DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 20 settembre 1973, n. 962

Tutela della citta' di Venezia e del suo territorio dagli inquinamenti delle acque.

(Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 01/04/1995)
Testo in vigore dal: 16-2-1974
                               Art. 3. 
 
  Tutti gli impianti di depurazione da realizzarsi in  corrispondenza
degli scarichi soggetti alla disciplina della legge 16  aprile  1973,
n. 171, e del presente decreto, quali che siano la provenienza  ed  i
caratteri delle acque trattate e le  caratteristiche  del  ricettore,
devono comprendere, anche  nel  caso  di  scarichi  non  soggetti  ad
obbligo  di  ulteriori  trattamenti,   almeno   il   trattamento   di
grigliatura. 
  E' fatta eccezione solo per quei  particolari  casi  nei  quali  le
acque  dello  scarico  da  trattare  non  contengano  in  sospensione
materiali di dimensioni eccedenti i limiti fissati  per  l'effluente,
in relazione al suo ricettore, dalla  tabella  allegata  al  presente
decreto,  e  l'eccezione  venga,  di  volta  in  volta,  riconosciuta
ammissibile in sede di approvazione del progetto delle opere. 
  Il  trattamento  di   grigliatura   puo'   essere   integrato,   od
eventualmente  sostituito,  laddove  la  soluzione  sia  tecnicamente
valida, con il trattamento di stacciatura. 
  Gli impianti di grigliatura e di stacciatura devono essere completi
di mezzi e sistemi  per  il  corretto  smaltimento,  fino  a  destino
finale, dei materiali separati. 
  Rientrano tra i sistemi ammessi per lo  smaltimento  dei  materiali
separati: 
    la triturazione, o disintegrazione, e restituzione nelle acque  a
valle; 
    lo smaltimento, insieme agli altri sottoprodotti di  risulta  dei
processi  di  depurazione  delle  acque,   nel   caso   di   impianti
comprendenti ulteriori trattamenti; 
    il  trasferimento,  con  le  debite  precauzioni   di   carattere
igienico, ad impianti di smaltimento di rifiuti  solidi  o  ad  altri
impianti di depurazione delle acque, per lo smaltimento insieme  agli
analoghi sottoprodotti di  risulta  dei  trattamenti  degli  impianti
stessi. 
  Il  trattamento  di  grigliatura  e'  obbligatorio  anche  per  gli
scarichi degli scolmatori di piena lungo le canalizzazioni delle reti
di fognatura a sistema unitario o misto, canali e simili. 
  Nei casi di cui al comma precedente e in tutti i casi  di  impianti
non comprendenti altri trattamenti,  la  restituzione  del  materiale
separato e ridotto a dimensioni minute nelle acque a valle, e  quindi
direttamente  nel  ricettore,  e'  consentita  solo  se  riconosciuta
ammissibile in sede di approvazione del progetto delle opere. 
  Gli impianti di depurazione di acque di reti di fognature urbane di
qualunque tipo, separatore, unitario  a  misto,  devono  comprendere,
oltre al trattamento di grigliatura, ed  eventualmente  a  quello  di
stacciatura: 
    a) trattamenti di sedimentazione  naturale  ed  eventualmente  di
flottazione, di separazione di olii e grassi e di  dissabbiatura;  la
dissabbiatura e' sempre prescritta nel caso di fognature del  sistema
unitario o misto; 
    b) trattamenti di trasformazione e stabilizzazione  biologica  o,
nei  casi  nei  quali  l'alternativa  sia  valida,   ed   equivalente
trattamento chimico, fisico o fisico-chimico; 
    c) trattamenti di disinfezione, ove necessaria; 
    d)  trattamento  e  smaltimento  dei   fanghi   e   degli   altri
sottoprodotti di risulta dei trattamenti, di cui allo art. 2, lettera
f). 
  Gli impianti che sversano l'effluente  direttamente  nella  laguna,
ovvero in corsi d'acqua o in  canali  artificiali  sversanti  a  loro
volta nella laguna con un percorso inferiore a km  10  dal  punto  di
immissione dell'effluente  dell'impianto,  devono  comprendere  anche
trattamenti per la riduzione delle sostanze eutrofizzanti,  tossiche,
non trasformabili per via biologica, e simili,  ai  limiti  stabiliti
dalla tabella allegata per gli effluenti smaltiti nelle  acque  della
laguna. 
