DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 29 luglio 2004, n. 244

Regolamento di riorganizzazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

note: Entrata in vigore del provvedimento: 7/10/2004
Testo in vigore dal: 7-10-2004
attiva riferimenti normativi
                               Art. 2.
  1.  Dopo  l'articolo  1 del decreto del Presidente della Repubblica
26 marzo 2001, n. 176, sono inseriti i seguenti:
  «Art.  1-bis  (Segretariato  generale). - 1. Il Segretario generale
del  Ministero  opera  alle  dirette  dipendenze  del  Ministro ed e'
nominato  ai sensi dell'articolo 19, comma 3, del decreto legislativo
30 marzo   2001,   n.   165.   Il  Segretario  generale  assicura  il
coordinamento  dell'azione amministrativa, con particolare attenzione
alla  programmazione  e  organizzazione delle attivita' statistiche e
dell'ufficio  di  statistica  in  raccordo con le altre strutture del
sistema   statistico  nazionale  (SISTAN),  operante  presso  l'ISTAT
(Istituto  nazionale di statistica), ai sensi del decreto legislativo
6 settembre  1989, n. 322, di studio e ricerca sul mercato del lavoro
nonche'  alla  comunicazione istituzionale, ivi compreso il sito web;
provvede  all'istruttoria  per  l'elaborazione  degli indirizzi e dei
programmi  di  competenza  del  Ministro;  coordina  gli  uffici e le
attivita'  del Ministero; vigila sulla loro efficienza e rendimento e
ne   riferisce   periodicamente  al  Ministro;  assicura  l'attivita'
ispettiva  diretta  alle verifiche strumentali alla propria attivita'
di   coordinamento,   ivi   compreso,   per   quanto  necessario,  il
monitoraggio   e   il   controllo   concernenti   l'osservanza  delle
disposizioni  di  cui ai commi da 56 a 65 dell'articolo 1 della legge
23 dicembre  1996, n. 662, le verifiche e i controlli sull'osservanza
delle  disposizioni  della legge 7 agosto 1990, n. 241; istruisce gli
affari   di   competenza   del   Comitato  interministeriale  per  la
programmazione  economica  (CIPE)  e  la predisposizione delle intese
istituzionali   di   programma   Stato-regioni  e  degli  accordi  di
programma-quadro  in  materia di lavoro e politiche sociali; provvede
al  monitoraggio  e  alla revisione della carta dei servizi, ai sensi
dell'articolo  11,  del  decreto  legislativo 30 luglio 1999, n. 286;
cura  i  rapporti  con  il  Comitato  nazionale  per l'attuazione del
principi  di  parita' di trattamento e di uguaglianza di opportunita'
tra  lavoratori  e  lavoratrici  e  con  l'ufficio del consigliere di
parita'; in raccordo con gli uffici di cui all'articolo 7 del decreto
legislativo  30 luglio  1999, n. 300, esercita le funzioni inerenti i
rapporti  con  gli  organi  competenti  dell'Unione  europea,  con il
Consiglio  d'Europa,  con  l'Organizzazione internazionale del lavoro
(OIL),  con  l'Organizzazione  per  la  cooperazione  e  lo  sviluppo
economico  (OCSE)  e  con l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU),
avvalendosi  anche delle Direzioni generali; coordina l'attivita' del
Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici prevista
dalla legge 17 maggio 1999, n. 144.
  2.  Il  Segretariato generale costituisce centro di responsabilita'
amministrativa,  ai  sensi  dell'articolo 3 del decreto legislativo 7
agosto 1997, n. 279.
  3.  Con successivo decreto ministeriale di natura non regolamentare
si provvede ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, lettera e), della
legge 23 agosto 1988, n. 400, e dell'articolo 4, comma 4, del decreto
legislativo  30 luglio  1999,  n.  300,  e  successive modificazioni,
all'individuazione  degli uffici di livello dirigenziale non generale
del Segretariato generale ed alla definizione dei relativi compiti.
  Art.  1-ter  (Direzioni  generali). - 1. Il Ministero, nel rispetto
delle  competenze regionali e delle attribuzioni degli enti locali di
cui  agli  articoli 117  e  118 della Costituzione, si articola nelle
seguenti Direzioni generali:
    a) degli ammortizzatori sociali e incentivi all'occupazione;
    b) per l'attivita' ispettiva;
    c) della comunicazione;
    d) per  la  famiglia,  i  diritti  sociali  e  la responsabilita'
sociale delle imprese (CSR);
    e) per la gestione del fondo nazionale per le politiche sociali e
monitoraggio della spesa sociale;
    f) dell'immigrazione;
    g) del mercato del lavoro;
    h) per le politiche per l'orientamento e la formazione;
    i) per le politiche previdenziali;
    l) per l'innovazione tecnologica;
    m) delle risorse umane e affari generali;
    n) della tutela delle condizioni di lavoro;
    o) per   il   volontariato,  l'associazionismo  e  le  formazioni
sociali.
  Art.  1-quater  (Direzione  generale degli ammortizzatori sociali e
incentivi   all'occupazione).   -  1.  La  Direzione  generale  degli
ammortizzatori   sociali  e  incentivi  all'occupazione  esercita  le
seguenti  funzioni:  disciplina  degli incentivi all'occupazione, con
gestione del fondo per l'occupazione, del fondo per lo sviluppo e del
fondo  per gli interventi a sostegno dell'occupazione, previsti dalla
legge   19 luglio   1993,  n.  236,  di  conversione  in  legge,  con
modificazioni,  del  decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148; disciplina
degli   ammortizzatori   sociali,  dei  trattamenti  di  integrazione
salariale  e mobilita', dei trattamenti di disoccupazione e controllo
delle condizioni di accesso e mantenimento delle indennita'; analisi,
verifica e controllo dei programmi di ristrutturazione, riconversione
e   riorganizzazione   produttiva;   disciplina   dei   contratti  di
solidarieta',  di  cui  al  decreto-legge  30 ottobre  1984,  n. 726,
convertito,  con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863,
e successive modificazioni, e relativi finanziamenti.
  Art.  1-quinquies (Direzione generale per l'attivita' ispettiva). -
1.  La  Direzione  generale  per  l'attivita'  ispettiva  esercita le
seguenti   funzioni:   direzione   e  coordinamento  delle  attivita'
ispettive  svolte dai soggetti che effettuano vigilanza in materia di
tutela   dei   rapporti  di  lavoro,  dei  livelli  essenziali  delle
prestazioni  concernenti i diritti civili e sociali che devono essere
garantiti  su  tutto  il  territorio  nazionale,  e  di  legislazione
sociale, compresi gli enti previdenziali; indirizzo, programmazione e
controllo   dell'attivita'   di   vigilanza  ispettiva  degli  organi
periferici  del  Ministero;  indirizzo,  programmazione  e  controllo
dell'attivita' di vigilanza ispettiva di competenza sull'applicazione
della  legislazione  attinente la sicurezza sui luoghi di lavoro, ivi
compreso  il  servizio  ispettivo  per  la  sicurezza mineraria e gli
interventi  straordinari;  vigilanza  sul  trattamento  giuridico  ed
economico  del  personale  delle  aziende autoferrotranviarie e delle
gestioni  governative;  vigilanza  sul  trattamento  previdenziale ed
assistenziale del personale delle aziende autoferrotranviarie e delle
gestioni  governative,  del lavoro marittimo, portuale e della pesca,
degli  addetti ai servizi di trasporto aereo; vigilanza in materia di
trattamento   giuridico   ed   economico  del  personale  degli  enti
previdenziali.
  Art.  1-sexies  (Direzione  generale  della comunicazione). - 1. La
Direzione generale della comunicazione esercita le seguenti funzioni:
informazione e comunicazione istituzionale, come previsto dalla legge
7 giugno  2000,  n.  150,  curando  in  particolare  la comunicazione
esterna rivolta ai cittadini, alle collettivita' e ad altri enti e la
comunicazione  interna  realizzata  nell'ambito dell'Amministrazione,
ivi  compreso  il  sito  web;  garantisce il necessario supporto alle
attivita'  di  informazione attraverso idonei mezzi di comunicazione;
organizzazione  dell'Ufficio  relazioni  con  il  pubblico  e servizi
all'utenza.
  Art.  1-septies  (Direzione  generale  per  la  famiglia, i diritti
sociali  e  la  responsabilita'  sociale delle imprese (CSR). - 1. La
Direzione   generale   per  la  famiglia,  i  diritti  sociali  e  la
responsabilita'  sociale  delle  imprese  (CSR)  esercita le seguenti
funzioni:  coordinamento  delle  politiche  a  favore della famiglia,
degli  interventi per il sostegno della maternita' e della paternita'
e  degli interventi a favore delle persone anziane; conciliazione dei
tempi  di  lavoro  e  dei  tempi  di  cura  della famiglia; misure di
sostegno   alla  famiglia,  alla  genitorialita'  e  alla  natalita';
supporto all'Osservatorio nazionale sulla famiglia; coordinamento dei
servizi  socio-educativi  per  la prima infanzia; coordinamento delle
politiche collegate agli interventi per l'assistenza, l'integrazione.
sociale e lavorativa delle persone disabili; salvaguardia dei diritti
delle  persone  disabili  promozione delle politiche a sostegno delle
persone,    anziane   con   particolare   riguardo   alle   tematiche
dell'autonomia e della non autosufficienza; indirizzo e coordinamento
degli  interventi  a favore dell'infanzia e dell'adolescenza e tutela
dei  minori;  definizione  delle  politiche  per gli adolescenti ed i
giovani,  anche  mediante  il  coordinamento dei programmi finanziati
dall'Unione  europea;  coordinamento  delle  politiche  delle giovani
generazioni,  attivita'  di  promozione  e  coordinamento  per quanto
concerne  gli  scambi  internazionali giovanili; supporto all'Agenzia
nazionale  italiana  del  programma comunitario gioventu'; promozione
delle  politiche  di  contrasto al lavoro minorile; coordinamento del
piano di dismissione dei minori dagli istituti e promozione di azioni
alternative    all'istituzionalizzazione;    supporto   all'attivita'
dell'Osservatorio  nazionale per l'infanzia e del Centro nazionale di
documentazione e analisi dell'infanzia e dell'adolescenza di cui agli
articoli 2  e  3  della legge 23 dicembre 1997, n. 451; promozione di
interventi  a  favore dei minori a rischio di attivita' criminose, di
interventi  per  la  prevenzione  e  contro lo sfruttamento e l'abuso
sessuale  dei minori, di misure di contrasto alla poverta' e di lotta
all'esclusione  sociale;  redazione  del  Piano  nazionale  contro la
poverta' e l'esclusione sociale, redatto in attuazione delle relative
disposizioni   dell'Unione   europea;  supporto  all'attivita'  della
Commissione  di  indagine sull'esclusione sociale di cui all'articolo
27   della   legge   8 novembre   2000,  n.  328;  cofinanziamento  e
monitoraggio  della  sperimentazione del reddito di ultima istanza di
cui  all'articolo 3, comma 101, della legge 24 dicembre 2003, n. 350;
promozione  delle  politiche  di contrasto alla esclusione sociale ed
alla  grave  emarginazione;  ferme restando le competenze delle altre
Amministrazioni,  promozione di politiche di sostegno alla diffusione
della   responsabilita'   sociale   di   impresa  (CSR),  sviluppo  e
coordinamento  delle  iniziative  in materia di CSR e rapporti con le
organizzazioni internazionali e l'Unione europea.
  Art.  1-octies  (Direzione  generale  per  la  gestione  del  fondo
nazionale  per  le  politiche  sociali  e  monitoraggio  della  spesa
sociale).  -  1.  La  Direzione  generale  per  la gestione del fondo
nazionale per le politiche sociali e monitoraggio della spesa sociale
esercita le seguenti funzioni: coordinamento delle attivita' connesse
alla  gestione  del  Fondo nazionale per le politiche sociali, di cui
all'articolo  59,  comma  44, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e
successive modificazioni ed integrazioni, con particolare riferimento
al  Piano  nazionale  delle politiche sociali, di cui all'articolo 18
della  legge  8 novembre 2000, n. 328, ai criteri e alle modalita' di
riparto   delle   relative   risorse;  coordinamento  ai  fini  della
determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i
diritti  civili  e  sociali  che  devono essere garantiti su tutto il
territorio  nazionale,  di  cui  alla  legge 8 novembre 2000, n. 328;
monitoraggio   della  spesa  sociale;  valutazione  dell'efficacia  e
dell'efficienza   delle   politiche   sociali   anche  attraverso  la
definizione di strumenti idonei alla valutazione dell'accesso e della
fruizione dei servizi e delle prestazioni sociali.
