MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

DECRETO 14 febbraio 2013, n. 79

Regolamento recante «Disciplina del procedimento di rilascio e rinnovo dell'autorizzazione all'esercizio di impianti di acquacoltura in mare posti ad una distanza superiore ad un chilometro dalla costa». (13G00124)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 18/07/2013
vigente al 22/01/2022
Testo in vigore dal: 18-7-2013
attiva riferimenti normativi
 
 
 
                IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE 
                       ALIMENTARI E FORESTALI 
 
  Visto  il decreto-legge 22  giugno  2012,  n.  83  recante  «Misure
urgenti  per  la  crescita  del  Paese»  convertito  in  legge,   con
modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, legge 7 agosto 2012, n. 134; 
  Visto in particolare l'articolo 59  recante  «Disposizioni  urgenti
per il settore agricolo» che al comma 11 dispone che l'autorizzazione
all'esercizio degli impianti di acquacoltura in mare,  posti  ad  una
distanza superiore ad un km dalla costa, e' rilasciata dal  Ministero
delle politiche agricole alimentari e forestali  sulla  scorta  delle
disposizioni adottate con regolamento del medesimo  Ministero,  ferme
restando comunque le funzioni di controllo in corso di  attivita'  di
competenza delle autorita' sanitarie; 
  Visto,  inoltre,  il  successivo  comma  12  dell'articolo  59  del
citato decreto-legge 83/2012, ai sensi del quale le  disposizioni  di
cui al comma 11 si applicano fino alla  data  di  entrata  in  vigore
della normativa adottata da ciascuna Regione e Provincia autonoma nel
rispetto dei vincoli  derivanti  dall'ordinamento  comunitario  e  di
quanto prescritto dall'articolo 29 legge n. 241/1990; 
  Vista la legge 7 agosto 1990 n. 241 recante «Nuove norme in materia
di procedimento amministrativo e di diritto di accesso  ai  documenti
amministrativi»; 
  Visto il decreto legislativo 9 gennaio 2012, n. 4, recante  «Misure
per il riassetto della normativa in materia di pesca e  acquacoltura,
a norma dell'articolo 28 della legge 4 giugno 2010, n. 96»; 
  Visto in particolare l'articolo 4 del suddetto decreto che al comma
8 prevede:  «le  concessioni  di  aree  demaniali  marittime  e  loro
pertinenze, di zone di  mare  territoriale,  destinate  all'esercizio
delle attivita' di  acquacoltura,  sono  rilasciate  per  un  periodo
iniziale di durata non inferiore a quella del piano  di  ammortamento
dell'iniziativa cui pertiene la concessione»; 
  Visti gli articoli 36 e ss. del regio decreto del 30 marzo 1942, n.
327 recante «Approvazione  del  testo  definitivo  del  Codice  della
Navigazione»; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica  n.  328,  del  15
febbraio 1952 recante «Approvazione del regolamento per  l'esecuzione
del Codice della Navigazione»; 
  Visto l'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; 
  Visto l'articolo 105 del decreto legislativo 31 marzo 1998  n.  112
recante «Conferimento di  funzioni  e  compiti  amministrativi  dello
Stato alle Regioni ed agli enti locali in attuazione del capo I della
legge 15 marzo 1997 n. 59»; 
  Considerata la necessita' di assicurare un'omogenea disciplina  sul
territorio nazionale dell'attivita' di acquacoltura a mare,  al  fine
di garantire a tutti gli operatori del comparto criteri  uniformi  in
grado di non alterarne la competitivita', garantendo altresi' criteri
atti a non determinare effetti distorsivi sulla  libera  concorrenza,
fra soggetti economici esercitanti la medesima attivita' produttiva; 
  Udito il parere del Consiglio di Stato espresso nell'adunanza della
Sezione consultiva per gli atti normativi in data 20 dicembre 2012; 
  Vista la  nota  del  26  novembre  2012  con  la  quale,  ai  sensi
dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto  1988,  n.  400,  lo
schema di regolamento e' stato comunicato al Presidente del Consiglio
dei Ministri; 
 
                               Adotta 
 
il seguente regolamento: 
                               Art. 1 
 
 
                       Ambito di applicazione 
 
  1. Il presente regolamento disciplina il procedimento di rilascio e
rinnovo dell'autorizzazione all'esercizio di impianti di acquacoltura
in mare posti ad una distanza superiore ad un chilometro dalla costa,
ferme restando le funzioni di controllo  in  corso  di  attivita'  di
competenza delle autorita' sanitarie. 