  Gli impianti  di  depurazione  di  acque  provenienti  da  reti  di
fognatura  a  sistema  unitario  o  misto  devono  comprendere  anche
adeguati trattamenti di sedimentazione per le  portate  comprese  tra
quella soggetta a trattamento completo e quella da scaricarsi con  il
solo trattamento della grigliatura. 
  Gli impianti di comunita' isolate, costituite da civili abitazioni,
con popolazione servita non superiore a 1.000 abitanti, che non siano
collegabili,  per  motivi  di   carattere   tecnico-economico,   alle
fognature dinamiche, possono, anche se con scarico diretto in laguna,
essere  realizzati  sostituendo  i  trattamenti  di   stabilizzazione
biologica dei liquami e simili e  quelli  dei  fanghi  con  un  unico
trattamento del tipo ad aerazione estesa, o cosi'  detta  ossidazione
totale, senza separato trattamento dei fanghi, ma sempre completi del
trattamento di disinfezione. 
  E' consentito che gli impianti per abitazioni isolate, sino  ad  un
massimo  di  popolazione  servita  di  100   abitanti,   fornite   di
distribuzione idrica interna che non  siano  collegabili  a  reti  di
fognatura dinamica, smaltiscano le acque reflue attraverso una  fossa
settica a tre comparti, di capacita'  non  inferiore  a  mc  0,4  per
abitante servito. 
  L'effluente delle fosse settiche puo' essere smaltito  direttamente
in laguna, o per subirrigazione, o in corsi d'acqua che  garantiscano
una diluizione non inferiore ad 1: 10,  fermo  restando  il  rispetto
delle norme vigenti, anche  se  piu'  restrittive.  Le  opere  devono
consentite  la  periodica  asportazione  dei  fanghi  con  le  debite
garanzie di carattere igienico. 
  Nei casi previsti dai due precedenti comma i caratteri di  qualita'
delle acque degli effluenti degli  impianti  di  depurazione  ammessi
possono eccedere i limiti stabiliti dalla tabella allegata, salvo  il
rispetto dei regolamenti locali di igiene e sanita'. 
  Per le abitazioni isolate e loro piccoli aggregati, non collegabili
a fognature dinamiche, privi  di  distribuzione  idrica  interna,  e'
consentito smaltire i rifiuti liquidi in pozzi neri a tenuta. 
  Gli  impianti  di  depurazione   degli   scarichi   dei   complessi
ospedalieri, case di cura, ambulatori, laboratori di analisi  mediche
e simili debbono sempre comprendere il trattamento  di  disinfezione,
con capacita' adeguata alle specifiche esigenze richieste dal tipo di
stabilimento ospedaliero, con particolare riferimento  agli  ospedali
specializzati per malattie infettive ed ai  reparti  infettivi  degli
ospedali generali e simili, fermo  restando  l'obbligo  del  rispetto
delle altre norme vigenti. 
  E' fatto obbligo ai complessi ospedalieri e  simili,  indicati  nel
comma  precedente,  che  scarichino  direttamente   nelle   fognature
antibiotici o sostanze tossiche, di adottare le misure necessarie per
evitare che il materiale scaricato pregiudichi il funzionamento degli
impianti di depurazione terminali delle fognature medesime. 
  Gli impianti di depurazione delle acque di scarico delle  industrie
o provenienti da allevamenti intensivi di animali devono comprendere: 
    a)  trattamenti  di  grigliatura  ed  eventuale  stacciatura,  di
sedimentazione naturale, di dissabbiatura, flottazione  ed  altri  di
cui all'art. 2, lettera b); 
    b) trattamenti di natura chimica o  fisica  o  fisico-chimica,  o
biologica nei casi nei quali quest'ultima forma  di  trattamento  sia
valida,  per  la  trasformazione   e   separazione   delle   sostanze
inquinanti, nonche' di correzione  di  particolari  caratteri,  quali
acidita' e alcalinita', ed  altri  trattamenti  di  cui  all'art.  2,
lettere c) e d); 
    c) trattamenti di disinfezione, ove necessaria; 
    d)  trattamento  e  smaltimento  dei   fanghi   e   degli   altri
sottoprodotti di risulta, di cui all'art. 2, lettera f). 
  Uno o piu' dei trattamenti di cui al precedente comma  puo'  essere
omesso, ove non sia  necessario  in  relazione  alle  caratteristiche
delle acque da trattare nel loro complesso. 
