DECRETO-LEGGE 6 luglio 2011, n. 98

Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria. (11G0146)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 06/07/2011.
Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 15 luglio 2011, n. 111 (in G.U. 16/07/2011, n. 164).
(Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 01/09/2022)
  • Allegati
Testo in vigore dal: 24-6-2017
aggiornamenti all'articolo
                               Art. 39 
 
   Disposizioni in materia di riordino della giustizia tributaria 
 
  1. Al fine di assicurare una maggiore efficienza del sistema  della
giustizia tributaria, garantendo altresi' imparzialita'  e  terzieta'
del corpo giudicante, sono introdotte disposizioni volte a: 
    a) rafforzare le cause di incompatibilita' dei giudici tributari; 
    b)  incrementare  la  presenza   nelle   Commissioni   tributarie
regionali  di  giudici  selezionati  tra   i   magistrati   ordinari,
amministrativi, militari, e contabili in servizio o a  riposo  ovvero
tra gli avvocati dello Stato a riposo; 
    c) ridefinire la composizione del Consiglio di  presidenza  della
giustizia tributaria in analogia con le previsioni  vigenti  per  gli
organi di autogoverno delle magistrature. 
  2.  In  funzione  di  quanto  previsto  dal  comma  1,  al  decreto
legislativo 31 dicembre 1992, n.  545,  e  successive  modificazioni,
sono apportate le seguenti modifiche: 
    a) all'articolo 4, comma 1, lettera a) le parole: "amministrativi
o militari" sono sostituite dalle seguenti: "amministrativi, militari
e contabili"; 
    b) all'articolo 5, comma 1, lettera a) le parole: "amministrativi
o militari" sono sostituite dalle seguenti: "amministrativi, militari
e contabili"; 
    c) all'articolo 8, comma 1: 
      1) la lettera f) e' soppressa; 
      2) la lettera i) e' sostituita dalla seguente: "i)  coloro  che
in qualsiasi forma, anche se in modo saltuario o accessorio ad  altra
prestazione,  esercitano  la  consulenza  tributaria,  detengono   le
scritture contabili e redigono i bilanci, ovvero  svolgono  attivita'
di consulenza, assistenza o di rappresentanza, a qualsiasi  titolo  e
anche nelle controversie di  carattere  tributario,  di  contribuenti
singoli o associazioni di contribuenti, di  societa'  di  riscossione
dei tributi o di altri enti impositori;"; 
      3) la lettera m) e' soppressa; 
      4) dopo la lettera m) e' aggiunta la seguente:  "m-bis)  coloro
che  sono  iscritti  in  albi  professionali,  elenchi,  ruoli  e  il
personale  dipendente  individuati  nell'articolo  12   del   decreto
legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e successive modificazioni."; 
      5) dopo il comma 1, e' inserito il seguente: "1-bis Non possono
essere componenti di commissione tributaria provinciale i coniugi,  i
conviventi o i parenti fino al terzo grado  o  gli  affini  in  primo
grado di coloro che,  iscritti  in  albi  professionali,  esercitano,
anche in  forma  non  individuale,  le  attivita'  individuate  nella
lettera i) nella regione e nelle province confinanti con la  predetta
regione dove ha  sede  la  commissione  tributaria  provinciale.  Non
possono, altresi', essere  componenti  delle  commissioni  tributarie
regionali i coniugi, i conviventi o i parenti fino al terzo  grado  o
gli  affini  in  primo  grado  di  coloro  che,  iscritti   in   albi
professionali,  esercitano,  anche  in  forma  non  individuale,   le
attivita' individuate nella lettera i) del comma 1 nella regione dove
ha sede la commissione tributaria regionale ovvero nelle regioni  con
essa confinanti. All'accertamento della sussistenza  delle  cause  di
incompatibilita' previste  nei  periodi  che  precedono  provvede  il
Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria."; 
      6) all'articolo 8, comma 2, dopo le parole: "i  coniugi,"  sono
aggiunte le seguenti: " i conviventi,"; 
    d) all'articolo 9, dopo il  comma  2  e'  inserito  il  seguente:
