui al regolamento (CE) n. 1013/2006
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno  2006,  possono
essere utilizzati negli impianti  industriali  autorizzati  ai  sensi
della disciplina dell'autorizzazione integrata ambientale di cui agli
articoli 29-sexies e seguenti del presente decreto, nel rispetto  del
relativo  BAT   References,   previa   comunicazione   da   inoltrare
quarantacinque giorni prima dell'avvio  dell'attivita'  all'autorita'
ambientale competente. In tal caso i rifiuti saranno assoggettati  al
rispetto delle norme  riguardanti  esclusivamente  il  trasporto  dei
rifiuti e il formulario di identificazione". 
  4-bis. All'articolo 10 del decreto legislativo 14  marzo  2014,  n.
49, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) al comma  1  sono  aggiunte,  in  fine,  le  seguenti  parole:
"L'adesione ai sistemi collettivi e'  libera  e  parimenti  non  puo'
essere ostacolata la fuoriuscita dei produttori da un  consorzio  per
l'adesione  ad  un  altro,  nel  rispetto  del  principio  di  libera
concorrenza"; 
    b) al comma 4 sono aggiunte, in  fine,  le  seguenti  parole:  "I
contratti stipulati dai sistemi collettivi inerenti la  gestione  dei
RAEE sono stipulati in forma scritta a pena di nullita'"; 
    c) dopo il comma 4 e' inserito il seguente: 
    "4-bis.  Ciascun  sistema  collettivo  deve,  prima   dell'inizio
dell'attivita' o entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente disposizione in caso di sistemi collettivi  esistenti,
dimostrare  al  Comitato  di  vigilanza  e  controllo  una  capacita'
finanziaria minima proporzionata alla quantita' di RAEE da gestire"; 
    d) dopo il comma 5 e' inserito il seguente: 
    "5-bis. Lo statuto-tipo assicura che i sistemi  collettivi  siano
dotati di adeguati organi di controllo, quali il collegio  sindacale,
l'organismo di vigilanza ai sensi del decreto  legislativo  8  giugno
2001, n. 231, ed una societa' di revisione indipendente, al  fine  di
verificare periodicamente la regolarita' contabile e fiscale"; 
    e) al comma 9 sono aggiunte, in fine, le seguenti  parole:  "Ogni
anno ciascun sistema collettivo inoltra al Comitato  di  vigilanza  e
controllo un'autocertificazione attestante la regolarita'  fiscale  e
contributiva.  Il  Ministero  dell'ambiente  e   della   tutela   del
territorio e  del  mare  e  il  Comitato  di  vigilanza  e  controllo
assicurano la trasparenza e la pubblicita' dei dati raccolti ai sensi
del presente comma"; 
    f) dopo il comma 10 sono aggiunti i seguenti: 
    "10-bis. Ciascun sistema collettivo deve rappresentare una  quota
di mercato di AEE, immessa  complessivamente  sul  mercato  nell'anno
solare  precedente  dai  produttori  che  lo  costituiscono,   almeno
superiore al 3 per cento, in almeno un raggruppamento. 
     10-ter. I sistemi collettivi esistenti alla data di  entrata  in
vigore della presente disposizione si adeguano alla  disposizione  di
cui al comma 10-bis entro il 31 dicembre dell'anno solare  successivo
a quello dell'approvazione dello  statuto-tipo.  Qualora  un  sistema
collettivo scenda, per la prima  volta  dopo  la  costituzione  dello
stesso, sotto la quota di mercato di cui al comma 10-bis, lo comunica
senza indugio al Comitato di vigilanza e controllo, e puo' proseguire
le attivita' di gestione dei  RAEE  fino  al  31  dicembre  dell'anno
solare successivo. Fermo restando l'obbligo di comunicazione  di  cui
al precedente periodo, i successivi casi di  mancato  raggiungimento,
da parte del medesimo sistema collettivo, della quota di  mercato  di
cui al comma 10-bis,  sono  valutati  dal  Comitato  di  vigilanza  e
controllo in conformita' all'articolo 35". 