  Gli impianti di depurazione  di  acque  di  rifiuto  industriale  o
provenienti da allevamenti intensivi  di  animali,  devono,  in  ogni
caso, comprendere: 
    a) trattamenti di riduzione, ai limiti  stabiliti  dalla  tabella
allegata, delle sostanze  tossiche,  delle  sostanze  di  particolare
aggressivita'  sui  materiali  delle  canalizzazioni   di   eventuali
ricettori artificiali, e delle sostanze eutrofizzanti; il trattamento
di riduzione delle sostanze eutrofizzanti e' obbligatorio quando  gli
effluenti degli impianti sversino direttamente in laguna o  in  corsi
d'acqua o canali sversanti a  loro  volta  in  laguna  con  punto  di
immissione dell'effluente a distanza minore di km 10 dalla laguna; 
    b)  trattamento  e  smaltimento  dei   fanghi   e   degli   altri
sottoprodotti di risulta, di cui all'art. 2, lettera f). 
  I trattamenti di acque di scarico delle industrie o provenienti  da
allevamenti intensivi di animali sono prescritti come  pretrattamento
per la riduzione ai limiti stabiliti dalla  tabella  allegata  quando
l'effluente dell'impianto scarichi in una rete di fognatura dinamica,
nella  misura   richiesta   caso   per   caso   in   relazione   alle
caratteristiche  delle  acque  di  scarico  ed   alla   esigenza   di
salvaguardare le canalizzazioni  della  fognatura  ricettrice  ed  il
regolare  funzionamento  dell'impianto   terminale   di   depurazione
previsto per la fognatura. 
  La difesa delle acque inquinate da prodotti  usati  in  agricoltura
viene, di norma, eseguita con  opere  differenti  dagli  impianti  di
depurazione, secondo  quanto  precisato  al  successivo  art.  8.  Il
ricorso alla costruzione di impianti di depurazione  e'  limitato  ai
casi nei quali venga disposto dalla regione Veneto, conformemente  al
parere espresso dal magistrato alle acque di  Venezia,  in  relazione
alle condizioni locali ed alla portata delle acque da trattare. 
  In tale caso gli impianti  di  depurazione  degli  scarichi  devono
comprendere: 
    a) trattamenti di grigliatura,  di  sedimentazione  primaria,  di
dissabbiatura, eventuale flottazione e simili,  di  cui  all'art.  2,
lettere a) e b); 
    b) trattamenti, di norma chimici o fisici o fisico-chimici per la
riduzione, fino ai limiti prescritti dalla  tabella  allegata,  delle
sostanze tossiche derivanti dall'uso di fitofarmaci e simili, nonche'
delle sostanze eutrofizzanti provenienti  dall'uso  di  fertilizzanti
nel caso di scarichi diretti in laguna od  in  canali  artificiali  o
corsi  d'acqua  sversanti  in  laguna   con   punto   di   immissione
dell'effluente trattato a distanza  minore  di  km  10  dalla  laguna
stessa; 
    c)  trattamento  e  smaltimento  dei   fanghi   e   degli   altri
sottoprodotti di risulta, di cui all'art. 2, lettera f). 
  Tutti gli impianti di depurazione di acque di fognature urbane,  di
industrie e simili, o inquinate da prodotti usati in agricoltura, con
scarico in  mare  aperto  in  prossimita'  della  laguna,  diretto  o
indiretto, di cui  all'art.  1,  comma  quarto,  lettera  d),  devono
comprendere tutti o alcuni dei  trattamenti  indicati  al  precedente
art. 2, secondo  criteri  da  fissarsi  caso  per  caso  in  sede  di
approvazione del progetto delle opere, in relazione alla provenienza,
ai caratteri ed alla portata delle acque da trattare, alla  posizione
del punto di smaltimento dell'effluente ed agli elementi  di  cui  al
medesimo art. 1, comma quarto, lettera d). 
  Per gli impianti di depurazione  ubicati  in  zone  di  particolare
interesse   paesaggistico,   storico,   archeologico,   artistico   o
turistico, si deve provvedere all'allontanamento dagli  impianti  dei
fanghi  e  degli  altri  sottoprodotti  di  risulta,   ed   al   loro
convogliamento, allo stato liquido  o  previa  disidratazione,  nella
forma, caso per caso, piu' conveniente, ad impianti centralizzati  di
smaltimento, anche mediante incenerimento  eventualmente  abbinati  a
quelli di smaltimento di rifiuti solidi, da  dislocarsi  fuori  delle
zone suddette e possibilmente in zone industriali  e  da  realizzarsi
nel rispetto delle norme sull'inquinamento atmosferico. 