"2-bis. Per le commissioni tributarie regionali i posti da  conferire
sono attribuiti in modo da assicurare progressivamente la presenza in
tali  commissioni  di  due  terzi  dei  giudici  selezionati  tra   i
magistrati  ordinari,  amministrativi,  militari  e   contabili,   in
servizio o a riposo, ovvero gli avvocati dello Stato, a riposo."; 
    e) all'articolo 15, comma 1: 
      1) le parole: "e sull'andamento dei servizi di segreteria" sono
soppresse; 
      2)  dopo  il  primo  periodo  e'  aggiunto  il  seguente:   "Il
Presidente di ciascuna commissione tributaria segnala alla  Direzione
della  giustizia  tributaria  del  Dipartimento  delle  finanze   del
Ministero dell'economia e  delle  finanze,  per  i  provvedimenti  di
competenza, la qualita' e  l'efficienza  dei  servizi  di  segreteria
della propria commissione."; 
      3) nel terzo  periodo,  dopo  le  parole:  "sull'attivita'"  e'
aggiunta la seguente: "giurisdizionale"; 
    f) all'articolo 17, il comma 2-bis) e' sostituito  dal  seguente:
"2-bis. Il Consiglio di Presidenza elegge nel suo seno un  presidente
tra i componenti eletti dal Parlamento."; 
    g) all'articolo 24: 
      1) la lettera m) e'  sostituita  dalla  seguente:  "m)  esprime
parere sul decreto di cui all'articolo 13, comma 1;"; 
      2) al comma 2, dopo la parola: "funzionamento" sono inserite le
seguenti:  "dell'attivita'  giurisdizionale"  e   dopo   la   parola:
"ispezioni" sono inserite le seguenti: "nei confronti  del  personale
giudicante". 
  3. I giudici tributari che alla  data  di  entrata  in  vigore  del
presente decreto versano nelle condizioni di incompatibilita' di  cui
al  comma  2,  lettera  c),  del  presente  articolo,  comunicano  la
cessazione delle cause di incompatibilita' entro il 31 dicembre  2011
al Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria,  nonche'  alla
Direzione della giustizia tributaria del Dipartimento  delle  finanze
del Ministero dell'economia e  delle  finanze.  In  caso  di  mancata
rimozione nel termine predetto delle  cause  di  incompatibilita',  i
giudici decadono. Scaduto il temine  di  cui  al  primo  periodo,  il
Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria procede  all'esame
di tutte le  posizioni  dei  giudici,  diversi  dai  quelli  indicati
nell'articolo 4, comma 1, lettera  a),  del  decreto  legislativo  31
dicembre 1992,  n.  545,  e  successive  modificazioni,  al  fine  di
accertare la corretta applicazione delle disposizioni in  materia  di
incompatibilita'. 
  4. Al fine di coprire, a decorrere dal 1°  gennaio  2012,  i  posti
vacanti alla data di entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  il
Consiglio di Presidenza provvede ad  indire,  entro  due  mesi  dalla
predetta data,  apposite  procedure  ai  sensi  dell'articolo  9  del
decreto  legislativo  31  dicembre  1992,  n.   545,   senza   previo
espletamento della procedura di cui all'articolo  11,  comma  4,  del
medesimo decreto legislativo, per la copertura di 960  posti  vacanti
presso le commissioni tributarie. Conseguentemente  le  procedure  di
cui al citato articolo 11, comma  4,  avviate  prima  della  data  di
entrata in vigore del presente decreto sono revocate. I concorsi sono
riservati ai soggetti appartenenti alle categorie di cui all'articolo
4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 31 dicembre 1992,  n.
545, in servizio, che non prestino gia' servizio presso  le  predette
commissioni. Ai fini del periodo precedente, si intendono in servizio
i magistrati non collocati a riposo  al  momento  dell'indizione  dei
concorsi. 
  5. I compensi corrisposti ai membri  delle  commissioni  tributarie
entro il periodo di imposta successivo a  quello  di  riferimento  si
intendono concorrere alla formazione del reddito imponibile ai  sensi
dell'articolo 11 del testo unico delle imposte sui redditi di cui  al
decreto del Presidente della Repubblica 22  dicembre  1986,  n.  917.