          Avvertenza: 
              Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto
          dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi
          dell'art. 10, comma 3, del testo unico  delle  disposizioni
          sulla  promulgazione  delle  leggi,   sull'emanazione   dei
          decreti   del   Presidente   della   Repubblica   e   sulle
          pubblicazioni   ufficiali   della   Repubblica    italiana,
          approvato  con decreto  del  Presidente  della   Repubblica
          del 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine  di  facilitare
          la lettura  delle  disposizioni  di  legge  alle  quali  e'
          operato  il  rinvio.  Restano   invariati   il   valore   e
          l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. 
          Note alle premesse: 
              Si riporta il testo dell'art. 59  del decreto-legge  22
          giugno 2012 , n. 83 (Misure urgenti  per  la  crescita  del
          Paese) e' stato  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  26
          giugno 2012, n.  147,  S.O.  e  convertito  in  legge,  con
          modificazioni, dall'art. 1, comma 1, legge 7  agosto  2012,
          n. 134, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 11 agosto 2012,
          n. 187, S.O. : 
              «art. 59. Disposizioni urgenti per il settore agricolo 
              1. All'art. 24 del decreto legislativo 8  aprile  2010,
          n. 61, dopo il comma 3 e' aggiunto il seguente: 
              «3-bis.  Salva  l'applicazione   delle   norme   penali
          vigenti, il soggetto inserito nel sistema di  controllo  di
          una denominazione di Origine Protetta o di una  Indicazione
          Geografica Protetta  che  non  assolve  in  modo  totale  o
          parziale, nei confronti del Consorzio di tutela incaricato,
          agli obblighi di cui all'art. 17, comma 5  e  comma  6  del
          presente decreto legislativo e'  sottoposto  alla  sanzione
          amministrativa  pecuniaria  pari  al  triplo   dell'importo
          accertato». 
              2. Al comma 5 dell'art. 24 del  decreto  legislativo  8
          aprile 2010, n. 61, le parole «Per l'illecito  previsto  al
          comma 3» sono sostituite dalle seguenti: «Per gli  illeciti
          previsti ai commi 3, 3-bis e 4». 
              3. Le somme  presenti  sul  bilancio  dell'AGEA  e  non
          ancora erogate, pari a 19,738 milioni  di  euro,  assegnate
          alla  medesima  Agenzia   ai   sensi   dell'art.   2,   del
          decreto-legge  10  gennaio  2006,  n.  2,  convertito,  con
          modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81,  dell'art.
          1, comma  405,  della  legge  23  dicembre  2005,  n.  266,
          dell'art. 1, comma 1063, della legge 27 dicembre  2006,  n.
          296, dell'art. 2, comma 122, della legge 24 dicembre  2007,
          n. 244, e dell'art. 69, comma 9, della  legge  27  dicembre
          2002, n.  289,  cosi'  come  rifinanziata  dalla  legge  24
          dicembre  2003,  n.  350,  sono  versate  all'entrata   del
          bilancio dello Stato entro il 31 gennaio 2013. 
              4. Con decreto del Ministro  delle  politiche  agricole
          alimentari  e  forestali  di  concerto  con  il   Ministero
          dell'economia e delle finanze sono definite le modalita' di
          applicazione del comma 3 e  sono  quantificate  le  risorse
          finanziarie da  destinare  in  coerenza  con  la  normativa
          comunitaria in materia di aiuti di Stato, ad  ogni  singola
          misura o intervento alla cui attuazione provvede l'AGEA. 
              5.  Il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze   e'
          autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti
          variazioni di bilancio. 