  4-ter. Fatto  salvo  quanto  previsto  dall'articolo  5,  comma  1,
lettera c), del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito,  con
modificazioni,  dalla  legge  24  giugno  2013,  n.  71,  in   attesa
dell'attuazione  dell'articolo  184-ter,   comma   2,   del   decreto
legislativo 3 aprile 2006,  n.  152,  per  le  opere  che  riguardano
recuperi ambientali, rilevati e  sottofondi  stradali,  ferroviari  e
aeroportuali,  nonche'  piazzali,  e'  consentito  l'utilizzo   delle
materie prime secondarie, di cui  al  punto  7.1.4  dell'allegato  1,
suballegato 1, del decreto  del  Ministro  dell'ambiente  5  febbraio
1998, pubblicato  nel  supplemento  ordinario  n.  72  alla  Gazzetta
Ufficiale n. 88 del  16  aprile  1998,  e  successive  modificazioni,
prodotte esclusivamente dai rifiuti,  acquisite  o  da  acquisire  da
impianti autorizzati  con  procedura  semplificata,  ai  sensi  degli
articoli 214 e 216 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 
  5. Al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono apportate  le
seguenti modificazioni: 
    a) all'articolo 184, il comma 5-bis e' sostituito dal seguente: 
    «5-bis. Con uno o piu' decreti  del  Ministro  della  difesa,  di
concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del  territorio
e del mare, con il Ministro  della  salute,  con  il  Ministro  delle
infrastrutture e dei trasporti e  con  il  Ministro  dell'economia  e
delle  finanze,  sono  disciplinate,   nel   rispetto   delle   norme
dell'Unione europea e del presente decreto legislativo,  le  speciali
procedure per la gestione, lo stoccaggio, la  custodia,  nonche'  per
l'autorizzazione e i nulla osta all'esercizio degli impianti  per  il
trattamento dei rifiuti prodotti dai sistemi d'arma, dai  mezzi,  dai
materiali e dalle infrastrutture direttamente destinati  alla  difesa
militare ed alla sicurezza  nazionale,  cosi'  come  individuati  con
decreto del Ministro della difesa, compresi quelli per il trattamento
e lo smaltimento delle acque reflue navali e oleose di sentina  delle
navi militari  da  guerra,  delle  navi  militari  ausiliarie  e  del
naviglio dell'Arma  dei  carabinieri,  del  Corpo  della  Guardia  di
Finanza e del Corpo delle Capitanerie di  porto  -  Guardia  costiera
iscritti nel quadro e nei ruoli speciali del naviglio militare  dello
Stato.»; 
    b) dopo l'articolo 241 e' inserito il seguente: 
 
                            «ART. 241-bis 
 
                          (Aree Militari). 
 
   1. Ai fini dell'individuazione delle misure di prevenzione,  messa
in sicurezza e bonifica, e dell'istruttoria dei relativi progetti, da
realizzare nelle aree del demanio destinate ad  uso  esclusivo  delle
Forze  armate  per  attivita'  connesse  alla  difesa  nazionale,  si
applicano le concentrazioni  di  soglia  di  contaminazione  previste
nella tabella 1, colonne A e B, dell'allegato 5  al  titolo  V  della
parte quarta del presente decreto,  individuate  tenuto  conto  delle
diverse  destinazioni  e  delle  attivita'  effettivamente   condotte
all'interno delle aree militari. 
   2. Gli obiettivi di intervento nelle aree di cui al comma  1  sono
determinanti mediante applicazione di idonea analisi di rischio  sito
specifica che deve  tenere  conto  dell'effettivo  utilizzo  e  delle
caratteristiche ambientali di dette aree o  di  porzioni  di  esse  e
delle aree limitrofe, al fine di prevenire,  ridurre  o  eliminare  i
rischi per la salute dovuti alla potenziale  esposizione  a  sostanze
inquinanti  e  la  diffusione  della  contaminazione  nelle   matrici
ambientali. 
   3. Resta fermo che in caso di declassificazione del  sito  da  uso
militare a destinazione  residenziale  dovranno  essere  applicati  i
limiti di concentrazione di soglia  di  contaminazione  di  cui  alla
Tabella 1, colonna a), dell'Allegato 5, alla Parte IV, Titolo  V  del
presente decreto. 
   4. Le  concentrazioni  soglia  di  contaminazione  delle  sostanze
specifiche delle attivita'  militari  non  incluse  nella  Tabella  l
dell'Allegato 5, alla Parte IV, Titolo V del  presente  decreto  sono
definite  dall'Istituto  Superiore  di  Sanita'  sulla   base   delle
informazioni tecniche fornite dal Ministero della difesa. 
   5.  Per  le  attivita'  di  progettazione  e  realizzazione  degli
interventi, di cui al presente articolo, il Ministero della difesa si
puo' avvalere, con apposite  convenzioni,  di  organismi  strumentali
dell'Amministrazione centrale che operano nel settore e definisce con
propria determinazione le relative modalita' di attuazione.». 
    b-bis) all'allegato D alla  parte  IV  e'  premessa  la  seguente
disposizione: "Classificazione dei rifiuti: 
      1. La classificazione dei rifiuti e' effettuata dal  produttore
assegnando  ad  essi  il  competente  codice   CER,   applicando   le
disposizioni contenute nella decisione 2000/532/CE. 
      2. Se un rifiuto e'  classificato  con  codice  CER  pericoloso
'assoluto', esso e' pericoloso senza alcuna ulteriore specificazione.
Le proprieta' di pericolo, definite  da  H1  ad  H15,  possedute  dal
rifiuto, devono essere determinate al  fine  di  procedere  alla  sua
gestione. 