  Art.  1-nonies  (Direzione  generale  dell'immigrazione).  -  1. La
Direzione  generale  dell'immigrazione esercita le seguenti funzioni:
coordinamento   delle  politiche  per  l'integrazione  sociale  degli
stranieri  immigrati  e  delle  iniziative  volte  a  contrastare  il
fenomeno  del  razzismo;  gestione  delle  risorse  per  le politiche
migratorie;  tenuta  del registro delle associazioni e degli enti che
svolgono attivita' a favore degli immigrati; istituzione di attivita'
a  favore dei minori stranieri; attivita' istruttoria delle richieste
di  nulla  osta  per  l'ingresso  in  Italia  di minori stranieri non
accompagnati,  secondo  quanto  previsto dall'articolo 33 del decreto
legislativo  25 luglio  1998,  n.  286, e successive modificazioni, e
dalle  relative  norme  di  attuazione;  supporto  all'attivita'  del
Comitato  per  i  minori stranieri di cui all'articolo 33 del decreto
legislativo  25 luglio  1998,  n.  286, e successive modificazioni, e
dalle  relative  norme  di  attuazione; iniziative relative ai flussi
migratori per ragioni di lavoro; sviluppo e gestione del sistema AILE
previsto  dalla  normativa  vigente  in  tema di immigrazione e norme
sulla  condizione  dello  straniero; promozione e coordinamento degli
interventi  umanitari in Italia e all'estero attribuiti al Ministero;
promozione  delle  convenzioni  in  materia  di sicurezza sociale con
Paesi extracomunitari; sviluppo della cooperazione internazionale per
le  attivita'  di  prevenzione e di studio sulle emergenze sociali ed
occupazionali  nonche' per le iniziative relative ai flussi migratori
per ragioni di lavoro.
  Art.  1-decies (Direzione generale del mercato del lavoro). - 1. La
Direzione  generale  del  mercato  del  lavoro  esercita  le seguenti
funzioni:  indirizzo,  promozione  e  coordinamento  delle  politiche
dell'impiego, con particolare riferimento al piano nazionale d'azione
per   l'occupazione  (NAP),  redatto  in  attuazione  delle  relative
disposizioni  dell'Unione  europea,  alle  iniziative di contrasto al
lavoro  sommerso,  all'inserimento  nel  lavoro  dei  disabili  e dei
soggetti  svantaggiati,  alle attivita' di prevenzione e studio sulle
emergenze  sociali  ed  occupazionali; sviluppo e gestione coordinata
del  Sistema  informativo  lavoro  (SIL),  di cui all'articolo 11 del
decreto  legislativo  23 dicembre  1997,  n.  469, in raccordo con le
regioni  e  gli enti locali; valutazione dell'efficacia ed efficienza
delle   politiche   occupazionali;   supporto   all'attivita'   delle
consigliere   e   dei  consiglieri  di  parita'  di  cui  al  decreto
legislativo 23 maggio 2000, n. 196.
  Art.   1-undecies   (Direzione   generale   per  le  politiche  per
l'orientamento  e  la  formazione). - 1. La Direzione generale per le
politiche  per  l'orientamento  e  la formazione esercita le seguenti
funzioni: indirizzo, promozione e coordinamento delle politiche della
formazione,  con  particolare riferimento alle attivita' collegate al
fondo   sociale  europeo,  previsto  dal  Trattato  istitutivo  della
Comunita'  europea  e  alle  attivita'  formative,  ferme restando le
competenze  delle  regioni;  vigilanza, controllo e tutela degli enti
nazionali  di  formazione  professionale,  finanziamento  e vigilanza
dell'Istituto  per  lo  sviluppo  della  formazione professionale dei
lavoratori  (ISFOL),  di  cui all'articolo 10 del decreto legislativo
29 ottobre  1999,  n. 419; promozione, coordinamento, sperimentazione
in   accordo   con   le   regioni,   delle  politiche  di  formazione
professionale  e  delle  azioni  rivolte all'integrazione dei sistemi
della formazione, della scuola, del lavoro; autorizzazione, vigilanza
e   monitoraggio  dei  Fondi  interprofessionali  per  la  formazione
continua  di  cui  all'articolo  118 della legge 23 dicembre 2000, n.
388.
  2. La Direzione generale di cui al comma 1 espleta le funzioni alla
stessa   assegnate   sino   alla  costituzione  dell'Agenzia  di  cui
all'articolo 88 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.
  Art.    1-duodecies    (Direzione   generale   per   le   politiche
previdenziali).   -   1.  La  Direzione  generale  per  le  politiche
previdenziali  esercita  le seguenti funzioni: disciplina del sistema
previdenziale pensionistico e delle norme in materia di infortuni sul
lavoro  e  malattie  professionali;  vigilanza  generale  sugli  enti
previdenziali pubblici e privati e nomina dei componenti degli organi
collegiali;   esame  dei  bilanci  preventivi,  note  di  variazione,
consultivi  dei  bilanci tecnici degli enti previdenziali, pubblici e
privati; direttive e vigilanza sugli istituti in materia contributiva
e  fiscalizzazione  delle  norme in materia di infortuni sul lavoro e
malattie  professionali;  verifica dell'inquadramento delle attivita'
produttive;  ordinamento  degli istituti di patronato e di assistenza
sociale,  vigilanza  sugli  stessi e gestione del finanziamento degli
istituti  di  patronato  e  di  assistenza  sociale di cui alla legge
30 marzo 2001, n. 152.
  Art.    1-terdecies    (Direzione    generale   per   l'innovazione
tecnologica).   -   1.   La   Direzione  generale  per  l'innovazione
tecnologica  esercita le seguenti funzioni: progettazione, sviluppo e
gestione  coordinata  degli  strumenti  e  dei  sistemi  informativi;
progettazione,  sviluppo  e  mantenimento  in esercizio delle reti di
comunicazione  dati,  telefonia,  internet, ivi compreso il sito web,
favorendo   l'integrazione  tra  le  stesse;  coordinamento  tecnico,
sicurezza    e    riservatezza    dei    sistemi    informativi    di
telecomunicazioni;  pubblicazione e diffusione di dati e informazioni
derivanti dalle attivita' statistiche.
  Art.  1-quaterdecies  (Direzione  generale  delle  risorse  umane e
affari  generali).  -  1. La Direzione generale delle risorse umane e
affari   generali  esercita  le  seguenti  funzioni:  disciplina  dei
programmi  di  reclutamento, formazione, riqualificazione e mobilita'
del   personale;  pianificazione  dei  fabbisogni;  disciplina  delle
dotazioni organiche; trattamento giuridico ed economico del personale
dirigente,  nonche'  del  personale  delle aree funzionali; attivita'
concernenti  il conferimento degli uffici dirigenziali periferici del
Ministero;  trattamento  di  quiescenza  e  di previdenza; interventi
assistenziali; contenzioso del personale e procedimenti disciplinari;
onorificenze;  bilancio,  contabilita'  analitica,  coordinamento dei
dati  relativi  agli  altri centri di responsabilita' amministrativa;
rapporti contrattuali e servizi amministrativo-contabili di carattere
generale;  gestione  del  patrimonio;  recupero  del  danno erariale;
relazioni  sindacali;  contrattazione integrativa di amministrazione;
coordinamento  delle  attivita'  di  prevenzione nei luoghi di lavoro
all'interno del Ministero; affari generali.
  Art. 1-quindecies (Direzione generale della tutela delle condizioni
di  lavoro). - 1. La Direzione generale della tutela delle condizioni
di  lavoro  esercita le seguenti funzioni: tutela delle condizioni di
lavoro  e  applicazione della legislazione attinente alla sicurezza e
alla salute sui luoghi di lavoro; disciplina dei profili di sicurezza
nell'impiego sul lavoro di macchine, impianti e prodotti industriali,
con esclusione di quelli destinati ad attivita' sanitarie ospedaliere
e  dei  mezzi  di  circolazione  stradale; attuazione della normativa
relativa   agli   istituti   concernenti   i   rapporti   di  lavoro;
organizzazione del lavoro marittimo, portuale e della pesca; gestione
del  fondo  speciale  infortuni;  diritti  sindacali  e  tutela della
dignita' del lavoratore e dell'esercizio dell'attivita' sindacale nei
luoghi  di  lavoro;  rappresentanza  e  rappresentativita' sindacale;
coordinamento  della contrattazione collettiva e analisi del costo di
lavoro;  tenuta  dell'archivio  nazionale  dei  contratti  collettivi
nazionali  di lavoro; promozione delle procedure di raffreddamento in
relazione   alla  disciplina  dello  sciopero  nei  servizi  pubblici
essenziali;  conciliazione  delle  controversie individuali di lavoro
nel  settore  pubblico  e  privato e delle controversie collettive di
lavoro;  attivita'  di  indirizzo,  coordinamento  ed  assistenza  in
materia  di  procedure  arbitrali  nelle  controversie individuali di
lavoro nell'ambito del pubblico impiego, ivi comprese l'analisi della
normativa  e  la  raccolta  dei  relativi dati; promozione delle pari
opportunita'   sul   lavoro   e   finanziamento  di  azioni  positive
finalizzate  alla  realizzazione  delle  pari  opportunita'; supporto
all'attivita'   del  Comitato  di  cui  all'articolo  5  della  legge
10 aprile 1991, n. 125.
  Art.   1-sedecies.   (Direzione   generale   per  il  volontariato,
l'associazionismo  e  le  formazioni  sociali).  -  1.  La  Direzione
generale  per  il  volontariato,  l'associazionismo  e  le formazioni
sociali  esercita  le  seguenti  funzioni: promozione delle attivita'
svolte     dai     soggetti    del    "terzo    settore",    sviluppo
dell'associazionismo  e  del  mercato sociale; rapporti con l'Agenzia
nazionale  delle ONLUS di cui al decreto del Presidente del Consiglio
dei  Ministri  in  data  26 settembre 2000, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale  n. 229 del 30 settembre 2000; diffusione dell'informazione
in  materia  di  volontariato  e  terzo  settore,  anche  mediante la
predisposizione   di   documentazione;   consulenza  tecnica  per  le
organizzazioni  di  volontariato a livello nazionale; coordinamento e
monitoraggio  delle  attivita'  svolte  dai centri di servizio per il
volontariato;   supporto   all'attivita'   della  Consulta  nazionale
sull'alcol  e sui problemi alcolcorrelati di cui all'articolo 4 della
legge  30 marzo  2001, n. 125; assistenza tecnica in materia di fondi
strutturali  per  le iniziative di progetti relativi allo sviluppo di
servizi  alla  persona  e  alla comunita'; promozione e coordinamento
degli interventi relativi alle associazioni di promozione sociale.».
          Note all'articolo 2:
              - Per   opportuna   conoscenza   si  riporta  il  testo
          dell'art.  19,  comma  3, del citato decreto legislativo n.
          165 del 2001:
              «3.  Gli incarichi di Segretario generale di Ministeri,
          gli  incarichi di direzione di strutture articolate al loro
          interno in uffici dirigenziali generali e quelli di livello
          equivalente sono conferiti con decreto del Presidente della
          Repubblica,   previa   deliberazione   del   Consiglio  dei
          Ministri,  su proposta del Ministro competente, a dirigenti
          della  prima  fascia  dei  ruoli  di cui all'art. 23 o, con
          contratto  a tempo determinato, a persone in possesso delle
          specifiche qualita' professionali richieste dal comma 6.».
              - Il testo del decreto legislativo 6 settembre 1989, n.
          322   (Norme  sul  Sistema  statistico  nazionale  e  sulla
          riorganizzazione  dell'Istituto nazionale di statistica, ai
          sensi  dell'art. 24 della legge 23 agosto 1988, n. 400), e'
          pubblicato  nella  Gazzetta Ufficiale 22 settembre 1989, n.
          222.
              - Per   opportuna   conoscenza   si  riporta  il  testo
          dell'art.  1,  commi  da  56  a 65, della legge 23 dicembre
          1996,  n.  662  (Misure  di razionalizzazione della finanza
          pubblica):
              «56.  Le  disposizioni di cui all'art. 58, comma 1, del
          decreto  legislativo  3 febbraio  1993, n. 29, e successive
          modificazioni  ed  integrazioni, nonche' le disposizioni di
          legge  e  di  regolamento  che vietano l'iscrizione in albi
          professionali   non   si   applicano  ai  dipendenti  delle
          pubbliche  amministrazioni  con  rapporto di lavoro a tempo
          parziale,  con  prestazione  lavorativa non superiore al 50
          per cento di quella a tempo pieno.
              56-bis.  Sono  abrogate  le  disposizioni  che  vietano
          l'iscrizione   ad   albi   e   l'esercizio   di   attivita'
          professionali  per  i soggetti di cui al com-ma 56. Restano
          ferme  le  altre  disposizioni  in materia di requisiti per
          l'iscrizione  ad albi professionali e per l'esercizio delle
          relative attivita'. Ai dipendenti pubblici iscritti ad albi
          professionali  e che esercitino attivita' professionale non
          possono  essere  conferiti  incarichi  professionali  dalle
          amministrazioni   pubbliche;   gli  stessi  dipendenti  non
          possono  assumere il patrocinio in controversie nelle quali
          sia parte una pubblica amministrazione.