              6. All'art. 41 della legge 25 novembre 1971,  n.  1096,
          e' aggiunto, in fine, il seguente comma: 
              «A decorrere dall'anno 2012, nel limite di 2,5  milioni
          di euro annui, le risorse trasferite alle Regioni, ai sensi
          dell'art. 4 del decreto legislativo 4 giugno 1997, n.  143,
          sono utilizzate per il rimborso del costo  sostenuto  dagli
          enti ed organismi di coordinamento delle prove varietali.» 
              7. Al commissario ad acta di cui all'art. 19, comma  5,
          del decreto-legge 8 febbraio 1995, n. 32, convertito  dalla
          legge 7 aprile 1995, n.  104  e  successive  modificazioni,
          sono attribuite le  competenze  per  il  finanziamento,  ai
          soggetti  pubblici  attuatori  delle  opere   irrigue,   di
          interventi finalizzati alla produzione di energia da  fonti
          rinnovabili  riguardanti  impianti  idroelettrici  connessi
          alle opere irrigue, senza nuovi o  maggiori  oneri  per  la
          finanza pubblica. 
              8. 
              9. 
              10. 
              11. L'autorizzazione all'esercizio di nuovi impianti di
          acquacoltura in mare, posti ad una distanza superiore ad un
          km dalla costa, e' rilasciata dal Mipaaf sulla scorta delle
          disposizioni  adottate   con   regolamento   del   medesimo
          Ministero, entro  90  giorni  dall'entrata  in  vigore  del
          presente decreto legge, ferme restando comunque le funzioni
          di controllo in corso  di  attivita'  di  competenza  delle
          autorita' sanitarie. Le medesime disposizioni si  applicano
          al rinnovo delle autorizzazioni per gli  impianti  gia'  in
          esercizio. 
              12. Le disposizioni di cui al  comma  11  si  applicano
          fino  alla  data  di  entrata  in  vigore  della  normativa
          adottata da  ciascuna  regione  e  provincia  autonoma  nel
          rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario
          e di quanto prescritto dall'art. 29 della  legge  7  agosto
          1990, n. 241. 
              13. All'art. 17, comma 1, della legge 28  agosto  1989,
          n. 302, dopo le parole «e delle  imprese  di  pesca  socie»
          sono   aggiunte   le   seguenti   parole   «nonche'   delle
          Associazioni nazionali di rappresentanza del settore  della
          pesca per le loro finalita' istituzionali». 
              14.  Al  fine   di   fornire   una   piu'   dettagliata
          informazione al consumatore  ed  incrementare  lo  sviluppo
          concorrenziale  del  mercato   ittico,   i   soggetti   che
          effettuano la vendita al dettaglio  e  la  somministrazione
          dei prodotti della pesca possono utilizzare nelle etichette
          e in qualsiasi altra informazione fornita per  iscritto  al
          consumatore,  la  dicitura  «prodotto  italiano»  o   altra
          indicazione relativa all'origine italiana o  alla  zona  di
          cattura piu' precisa di quella  obbligatoriamente  prevista
          dalle  disposizioni  vigenti  in  materia.  Allo  scopo  di
          assicurare la piena osservanza delle disposizioni di cui al
          presente comma, anche ai fini di cui ai commi 18 e  19,  si
          procede ai sensi dell'art. 18, comma  15,  della  legge  23
          luglio 2009, n. 99. A tal  fine,  la  disposizione  di  cui
          all'art. 4, comma 31-bis, ultimo periodo, del decreto-legge
          12 luglio 2011,  n.  107,  convertito,  con  modificazioni,
          dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, si interpreta nel  senso
          che le maggiori entrate ivi  richiamate  e  destinate  alla
          finalita' ivi indicata sono  determinate  dalla  differenza
          tra gli importi delle  tariffe  indicati  nella  tabella  D
          allegata  al  decreto-legge  31  luglio   1954,   n.   533,
          convertito, con modificazioni,  dalla  legge  26  settembre
          1954, n. 869, e gli importi indicati nella tabella  D  come
          sostituita  dal  citato   art.   4,   comma   31-bis,   del
          decreto-legge   n.   107   del   2011,   convertito,    con
          modificazioni, dalla legge n. 130 del 2011. 
