DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 settembre 1988, n. 447

Approvazione del codice di procedura penale.

note: Entrata in vigore del decreto: 24/10/1989 (Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 13/07/2022)
Testo in vigore dal: 9-8-2019
aggiornamenti all'articolo
                              Art. 275. 
                   Criteri di scelta delle misure 
 
 
  1. Nel disporre le misure, il giudice tiene conto  della  specifica
idoneita' di ciascuna in relazione  alla  natura  e  al  grado  delle
esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto. 
  1-bis. Contestualmente ad una sentenza di condanna,  l'esame  delle
esigenze cautelari e' condotto tenendo  conto  anche  dell'esito  del
procedimento,  delle   modalita'   del   fatto   e   degli   elementi
sopravvenuti, dai quali possa emergere che, a seguito della sentenza,
risulta taluna delle esigenze indicate nell'articolo  274,  comma  1,
lettere b) e c). 
  2. Ogni misura deve essere proporzionata all'entita'  del  fatto  e
alla sanzione sia stata o che si ritiene possa essere irrogata. 
  2-bis. Non puo' essere applicata la misura della custodia cautelare
in carcere o quella degli arresti domiciliari se il  giudice  ritiene
che con la sentenza possa essere concessa la sospensione condizionale
della pena. Salvo quanto  previsto  dal  comma  3  e  ferma  restando
l'applicabilita' degli articoli 276, comma 1-ter, e 280, comma 3, Non
puo' applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere  se  il
giudice ritiene  che,  all'esito  del  giudizio,  la  pena  detentiva
irrogata non sara' superiore a tre anni.  Tale  disposizione  non  si
applica nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli  423-bis,
572, 612-bis ((, 612-ter))  e  624-bis  del  codice  penale,  nonche'
all'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354,  e  successive
modificazioni, e  quando,  rilevata  l'inadeguatezza  di  ogni  altra
misura, gli arresti  domiciliari  non  possano  essere  disposti  per
mancanza di uno dei luoghi di esecuzione indicati nell'articolo  284,
comma 1, del presente codice. 
  2-ter.  Nei  casi  di  condanna  di  appello  le  misure  cautelari
personali  sono  sempre  disposte,  contestualmente  alla   sentenza,
quando, all'esito  dell'esame  condotto  a  norma  del  comma  1-bis,
risultano sussistere esigenze cautelari previste dall'articolo 274  e
la condanna riguarda uno  dei  delitti  previsti  dall'articolo  380,
comma 1, e questo risulta commesso da soggetto condannato nei  cinque
anni precedenti per delitti della stessa indole. 
  3. La custodia cautelare in carcere puo' essere  disposta  soltanto
quando le altre misure coercitive o interdittive, anche se  applicate
cumulativamente, risultino inadeguate. Quando sussistono gravi indizi
di colpevolezza in ordine  ai  delitti  di  cui  agli  articoli  270,
270-bis e  416-bis  del  codice  penale,  e'  applicata  la  custodia
cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti  elementi  dai  quali
risulti che non sussistono esigenze cautelari. Salvo quanto  previsto
dal secondo periodo  del  presente  comma,  quando  sussistono  gravi
indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui  all'articolo  51,
commi 3-bis e 3-quater, del presente  codice  nonche'  in  ordine  ai
delitti di cui agli articoli  575,  600-bis,  primo  comma,  600-ter,
escluso il quarto comma, 600-quinquies e,  quando  non  ricorrano  le
circostanze attenuanti contemplate, 609-bis, 609-quater e  609-octies
del codice penale, e' applicata la  custodia  cautelare  in  carcere,
salvo  che  siano  acquisiti  elementi  dai  quali  risulti  che  non
sussistono esigenze cautelari o che, in relazione al  caso  concreto,
le esigenze cautelari possono essere soddisfatte  con  altre  misure.
PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 16 APRILE 2015, N. 47. (180)  (181)  (182)
(185) (193) (197) (198) (224) 
  3-bis. Nel disporre la custodia cautelare  in  carcere  il  giudice
deve indicare le specifiche ragioni per  cui  ritiene  inidonea,  nel
caso concreto, la misura degli arresti domiciliari con  le  procedure
di controllo di cui all'articolo 275-bis, comma 1. 
  4. Quando imputati siano donna incinta o madre di prole di eta' non
superiore a sei anni con lei convivente,  ovvero  padre,  qualora  la
madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare  assistenza
alla prole, non  puo'  essere  disposta  ne'  mantenuta  la  custodia
cautelare in carcere, salvo  che  sussistano  esigenze  cautelari  di
eccezionale rilevanza. Non puo' essere disposta la custodia cautelare
in carcere, salvo che sussistano esigenze  cautelari  di  eccezionale
rilevanza, quando imputato sia persona  che  ha  superato  l'eta'  di
settanta anni. (181a) 
  4-bis. Non puo' essere disposta ne' mantenuta la custodia cautelare
in carcere quando l'imputato e' persona affetta da AIDS conclamata  o
da grave deficienza  immunitaria  accertate  ai  sensi  dell'articolo
286-bis, comma 2, ovvero da altra malattia particolarmente grave, per
effetto  della  quale  le  sue   condizioni   di   salute   risultano
incompatibili con lo stato di  detenzione  e  comunque  tali  da  non
consentire adeguate cure in caso di detenzione in carcere. 