              57.  Il rapporto di lavoro a tempo parziale puo' essere
          costituito  relativamente  a  tutti i profili professionali
          appartenenti alle varie qualifiche o livelli dei dipendenti
          delle   pubbliche   amministrazioni,   ad   esclusione  del
          personale  militare, di quello delle Forze di polizia e del
          Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
              58.  La  trasformazione del rapporto di lavoro da tempo
          pieno   a  tempo  parziale  avviene  automaticamente  entro
          sessanta  giorni  dalla  domanda,  nella  quale e' indicata
          l'eventuale  attivita' di lavoro subordinato o autonomo che
          il dipendente intende svolgere. L'amministrazione, entro il
          predetto  termine,  nega la trasformazione del rapporto nel
          caso  in  cui  l'attivita'  lavorativa di lavoro autonomo o
          subordinato  comporti  un  conflitto  di  interessi  con la
          specifica  attivita'  di  servizio  svolta  dal  dipendente
          ovvero,  nel  caso  in  cui  la trasformazione comporti, in
          relazione  alle  mansioni  e  alla  posizione organizzativa
          ricoperta    dal   dipendente,   grave   pregiudizio   alla
          funzionalita'   dell'amministrazione   stessa,   puo'   con
          provvedimento  motivato  differire  la  trasformazione  del
          rapporto  di  lavoro  a  tempo  parziale per un periodo non
          superiore  a  sei  mesi.  La trasformazione non puo' essere
          comunque  concessa qualora l'attivita' lavorativa di lavoro
          subordinato   debba   intercorrere  con  un'amministrazione
          pubblica.  Il  dipendente e' tenuto, inoltre, a comunicare,
          entro  quindici  giorni,  all'amministrazione  nella  quale
          presta   servizio,   l'eventuale  successivo  inizio  o  la
          variazione   dell'attivita'   lavorativa.  Fatte  salve  le
          esclusioni  di  cui  al comma 57, per il restante personale
          che   esercita   competenze  istituzionali  in  materia  di
          giustizia,  di difesa e di sicurezza dello Stato, di ordine
          e  di  sicurezza  pubblica, con esclusione del personale di
          polizia   municipale   e   provinciale,   le  modalita'  di
          costituzione  dei  rapporti di lavoro a tempo parziale ed i
          contingenti  massimi  del personale che puo' accedervi sono
          stabiliti  con decreto del Ministro competente, di concerto
          con  il Ministro per la funzione pubblica e con il Ministro
          del tesoro.
              58-bis.  Ferma  restando la valutazione in concreto dei
          singoli  casi di conflitto di interesse, le amministrazioni
          provvedono,   con   decreto  del  Ministro  competente,  di
          concerto  con  il  Ministro  per  la  funzione pubblica, ad
          indicare le attivita' che in ragione della interferenza con
          i  compiti  istituzionali,  sono comunque non consentite ai
          dipendenti  con  rapporto  di  lavoro  a tempo parziale con
          prestazione  lavorativa  non  superiore  al 50 per cento di
          quella  a  tempo  pieno.  I  dipendenti  degli  enti locali
          possono svolgere prestazioni per conto di altri enti previa
          autorizzazione     rilasciata    dall'amministrazione    di
          appartenenza.
              58-ter.  Al  fine  di  consentire la trasformazione del
          rapporto  di  lavoro  da  tempo  pieno a tempo parziale, il
          limite  percentuale della dotazione organica complessiva di
          personale  a  tempo  pieno di ciascuna qualifica funzionale
          prevista  dall'art.  22,  comma 20, della legge 23 dicembre
          1994,  n.  724,  puo'  essere  arrotondato per eccesso onde
          arrivare comunque all'unita'.
              59.  I risparmi di spesa derivanti dalla trasformazione
          dei  rapporti  di  lavoro  dei  dipendenti  delle pubbliche
          amministrazioni   da   tempo   pieno   a   tempo   parziale
          costituiscono per il 30 per cento economie di bilancio. Una
          quota  pari  al  50  per  cento  dei predetti risparmi puo'
          essere   utilizzata   per   incentivare  la  mobilita'  del
          personale delle pubbliche amministrazioni, ovvero, esperite
          inutilmente  le  procedure  per  la  mobilita',  per  nuove
          assunzioni,  anche in deroga alle disposizioni dei commi da
          45  a  55. L'ulteriore quota del 20 per cento e' destinata,
          secondo   le   modalita'   ed  i  criteri  stabiliti  dalla
          contrattazione    decentrata,    al   miglioramento   della
          produttivita'   individuale   e   collettiva.   I  risparmi
          eventualmente  non  utilizzati  per  le  predette finalita'
          costituiscono ulteriori economie di bilancio.
              60.  Al  di  fuori  dei  casi  previsti al comma 56, al
          personale  e'  fatto  divieto  di  svolgere qualsiasi altra
          attivita'  di  lavoro  subordinato o autonomo tranne che la
          legge o altra fonte normativa ne prevedano l'autorizzazione
          rilasciata    dall'amministrazione    di   appartenenza   e
          l'autorizzazione   sia  stata  concessa.  La  richiesta  di
          autorizzazione  inoltrata dal dipendente si intende accolta
          ove  entro  trenta  giorni  dalla  presentazione  non venga
          adottato un motivato provvedimento di diniego.
              61.  La  violazione  del divieto di cui al comma 60, la
          mancata  comunicazione  di  cui  al  comma  58,  nonche' le
          comunicazioni  risultate  non  veritiere anche a seguito di
          accertamenti  ispettivi  dell'amministrazione costituiscono
          giusta   causa   di   recesso  per  i  rapporti  di  lavoro
          disciplinati dai contratti collettivi nazionali di lavoro e
          costituiscono   causa  di  decadenza  dall'impiego  per  il
          restante   personale,  sempreche'  le  prestazioni  per  le
          attivita'  di  lavoro  subordinato  o autonomo svolte al di
          fuori  del  rapporto  di  impiego  con l'amministrazione di
          appartenenza  non  siano  rese  a  titolo  gratuito, presso
          associazioni  di  volontariato  o  cooperative  a carattere
          socio-assistenziale  senza scopo di lucro. Le procedure per
          l'accertamento delle cause di recesso o di decadenza devono
          svolgersi in contraddittorio fra le parti.
              62.  Per effettuare verifiche a campione sui dipendenti
          delle      pubbliche      amministrazioni,      finalizzate
          all'accertamento  dell'osservanza delle disposizioni di cui
          ai  commi  da  56 a 65, le amministrazioni si avvalgono dei
          rispettivi  servizi ispettivi, che, comunque, devono essere
          costituiti  entro  il  termine  perentorio di trenta giorni
          dalla  data  di  entrata  in  vigore  della presente legge.
          Analoghe  verifiche  sono  svolte  dal  Dipartimento  della
          funzione  pubblica  che  puo'  avvalersi,  d'intesa  con le
          amministrazioni    interessate,    dei   predetti   servizi
          ispettivi, nonche', d'intesa con il Ministero delle finanze
          ed   anche   ai  fini  dell'accertamento  delle  violazioni
          tributarie, della Guardia di finanza.
              63.  Le disposizioni di cui ai commi 61 e 62 entrano in
          vigore  il 1° marzo 1997. Entro tale termine devono cessare
          tutte  le  attivita' incompatibili con il divieto di cui al
          comma  60  e  a tal fine gli atti di rinuncia all'incarico,
          comunque  denominati,  producono  effetto  dalla data della
          relativa comunicazione.
              64.  Per  quanto  disposto  dai precedenti commi, viene
          data   precedenza   ai   familiari  che  assistono  persone
          portatrici  di  handicap  non  inferiore  al  70 per cento,
          malati  di  mente,  anziani non autosufficienti, nonche' ai
          genitori con figli minori in relazione al loro numero.
              65.  I  commi da 56 a 65 non trovano applicazione negli
          enti  locali  che non versino in situazioni strutturalmente
          deficitarie  e  la cui pianta organica preveda un numero di
          dipendenti inferiore alle cinque unita'.».
              -  Il  testo  della  legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove
          norme  in  materia  di  procedimento  amministrativo  e  di
          diritto   di   accesso  ai  documenti  amministrativi),  e'
          pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 18 agosto 1990, n. 192.
              -   Per   opportuna  conoscenza  si  riporta  il  testo
          dell'art. 11 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286
          (Riordino  e  potenziamento  dei  meccanismi e strumenti di
          monitoraggio  e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei
          risultati   dell'attivita'   svolta  dalle  amministrazioni
          pubbliche,  a norma dell'art. 11 della legge 15 marzo 1997,
          n. 59):
              «Art.  11  (Qualita'  dei  servizi  pubblici).  -  1. I
          servizi  pubblici  nazionali  e  locali  sono  erogati  con
          modalita'  che promuovono il miglioramento della qualita' e
          assicurano la tutela dei cittadini e degli utenti e la loro
          partecipazione,    nelle    forme,    anche    associative,
          riconosciute   dalla  legge,  alle  inerenti  procedure  di
          valutazione e definizione degli standard qualitativi.
              2.    Le   modalita'   di   definizione,   adozione   e
          pubblicizzazione  degli  standard  di qualita', i casi e le
          modalita' di adozione delle carte dei servizi, i criteri di
          misurazione  della  qualita'  dei servizi, le condizioni di
          tutela  degli  utenti,  nonche'  i  casi  e le modalita' di
          indennizzo  automatico e forfettario all'utenza per mancato
          rispetto  degli  standard  di  qualita'  sono stabilite con
          direttive,  aggiornabili  annualmente,  del  Presidente del
          Consiglio  dei  Ministri.  Per  quanto  riguarda  i servizi
          erogati direttamente o indirettamente dalle regioni e dagli
          enti   locali,   si   provvede  con  atti  di  indirizzo  e
          coordinamento adottati d'intesa con la conferenza unificata
          di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
              3.  Le  iniziative di coordinamento, supporto operativo
          alle    amministrazioni    interessate    e    monitoraggio
          sull'attuazione  del  presente  articolo  sono adottate dal
          Presidente   del  Consiglio  dei  Ministri,  supportato  da
          apposita  struttura  della  Presidenza  del  Consiglio  dei
          Ministri.  E'  ammesso il ricorso a un soggetto privato, da
          scegliersi  con  gara  europea di assistenza tecnica, sulla
          base di criteri oggettivi e trasparenti.
              4.  Sono  in  ogni  caso  fatte  salve  le funzioni e i
          compiti  legislativamente  assegnati,  per  alcuni  servizi
          pubblici, ad autorita' indipendenti.
              5.  E' abrogato l'art. 2 della legge 11 luglio 1995, n.
          273.  Restano  applicabili,  sino  a  diversa  disposizione
          adottata ai sensi del comma 2, i decreti del Presidente del
          Consiglio  dei  Ministri  recanti  gli  schemi  generali di
          riferimento gia' emanati ai sensi del suddetto articolo.».
              -   Per   opportuna  conoscenza  si  riporta  il  testo
          dell'art. 7 del citato decreto legislativo n. 300 del 1999:
              «Art.  7  (Uffici  di  diretta  collaborazione  con  il
          Ministro).  -  1.  La  costituzione  e  la disciplina degli
          uffici   di   diretta   collaborazione  del  Ministro,  per
          l'esercizio   delle   funzioni  ad  esso  attribuite  dagli
          articoli 3 e 14 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.
          29    e    successive    modificazioni   ed   integrazioni,
          l'assegnazione  di  personale  a  tali uffici e il relativo
          trattamento   economico,   il   riordino  delle  segreterie
          particolari  dei  Sottosegretari  di  Stato,  sono regolati
          dall'art.  14,  comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio
          1993, n. 29.