(36) 
  6. I giudici delle commissioni tributarie, ad esclusione di  quelli
di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo  31  dicembre
1992, n. 545, e successive modificazioni, nei casi in cui svolgono le
funzioni di Presidente di sezione e di vice  Presidente  di  sezione,
hanno diritto alla corresponsione del compenso fisso e  variabile  di
cui all'articolo 13 del predetto decreto legislativo n. 545 del 1992. 
  7. Previo accordo tra il Ministero della  difesa  ed  il  Ministero
dell'economia e delle finanze, il personale  dei  ruoli  delle  Forze
armate che risulti in esubero puo' essere distaccato, con il  proprio
consenso, alle segreterie delle Commissioni tributarie.  Il  distacco
deve essere preceduto da una valutazione, da parte del dirigente  del
Ministero dell'economia e delle finanze territorialmente  competente,
delle  esperienze  professionali  e  dei  titoli  di  studio  vantati
dall'interessato diretta ad  accertare  l'idoneita'  dello  stesso  a
svolgere le  funzioni  proprie  delle  qualifiche  professionali  che
risultano carenti presso le segreterie delle commissioni  tributarie.
Il  personale  distaccato  conserva  il  trattamento   economico   in
godimento, limitatamente alle voci fondamentali ed accessorie, aventi
carattere  fisso   e   continuativo,   che   continuano   a   gravare
sull'amministrazione di appartenenza, e svolge i  propri  compiti  in
base ad una tabella di corrispondenza approvata dal Ministro  per  la
pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con i  Ministro
della difesa e dell'economia e delle finanze. Ai fini dell'invarianza
della  spesa,  con  l'accordo  di  cui  al  primo  periodo,   vengono
individuate le voci del trattamento  economico  accessorio  spettanti
per l'amministrazione di destinazione, che non  risultino  cumulabili
con quelle in godimento 
  8.  Ai  fini  dell'attuazione  dei  principi  previsti  dal  codice
dell'amministrazione   digitale   nella   materia   della   giustizia
tributaria e per assicurare l'efficienza e la celerita' del  relativo
processo sono introdotte le seguenti disposizioni: 
    a) nell'articolo 16 del decreto legislativo 31 dicembre 1992,  n.
546, e successive modificazioni: 
      1) al comma 1, ultimo periodo, le parole: "comma seguente" sono
sostituite dalle seguenti: "comma 2"; 
      2) dopo il  comma  1,  e'  inserito  il  seguente:  "1-bis.  Le
comunicazioni sono effettuate anche mediante l'utilizzo  della  posta
elettronica certificata, ai sensi del  decreto  legislativo  7  marzo
2005,  n.  82,  e  successive   modificazioni.   Tra   le   pubbliche
amministrazioni  di  cui  all'articolo  2,  comma  2,   del   decreto
legislativo 7 marzo 2005, n.  82,  le  comunicazioni  possono  essere
effettuate  ai  sensi   dell'articolo   76   del   medesimo   decreto
legislativo.  L'indirizzo  di  posta  elettronica   certificata   del
difensore o delle parti e' indicato nel  ricorso  o  nel  primo  atto
difensivo."; 
    b) per l'attuazione di  quanto  previsto  alla  lettera  a),  con
decreto del Ministero dell'economia e delle finanze sono stabilite le
regole  tecniche   per   consentire   l'utilizzo   delle   tecnologie
dell'informazione e della comunicazione  nel  rispetto  dei  principi
previsti dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n.  82,  e  successive
modificazioni, nonche' individuate le  Commissioni  tributarie  nelle
quali trovano gradualmente applicazione le disposizioni di  cui  alla
lettera a); 
    c) fino alla data di entrata in vigore del decreto  di  cui  alla
lettera b), le comunicazioni nel processo tributario sono  effettuate
nei modi e nelle forme previste dalle disposizioni vigenti alla  data
di entrata in vigore del presente decreto; 
    d) con regolamento ai sensi  dell'articolo  17,  comma  3,  della
legge 23 agosto 1988, n. 400,  emanato  entro  centocinquanta  giorni
dalla data di entrata in vigore del  presente  decreto  dal  Ministro
dell'economia e delle finanze, sentiti il DIgitPA e il Garante per la
protezione dei dati personali, sono introdotte  disposizioni  per  il
piu' generale adeguamento del  processo  tributario  alle  tecnologie
dell'informazione e della comunicazione, in attuazione  dei  principi
previsti dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n.  82,  e  successive
modificazioni. 