              15. La facolta' di cui  al  precedente  comma  14  puo'
          essere esercitata esclusivamente per i prodotti  acquistati
          direttamente  da  imprese  di  pesca,  anche   cooperative,
          organizzazioni dei produttori o imprese di acquacoltura che
          siano in grado di dimostrare l'esattezza delle informazioni
          relative  all'origine  del  prodotto  con   gli   strumenti
          previsti dal Regolamento 1224/09/CE e relativo  Regolamento
          di  attuazione  e  con  una   specifica   attestazione   di
          accompagnamento. 
              16.  Con  successivo  decreto   del   Ministero   delle
          politiche agricole alimentari e forestali vengono  definiti
          i dettagli applicativi delle disposizioni di cui  ai  commi
          14 e 15 ai  fini  della  definizione  dell'attestazione  di
          origine, anche in relazione alla identificazione delle zone
          di cattura e/o di  allevamento,  nonche'  alla  conformita'
          alle disposizioni del Regolamento 2065/01/CE. 
              17. Gli operatori economici di cui  al  comma  14  sono
          tenuti a conservare la documentazione relativa all'acquisto
          del prodotto, comprensiva dell'attestazione di origine, per
          almeno un anno. 
              18. Ai soggetti di cui al  comma  14  che,  avvalendosi
          anche alternativamente, delle facolta' di cui  al  medesimo
          comma,  forniscano  ai  consumatori   un'informazione   non
          corretta si applicano le sanzioni  previste  dall'art.  18,
          comma 1, decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109. 
              19. Ai soggetti di  cui  al  comma  15  che  forniscano
          informazioni non corrette si applicano le sanzioni previste
          dall'art. 11, comma 2, del decreto  legislativo  9  gennaio
          2012, n. 4.». 
              Si riporta il testo dell'art. 29 della legge  7  agosto
          1990, n.  241  (Nuove  norme  in  materia  di  procedimento
          amministrativo  e  di  diritto  di  accesso  ai   documenti
          amministrativi), pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale  18
          agosto 1990, n. 192: 
              «art. 29. Ambito di applicazione 
              1. Le disposizioni della presente  legge  si  applicano
          alle  amministrazioni  statali   e   agli   enti   pubblici
          nazionali.  Le  disposizioni  della   presente   legge   si
          applicano, altresi', alle societa' con totale o  prevalente
          capitale  pubblico,   limitatamente   all'esercizio   delle
          funzioni  amministrative.  Le  disposizioni  di  cui   agli
          articoli 2-bis, 11, 15 e 25, commi 5, 5-bis  e  6,  nonche'
          quelle  del  capo  IV-bis   si   applicano   a   tutte   le
          amministrazioni pubbliche. 
              2. Le regioni e  gli  enti  locali,  nell'ambito  delle
          rispettive competenze,  regolano  le  materie  disciplinate
          dalla   presente   legge   nel   rispetto    del    sistema
          costituzionale e delle garanzie del cittadino nei  riguardi
          dell'azione  amministrativa,  cosi'   come   definite   dai
          principi stabiliti dalla presente legge. 
              2-bis.   Attengono   ai   livelli   essenziali    delle
          prestazioni di cui all'art. 117, secondo comma, lettera m),
          della Costituzione le  disposizioni  della  presente  legge
          concernenti gli obblighi per la pubblica amministrazione di
          garantire    la    partecipazione    dell'interessato    al
          procedimento,   di   individuarne   un   responsabile,   di
          concluderlo entro il termine  prefissato  e  di  assicurare
          l'accesso  alla  documentazione   amministrativa,   nonche'
          quelle relative alla durata massima dei procedimenti. 