              2.  I  regolamenti di cui al suddetto art. 14, comma 2,
          del   decreto  legislativo  3  febbraio  1993,  n.  29,  si
          attengono,  tra  l'altro,  ai  seguenti  principi e criteri
          direttivi:
                a) attribuzione dei compiti di diretta collaborazione
          secondo  criteri  che  consentano  l'efficace  e funzionale
          svolgimento  dei compiti di definizione degli obiettivi, di
          elaborazione  delle  politiche  pubbliche  e di valutazione
          della  relativa  attuazione  e  delle connesse attivita' di
          comunicazione,  nel  rispetto  del principio di distinzione
          tra funzioni di indirizzo e compiti di gestione;
                b) assolvimento   dei   compiti   di   supporto   per
          l'assegnazione e la ripartizione delle risorse ai dirigenti
          preposti ai centri di responsabilita', ai sensi dell'art. 3
          del  decreto  legislativo  7  agosto 1997, n. 279, anche in
          funzione  della  verifica  della  gestione effettuata dagli
          appositi  uffici,  nonche'  del  compito  di  promozione  e
          sviluppo dei sistemi informativi;
                c) organizzazione  degli uffici preposti al controllo
          interno  di diretta collaborazione con il Ministro, secondo
          le  disposizioni  del  decreto  legislativo  di  riordino e
          potenziamento  dei meccanismi e strumenti di monitoraggio e
          valutazione  dei  costi,  dei  rendimenti  e  dei risultati
          dell'attivita'  svolta  dalle amministrazioni pubbliche, in
          modo  da assicurare il corretto ed efficace svolgimento dei
          compiti  ad essi assegnati dalla legge, anche attraverso la
          provvista  di  adeguati  mezzi  finanziari, organizzativi e
          personali;
                d) organizzazione  del  settore giuridico-legislativo
          in   modo   da   assicurare:  il  raccordo  permanente  con
          l'attivita'  normativa  del  Parlamento,  l'elaborazione di
          testi  normativi  del Governo garantendo la valutazione dei
          costi   della   regolazione,  la  qualita'  del  linguaggio
          normativo,  l'applicabilita'  delle  norme  introdotte,  lo
          snellimento  e  la semplificazione della normativa, la cura
          dei  rapporti  con  gli altri organi costituzionali, con le
          autorita' indipendenti e con il Consiglio di Stato;
                e) attribuzione dell'incarico di Capo degli uffici di
          cui    al    comma    1    ad   esperti,   anche   estranei
          all'amministrazione, dotati di elevata professionalita'.».
              -  Il  testo della legge 17 maggio 1999, n. 144 (Misure
          in  materia  di  investimenti,  delega  al  Governo  per il
          riordino  degli incentivi all'occupazione e della normativa
          che   disciplina   l'INAIL,  nonche'  disposizioni  per  il
          riordino  degli  enti  previdenziali),  e' pubblicato nella
          Gazzetta  Ufficiale  22 maggio  1999,  n.  118, Supplemento
          ordinario.
              -   Per   opportuna  conoscenza  si  riporta  il  testo
          dell'art.  3  del decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279
          (Individuazione  delle  unita'  previsionali  di  base  del
          bilancio  dello  Stato,  riordino  del sistema di tesoreria
          unica  e  ristrutturazione  del  rendiconto  generale dello
          Stato:
              «Art.  3  (Gestione del bilancio). - 1. Contestualmente
          all'entrata  in  vigore  della  legge  di  approvazione del
          bilancio  il  Ministro  del  tesoro,  del  bilancio e della
          programmazione economica, con proprio decreto, d'intesa con
          le  amministrazioni  interessate,  provvede  a ripartire le
          unita'  previsionali  di  base  in  capitoli, ai fini della
          gestione e della rendicontazione.
              2.  I  Ministri, entro dieci giorni dalla pubblicazione
          della   legge   di   bilancio,  assegnano,  in  conformita'
          dell'art.  14  del  citato  decreto  legislativo 3 febbraio
          1993,  n. 29, e successive modificazioni e integrazioni, le
          risorse  ai  dirigenti  generali  titolari  dei  centri  di
          responsabilita'  delle  rispettive  amministrazioni, previa
          definizione  degli  obiettivi che l'amministrazione intende
          perseguire  e  indicazione  del  livello dei servizi, degli
          interventi   e   dei   programmi   e   progetti  finanziati
          nell'ambito  dello  stato  di  previsione.  Il  decreto  di
          assegnazione  delle  risorse  e' comunicato alla competente
          ragioneria  anche ai fini della rilevazione e del controllo
          dei costi, e alla Corte dei conti.
              3.   Il   titolare   del   centro   di  responsabilita'
          amministrativa  e'  il  responsabile  della  gestione e dei
          risultati   derivanti  dall'impiego  delle  risorse  umane,
          finanziarie e strumentali assegnate.
              4.  Il  dirigente  generale esercita autonomi poteri di
          spesa   nell'ambito   delle   risorse   assegnate,   e   di
          acquisizione  delle  entrate;  individua i limiti di valore
          delle  spese  che  i  dirigenti  possono impegnare ai sensi
          dell'art.  16  del  decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.
          29, e successive modificazioni ed integrazioni.
              5.  Variazioni compensative possono essere disposte, su
          proposta  del  dirigente generale responsabile, con decreti
          del  Ministro  competente, esclusivamente nell'ambito della
          medesima   unita'   previsionale  di  base.  I  decreti  di
          variazione    sono    comunicati,    anche   con   evidenze
          informatiche,  al Ministro del tesoro, del bilancio e della
          programmazione  economica  per  il tramite della competente
          ragioneria,    nonche'    alle   Commissioni   parlamentari
          competenti e alla Corte dei conti.».
              -   Per   opportuna  conoscenza  si  riporta  il  testo
          dell'art. 4, comma 4, del citato decreto legislativo n. 300
          del 1999:
                «4.   All'individuazione   degli  uffici  di  livello
          dirigenziale  non  generale  di  ciascun  Ministero  e alla
          definizione  dei  relativi  compiti si provvede con decreto
          ministeriale di natura non regolamentare.».
              -  Il testo degli articoli 117 e 118 della Costituzione
          e' il seguente:
              «Art.  117.  -  La  potesta'  legislativa e' esercitata
          dallo   Stato   e   dalle   regioni   nel   rispetto  della
          Costituzione,     nonche'     dei     vincoli     derivanti
          dall'ordinamento     comunitario     e    dagli    obblighi
          internazionali.
              Lo  Stato  ha  legislazione  esclusiva  nelle  seguenti
          materie:
                a) politica  estera  e  rapporti internazionali dello
          Stato;  rapporti  dello Stato con l'Unione europea; diritto
          di  asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
          appartenenti all'Unione europea;
                b) immigrazione;
                c) rapporti   tra  la  Repubblica  e  le  confessioni
          religiose;
                d) difesa  e  Forze  armate;  sicurezza  dello Stato;
          armi, munizioni ed esplosivi;
                e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
          tutela   della   concorrenza;  sistema  valutario;  sistema
          tributario  e  contabile  dello  Stato;  perequazione delle
          risorse finanziarie;
                  f)  organi dello Stato e relative leggi elettorali;
          referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
                g) ordinamento  e organizzazione amministrativa dello
          Stato e degli enti pubblici nazionali;
                h) ordine  pubblico  e sicurezza, ad esclusione della
          polizia amministrativa locale;
                i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
                l)  giurisdizione  e  norme  processuali; ordinamento
          civile e penale; giustizia amministrativa;
                m) determinazione   dei   livelli   essenziali  delle
          prestazioni  concernenti  i  diritti  civili  e sociali che
          devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
                n) norme generali sull'istruzione;
                o) previdenza sociale;
                p) legislazione   elettorale,  organi  di  governo  e
          funzioni   fondamentali   di   comuni,  province  e  citta'
          metropolitane;
                q) dogane,   protezione   dei   confini  nazionali  e
          profilassi internazionale;
                r) pesi,   misure   e   determinazione   del   tempo;
          coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
          dell'amministrazione  statale,  regionale  e  locale; opere
          dell'ingegno;
                s) tutela  dell'ambiente,  dell'ecosistema e dei beni
          culturali.
              Sono   materie   di   legislazione  concorrente  quelle
          relative  a: rapporti internazionali e con l'Unione europea
          delle  regioni;  commercio con l'estero; tutela e sicurezza
          del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni
          scolastiche  e  con  esclusione  della  istruzione  e della
          formazione  professionale; professioni; ricerca scientifica
          e  tecnologica  e  sostegno  all'innovazione  per i settori
          produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
          sportivo;  protezione civile; governo del territorio; porti
          e   aeroporti   civili;  grandi  reti  di  trasporto  e  di
          navigazione;  ordinamento  della comunicazione; produzione,
          trasporto    e    distribuzione   nazionale   dell'energia;
          previdenza  complementare e integrativa; armonizzazione dei
          bilanci  pubblici  e coordinamento della finanza pubblica e
          del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
          ambientali  e  promozione  e  organizzazione  di  attivita'
          culturali;  casse  di  risparmio,  casse rurali, aziende di
          credito  a carattere regionale; enti di credito fondiario e
          agrario   a   carattere   regionale.   Nelle   materie   di
          legislazione  concorrente  spetta  alle regioni la potesta'
          legislativa,  salvo  che per la determinazione dei principi
          fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
              Spetta   alle   regioni   la  potesta'  legislativa  in
          riferimento  ad  ogni  materia  non espressamente riservata
          alla legislazione dello Stato.
              Le  regioni  e  le  province  autonome  di  Trento e di
          Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
          decisioni  dirette  alla  formazione  degli  atti normativi
          comunitari  e  provvedono  all'attuazione  e all'esecuzione
          degli  accordi  internazionali  e  degli  atti  dell'Unione
          europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
          legge dello Stato, che disciplina le modalita' di esercizio
          del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
              La  potesta'  regolamentare  spetta  allo  Stato  nelle
          materie   di  legislazione  esclusiva,  salva  delega  alle
          regioni.  La  potesta' regolamentare spetta alle regioni in
          ogni  altra  materia.  I  comuni,  le  province e le citta'
          metropolitane  hanno  potesta' regolamentare in ordine alla
          disciplina  dell'organizzazione  e  dello svolgimento delle
          funzioni loro attribuite.
              Le   leggi   regionali   rimuovono  ogni  ostacolo  che
          impedisce la piena parita' degli uomini e delle donne nella
          vita  sociale,  culturale  ed  economica  e  promuovono  la
          parita'   di  accesso  tra  donne  e  uomini  alle  cariche
          elettive.
              La legge regionale ratifica le intese della regione con
          altre  regioni  per  il  migliore  esercizio  delle proprie
          funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
              Nelle   materie  di  sua  competenza  la  regione  puo'
          concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
          interni   ad   altro   Stato,  nei  casi  e  con  le  forme
          disciplinati da leggi dello Stato.».
              «Art. 118. - Le funzioni amministrative sono attribuite
          ai  comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario,
          siano conferite a province, citta' metropolitane, regioni e
          Stato,   sulla   base   dei   principi  di  sussidiarieta',
          differenziazione ed adeguatezza.
              I  comuni,  le  province e le citta' metropolitane sono
          titolari  di  funzioni  amministrative  proprie e di quelle
          conferite   con  legge  statale  o  regionale,  secondo  le
          rispettive competenze.
              La  legge statale disciplina forme di coordinamento fra
          Stato  e  regione nelle materie di cui alle lettere b) e h)
          del secondo comma dell'art. 117, e disciplina inoltre forme
          di  intesa  e  coordinamento nella materia della tutela dei
          beni culturali.
              Stato, regioni, citta' metropolitane, province e comuni
          favoriscono  l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e
          associati,  per  lo  svolgimento  di attivita' di interesse
          generale, sulla base del principio di sussidiarieta'.».
              -  Il  testo  del  decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148
          (Interventi   urgenti   a  sostegno  dell'occupazione),  e'
          pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 20 maggio 1993, n. 116,
          ed  e'  stato  convertito,  con  modificazioni, dalla legge
          19 luglio 1993, n. 236, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
          19 luglio 1993, n. 167.
              -  Il  testo  del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726
          (Misure  urgenti  a  sostegno  e  ad incremento dei livelli
          occupazionali),  e'  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30
          ottobre   1984,   n.  299,  ed  e'  stato  convertito,  con
          modificazioni,  dalla  legge  19  dicembre  1984,  n.  863,
          pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale 22 dicembre 1984, n.
          351.
              - Il   testo   della   legge   7 giugno  2000,  n.  150
          (Disciplina   delle   attivita'   di   informazione   e  di
          comunicazione    delle   pubbliche   amministrazioni),   e'
          pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 13 giugno 2000, n. 136.
              - Il testo degli articoli 2 e 3 della legge 23 dicembre
          1997,  n.  451  (Istituzione della Commissione parlamentare
          per    l'infanzia   e   dell'Osservatorio   nazionale   per
          l'infanzia), e' il seguente:
            «Art.  2 (Osservatorio nazionale per l'infanzia). - 1. E'
          istituito,  presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri
          -  Dipartimento  per  gli  affari  sociali,  l'Osservatorio
          nazionale  per  l'infanzia,  presieduto dal Ministro per la
          solidarieta' sociale.
              2.  L'Osservatorio  predispone  ogni  due anni il piano
          nazionale di azione di interventi per la tutela dei diritti
          e  lo  sviluppo  dei soggetti in eta' evolutiva di cui alla
          Dichiarazione mondiale sulla sopravvivenza, la protezione e
          lo   sviluppo   dell'infanzia,   adottata  a  New  York  il
          30 settembre  1990,  con l'obiettivo di conferire priorita'
          ai   programmi  riferiti  ai  minori  e  di  rafforzare  la
          cooperazione  per  lo  sviluppo dell'infanzia nel mondo. Il
          piano  individua,  altresi',  le modalita' di finanziamento
          degli  interventi  da  esso  previsti  nonche'  le forme di
          potenziamento  e di coordinamento delle azioni svolte dalle
          pubbliche  amministrazioni,  dalle  regioni  e  dagli  enti
          locali.
