DECRETO-LEGGE 16 ottobre 2017, n. 148

Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili. (17G00166)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 16/10/2017
Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 4 dicembre 2017, n. 172 (in G.U. 05/12/2017, n. 284).
(Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 09/11/2021)
Testo in vigore dal: 1-1-2018
attiva riferimenti normativi aggiornamenti all'articolo
                        Art. 19-quaterdecies. 
 
(Introduzione dell'articolo 13-bis della legge 31 dicembre  2012,  n.
247, in materia di equo compenso  per  le  prestazioni  professionali
                          degli avvocati). 
 
  1. Dopo l'articolo 13 della legge 31  dicembre  2012,  n.  247,  e'
inserito il seguente: 
  "Art. 13-bis. (Equo  compenso  e  clausole  vessatorie).  -  1.  Il
compenso degli avvocati iscritti all'albo, nei rapporti professionali
regolati da convenzioni aventi ad oggetto lo  svolgimento,  anche  in
forma associata o societaria, delle attivita' di cui all'articolo  2,
commi 5  e  6,  primo  periodo,  in  favore  di  imprese  bancarie  e
assicurative, nonche' di imprese non rientranti nelle categorie delle
microimprese o delle piccole o medie  imprese,  come  definite  nella
raccomandazione 2003/361CE della Commissione, del 6 maggio  2003,  e'
disciplinato  dalle   disposizioni   del   presente   articolo,   con
riferimento ai  casi  in  cui  le  convenzioni  sono  unilateralmente
predisposte dalle predette imprese. 
  2. Ai fini del presente articolo, si  considera  equo  il  compenso
determinato nelle convenzioni  di  cui  al  comma  1  quando  risulta
proporzionato alla quantita'  e  alla  qualita'  del  lavoro  svolto,
nonche' al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale,
tenuto conto dei parametri previsti dal regolamento di cui al decreto
del Ministro della giustizia  adottato  ai  sensi  dell'articolo  13,
comma 6. 
  3. Le convenzioni di cui al comma 1  si  presumono  unilateralmente
predisposte dalle imprese  di  cui  al  medesimo  comma  salva  prova
contraria. 
  4. Ai fini del  presente  articolo  si  considerano  vessatorie  le
clausole  contenute  nelle  convenzioni  di  cui  al  comma   1   che
determinano,  anche  in  ragione  della  non  equita'  del   compenso
pattuito,  un  significativo   squilibrio   contrattuale   a   carico
dell'avvocato. 
  5. In particolare si considerano vessatorie, salvo che siano  state
oggetto di specifica  trattativa  e  approvazione,  le  clausole  che
consistono: 
    a)  nella  riserva  al  cliente  della  facolta'  di   modificare
unilateralmente le condizioni del contratto; 
    b) nell'attribuzione al cliente della facolta'  di  rifiutare  la
stipulazione  in  forma  scritta  degli   elementi   essenziali   del
contratto; 
    c) nell'attribuzione al  cliente  della  facolta'  di  pretendere
prestazioni  aggiuntive  che  l'avvocato  deve  eseguire   a   titolo
gratuito; 
    d) nell'anticipazione delle spese  della  controversia  a  carico
dell'avvocato; 
    e) nella previsione di clausole  che  impongono  all'avvocato  la
rinuncia  al  rimborso  delle  spese   direttamente   connesse   alla
prestazione dell'attivita' professionale oggetto della convenzione; 
    f) nella previsione di termini di pagamento superiori a  sessanta
giorni dalla data di ricevimento da parte del cliente della fattura o
di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente; 
    g) nella previsione che, in ipotesi di liquidazione  delle  spese
di lite in favore del cliente, all'avvocato sia riconosciuto solo  il
minore importo previsto nella convenzione, anche nel caso in  cui  le
spese liquidate siano state interamente o parzialmente corrisposte  o
recuperate dalla parte; 
    h)  nella  previsione  che,  in  ipotesi  di  nuova   convenzione
sostitutiva  di  altra  precedentemente  stipulata  con  il  medesimo
cliente, la nuova disciplina sui compensi si  applichi,  se  comporta
compensi inferiori a quelli previsti  nella  precedente  convenzione,
anche agli incarichi pendenti o,  comunque,  non  ancora  definiti  o
fatturati; 
    i) nella previsione che il compenso pattuito per  l'assistenza  e
la consulenza in materia contrattuale  spetti  soltanto  in  caso  di
sottoscrizione del contratto. 
  6. Le clausole di cui al comma 5, lettere a) e c),  si  considerano
vessatorie  anche  qualora  siano  state  oggetto  di  trattativa   e
approvazione. 
  7.  Non  costituiscono  prova   della   specifica   trattativa   ed
approvazione di cui al  comma  5  le  dichiarazioni  contenute  nelle
convenzioni che attestano genericamente l'avvenuto svolgimento  delle
trattative senza specifica indicazione delle modalita' con  le  quali
le medesime sono state svolte. 
  8. Le clausole considerate vessatorie ai sensi dei commi 4, 5  e  6
sono nulle, mentre il  contratto  rimane  valido  per  il  resto.  La
nullita' opera soltanto a vantaggio dell'avvocato. 
  9. L'azione diretta alla dichiarazione della nullita' di una o piu'
clausole delle convenzioni di cui al comma 1 e' proposta, a  pena  di
decadenza, entro ventiquattro mesi dalla data di sottoscrizione delle
convenzioni medesime. 
  10. Il  giudice,  accertate  la  non  equita'  del  compenso  e  la
vessatorieta' di una clausola a norma dei commi 4, 5 e 6 del presente
articolo, dichiara la nullita' della clausola e determina il compenso
dell'avvocato tenendo conto dei parametri previsti dal regolamento di
cui al  decreto  del  Ministro  della  giustizia  adottato  ai  sensi
dell'articolo 13, comma 6. 
  11. Per quanto non previsto dal presente articolo, alle convenzioni
di cui al comma 1 si applicano le disposizioni del codice civile". 
  2. Le disposizioni  di  cui  all'articolo  13-bis  della  legge  31
dicembre 2012, n. 247, introdotto dal comma 1 del presente  articolo,
si applicano, in quanto compatibili, anche alle prestazioni rese  dai
professionisti di cui all'articolo 1 della legge 22 maggio  2017,  n.
81, anche iscritti agli ordini e collegi, i cui parametri ai fini  di
cui al comma 10  del  predetto  articolo  13-bis  sono  definiti  dai
decreti  ministeriali  adottati  ai   sensi   dell'articolo   9   del
decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 24 marzo 2012, n. 27. 
  3. La pubblica  amministrazione,  in  attuazione  dei  principi  di
trasparenza, buon andamento ed  efficacia  delle  proprie  attivita',
garantisce  il  principio  dell'equo  compenso  in   relazione   alle
prestazioni  rese  dai  professionisti  in  esecuzione  di  incarichi
conferiti  dopo  la  data  di  entrata  in  vigore  della  legge   di
conversione del presente decreto. 
  4. Dall'attuazione delle disposizioni  del  presente  articolo  non
devono derivare  nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza
pubblica. 
  ((4-bis. Le disposizioni del presente  articolo  non  si  applicano
agli agenti della riscossione, che garantiscono, comunque, al momento
del  conferimento  dell'incarico  professionale,  la  pattuizione  di
compensi adeguati all'importanza dell'opera, tenendo conto,  in  ogni
caso, dell'eventuale ripetitivita' delle prestazioni richieste)).