      3. Se un rifiuto e' classificato con codice CER non  pericoloso
'assoluto', esso e' non pericoloso senza ulteriore specificazione. 
      4. Se un rifiuto e' classificato con codici CER speculari,  uno
pericoloso ed uno non pericoloso, per  stabilire  se  il  rifiuto  e'
pericoloso o non pericoloso debbono essere determinate le  proprieta'
di  pericolo  che  esso  possiede.  Le  indagini  da   svolgere   per
determinare le proprieta' di pericolo che un rifiuto possiede sono le
seguenti: 
        a) individuare i composti presenti nel rifiuto attraverso: 
         la scheda informativa del produttore; 
         la conoscenza del processo chimico; 
         il campionamento e l'analisi del rifiuto; 
        b)  determinare  i  pericoli   connessi   a   tali   composti
attraverso: 
         la normativa europea sulla etichettatura  delle  sostanze  e
dei preparati pericolosi; 
         le fonti informative europee ed internazionali; 
         la scheda  di  sicurezza  dei  prodotti  da  cui  deriva  il
rifiuto; 
        c) stabilire se  le  concentrazioni  dei  composti  contenuti
comportino che il rifiuto presenti delle caratteristiche di  pericolo
mediante  comparazione  delle  concentrazioni  rilevate   all'analisi
chimica con il limite soglia per le frasi di rischio  specifiche  dei
componenti, ovvero  effettuazione  dei  test  per  verificare  se  il
rifiuto ha determinate proprieta' di pericolo. 
      5. Se i componenti di un rifiuto sono  rilevati  dalle  analisi
chimiche solo in modo aspecifico, e non sono percio' noti i  composti
specifici che lo costituiscono, per individuare le caratteristiche di
pericolo del rifiuto devono essere presi come riferimento i  composti
peggiori, in applicazione del principio di precauzione. 
      6. Quando le sostanze presenti in un rifiuto non  sono  note  o
non sono determinate con le modalita' stabilite nei commi precedenti,
ovvero le caratteristiche di pericolo non possono essere determinate,
il rifiuto si classifica come pericoloso. 
      7. La classificazione in ogni caso avviene prima che il rifiuto
sia allontanato dal luogo di produzione". 
  5-bis. Le disposizioni di cui alla lettera b-bis) del  comma  5  si
applicano decorsi centottanta giorni dalla data di entrata in  vigore
della legge di conversione del presente decreto. 
  6. Nelle more dell'adozione dei decreti di cui  al  primo  periodo,
del comma 5-bis dell'articolo 184 del decreto  legislativo  3  aprile
2006, n. 152, cosi' come sostituito dal  comma  5,  lettera  a),  del
presente articolo, le disposizioni recate dal  decreto  del  Ministro
della difesa 22 ottobre 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  15
aprile 2010,  n.  87,  si  applicano  anche  al  trattamento  e  allo
smaltimento delle acque reflue navali e oleose di sentina delle  navi
militari da guerra, delle navi militari  ausiliarie  e  del  naviglio
dell'Arma dei Carabinieri, del Corpo della Guardia di Finanza  e  del
Corpo delle Capitanerie di porto  -  Guardia  costiera  iscritti  nel
quadro e nei ruoli speciali del naviglio militare dello Stato. 
  7. Alla Tabella 3 dell'Allegato 5  alla  Parte  Terza  del  decreto
legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  recante  «Valori  limiti  di
emissione in acque superficiali e in fognatura», al  parametro  n.  6
«solidi sospesi totali» e' introdotta la seguente nota: 
  «(2-bis) Tali limiti non valgono per gli  scarichi  in  mare  delle
installazioni di cui all'allegato VIII  alla  parte  seconda,  per  i
quali i rispettivi documenti di riferimento sulle  migliori  tecniche
disponibili  di  cui  all'articolo  5,  lettera  1-ter.2),  prevedano
livelli di prestazione non compatibili con il medesimo valore limite.
In tal caso, le Autorizzazioni Integrate  Ambientali  rilasciate  per
l'esercizio di dette installazioni possono prevedere valori limite di
emissione  anche  piu'  elevati  e  proporzionati   ai   livelli   di
produzione, fermo restando l'obbligo di rispettare le direttive  e  i
regolamenti dell'Unione europea, nonche' i  valori  limite  stabiliti
dalle  Best  Available  Technologies  Conclusion  e  le   prestazioni
ambientali fissate dai  documenti  BREF  dell'Unione  europea  per  i
singoli settori di attivita'.». 
  8. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 APRILE 2016, N. 50)). 
  9. All'articolo 1, comma 7, della legge 27 dicembre 2013,  n.  147,
dopo le parole: «di bonifica  di  siti  d'interesse  nazionale»  sono
inserite le seguenti parole: «  ,  di  bonifica  di  beni  contenenti
amianto».