              3.  Il  piano e' adottato sentita la Commissione di cui
          all'art. 1, che si esprime entro sessanta giorni.
              4.  Il  piano  e'  adottato  ai sensi dell'art. 1 della
          legge  12 gennaio  1991,  n.  13,  previa deliberazione del
          Consiglio  dei  Ministri,  su  proposta del Ministro per la
          solidarieta'  sociale,  entro  novanta giorni dalla data di
          presentazione  alla Commissione di cui all'art. 1. Il primo
          piano  nazionale  di azione e' adottato entro un anno dalla
          data di entrata in vigore della presente legge.
              5. L'Osservatorio predispone ogni due anni la relazione
          sulla  condizione dell'infanzia in Italia e sull'attuazione
          dei relativi diritti.
              6. Il Governo predispone il rapporto previsto dall'art.
          44  della  citata  Convenzione  di  New  York alle scadenze
          indicate  dal  medesimo  articolo, sulla base di uno schema
          predisposto dall'Osservatorio.
              Art. 3 (Centro nazionale di documentazione e di analisi
          per  l'infanzia). - 1.  L'Osservatorio di cui all'art. 2 si
          avvale  di  un  Centro  nazionale  di  documentazione  e di
          analisi  per  l'infanzia. Per lo svolgimento delle funzioni
          del  Centro,  la  Presidenza  del  Consiglio dei Ministri -
          Dipartimento   per   gli   affari  sociali  puo'  stipulare
          convenzioni,  anche  di  durata  pluriennale,  con  enti di
          ricerca   pubblici   o   privati  che  abbiano  particolare
          qualificazione nel campo dell'infanzia e dell'adolescenza.
              2. Il Centro ha i seguenti compiti:
                a) raccogliere  e rendere pubblici normative statali,
          regionali,  dell'Unione europea ed internazionali; progetti
          di legge statali e regionali; dati statistici, disaggregati
          per  genere  e  per  eta', anche in raccordo con l'Istituto
          nazionale     di    statistica    (ISTAT);    pubblicazioni
          scientifiche, anche periodiche;
                b) realizzare,   sulla  base  delle  indicazioni  che
          pervengono  dalle  regioni, la mappa annualmente aggiornata
          dei  servizi  pubblici,  privati  e  del  privato  sociale,
          compresi  quelli  assistenziali e sanitari, e delle risorse
          destinate  all'infanzia  a  livello  nazionale, regionale e
          locale;
                c) analizzare   le   condizioni   dell'infanzia,  ivi
          comprese  quelle  relative  ai  soggetti  in eta' evolutiva
          provenienti,  permanentemente o per periodi determinati, da
          altri  Paesi, anche attraverso l'integrazione dei dati e la
          valutazione     dell'attuazione     dell'effettivita'     e
          dell'impatto  della  legislazione,  anche  non direttamente
          destinata ai minori;
                d) predisporre,    sulla    base    delle   direttive
          dell'Osservatorio, lo schema della relazione biennale e del
          rapporto  di cui, rispettivamente, all'art. 2, commi 5 e 6,
          evidenziando  gli indicatori sociali e le diverse variabili
          che incidono sul benessere dell'infanzia in Italia;
                e) formulare   proposte,  anche  su  richiesta  delle
          istituzioni  locali, per la elaborazione di progetti-pilota
          intesi  a  migliorare le condizioni di vita dei soggetti in
          eta'  evolutiva nonche' di interventi per l'assistenza alla
          madre nel periodo perinatale;
                f) promuovere  la  conoscenza  degli interventi delle
          amministrazioni   pubbliche,  collaborando  anche  con  gli
          organismi titolari di competenze in materia di infanzia, in
          particolare  con  istituti  e  associazioni operanti per la
          tutela e lo sviluppo dei soggetti in eta' evolutiva;
                g) raccogliere    e    pubblicare   regolarmente   il
          bollettino  di  tutte le ricerche e le pubblicazioni, anche
          periodiche, che interessano il mondo minorile.
              3.   Nello   svolgimento  dei  compiti  previsti  dalla
          presente  legge  il  Centro  puo'  intrattenere rapporti di
          scambio,  di  studio  e di ricerca con organismi europei ed
          internazionali  ed  in particolare con il Centro di studi e
          ricerche    per    l'assistenza    all'infanzia    previsto
          dall'Accordo  tra il Governo della Repubblica italiana e il
          Fondo  delle  Nazioni  Unite  per l'infanzia, firmato a New
          York  il  23 settembre  1986,  reso  esecutivo con legge 19
          luglio 1988, n. 312.».
              - Il testo dell'art. 27 della legge 8 novembre 2000, n.
          328   (Legge   quadro  per  la  realizzazione  del  sistema
          integrato di interventi e servizi sociali), e' il seguente:
              «Art.  27  (Istituzione  della  Commissione di indagine
          sulla  esclusione  sociale). - 1.  E'  istituita, presso la
          Presidenza  del  Consiglio  dei Ministri, la Commissione di
          indagine  sulla  esclusione  sociale, di seguito denominata
          "Commissione".
              2. La Commissione ha il compito di effettuare, anche in
          collegamento    con    analoghe    iniziative   nell'ambito
          dell'Unione   europea,   le   ricerche   e  le  rilevazioni
          occorrenti per indagini sulla poverta' e sull'emarginazione
          in Italia, di promuoverne la conoscenza nelle istituzioni e
          nell'opinione   pubblica,   di   formulare   proposte   per
          rimuoverne   le  cause  e  le  conseguenze,  di  promuovere
          valutazioni   sull'effetto   dei   fenomeni  di  esclusione
          sociale.  La Commissione predispone per il Governo rapporti
          e  relazioni  ed  annualmente  una  relazione  nella  quale
          illustra  le indagini svolte, le conclusioni raggiunte e le
          proposte formulate.
              3.  Il  Governo,  entro  il  30 giugno di ciascun anno,
          riferisce   al   Parlamento   sull'andamento  del  fenomeno
          dell'esclusione  sociale,  sulla base della relazione della
          Commissione di cui al comma 2, secondo periodo.
              4.  La  Commissione  e' composta da studiosi ed esperti
          con  qualificata  esperienza nel campo dell'analisi e della
          pratica  sociale, nominati, per un periodo di tre anni, con
          decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri, su
          proposta  del  Ministro  per  la  solidarieta'  sociale. Le
          funzioni  di  segreteria  della Commissione sono assicurate
          dal  personale del Dipartimento per gli affari sociali o da
          personale  di altre pubbliche amministrazioni, collocato in
          posizione  di comando o di fuori ruolo nelle forme previste
          dai  rispettivi  ordinamenti.  Per l'adempimento dei propri
          compiti  la Commissione puo' avvalersi della collaborazione
          di   tutte   le   amministrazioni  dello  Stato,  anche  ad
          ordinamento  autonomo, degli enti pubblici, delle regioni e
          degli  enti  locali. La Commissione puo' avvalersi altresi'
          della   collaborazione   di  esperti  e  puo'  affidare  la
          effettuazione  di studi e ricerche ad istituzioni pubbliche
          o  private,  a  gruppi  o  a  singoli  ricercatori mediante
          convenzioni.
              5. Gli   oneri   derivanti   dal   funzionamento  della
          Commissione,  determinati  nel  limite  massimo di lire 250
          milioni  annue,  sono  a  carico del Fondo nazionale per le
          politiche sociali.».
              - Il   testo   dell'art.  3,  comma  101,  della  legge
          24 dicembre  2003,  n.  350 (Disposizioni per la formazione
          del  bilancio  annuale  e  pluriennale  dello Stato - legge
          finanziaria 2004), e' il seguente:
              «101.  Nei  limiti delle risorse preordinate allo scopo
          dal   Ministro   del   lavoro  e  delle  politiche  sociali
          nell'ambito del Fondo nazionale per le politiche sociali di
          cui all'art. 59, comma 44, della legge 27 dicembre 1997, n.
          449,  e successive modificazioni, e detratte una quota fino
          a 20 milioni di euro per l'anno 2004 e fino a 40 milioni di
          euro  per  ciascuno  degli  anni  2005  e 2006 da destinare
          all'ulteriore   finanziamento   delle   finalita'  previste
          dall'art. 2, comma 7, della legge 27 dicembre 2002, n. 289,
          nonche'  una quota di 15 milioni di euro per ciascuno degli
          anni  2004,  2005  e  2006  da  destinare  al potenziamento
          dell'attivita'  di  ricerca  scientifica  e tecnologica, lo
          Stato   concorre   al   finanziamento   delle  regioni  che
          istituiscono  il  reddito di ultima istanza quale strumento
          di  accompagnamento economico ai programmi di reinserimento
          sociale,   destinato  ai  nuclei  familiari  a  rischio  di
          esclusione   sociale   ed   i   cui  componenti  non  siano
          beneficiari  di ammortizzatori sociali destinati a soggetti
          privi di lavoro.».
              - Il   testo   dell'art.  59,  comma  44,  della  legge
          27 dicembre  1997,  n.  449  (Misure per la stabilizzazione
          della finanza pubblica), e' il seguente:
              «44. Presso la Presidenza dei Consiglio dei Ministri e'
          istituito  il  Fondo  per  le  politiche  sociali,  con una
          dotazione  di lire 28 miliardi per l'anno 1998, di lire 115
          miliardi  per l'anno 1999 e di lire 143 miliardi per l'anno
          2000.».
              - Il  testo  dell'art. 18 della citata legge n. 328 del
          2000, e' il seguente:
              «Art.  18  (Piano  nazionale  e  piani  regionali degli
          interventi   e   dei   servizi  sociali). - 1.  Il  Governo
          predispone   ogni   tre   anni  il  Piano  nazionale  degli
          interventi  e  dei  servizi  sociali, di seguito denominato
          "Piano  nazionale", tenendo conto delle risorse finanziarie
          individuate  ai  sensi  dell'art.  4, nonche' delle risorse
          ordinarie  gia'  destinate  alla  spesa  sociale dagli enti
          locali.
              2. Il  Piano nazionale e' adottato previa deliberazione
          del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la
          solidarieta' sociale, sentiti i Ministri interessati. Sullo
          schema  di  piano sono acquisiti l'intesa con la Conferenza
          unificata   di  cui  all'art.  8  del  decreto  legislativo
          28 agosto 1997, n. 281, nonche' i pareri degli enti e delle
          associazioni   nazionali   di  promozione  sociale  di  cui
          all'art.   1,   comma  1,  lettere a)  e  b),  della  legge
          19 novembre  1987,  n.  476,  e  successive  modificazioni,
          maggiormente rappresentativi, delle associazioni di rilievo
          nazionale  che  operano  nel  settore  dei servizi sociali,
          delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative
          a  livello  nazionale  e delle associazioni di tutela degli
          utenti.  Lo  schema  di  piano e' successivamente trasmesso
          alle  Camere  per  l'espressione  del parere da parte delle
          competenti  Commissioni  parlamentari,  che  si pronunciano
          entro trenta giorni dalla data di assegnazione.
              3. Il Piano nazionale indica:
                a) le    caratteristiche   ed   i   requisiti   delle
          prestazioni   sociali   comprese   nei  livelli  essenziali
          previsti dall'art. 22;
                b) le     priorita'    di    intervento    attraverso
          l'individuazione   di   progetti   obiettivo  e  di  azioni
          programmate, con particolare riferimento alla realizzazione
          di   percorsi   attivi   nei  confronti  delle  persone  in
          condizione di poverta' o di difficolta' psico-fisica;
                c) le  modalita'  di attuazione del sistema integrato
          di  interventi e servizi sociali e le azioni da integrare e
          coordinare  con  le  politiche  sanitarie, dell'istruzione,
          della formazione e del lavoro;
                d) gli  indirizzi  per  la  diffusione dei servizi di
          informazione al cittadino e alle famiglie;
                e) gli  indirizzi  per le sperimentazioni innovative,
          comprese  quelle  indicate  dall'art.  3, comma 4, e per le
          azioni  di  promozione  della  concertazione  delle risorse
          umane, economiche, finanziarie, pubbliche e private, per la
          costruzione  di  reti  integrate  di  interventi  e servizi
          sociali;
                f) gli  indicatori ed i parametri per la verifica dei
          livelli  di  integrazione sociale effettivamente assicurati
          in rapporto a quelli previsti nonche' gli indicatori per la
          verifica del rapporto costi-benefici degli interventi e dei
          servizi sociali;
                g) i  criteri generali per la disciplina del concorso
          al  costo dei servizi sociali da parte degli utenti, tenuto
          conto   dei  principi  stabiliti  dal  decreto  legislativo
          31 marzo 1998, n. 109;
                h) i  criteri  generali  per  la  determinazione  dei
          parametri  di  valutazione delle condizioni di cui all'art.