  4-ter. Nell'ipotesi di cui al comma 4-bis, se  sussistono  esigenze
cautelari di eccezionale rilevanza e  la  custodia  cautelare  presso
idonee strutture  sanitarie  penitenziarie  non  e'  possibile  senza
pregiudizio per la salute  dell'imputato  o  di  quella  degli  altri
detenuti, il giudice dispone  la  misura  degli  arresti  domiciliari
presso un luogo  di  cura  o  di  assistenza  o  di  accoglienza.  Se
l'imputato  e'  persona  affetta  da  AIDS  conclamata  o  da   grave
deficienza  immunitaria,  gli  arresti  domiciliari  possono   essere
disposti presso le unita' operative di malattie infettive ospedaliere
ed universitarie o altre unita' operative  prevalentemente  impegnate
secondo i piani regionali nell'assistenza ai  casi  di  AIDS,  ovvero
presso una residenza collettiva o casa alloggio di  cui  all'articolo
1, comma 2, della legge 5 giugno 1990, n. 135. 
  4-quater. Il giudice puo' comunque disporre la  custodia  cautelare
in  carcere  qualora  il  soggetto  risulti  imputato  o  sia   stato
sottoposto ad altra misura cautelare per  uno  dei  delitti  previsti
dall'articolo 380, relativamente a fatti commessi dopo l'applicazione
delle misure disposte ai sensi dei commi 4-bis e 4-ter. In  tal  caso
il giudice dispone che  l'imputato  venga  condotto  in  un  istituto
dotato di reparto attrezzato per la cura e l'assistenza necessarie. 
  4-quinquies. La custodia cautelare in  carcere  non  puo'  comunque
essere disposta o mantenuta quando la malattia si trova in  una  fase
cosi' avanzata da non rispondere piu', secondo le certificazioni  del
servizio  sanitario   penitenziario   o   esterno,   ai   trattamenti
disponibili e alle terapie curative. 
  5. COMMA ABROGATO DAL D.L. 14 MAGGIO 1993, N. 139,  CONVERTITO  CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 14 LUGLIO 1993, N. 222. 
 
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AGGIORNAMENTO (180) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 07 - 21 luglio 2010,  n.  265
(in G.U. 1a s.s. 28/7/2010, n. 30), ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 275, comma 3, secondo e terzo  periodo,  del
codice  di  procedura  penale,  come  modificato  dall'art.   2   del
decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in  materia  di
sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche'  in
tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge
23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti  di  cui
agli articoli 600-bis, primo comma, 609-bis e 609-quater  del  codice
penale, e' applicata la custodia  cautelare  in  carcere,  salvo  che
siano  acquisiti  elementi  dai  quali  risulti  che  non  sussistono
esigenze cautelari - non fa salva, altresi', l'ipotesi in  cui  siano
acquisiti elementi specifici, in  relazione  al  caso  concreto,  dai
quali risulti che le esigenze cautelari  possono  essere  soddisfatte
con altre misure". 
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AGGIORNAMENTO (181) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 9 - 12 maggio  2011,  n.  164
(in G.U. 1a s.s. 18/5/2011, n. 21), ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 275, comma 3, secondo e terzo  periodo,  del
codice  di  procedura  penale,  come  modificato  dall'art.   2   del
decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in  materia  di
sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche'  in
tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge
23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto  di  cui
all'art. 575 del codice penale, e' applicata la custodia cautelare in
carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non
sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresi', l'ipotesi  in
cui  siano  acquisiti  elementi  specifici,  in  relazione  al   caso
concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono  essere
soddisfatte con altre misure". 
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AGGIORNAMENTO (181a) 
  La L. 21 aprile 2011, n. 62 ha disposto (con l'art. 1, comma 4) che
le modifiche al presente articolo  si  applicano  a  far  data  dalla
completa attuazione del piano straordinario penitenziario, e comunque
a decorrere dal 1° gennaio  2014,  fatta  salva  la  possibilita'  di
utilizzare i posti gia' disponibili a legislazione vigente presso gli
istituti a custodia attenuata. 