              2-ter. Attengono altresi' ai livelli  essenziali  delle
          prestazioni di cui all'art. 117, secondo comma, lettera m),
          della Costituzione le  disposizioni  della  presente  legge
          concernenti la  dichiarazione  di  inizio  attivita'  e  il
          silenzio assenso e  la  conferenza  di  servizi,  salva  la
          possibilita'  di  individuare,  con  intese  in   sede   di
          Conferenza  unificata  di  cui  all'art.  8   del   decreto
          legislativo  28  agosto  1997,   n.   281,   e   successive
          modificazioni, casi ulteriori in cui tali disposizioni  non
          si applicano 
              2-quater.  Le  regioni   e   gli   enti   locali,   nel
          disciplinare  i   procedimenti   amministrativi   di   loro
          competenza, non  possono  stabilire  garanzie  inferiori  a
          quelle assicurate ai privati dalle  disposizioni  attinenti
          ai livelli essenziali delle prestazioni  di  cui  ai  commi
          2-bis e 2-ter, ma possono prevedere  livelli  ulteriori  di
          tutela 
              2-quinquies.  Le  regioni  a  statuto  speciale  e   le
          province autonome  di  Trento  e  di  Bolzano  adeguano  la
          propria legislazione alle disposizioni del  presente  art.,
          secondo  i  rispettivi  statuti  e  le  relative  norme  di
          attuazione.». 
              Si riporta il testo dell'art. 4 del decreto legislativo
          9 gennaio  2012,  n.  4  (Misure  per  il  riassetto  della
          normativa in materia  di  pesca  e  acquacoltura,  a  norma
          dell'art. 28 della legge 4 giugno 2010, n. 96),  pubblicato
          nella Gazzetta Ufficiale 1 febbraio 2012, n. 26: 
              «art. 4. Imprenditore ittico 
              1. E' imprenditore ittico il  titolare  di  licenza  di
          pesca, di cui all'art. 4 del decreto legislativo 26  maggio
          2004, n. 153, che esercita, professionalmente ed  in  forma
          singola,  associata  o  societaria,  l'attivita'  di  pesca
          professionale di cui all'art. 2  e  le  relative  attivita'
          connesse. 
              2. Si considerano,  altresi',  imprenditori  ittici  le
          cooperative di  imprenditori  ittici  ed  i  loro  consorzi
          quando utilizzano prevalentemente prodotti dei soci  ovvero
          forniscono  prevalentemente  ai  medesimi  beni  e  servizi
          diretti allo svolgimento delle attivita' di cui al comma 1. 
              3. Ai fini del presente decreto, si considera  altresi'
          imprenditore ittico l'acquacoltore che  esercita  in  forma
          singola o associata l'attivita' di cui all'art. 3. 
              4. Fatte salve le piu' favorevoli disposizioni di legge
          di  settore,  all'imprenditore  ittico  si   applicano   le
          disposizioni previste per l'imprenditore agricolo. 
              5. Ai fini dell'effettivo esercizio delle attivita'  di
          cui al comma 1, si applicano le disposizioni della  vigente
          normativa  in  materia  di  iscrizioni,   abilitazioni   ed
          autorizzazioni. 
              6. L'autocertificazione di cui all'art. 6, comma 4, del
          decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271,  sostituisce  a
          tutti gli effetti ogni adempimento tecnico  e  formale  ivi
          previsto. 
              7. Ai fini dell'applicazione delle agevolazioni fiscali
          e previdenziali e della concessione di contributi nazionali
          e regionali, l'imprenditore ittico e' tenuto ad applicare i
          pertinenti  contratti  collettivi   nazionali   di   lavoro
          stipulati dalle organizzazioni  sindacali  e  di  categoria
          comparativamente piu' rappresentative,  ferme  restando  le
          previsioni di cui all'art. 3, legge 3 aprile 2001, n.  142,
          e le leggi sociali e di sicurezza sul lavoro. 
              8. Le concessioni di aree demaniali  marittime  e  loro
          pertinenze,  di  zone  di  mare   territoriale,   destinate
          all'esercizio  delle  attivita'   di   acquacoltura,   sono
          rilasciate per un periodo iniziale di durata non  inferiore
          a quella del  piano  di  ammortamento  dell'iniziativa  cui
          pertiene la concessione.». 
