DECRETO LEGISLATIVO 26 marzo 2001, n. 151

Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita' e della paternita', a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53.

note: Entrata in vigore del decreto: 27-4-2001 (Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 31/12/2018)
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Testo in vigore dal: 20-2-2010
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                               Art. 54
                      Divieto di licenziamento
              (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 2,
                commi 1, 2, 3, 5, e art. 31, comma 2;
         legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6-bis, comma 4;
   decreto legislativo 9 settembre 1994, n. 566, art. 2, comma 2;
            legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 18, comma 1)

  1.  Le  lavoratrici  non  possono essere licenziate dall'inizio del
periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal
lavoro  previsti  dal Capo III, nonche' fino al compimento di un anno
di eta' del bambino.
  2.  Il  divieto  di licenziamento opera in connessione con lo stato
oggettivo  di  gravidanza, e la lavoratrice, licenziata nel corso del
periodo  in cui opera il divieto, e' tenuta a presentare al datore di
lavoro   idonea   certificazione   dalla  quale  risulti  l'esistenza
all'epoca del licenziamento, delle condizioni che lo vietavano.
  3. Il divieto di licenziamento non si applica nel caso:
a) di  colpa  grave  da  parte  della lavoratrice, costituente giusta
   causa per la risoluzione del rapporto di lavoro;
b) di cessazione dell'attivita' dell'azienda cui essa e' addetta;
c) di  ultimazione  della  prestazione per la quale la lavoratrice e'
   stata  assunta  o  di  risoluzione  del  rapporto di lavoro per la
   scadenza del termine;
d) di   esito  negativo  della  prova;  resta  fermo  il  divieto  di
   discriminazione  di cui all'articolo 4 della legge 10 aprile 1991,
   n. 125, e successive modificazioni.
  4.  Durante il periodo nel quale opera il divieto di licenziamento,
la  lavoratrice non puo' essere sospesa dal lavoro, salvo il caso che
sia  sospesa  l'attivita'  dell'azienda  o  del  reparto  cui essa e'
addetta,  sempreche' il reparto stesso abbia autonomia funzionale. La
lavoratrice non puo' altresi' essere collocata in mobilita' a seguito
di  licenziamento  collettivo ai sensi della legge 23 luglio 1991, n.
223,  e  successive modificazioni, salva l'ipotesi di collocamento in
mobilita'  a  seguito della cessazione dell'attivita' dell'azienda di
cui al comma 3, lettera b).
  5.  Il  licenziamento intimato alla lavoratrice in violazione delle
disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3, e' nullo.
  6. E' altresi' nullo il licenziamento causato dalla domanda o dalla
fruizione  del  congedo  parentale  e  per la malattia del bambino da
parte della lavoratrice o del lavoratore.
  7.  In  caso  di  fruizione  del  congedo  di  paternita',  di  cui
all'articolo  28,  il  divieto  di  licenziamento si applica anche al
padre  lavoratore  per la durata del congedo stesso e si estende fino
al  compimento  di  un  anno  di  eta'  del  bambino. Si applicano le
disposizioni del presente articolo, commi 3, 4 e 5.
  8.   L'inosservanza   delle  disposizioni  contenute  nel  presente
articolo e' punita con la sanzione amministrativa da lire due milioni
a  lire cinque milioni. Non e' ammesso il pagamento in misura ridotta
di cui all'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
  ((9.  Le  disposizioni  del presente articolo si applicano anche in
caso  di  adozione  e  di affidamento. Il divieto di licenziamento si
applica   fino  ad  un  anno  dall'ingresso  del  minore  nel  nucleo
familiare.  In  caso di adozione internazionale, il divieto opera dal
momento  della comunicazione della proposta di incontro con il minore
adottando,  ai sensi dell'articolo 31, terzo comma, lettera d), della
legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, ovvero della
comunicazione  dell'invito  a  recarsi  all'estero  per  ricevere  la
proposta di abbinamento.))