  E' vietato lo scarico dei fanghi e  degli  altri  sottoprodotti  di
risulta dei trattamenti, sia allo  stato  liquido,  sia  disidratati,
nella laguna, nei corsi d'acqua, nei canali o in mare aperto in  zone
nelle quali i  fanghi  stessi  possano  interessare  le  acque  della
laguna,  incidendo  negativamente  sui   caratteri   di   queste,   o
determinare danni ai popolamenti vegetali  ed  animali  dell'ambiente
marino, tenuto debito conto, in particolare, dei caratteri dei fanghi
di origine industriale. 
  Tutti gli impianti  possono  prevedere  anche  l'utilizzazione  dei
sottoprodotti di risulta dei trattamenti per  produzione  di  energia
necessaria all'impianto o per altri usi, purche'  cio'  non  comporti
aggravio dell'inquinamento dell'ambiente e possibilmente contribuisca
a minimizzarlo. 
  E' ammessa, in deroga alle prescrizioni precedenti,  l'adozione  di
trattamenti rientranti tra quelli di cui all'art. 2, lettera  h),  in
sostituzione di quelli di cui allo stesso art. 2, lettere da a) a g),
prescritti per i vari casi contemplati nel presente art. 3. 
  I trattamenti indicati  nel  citato  art.  2,  lettera  h),  devono
comunque  essere  tali  da  assicurare  all'effluente   dell'impianto
caratteri di qualita' rientranti nei  limiti  fissati  dalla  tabella
allegata. 
  L'ammissibilita' della sostituzione dei trattamenti  indicati  alle
lettere da a) a g) dell'art. 2, con quelli indicati alla  lettera  h)
dello stesso art.  2,  e'  stabilita,  caso  per  caso,  in  sede  di
approvazione del progetto delle opere, tenuto conto sia dei caratteri
delle acque da trattare e della loro portata,  sia  delle  condizioni
locali del ricettore dell'effluente dell'impianto. 
  La validita' dei trattamenti  prescelti  e'  verificata,  caso  per
caso, sulla base del progetto delle opere, dal magistrato alle  acque
di Venezia, tenuto conto sia dei caratteri delle acque da trattare  e
della  loro  portata,  sia  delle  condizioni  locali  del  ricettore
dell'effluente  dell'impianto,  e  definitivamente  accertata   dalla
regione Veneto in sede di approvazione del progetto. 
  E' vietato lo smaltimento, anche indiretto,  in  mare  aperto,  nei
casi indicati nell'art. 1, comma quarto,  lettera  d),  di  acque  di
rifiuto con  caratteri  eccedenti  i  limiti  fissati  dalla  tabella
allegata, applicati secondo i criteri prescritti dal successivo  art.
6, secondo comma, e di altri rifiuti di qualsiasi genere, anche  allo
stato solido. 
  Nel territorio dei comuni indicati nell'ultimo  comma  dell'art.  2
della legge 16 aprile 1973, n. 171,  e'  vietata  l'immissione  o  la
dispersione di acque di rifiuto non  trattate  nel  terreno  in  zone
nelle  quali   possano   determinare   l'inquinamento   delle   falde
sotterranee comunque in collegamento con  le  acque  della  laguna  o
corsi d'acqua qualsiasi confluenti nella laguna; e'  fatta  eccezione
per i sistemi di dispersione per subirrigazione degli effluenti delle
fosse settiche, ammesse per le abitazioni isolate fino a  un  massimo
di 100 abitanti. 
  Lo scarico o il seppellimento nel terreno  di  rifiuti  solidi  che
possano comunque venire in contatto con le falde idriche  di  cui  al
comma precedente sono ammessi, fermo restando l'obbligo del  rispetto
delle vigenti norme e regolamenti anche locali in  materia,  solo  se
effettuati con misure cautelative  riconosciute  valide  in  sede  di
autorizzazione dello scarico. 
  A partire dalla data di entrata in vigore del presente  decreto,  i
progetti per la costruzione di immobili a qualsiasi uso  destinati  e
per la  installazione  di  impianti  industriali  o  di  esercizi  di
attivita' terziarie, devono prevedere gli impianti di depurazione  di
cui alle presenti norme. 
  Non   possono   essere   concesse   dall'autorita'   amministrativa
competente, autorizzazioni all'uso di  immobili  o  all'esercizio  di
attivita' produttive quando l'impianto di depurazione prescritto  non
sia stato realizzato.