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AGGIORNAMENTO (182) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 19 - 22 luglio 2011,  n.  231
(in G.U. 1a s.s. 27/7/2011, n. 32), ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 275, comma 3, secondo periodo, del codice di
procedura penale, come modificato dall'art. 2  del  decreto-legge  23
febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica
e di contrasto alla  violenza  sessuale,  nonche'  in  tema  di  atti
persecutori), convertito, con modificazioni, dalla  legge  23  aprile
2009, n.  38,  nella  parte  in  cui  -  nel  prevedere  che,  quando
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto  di  cui
all'art. 74 del d.P.R. 9 ottobre 1990,  n.  309  (Testo  unico  delle
leggi  in  materia  di  disciplina  degli  stupefacenti  e   sostanze
psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati  di
tossicodipendenza) e' applicata la  custodia  cautelare  in  carcere,
salvo  che  siano  acquisiti  elementi  dai  quali  risulti  che  non
sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresi', l'ipotesi  in
cui  siano  acquisiti  elementi  specifici,  in  relazione  al   caso
concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono  essere
soddisfatte con altre misure". 
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AGGIORNAMENTO (185) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 18 aprile  2012  -  3  maggio
2012, n. 110 (in  G.U.  1a  s.s.  9/5/2012,  n.  19),  ha  dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'articolo 275, comma 3,  secondo
periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall'art. 2,
comma 1, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in
materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza  sessuale,
nonche' in tema di atti persecutori), convertito, con  modificazioni,
dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere
che, quando sussistono gravi indizi  di  colpevolezza  in  ordine  al
delitto di cui all'art. 416 del codice penale, realizzato allo  scopo
di commettere i delitti previsti dagli artt. 473  e  474  del  codice
penale, e' applicata la custodia  cautelare  in  carcere,  salvo  che
siano  acquisiti  elementi  dai  quali  risulti  che  non  sussistono
esigenze cautelari - non fa salva, altresi', l'ipotesi in  cui  siano
acquisiti elementi specifici, in  relazione  al  caso  concreto,  dai
quali risulti che le esigenze cautelari  possono  essere  soddisfatte
con altre misure". 
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AGGIORNAMENTO (193) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 25 - 29 marzo 2013, n. 57 (in
G.U. 1a  s.s.  3/4/2013,  n.  14),  ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale dell'articolo  275,  comma  3,  secondo  periodo,  del
codice di procedura penale, come modificato dall'art. 2, comma 1, del
decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in  materia  di
sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche'  in
tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge
23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti commessi
avvalendosi  delle  condizioni  previste  dall'articolo  416-bis  del
codice  penale  ovvero  al  fine  di  agevolare   l'attivita'   delle
associazioni previste dallo stesso articolo, e' applicata la custodia
cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti  elementi  dai  quali
risulti che  non  sussistono  esigenze  cautelari  -  non  fa  salva,
altresi', l'ipotesi in cui siano  acquisiti  elementi  specifici,  in
relazione al  caso  concreto,  dai  quali  risulti  che  le  esigenze
cautelari possono essere soddisfatte con altre misure". 
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AGGIORNAMENTO (197) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 3 - 18 luglio  2013,  n.  213
(in G.U. 1a s.s. 24/7/2013, n. 30), ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzione dell'articolo 275, comma 3, secondo periodo, del  codice
di  procedura   penale,   come   modificato   dall'articolo   2   del
decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in  materia  di
sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche'  in
tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge
23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto  di  cui
all'articolo  630  del  codice  penale,  e'  applicata  la   custodia
cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti  elementi  dai  quali
risulti che  non  sussistono  esigenze  cautelari  -  non  fa  salva,
altresi', l'ipotesi in cui siano  acquisiti  elementi  specifici,  in
relazione al  caso  concreto,  dai  quali  risulti  che  le  esigenze
cautelari possono essere soddisfatte con altre misure". 
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AGGIORNAMENTO (198) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 16 - 23 luglio 2013,  n.  232
(in G.U. 1a s.s. 31/7/2013, n. 31), ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale dell'articolo 275, comma 3, terzo periodo, del  codice
di  procedura   penale,   come   modificato   dall'articolo   2   del
decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in  materia  di
sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche'  in
tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge
23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto  di  cui
all'articolo 609-octies del codice penale, e' applicata  la  custodia
cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti  elementi  dai  quali
risulti che  non  sussistono  esigenze  cautelari  -  non  fa  salva,
altresi', l'ipotesi in cui siano  acquisiti  elementi  specifici,  in
relazione al  caso  concreto,  dai  quali  risulti  che  le  esigenze
cautelari possono essere soddisfatte con altre misure". 
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AGGIORNAMENTO (224) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 25 febbraio - 26 marzo  2015,
n.  48  (in  G.U.  1a  s.s.   1/4/2015,   n.   13),   ha   dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale  dell'art.  275,  comma  3,  secondo
periodo, del codice di procedura penale, nella parte  in  cui  -  nel
prevedere che, quando sussistono  gravi  indizi  di  colpevolezza  in
ordine al delitto di cui all'art. 416-bis  cod.  pen.,  e'  applicata
custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai
quali risulti che non sussistono esigenze cautelari - non  fa  salva,
altresi', rispetto  al  concorrente  esterno  nel  suddetto  delitto,
l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione  al
caso concreto, dai quali risulti che le  esigenze  cautelari  possono
essere soddisfatte con altre misure".