  9. Dopo l'articolo 17 del decreto legislativo 31 dicembre 1992,  n.
546, e' inserito il seguente articolo: 
    «Art.  17-bis  (Il  reclamo  e  la  mediazione)  -  1.   Per   le
controversie di valore non superiore a ventimila  euro,  relative  ad
atti emessi dall'Agenzia delle entrate, chi intende proporre  ricorso
e'  tenuto  preliminarmente   a   presentare   reclamo   secondo   le
disposizioni seguenti ed e' esclusa la  conciliazione  giudiziale  di
cui all'articolo 48. 
    2. La presentazione del reclamo e' condizione  di  ammissibilita'
del ricorso. L'inammissibilita' e' rilevabile d'ufficio in ogni stato
e grado del giudizio. 
    3. Il valore  di  cui  al  comma  1  e'  determinato  secondo  le
disposizioni di cui al comma 5 dell'articolo 12. 
    4. Il presente articolo non si applica alle controversie  di  cui
all'articolo 47-bis. 
    5. Il reclamo va presentato alla  Direzione  provinciale  o  alla
Direzione regionale  che  ha  emanato  l'atto,  le  quali  provvedono
attraverso apposite strutture  diverse  ed  autonome  da  quelle  che
curano l'istruttoria degli atti reclamabili. 
    6. Per il procedimento si applicano le disposizioni di  cui  agli
articoli 12,18, 19, 20, 21 e al comma 4 dell'articolo 22,  in  quanto
compatibili. 
    7. Il reclamo puo' contenere una motivata proposta di mediazione,
completa della rideterminazione dell'ammontare della pretesa. 
    8. L'organo destinatario, se non intende  accogliere  il  reclamo
volto all'annullamento totale o parziale dell'atto,  ne'  l'eventuale
proposta di mediazione, formula d'ufficio una proposta di  mediazione
avuto riguardo all'eventuale incertezza delle questioni  controverse,
al  grado  di  sostenibilita'  della  pretesa  e  al   principio   di
economicita' dell'azione amministrativa. Si applicano le disposizioni
dell'articolo 48, in quanto compatibili. 
    9.  Decorsi  novanta  giorni  senza  che  sia  stato   notificato
l'accoglimento  del  reclamo  o  senza  che  sia  stata  conclusa  la
mediazione, il reclamo produce gli effetti del ricorso. I termini  di
cui agli articoli 22 e 23 decorrono dalla predetta data. Se l'Agenzia
delle entrate respinge il reclamo in  data  antecedente,  i  predetti
termini  decorrono  dal  ricevimento  del   diniego.   In   caso   di
accoglimento parziale del reclamo, i predetti termini decorrono dalla
notificazione dell'atto di accoglimento parziale. 
    10. Nelle controversie di cui al comma 1 la parte soccombente  e'
condannata a rimborsare, in aggiunta  alle  spese  di  giudizio,  una
somma pari al 50 per cento  delle  spese  di  giudizio  a  titolo  di
rimborso delle  spese  del  procedimento  disciplinato  dal  presente
articolo. Nelle medesime controversie, fuori dei casi di  soccombenza
reciproca, la commissione tributaria, puo' compensare parzialmente  o
per intero le spese tra le parti solo  se  ricorrono  giusti  motivi,
esplicitamente indicati nella motivazione, che hanno indotto la parte
soccombente a disattendere la proposta di mediazione.". 
  10. Ai rappresentanti dell'ente ((e dell'agente della riscossione))
che concludono la mediazione o accolgono il reclamo si  applicano  le
disposizioni di cui all'articolo 29, comma 7,  del  decreto-legge  31
maggio 2010, n. 78, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  30
luglio 2010, n. 122. 