          2, comma 3;
                i) gli   indirizzi  ed  i  criteri  generali  per  la
          concessione  dei  prestiti  sull'onore  di cui all'art. 16,
          comma 4, e dei titoli di cui all'art. 17;
                l) gli indirizzi per la predisposizione di interventi
          e    servizi   sociali   per   le   persone   anziane   non
          autosufficienti e per i soggetti disabili, in base a quanto
          previsto dall'art. 14;
                m) gli  indirizzi  relativi alla formazione di base e
          all'aggiornamento del personale;
                n) i finanziamenti relativi a ciascun anno di vigenza
          del  Piano  nazionale  in coerenza con i livelli essenziali
          previsti  dall'art.  22,  secondo  parametri  basati  sulla
          struttura  demografica,  sui  livelli  di  reddito  e sulle
          condizioni occupazionali della popolazione;
                o) gli  indirizzi per la predisposizione di programmi
          integrati  per  obiettivi  di  tutela e qualita' della vita
          rivolti  ai  minori,  ai  giovani  e  agli  anziani, per il
          sostegno   alle   responsabilita'   familiari,   anche   in
          riferimento   all'obbligo   scolastico,  per  l'inserimento
          sociale   delle   persone  con  disabilita'  e  limitazione
          dell'autonomia  fisica e psichica, per l'integrazione degli
          immigrati,  nonche'  per  la  prevenzione, il recupero e il
          reinserimento     dei     tossicodipendenti     e     degli
          alcoldipendenti.
              4. Il  primo  Piano  nazionale e' adottato entro dodici
          mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
              5. Il  Ministro  per la solidarieta' sociale predispone
          annualmente  una  relazione  al  Parlamento  sui  risultati
          conseguiti   rispetto  agli  obiettivi  fissati  dal  Piano
          nazionale,   con   particolare   riferimento   ai  costi  e
          all'efficacia  degli interventi, e fornisce indicazioni per
          l'ulteriore programmazione. La relazione indica i risultati
          conseguiti nelle regioni in attuazione dei piani regionali.
          La  relazione  da'  conto altresi' dei risultati conseguiti
          nei  servizi  sociali  con l'utilizzo dei finanziamenti dei
          fondi  europei,  tenuto  conto dei dati e delle valutazioni
          forniti dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale.
              6. Le  regioni, nell'esercizio delle funzioni conferite
          dagli  articoli 131  e 132 del decreto legislativo 31 marzo
          1998,  n.  112,  e  dalla presente legge, in relazione alle
          indicazioni  del  Piano  nazionale  di  cui  al comma 3 del
          presente  articolo,  entro  centoventi giorni dall'adozione
          del   Piano   stesso  adottano  nell'ambito  delle  risorse
          disponibili,  ai  sensi  dell'art.  4,  attraverso forme di
          intesa  con i comuni interessati ai sensi dell'art. 3 della
          legge 8 giugno 1990, n. 142, e successive modificazioni, il
          piano  regionale  degli  interventi  e dei servizi sociali,
          provvedendo in particolare all'integrazione socio-sanitaria
          in   coerenza   con   gli  obiettivi  del  piano  sanitario
          regionale,   nonche'  al  coordinamento  con  le  politiche
          dell'istruzione,   della  formazione  professionale  e  del
          lavoro.».
              - Il  testo  della  citata  legge  n.  328  del 2000 e'
          pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale 13 novembre 2000, n.
          265, supplemento ordinario.
              - Il   testo   dell'art.  33  del  decreto  legislativo
          25 luglio  1998,  n.  286  (Testo  unico delle disposizioni
          concernenti  la  disciplina dell'immigrazione e norme sulla
          condizione dello straniero), e' il seguente:
              «Art.  33  (Comitato  per  i  minori  stranieri) (Legge
          6 marzo  1998,  n.  40,  art. 31). - 1. Al fine di vigilare
          sulle   modalita'   di   soggiorno   dei  minori  stranieri
          temporaneamente  ammessi  sul  territorio  dello Stato e di
          coordinare  le  attivita' delle amministrazioni interessate
          e'  istituito,  senza ulteriori oneri a carico del bilancio
          dello Stato, un Comitato presso la Presidenza del Consiglio
          dei Ministri composto da rappresentanti dei Ministeri degli
          affari  esteri,  dell'interno  e di grazia e giustizia, del
          Dipartimento  per  gli  affari sociali della Presidenza del
          Consiglio  dei  Ministri,  nonche'  da  due  rappresentanti
          dell'Associazione  nazionale dei comuni italiani (ANCI), da
          un  rappresentante dell'Unione province d'Italia (UPI) e da
          due    rappresentanti    di   organizzazioni   maggiormente
          rappresentative  operanti  nel  settore  dei problemi della
          famiglia.
              2.   Con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei
          Ministri o del Ministro da lui delegato, sentiti i Ministri
          degli  affari esteri, dell'interno e di grazia e giustizia,
          sono  definiti  i  compiti  del Comitato di cui al comma 1,
          concernenti  la  tutela dei diritti dei minori stranieri in
          conformita'  alle  previsioni della Convenzione sui diritti
          del  fanciullo  del  20 novembre  1989,  ratificata  e resa
          esecutiva  ai  sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176. In
          particolare sono stabilite:
                a) le  regole  e  le  modalita'  per l'ingresso ed il
          soggiorno  nel  territorio dello Stato dei minori stranieri
          in  eta'  superiore  a  sei  anni,  che  entrano  in Italia
          nell'ambito   di  programmi  solidaristici  di  accoglienza
          temporanea   promossi  da  enti,  associazioni  o  famiglie
          italiane,  nonche'  per  l'affidamento  temporaneo e per il
          rimpatrio dei medesimi;
                b) le  modalita'  di accoglienza dei minori stranieri
          non  accompagnati  presenti  nel  territorio  dello  Stato,
          nell'ambito  delle attivita' dei servizi sociali degli enti
          locali e i compiti di impulso e di raccordo del Comitato di
          cui  al  comma 1 con le amministrazioni interessate ai fini
          dell'accoglienza,    del    rimpatrio   assistito   e   del
          ricongiungimento  del  minore con la sua famiglia nel Paese
          d'origine o in un Paese terzo.
              2-bis. Il   provvedimento   di   rimpatrio  del  minore
          straniero non accompagnato per le finalita' di cui al comma
          2,  e'  adottato  dal  Comitato di cui al comma 1. Nel caso
          risulti  instaurato  nei  confronti  dello stesso minore un
          procedimento   giurisdizionale,   l'autorita'   giudiziaria
          rilascia  il  nulla osta, salvo che sussistano inderogabili
          esigenze processuali.
              3. Il  Comitato  si  avvale,  per  l'espletamento delle
          attivita'  di  competenza,  del  personale  e  dei mezzi in
          dotazione   al  Dipartimento  degli  affari  sociali  della
          Presidenza  del Consiglio dei Ministri ed ha sede presso il
          Dipartimento medesimo.».
              - Il   testo   dell'art.  11  del  decreto  legislativo
          23 dicembre  1997, n. 469 (Conferimento alle regioni e agli
          enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato del
          lavoro,  a  norma dell'art. 1 della legge 15 marzo 1997, n.
          59), e' il seguente:
              «Art.  11 (Sistema informativo lavoro). - 1. Il Sistema
          informativo  lavoro,  di  seguito  denominato SIL, risponde
          alle  finalita'  ed  ai  criteri  stabiliti dall'art. 1 del
          decreto  legislativo  12 febbraio  1993,  n.  39,  e la sua
          organizzazione  e' improntata ai principi di cui alla legge
          31 dicembre 1996, n. 675.
              2.  Il  SIL  e' costituito dall'insieme delle strutture
          organizzative,  delle  risorse hardware, software e di rete
          relative   alle   funzioni  ed  ai  compiti,  di  cui  agli
          articoli 1, 2 e 3.
              3.  Il  SIL,  quale  strumento  per  l'esercizio  delle
          funzioni    di    indirizzo   politico-amministrativo,   ha
          caratteristiche  nazionalmente  unitarie  ed integrate e si
          avvale   dei   servizi   di   interoperabilita'   e   delle
          architetture  di cooperazione previste dal progetto di rete
          unitaria  della  pubblica amministrazione. Il Ministero del
          lavoro  e  della  previdenza  sociale, le regioni, gli enti
          locali,  nonche' i soggetti autorizzati alla mediazione tra
          domanda  e  offerta  di lavoro ai sensi dell'art. 10, hanno
          l'obbligo  di  connessione e di scambio dei dati tramite il
          SIL,  le  cui  modalita' sono stabilite sentita l'Autorita'
          per l'informatica nella pubblica amministrazione.
              4.  Le  imprese  di fornitura di lavoro temporaneo ed i
          soggetti  autorizzati alla mediazione tra domanda e offerta
          di lavoro, hanno facolta' di accedere alle banche dati e di
          avvalersi  dei  servizi  di rete offerti dal SIL stipulando
          apposita  convenzione  con  il Ministero del lavoro e della
          previdenza  sociale.  I  prezzi,  i  cambi  e  le  tariffe,
          applicabili  alle  diverse tipologie di servizi erogati dal
          Ministero  del  lavoro  e  della  previdenza  sociale, sono
          determinati  annualmente,  sentito il parere dell'Autorita'
          per   l'informatica  nella  pubblica  amministrazione,  con
          decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale,
          di  concerto  con  il  Ministro  del tesoro, del bilancio e
          della  programmazione  economica.  I proventi realizzati ai
          sensi  del  presente  comma  sono  versati  all'entrata del
          bilancio  dello Stato per essere assegnati, con decreto del
          Ministro  del  tesoro,  del bilancio e della programmazione
          economica,  ad  apposita unita' previsionale dello stato di
          previsione  del  Ministero  del  lavoro  e della previdenza
          sociale.
              5.  Le  regioni  e  gli  enti  locali possono stipulare
          convenzioni,  anche a titolo oneroso, con i soggetti di cui
          al  comma  4  per  l'accesso  alle  banche dati dei sistemi
          informativi  regionali e locali. In caso di accesso diretto
          o  indiretto  ai  dati  ed  alle  informazioni  del SIL, le
          regioni e gli enti locali sottopongono al parere preventivo
          del  Ministero  del  lavoro  e della previdenza sociale uno
          schema  di  convenzione  tipo.  Il  sistema  informativo in
          materia  di  occupazione  e  formazione professionale della
          camera di commercio e di altre enti funzionali e' collegato
          con   il   SIL   secondo  modalita'  da  definire  mediante
          convenzioni,  anche  a titolo oneroso, da stipulare con gli
          organismi  rappresentativi nazionali. Le medesime modalita'
          si  applicano  ai  collegamenti  tra  il SIL ed il registro
          delle  imprese  delle  camere  di  commercio secondo quanto
          previsto   dal  decreto  del  Presidente  della  Repubblica
          7 dicembre 1995, n. 581.
              6.  Le  attivita' di progettazione, sviluppo e gestione
          del  SIL  sono  esercitate dal Ministero del lavoro e della
          previdenza  sociale  nel  rispetto  di quanto stabilito dal
          decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
              7.   Sono  attribuite  alle  regioni  le  attivita'  di
          conduzione  e  di  manutenzione  degli impianti tecnologici
          delle  unita'  operative  regionali  e  locali. Fatte salve
          l'omogeneita', l'interconnessione e la fruibilita' da parte
          del livello nazionale del SIL, le regioni e gli enti locali
          possono  provvedere  allo  sviluppo  autonomo  di parti del
          sistema.  La  gestione e l'implementazione del SIL da parte
          delle  regioni  e  degli  enti locali sono disciplinate con
          apposita convenzione tra i medesimi soggetti e il Ministero
          del  lavoro  e  della  previdenza  sociale,  previo  parere
          dell'organo tecnico di cui al comma 8.
              8.   Al  fine  di  preservare  l'omogeneita'  logica  e
          tecnologica  del  SIL ed al contempo consentire l'autonomia
          organizzativa   e   gestionale   dei   sistemi  informativi
          regionali  e  locali  ad  esso collegati, e' istituito, nel
          rispetto  di quanto previsto dal citato decreto legislativo
          n.  281 del 1997, un organo tecnico con compiti di raccordo
          tra  il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, le
          regioni e le amministrazioni locali in materia di SIL.
              9.   Nel  rispetto  di  quanto  stabilito  dal  decreto
          legislativo  28 agosto  1997, n. 281, la composizione ed il
          funzionamento  dell'organo  tecnico  di cui al comma 8 sono
          stabiliti  con  decreto  del  Ministro  del  lavoro e della
          previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro,
          del bilancio e della programmazione economica.
              10. Le delibere dell'organo tecnico sono rese esecutive
          con  decreto  del  Ministro  del  lavoro e della previdenza
          sociale  ed  hanno  natura  obbligatoria  e  vincolante nei
          confronti dei destinatari.».
              - Il  testo  del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.
