DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 18 maggio 1989, n. 248

Modificazioni ed integrazioni al regolamento di esecuzione della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di ordinamento penitenziario e misure privative e limitative della liberta', approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431.

note: Entrata in vigore del decreto: 22/7/1989 (Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 24/07/1989)
Testo in vigore dal: 24-7-1989
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                               Art. 11. 
  1. L'art. 46 del decreto del Presidente della Repubblica 29  aprile
1976, n. 431, e successive modificazioni e' sostituito dal  seguente:
"Art. 46 (Lavoro all'esterno). - L'ammissione dei condannati e  degli
internati al lavoro all'esterno  e'  disposta  dalle  direzioni  solo
quando ne e' prevista la possibilita' nel programma di trattamento  e
solo quando il provvedimento sia stato approvato  dal  magistrato  di
sorveglianza ai sensi del comma 4 dell'art. 21 della legge. 
  L'ammissione degli imputati al lavoro all'esterno,  disposta  dalle
direzioni su autorizzazione della competente autorita' giudiziaria ai
sensi del  comma  2  dell'art.  21  della  legge,  e'  comunicata  al
magistrato di sorveglianza. 
  La  direzione  dell'istituto  deve   motivare   la   richiesta   di
approvazione del  provvedimento  o  la  richiesta  di  autorizzazione
all'ammissione   al   lavoro   all'esterno,   anche   con    riguardo
all'opportunita' della previsione della scorta, corredandola di tutta
la necessaria documentazione. 
  Il magistrato di sorveglianza o l'autorita' giudiziaria procedente,
a seconda dei casi, nell'approvare il provvedimento di ammissione  al
lavoro all'esterno del  condannato  o  internato  o  nell'autorizzare
l'ammissione al lavoro all'esterno dell'imputato,  deve  tener  conto
del tipo di reato, della durata, effettiva o prevista,  della  misura
privativa della liberta' e  della  residua  parte  di  essa,  nonche'
dell'esigenza di  prevenire  il  pericolo  che  l'ammesso  al  lavoro
all'esterno commetta altri reati. 
  I detenuti e gli internati ammessi al lavoro all'esterno  indossano
abiti civili; ad essi non possono essere imposte manette. 
  La  scorta  dei  detenuti  e  degli  internati  ammessi  al  lavoro
all'esterno, qualora sia ritenuta necessaria per motivi di sicurezza,
e' effettuata dal personale del Corpo degli agenti di custodia con le
modalita' stabilite dal Ministero. 
  L'accompagnamento dei minori ai luoghi di lavoro  esterno,  qualora
sia  ritenuto  necessario  per  motivi  di  sicurezza,  puo'   essere
effettuato da personale civile dell'amministrazione penitenziaria. 
  Al fine di consentire l'assegnazione dei detenuti e degli internati
al lavoro all'esterno il Ministero, d'intesa  con  il  Ministero  del
lavoro e della previdenza sociale, stabilisce forme di collegamento e
di collaborazione tra  le  direzioni  degli  istituti  e  gli  uffici
provinciali del lavoro. Gli ((ispettori distrettuali e)) le direzioni
degli istituti stabiliscono rapporti con gli organi collegiali locali
per  l'impiego  ed,  in  particolare,  richiedono   alle   competenti
commissioni circoscrizionali per l'impiego, di cui all'art. 19  della
legge 28 febbraio 1987, n. 56, di disciplinare le  modalita'  cui  la
sezione circoscrizionale deve attenersi per promuovere  l'offerta  di
adeguati posti di lavoro da parte di imprese  che,  in  possesso  dei
requisiti  indicati  dalle  direzioni  stesse,  appaiono   idonee   a
collaborare  al  trattamento  penitenziario  dei  detenuti  e   degli
internati da ammettere al lavoro all'esterno. 
  L'ispettore distrettuale  impartisce  disposizioni  alle  direzioni
degli istituti del distretto per favorire la  piena  occupazione  dei
posti di lavoro disponibili all'esterno. 
  I datori di lavoro dei detenuti o internati sono tenuti  a  versare
alla direzione dell'istituto la retribuzione, al netto delle ritenute
previste dalle leggi vigenti, dovuta al lavoratore e l'importo  degli
eventuali assegni familiari sulla base della  documentazione  inviata
dalla direzione. 
  I  datori  di  lavoro  devono  dimostrare  alla  stessa   direzione
l'adempimento degli obblighi  relativi  alla  tutela  assicurativa  e
previdenziale. 
  I detenuti e gli internati ammessi al lavoro all'esterno esercitano
i diritti riconosciuti ai lavoratori liberi, con le sole  limitazioni
che conseguono agli obblighi inerenti alla  esecuzione  della  misura
privata della liberta'. 
  L'ammissione al lavoro all'esterno per  lo  svolgimento  di  lavoro
autonomo puo' essere disposta, ove sussistano le condizioni di cui al
comma 1 dell'art. 21 della  legge,  solo  se  trattasi  di  attivita'
regolarmente autorizzata dagli organi competenti  ed  il  detenuto  o
l'internato dimostri di possedere le attitudini necessarie e si possa
dedicare ad essa con impegno professionale. Il detenuto o l'internato
e' tenuto a versare alla direzione dell'istituto l'utile  finanziario
derivante dal lavoro autonomo svolto e su di esso vengono  effettuati
i prelievi ai sensi del primo comma dell'art. 24 della legge. 
  Nel provvedimento di  assegnazione  al  lavoro  all'esterno  devono
essere indicate le prescrizioni che  il  detenuto  o  internato  deve
impegnarsi per iscritto ad osservare durante il tempo da  trascorrere
fuori dall'istituto, nonche' quelle relative agli orari di  uscita  e
di rientro. In particolare l'orario di rientro  deve  essere  fissato
all'interno di una fascia oraria che preveda l'ipotesi di ritardo per
forza maggiore. Scaduto il termine previsto  da  tale  fascia  oraria
viene inoltrato a carico del detenuto rapporto per il reato  previsto
dall'art. 385 del codice penale. 
  La direzione dell'istituto provvede  a  consegnare  al  detenuto  o
internato ed a trasmettere al Ministero,  all'ispettore  distrettuale
ed  al  direttore  del  centro  di   servizio   sociale   copia   del
provvedimento di ammissione al lavoro  all'esterno,  dandone  notizia
all'autorita' di pubblica  sicurezza  del  luogo  in  cui  si  dovra'
svolgere il lavoro all'esterno. 
  Le  eventuali  modifiche  delle  prescrizioni  e  la   revoca   del
provvedimento di ammissione al lavoro all'esterno sono comunicate  al
Ministero ed inoltre al magistrato di sorveglianza, per i  condannati
e gli internati, o alla autorita'  giudiziaria  precedente,  per  gli
imputati. 
  I controlli di cui al comma 3 dell'art. 21 della legge sono diretti
a verificare che il detenuto o l'internato  osservi  le  prescrizioni
dettategli e che il lavoro si svolga nel pieno rispetto dei diritti e
della dignita'. 
  La disposizione di cui al comma  3  dell'art.  21  della  legge  si
applica anche nel  caso  di  ammissione  al  lavoro  all'esterno  per
svolgere un lavoro autonomo. 
  Quando il lavoro si svolge presso imprese pubbliche,  il  direttore
dell'istituto stabilisce precisi accordi con i responsabili di  dette
imprese, per la immediata segnalazione alla  direzione  dell'istituto
stesso di eventuali comportamenti del detenuto o internato lavoratore
che richiedano interventi di controllo".