  11. Le disposizioni di cui al comma 9 si applicano con  riferimento
agli atti suscettibili di  reclamo  notificati  a  decorrere  dal  1°
aprile 2012. 
  12. Al fine di ridurre  il  numero  delle  pendenze  giudiziarie  e
quindi concentrare gli impegni  amministrativi  e  le  risorse  sulla
proficua e spedita gestione del procedimento di cui  al  comma  9  le
liti fiscali di valore non superiore a 20.000 euro in  cui  e'  parte
l'Agenzia delle entrate, pendenti alla  data  del  31  dicembre  2011
dinanzi alle commissioni tributarie o al giudice  ordinario  in  ogni
grado del giudizio e  anche  a  seguito  di  rinvio,  possono  essere
definite, a domanda del soggetto che ha proposto l'atto  introduttivo
del giudizio, con il  pagamento  delle  somme  determinate  ai  sensi
dell'articolo 16 della legge 27 dicembre 2002, n. 289. A  tale  fine,
si applicano le disposizioni di cui al citato  articolo  16,  con  le
seguenti specificazioni: 
    a) le somme dovute ai sensi del presente comma sono versate entro
il 31 marzo 2012 in unica soluzione; 
    b) la domanda di definizione e'  presentata  entro  il  31  marzo
2012; 
    c) le liti fiscali che  possono  essere  definite  ai  sensi  del
presente comma sono sospese fino al 30 giugno  2012.  Per  le  stesse
sono altresi' sospesi, sino al  30  giugno  2012  i  termini  per  la
proposizione  di  ricorsi,  appelli,  controdeduzioni,  ricorsi   per
cassazione, controricorsi  e  ricorsi  in  riassunzione,  compresi  i
termini per la costituzione in giudizio; 
    d) gli uffici competenti trasmettono alle commissioni tributarie,
ai  tribunali  e  alle  corti  di  appello  nonche'  alla  Corte   di
cassazione, entro il 15 luglio 2012, un elenco  delle  liti  pendenti
per le quali e' stata presentata domanda di  definizione.  Tali  liti
sono sospese fino al 30 settembre 2012. La comunicazione degli uffici
attestante  la  regolarita'  della  domanda  di  definizione  ed   il
pagamento integrale di quanto dovuto deve essere depositata entro  il
30 settembre 2012. Entro la stessa  data  deve  essere  comunicato  e
notificato l'eventuale diniego della definizione; 
    e) restano comunque  dovute  per  intero  le  somme  relative  al
recupero di aiuti di Stato illegittimi; 
    f) con uno o piu' provvedimenti del direttore dell'agenzia  delle
entrate sono stabilite le modalita' di versamento,  di  presentazione
della domanda di definizione ed ogni altra  disposizione  applicativa
del presente comma. 
  13. Al fine di  razionalizzare  il  sistema  di  riscossione  delle
entrate patrimoniali  dello  Stato  e  di  garantirne  efficienza  ed
economicita', entro il 31 dicembre 2011,  con  decreto  del  Ministro
dell'economia e delle finanze sono  stabilite  le  modalita'  per  il
trasferimento,  anche  graduale,  delle  attivita'  di  accertamento,
liquidazione  e  riscossione,  spontanea  o  coattiva,   di   entrate
erariali, diverse da quelle tributarie e per contributi previdenziali
e assistenziali  obbligatori,  da  Equitalia  S.p.a.,  nonche'  dalle
societa' per azioni dalla stessa partecipate ai  sensi  dell'articolo
3, comma 7, del decreto- legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito,
con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n.  248,  ad  enti  e
organismi pubblici muniti di idonee risorse umane e strumentali.  Con
il medesimo decreto, tali enti e organismi pubblici  potranno  essere
autorizzati a svolgere l'attivita' di riscossione con le modalita' di
cui al regio decreto 14 aprile 1910, n. 639. 
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AGGIORNAMENTO (36) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 19 - 28 maggio 2014,  n.  142
(in G.U. 1a s.s. 4/6/2014,  n.  24)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 39, comma 5.