          196  (Disciplina  dell'attivita'  delle  consigliere  e dei
          consiglieri  di parita' e disposizioni in materia di azioni
          positive,  a norma dell'art. 47 della legge 17 maggio 1999,
          n.  144),  e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 18 luglio
          2000, n. 166.
              - Il   testo   dell'art.  10  del  decreto  legislativo
          29 ottobre  1999,  n.  419 (Riordinamento del sistema degli
          enti  pubblici  nazionali,  a  norma degli articoli 11 e 14
          della legge 15 marzo 1997, n. 59), e' il seguente:
              «Art.  10  (Istituto  per  lo  sviluppo e la formazione
          professionale   dei  lavoratori). - 1.  L'Istituto  per  lo
          sviluppo  e  la  formazione  professionale  dei  lavoratori
          (ISFOL)  e'  ente  di  ricerca,  dotato  di indipendenza di
          giudizio   e   di   autonomia   scientifica,  metodologica,
          organizzativa, amministrativa e contabile, ed e' sottoposto
          alla  vigilanza del Ministero del lavoro e della previdenza
          sociale.
              2.  Lo  statuto dell'ISFOL e' approvato su proposta del
          Ministro  vigilante  e  reca anche disposizioni di raccordo
          con  la  disciplina  di cui al decreto legislativo 5 giugno
          1998,  n.  204,  e  con  la  disciplina  dettata  da  altre
          disposizioni vigenti per gli enti di ricerca.».
              - Il  testo dell'art. 118 della legge 23 dicembre 2000,
          n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale
          e  pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001), e' il
          seguente:
              «Art.   118.   (Interventi  in  materia  di  formazione
          professionale  nonche'  disposizioni di attivita' svolte in
          fondi  comunitari e di Fondo sociale europeo). - 1. Al fine
          di  promuovere, in coerenza con la programmazione regionale
          e  con  le  funzioni  di indirizzo attribuite in materia al
          Ministero del lavoro e delle politiche sociali, lo sviluppo
          della  formazione  professionale  continua, in un'ottica di
          competitivita' delle imprese e di garanzia di occupabilita'
          dei  lavoratori, possono essere istituiti, per ciascuno dei
          settori  economici  dell'industria,  dell'agricoltura,  del
          terziario  e  dell'artigianato, nelle forme di cui al comma
          6,  fondi  paritetici  interprofessionali  nazionali per la
          formazione   continua,  nel  presente  articolo  denominati
          "fondi".   Gli  accordi  interconfederali  stipulati  dalle
          organizzazioni   sindacali  dei  datori  di  lavoro  e  dei
          lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale
          possono  prevedere l'istituzione di fondi anche per settori
          diversi, nonche', all'interno degli stessi, la costituzione
          di  un'apposita  sezione  relativa  ai  dirigenti.  I fondi
          relativi  ai  dirigenti  possono essere costituiti mediante
          accordi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori
          di   lavoro   e   dei   dirigenti   comparativamente   piu'
          rappresentative,  oppure  come apposita sezione all'interno
          dei  fondi  interprofessionali  nazionali.  I fondi, previo
          accordo tra le parti, si possono articolare regionalmente o
          territorialmente.  I fondi possono finanziare in tutto o in
          parte piani formativi aziendali, territoriali, settoriali o
          individuali   concordati  tra  le  parti  sociali,  nonche'
          eventuali  ulteriori  iniziative  propedeutiche  e comunque
          direttamente  connesse  a  detti  piani  concordate  tra le
          parti.  I progetti relativi a tali piani ed iniziative sono
          trasmessi   alle   regioni   ed   alle   province  autonome
          territorialmente  interessate  affinche'  ne possano tenere
          conto nell'ambito delle rispettive programmazioni. Ai fondi
          afferiscono,  progressivamente e secondo le disposizioni di
          cui  al presente articolo, le risorse derivanti dal gettito
          del  contributo  integrativo stabilito dall'art. 25, quarto
          comma,  della  legge 21 dicembre 1978, n. 845, e successive
          modificazioni,  relative ai datori di lavoro che aderiscono
          a ciascun fondo.
              2.  L'attivazione  dei fondi e' subordinata al rilascio
          di autorizzazione da parte del Ministero del lavoro e delle
          politiche  sociali,  previa verifica della conformita' alle
          finalita'  di cui al comma 1 dei criteri di gestione, degli
          organi   e  delle  strutture  di  funzionamento  dei  fondi
          medesimi e della professionalita' dei gestori. Il Ministero
          del  lavoro  e delle politiche sociali esercita altresi' la
          vigilanza  ed  il monitoraggio sulla gestione dei fondi; in
          caso  di irregolarita' o di inadempimenti, il Ministero del
          lavoro   e   delle   politiche  sociali  puo'  disporne  la
          sospensione  dell'operativita' o il commissariamento. Entro
          tre  anni dall'entrata a regime dei fondi, il Ministero del
          lavoro   e   delle   politiche   sociali   effettuera'  una
          valutazione  dei  risultati  conseguiti  dagli  stessi.  Il
          presidente   del  collegio  dei  sindaci  e'  nominato  dal
          Ministero  del  lavoro e delle politiche sociali. Presso lo
          stesso  Ministero  e'  istituito, con decreto ministeriale,
          senza  oneri  aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato,
          l'"Osservatorio  per la formazione continua" con il compito
          di   elaborare   proposte   di   indirizzo   attraverso  la
          predisposizione  di  linee-guida  e  di  esprimere pareri e
          valutazioni  in  ordine  alle  attivita'  svolte dai fondi,
          anche   in   relazione   all'applicazione   delle  suddette
          linee-guida.   Tale   osservatorio   e'   composto  da  due
          rappresentanti  del  Ministero del lavoro e delle politiche
          sociali,   dal   consigliere   di   parita'  componente  la
          Commissione  centrale  per l'impiego, da due rappresentanti
          delle  regioni  designati dalla Conferenza permanente per i
          rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
          Trento  e  di  Bolzano,  nonche'  da  un  rappresentante di
          ciascuna    delle   confederazioni   delle   organizzazioni
          sindacali  dei  datori  di  lavoro  e  delle organizzazioni
          sindacali  dei  lavoratori maggiormente rappresentative sul
          piano    nazionale.    Tale    osservatorio    si    avvale
          dell'assistenza tecnica dell'Istituto per lo sviluppo della
          formazione   professionale   dei   lavoratori  (ISFOL).  Ai
          componenti dell'osservatorio non compete alcun compenso ne'
          rimborso spese per l'attivita' espletata.
              3.   I   datori  di  lavoro  che  aderiscono  ai  fondi
          effettuano  il versamento del contributo integrativo di cui
          all'art.  25  della  legge  n.  845  del 1978 all'INPS, che
          provvede  a  trasferirlo  al  fondo  indicato dal datore di
          lavoro,   fermo  restando  quanto  disposto  dall'art.  66,
          comma 2,  della legge 17 maggio 1999, n. 144. L'adesione ai
          fondi  e'  fissata  entro  il 30 giugno 2003; le successive
          adesioni  o  disdette avranno effetto dal 30 giugno di ogni
          anno.   Lo  stesso  Istituto  provvede  a  disciplinare  le
          modalita'  di  adesione  ai  fondi e di trasferimento delle
          risorse agli stessi, mediante acconti bimestrali.
              4.  Nei  confronti  del contributo versato ai sensi del
          comma  3,  trovano  applicazione  le disposizioni di cui al
          quarto  comma  dell'art.  25  della citata legge n. 845 del
          1978, e successive modificazioni.
              5.   Resta  fermo  per  i  datori  di  lavoro  che  non
          aderiscono  ai  fondi  l'obbligo  di  versare  all'INPS  il
          contributo  integrativo di cui al quarto comma dell'art. 25
          della   citata   legge   n.  845  del  1978,  e  successive
          modificazioni,  secondo  le  modalita'  vigenti prima della
          data di entrata in vigore della presente legge.
              6.  Ciascun  fondo  e' istituito, sulla base di accordi
          interconfederali  stipulati  dalle organizzazioni sindacali
          dei   datori   di  lavoro  e  dei  lavoratori  maggiormente
          rappresentative sul piano nazionale, alternativamente:
                a) come  soggetto  giuridico di natura associativa ai
          sensi dell'art. 36 del codice civile;
                b) come  soggetto dotato di personalita' giuridica ai
          sensi  degli  articoli 1  e  9  del  regolamento  di cui al
          decreto  del  Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000,
          n.  361,  concessa  con  decreto  del Ministro del lavoro e
          delle politiche sociali.
              7. (Omissis).
              8. In caso di omissione, anche parziale, del contributo
          integrativo di cui all'art. 25 della legge n. 845 del 1978,
          il datore di lavoro e' tenuto a corrispondere il contributo
          omesso   e   le  relative  sanzioni,  che  vengono  versate
          dall'INPS al fondo prescelto.
              9.   Con  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  della
          previdenza   sociale  sono  determinati,  entro  centoventi
          giorni  dalla  data  di  entrata  in  vigore della presente
          legge,  modalita',  termini e condizioni per il concorso al
          finanziamento  di  progetti  di  ristrutturazione elaborati
          dagli  enti  di  formazione entro il limite massimo di lire
          100  miliardi  per  l'anno  2001, nell'ambito delle risorse
          preordinate  allo  scopo nel Fondo per l'occupazione di cui
          all'art.  1,  comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n.
          148,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 19 luglio
          1993,  n.  236.  Le  disponibilita'  sono ripartite su base
          regionale  in  riferimento  al  numero  degli  enti  e  dei
          lavoratori  interessati  dai  processi di ristrutturazione,
          con   priorita'   per   i   progetti   di  ristrutturazione
          finalizzati   a   conseguire   i   requisiti  previsti  per
          l'accreditamento   delle   strutture   formative  ai  sensi
          dell'accordo sancito in sede di Conferenza permanente per i
          rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
          Trento  e  di Bolzano del 18 febbraio 2000, e sue eventuali
          modifiche.
              10.  A  decorrere dall'anno 2001 e' stabilita al 20 per
          cento  la  quota  del  gettito  complessivo da destinare ai
          fondi  a  valere  sul  terzo  delle  risorse  derivanti dal
          contributo  integrativo  di  cui  all'art.  25  della legge
          21 dicembre  1978,  n.  845,  destinato  al  Fondo  di  cui
          all'articolo  medesimo.  Tale  quota e' stabilita al 30 per
          cento per il 2002 e al 50 per cento per il 2003.
              11.  Con  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  della
          previdenza  sociale  sono  determinati  le  modalita'  ed i
          criteri  di  destinazione al finanziamento degli interventi
          di  cui all'art. 80, comma 4, della legge 23 dicembre 1998,
          n.  448,  dell'importo  aggiuntivo  di lire 25 miliardi per
          l'anno 2001.
              12.  Gli  importi  previsti  per  gli  anni 1999 e 2000
          dall'art.  66, comma 2, della legge 17 maggio 1999, n. 144,
          sono:
                a) per  il  75 per cento assegnati al Fondo di cui al
          citato art. 25 della legge n. 845 del 1978, per finanziare,
          in   via   prioritaria,   i   piani   formativi  aziendali,
          territoriali o settoriali concordati tra le parti sociali;
                b) per  il  restante  25  per  cento  accantonati per
          essere   destinati   ai   fondi,   a   seguito  della  loro
          istituzione.  Con  decreto  del Ministro del lavoro e delle
          politiche    sociali,   di   concerto   con   il   Ministro
          dell'economia  e  delle finanze, sono determinati i termini
          ed  i  criteri  di  attribuzione  delle  risorse  di cui al
          presente comma ed al comma 10.
              13.  Per  le  annualita'  di  cui  al  comma 12, l'INPS
          continua ad effettuare il versamento stabilito dall'art. 1,
          comma 72, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, al Fondo di
          rotazione  per  l'attuazione delle politiche comunitarie di
          cui  all'art.  5  della legge 16 aprile 1987, n. 183, ed il
          versamento  stabilito  dall'art.  9,  comma  5,  del citato
          decreto-legge    n.   148   del   1993,   convertito,   con
          modificazioni, dalla legge n. 236 del 1993, al Fondo di cui
          al medesimo comma.
              14.  Nell'esecuzione di programmi o di attivita', i cui
          oneri  ricadono  su  fondi comunitari, gli enti pubblici di
          ricerca  sono  autorizzati  a  procedere ad assunzioni o ad
          impiegare personale a tempo determinato per tutta la durata
          degli  stessi. La presente disposizione si applica anche ai
          programmi  o  alle attivita' di assistenza tecnica in corso
          di  svolgimento  alla  data  di  entrata  in  vigore  della
          presente legge.
              15.  Gli  avanzi  finanziari  derivanti  dalla gestione
          delle risorse del Fondo sociale europeo, amministrate negli
          esercizi    antecedenti   la   programmazione   comunitaria
          1989-1993  dei Fondi strutturali dal Ministero del lavoro e
          della previdenza sociale tramite la gestione fuori bilancio
          del  Fondo  di rotazione istituito dall'art. 25 della legge
          21 dicembre  1978,  n.  845,  e  successive  modificazioni,
          possono  essere destinati alla copertura di oneri derivanti
          dalla  responsabilita'  sussidiaria  dello  Stato membro ai
          sensi della normativa comunitaria in materia.
              16. Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale,
          con  proprio  decreto, destina nell'ambito delle risorse di
          cui all'art. 68, comma 4, lettera a), della legge 17 maggio
          1999,  n.  144,  una  quota  fino  a lire 200 miliardi, per
          l'anno  2001  e  di  100 milioni di euro per ciascuno degli
          anni   2003   e   2004,  per  le  attivita'  di  formazione
          nell'esercizio  dell'apprendistato anche se svolte oltre il
          compimento  del  diciottesimo  anno  di  eta',  secondo  le
          modalita' di cui all'art. 16 della legge 24 giugno 1997, n.
          196.».
              - Il  testo dell'art. 88 del citato decreto legislativo
          n. 300 del 1999, e' il seguente:
              «Art.  88  (Agenzia  per  la  formazione e l'istruzione
          professionale). - 1.  E' istituita, nelle forme di cui agli
          articoli 8  e  9  del  presente  decreto,  l'agenzia per la
          formazione l'istruzione professionale.
              2. All'agenzia sono trasferiti, con le inerenti risorse
          finanziarie,   strumentali   e   di  personale,  i  compiti
          esercitati  dal Ministero del lavoro e previdenza sociale e
          dal  Ministero  della  pubblica  istruzione  in  materia di
          sistema integrato di istruzione e formazione professionale.
              3.  Ai  fini  di  una  compiuta  attuazione del sistema
          formativo integrato e di un equilibrato soddisfacimento sia
          delle  esigenze  della  formazione  professionale, connesse
          anche   all'esercizio,   in   materia,   delle   competenze
          regionali,   sia   delle   esigenze  generali  del  sistema
          scolastico,  definite  dal  competente Ministero, l'agenzia
          svolge,  in  particolare, i compiti statali di cui all'art.
          142  del  decreto  legislativo  31 marzo  1998,  n. 112, ad
          eccezione  di  quelli cui si riferiscono le lettere a) e l)
          del   comma   1,  e  di  quelli  inerenti  alla  formazione
          scolastica  e  di  formazione  tecnica  superiore.  In tale
          quadro,  l'agenzia  esercita  la funzione di accreditamento
          delle  strutture  di  formazione professionale che agiscono
          nel  settore  e  dei  programmi  integrati  di istruzione e
          formazione anche nei corsi finalizzati al conseguimento del
          titolo   di  studio  o  diploma  di  istruzione  secondaria
          superiore.  L'agenzia svolge, inoltre, attivita' di studio,
          ricerca,  sperimentazione,  documentazione,  informazione e
          assistenza    tecnica    nel   settore   della   formazione
          professionale.
              4. Lo statuto dell'agenzia e' approvato con regolamento
          emanato  ai  sensi  dell'art.  8,  comma 4, su proposta dei
          Ministri del lavoro, della pubblica istruzione, di concerto
          con   il   Ministro   del  tesoro,  del  bilancio  e  della
          programmazione economica. E' altresi' sentita la Conferenza
          per  i  rapporti  permanenti  tra Stato, regioni e province
          autonome.   Lo  statuto  conferisce  compiti  di  controllo
          gestionale ad un organo a composizione mista Stato-regioni.
              5.  L'agenzia e' sottoposta alla vigilanza del Ministro
          del  lavoro e del Ministro della pubblica istruzione, per i
          profili   di   rispettiva   competenza,  nel  quadro  degli
          indirizzi  definiti  d'intesa  fra  i  predetti Ministri. I
          programmi generali di attivita' dell'agenzia sono approvati
          dalle   autorita'   statali   competenti  d'intesa  con  la
          Conferenza  per  i  rapporti  tra  lo  Stato e le regioni e
          province  autonome.  L'autorita'  di  vigilanza  esercita i
          compiti   di   cui  all'art.  142,  comma  2,  del  decreto
          legislativo  31 marzo 1998, n. 112. Lo statuto dell'agenzia
          prevede che il direttore sia nominato d'intesa dal Ministro
          della pubblica istruzione e dal Ministro del lavoro.
              6.  Con  i regolamenti adottati con le procedure di cui
          al  comma  4,  su  proposta  anche dei Ministri di settore,
          possono  essere  trasferiti  all'agenzia,  con  le inerenti
          risorse, le funzioni inerenti alla formazione professionale
          svolte   da   strutture   operanti   presso   Ministeri   o
          amministrazioni pubbliche.
              7. (Omissis).».
              - Il  testo  della  legge  30 marzo 2001, n. 152 (Nuova
          disciplina  per  gli  istituti di patronato e di assistenza
          sociale),  e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 27 aprile
          2001, n. 97.
              - Il  testo  dell'art. 5 della legge 10 aprile 1991, n.
          125  (Azioni  positive  per  la realizzazione della parita'
          uomo-donna nel lavoro), e' il seguente:
              «Art.   5  (Comitato  nazionale  per  l'attuazione  dei
          principi  di  parita'  di  trattamento  ed  uguaglianza  di
          opportunita' tra lavoratori e lavoratrici). - 1. Al fine di
          promuovere  la  rimozione  dei comportamenti discriminatori
          per  sesso  e  di  ogni  altro ostacolo che limiti di fatto
          l'uguaglianza  delle  donne  nell'accesso  al  lavoro e sul
          lavoro  e  la  progressione  professionale e di carriera e'
          istituito,   presso   il   Ministero  del  lavoro  e  della
          previdenza  sociale, il Comitato nazionale per l'attuazione
          dei  principi  di  parita' di trattamento ed uguaglianza di
          opportunita' tra lavoratori e lavoratrici.
              2. Fanno parte del Comitato:
                a) il  Ministro del lavoro e della previdenza sociale
          o,  per  sua  delega,  un  Sottosegretario  di  Stato,  con
          funzioni di presidente;
                b) cinque  componenti  designati dalle confederazioni
          sindacali  dei  lavoratori maggiormente rappresentative sul
          piano nazionale;
                c) cinque  componenti  designati dalle confederazioni
          sindacali   dei   datori  di  lavoro  dei  diversi  settori
          economici,    maggiormente    rappresentative   sul   piano
          nazionale;
                d) un   componente   designato   unitariamente  dalle
          associazioni  di  rappresentanza,  assistenza  e tutela del
          movimento   cooperativo   piu'  rappresentative  sul  piano
          nazionale;
                e) undici  componenti  designati dalle associazioni e
          dai  movimenti  femminili  piu'  rappresentativi  sul piano
          nazionale  operanti  nel  campo  della parita' e delle pari
          opportunita' nel lavoro;
                f) il    consigliere   di   parita'   componente   la
          commissione centrale per l'impiego.
              3.  Partecipano,  inoltre,  alle riunioni del Comitato,
          senza diritto di voto:
                a) sei  esperti  in  materie giuridiche, economiche e
          sociologiche, con competenze in materia di lavoro;
                b) cinque    rappresentanti,   rispettivamente,   dei
          Ministeri della pubblica istruzione, di grazia e giustizia,
          degli   affari  esteri,  dell'industria,  del  commercio  e
          dell'artigianato, del Dipartimento della funzione pubblica;
                c) cinque funzionari del Ministero del lavoro e della
          previdenza  sociale con qualifica non inferiore a quella di
          primo dirigente, in rappresentanza delle direzioni generali
          per  l'impiego,  dei rapporti di lavoro, per l'osservatorio
          del  mercato  del  lavoro,  della  previdenza ed assistenza
          sociale  nonche' dell'ufficio centrale per l'orientamento e
          la formazione professionale dei lavoratori.
              4.  I componenti del Comitato durano in carica tre anni
          e  sono nominati dal Ministro del lavoro e della previdenza
          sociale.  Per  ogni  componente  effettivo  e'  nominato un
          supplente.
              5.  Il  Comitato  e' convocato, oltre che ad iniziativa
          del  Ministro del lavoro e della previdenza sociale, quando
          ne facciano richiesta meta' piu' uno dei suoi componenti.
              6.   Il   Comitato   delibera   in  ordine  al  proprio
          funzionamento  e  a quello del collegio istruttorio e della
          segreteria  tecnica  di  cui  all'art. 7, nonche' in ordine
          alle relative spese.
              7.  Il  vicepresidente  del  Comitato  e' designato dal
          Ministro  del lavoro e della previdenza sociale nell'ambito
          dei suoi componenti.».
              - Il  testo  dell'art.  4 della legge 30 marzo 2001, n.
          125  (Legge  quadro  in  materia  di  alcol  e  di problemi
          alcolcorrelati), e' il seguente:
              «Art.  4  (Consulta nazionale sull'alcol e sui problemi
          alcolcorrelati). - 1.  E'  istituita  la Consulta nazionale
          sull'alcol   e  sui  problemi  alcolcorrelati,  di  seguito
          denominata «Consulta», composta da:
                a) il  Ministro  per  la solidarieta' sociale, che la
          presiede;
                b) tre   membri   designati   dal   Ministro  per  la
          solidarieta'  sociale  fra persone che abbiano maturato una
          comprovata  esperienza  professionale in tema di alcol e di
          problemi alcolcorrelati;
                c) quattro    membri   designati   dalla   Conferenza
          permanente  per  i  rapporti  tra lo Stato, le regioni e le
          province autonome di Trento e di Bolzano;
                d) il  direttore dell'Istituto superiore di sanita' o
          un suo delegato;
                e) un  rappresentante  del  Consiglio nazionale delle
          ricerche, designato dal suo presidente;
                f) due   membri   designati   dal   Ministro  per  la
          solidarieta'   sociale,   di  cui  uno  su  proposta  delle
          associazioni  di  volontariato  ed  uno  su  proposta delle
          associazioni di auto-mutuo aiuto attive nel settore;
                g) due   membri   designati   dal   Ministro  per  la
          solidarieta'  sociale,  di cui uno su proposta del Ministro
          delle  politiche  agricole  e  forestali ed uno su proposta
          delle  associazioni  dei  produttori  e dei commercianti di
          bevande alcoliche;
                h) due membri designati dal Ministro della sanita';
                i) due membri designati dal Ministro dell'universita'
          e della ricerca scientifica e tecnologica;
                l) il presidente della Societa' italiana di alcologia
          o un suo delegato.
              2.   La   Consulta   nomina   al   proprio  interno  un
          vicepresidente.
              3. Per ognuno dei membri della Consulta di cui al comma
          1,  lettere  c),  d),  e), f) ed h), e' designato un membro
          supplente. I componenti della Consulta durano in carica tre
          anni  e  possono essere riconfermati. Entro sessanta giorni
          dalla  data  di entrata in vigore della presente legge, con
          decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei Ministri sono
          definite  le modalita' e l'entita' dei rimborsi spese e dei
          gettoni  di presenza assegnati ai componenti della Consulta
          di cui al comma 1, lettere b), c), f) e g).
              4. La Consulta si riunisce ogni due mesi e su richiesta
          di  un  terzo  dei  suoi componenti. Per la validita' delle
          riunioni   e'   richiesta   la  presenza  della  meta'  dei
          componenti.  Con  decreto  del Ministro per la solidarieta'
          sociale  si  provvede  alla  disciplina del funzionamento e
          dell'organizzazione della Consulta.
              5. La Consulta:
                a) collabora  nella  predisposizione  della relazione
          prevista  dall'art.  8,  esaminando,  a  tale  fine, i dati
          relativi  allo  stato  di attuazione della presente legge e
          quelli  risultanti  dal  monitoraggio  effettuato  ai sensi
          dell'art.  3,  comma  1,  lettera c), dalle regioni e dalle
          province autonome di Trento e di Bolzano;
                b) formula  proposte  ai  Ministri  competenti,  alle
          regioni  ed  alle  province autonome di Trento e di Bolzano
          per  il  perseguimento  delle  finalita'  e degli obiettivi
          definiti dall'art. 1 nei rispettivi ambiti di competenza;
                c) collabora     con     enti    ed    organizzazioni
          internazionali  che  si  occupano  di  alcol  e di problemi
          alcolcorrelati,       con      particolare      riferimento
          all'Organizzazione  mondiale  della  sanita',  secondo  gli
          indirizzi definiti dal Ministro della sanita';
                d) fornisce  ai  Ministri competenti, alle regioni ed
          alle  province  autonome  di  Trento e di Bolzano pareri in
          ogni   altro  ambito  attinente  all'alcol  e  ai  problemi
          alcolcorrelati in riferimento alle finalita' della presente
          legge.
              6. Per l'istituzione ed il funzionamento della Consulta
          e'  autorizzata  la  spesa  di  lire  125  milioni  annue a
          decorrere dall'anno 2001.».