              Si riporta il testo degli articoli 36 e  37  del  regio
          decreto del 30 marzo 1942, n. 327 (Approvazione  del  testo
          definitivo del Codice della Navigazione), pubblicato  nella
          Gazzetta  Ufficiale  18  aprile  1942,  n.   93,   Edizione
          speciale; 
              «art. 36. Concessioni di beni demaniali 
              L' amministrazione marittima,  compatibilmente  con  le
          esigenze del pubblico uso, puo' concedere l' occupazione  e
          l' uso, anche esclusivo, di beni demaniali  e  di  zone  di
          mare territoriale per un determinato periodo di tempo. 
              Le concessioni di durata superiore a quindici anni sono
          di  competenza  del  ministro   dei   trasporti   e   della
          navigazione. Le concessioni di durata superiore  a  quattro
          ma non a quindici anni, e quelle di durata non superiore al
          quadriennio che importino impianti di  difficile  sgombero,
          sono di competenza del direttore marittimo. Le  concessioni
          di  durata  non  superiore  al  quadriennio,   quando   non
          importino  impianti  di   difficile   sgombero,   sono   di
          competenza del capo di compartimento marittimo.» 
              «art. 37. Concorso di piu' domande di concessione 
              Nel caso di piu' domande di concessione,  e'  preferito
          il richiedente che  offra  maggiori  garanzie  di  proficua
          utilizzazione della concessione e si proponga di  avvalersi
          di questa per un uso che, a giudizio  dell'amministrazione,
          risponda ad un piu' rilevante interesse pubblico. 
              Al fine della tutela dell' ambiente  costiero,  per  il
          rilascio  di  nuove  concessioni  demaniali  marittime  per
          attivita'  turistico-ricreative  e'  data  preferenza  alle
          richieste  che   importino   attrezzature   non   fisse   e
          completamente amovibili. E' altresi' data  preferenza  alle
          precedenti concessioni, gia' rilasciate, in sede di rinnovo
          rispetto alle nuove istanze. 
              Qualora non ricorrano le ragioni di preferenza  di  cui
          ai precedenti commi, si procede a licitazione privata.». 
              Il decreto del  Presidente  della   Repubblica   del 15
          febbraio 1952, n. 328  (Approvazione  del  regolamento  per
          l'esecuzione  del  Codice  della  Navigazione)   e'   stato
          pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 21 aprile 1952, n.  94,
          S.O. 
              Si riporta il testo dell'art. 17 della legge 23  agosto
          1988,  n.  400  (Disciplina  dell'attivita'  di  Governo  e
          ordinamento della Presidenza del Consiglio  dei  Ministri),
          pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 settembre  1988,  n.
          214, S.O.: 
              «art. 17. Regolamenti 
              1. Con decreto del Presidente della Repubblica,  previa
          deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere
          del Consiglio di Stato che deve pronunziarsi entro  novanta
          giorni dalla richiesta, possono essere emanati  regolamenti
          per disciplinare: 
                a)   l'esecuzione   delle   leggi   e   dei   decreti
          legislativi, nonche' dei regolamenti comunitari; 
                b) l'attuazione e l'integrazione delle  leggi  e  dei
          decreti legislativi recanti  norme  di  principio,  esclusi
          quelli  relativi  a  materie  riservate   alla   competenza
          regionale; 
                c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di
          leggi o di atti aventi forza di legge, sempre  che  non  si
          tratti di materie comunque riservate alla legge; 
                d)  l'organizzazione  ed   il   funzionamento   delle
          amministrazioni pubbliche secondo le  disposizioni  dettate
          dalla legge; 
                e). 
              2. Con decreto del Presidente della Repubblica,  previa
          deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri,  sentito   il
          Consiglio  di  Stato  e  previo  parere  delle  Commissioni
          parlamentari competenti  in  materia,  che  si  pronunciano
          entro  trenta  giorni  dalla  richiesta,  sono  emanati   i
          regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da
          riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione,  per
          le  quali   le   leggi   della   Repubblica,   autorizzando
          l'esercizio  della  potesta'  regolamentare  del   Governo,
          determinano le norme generali regolatrici della  materia  e
          dispongono l'abrogazione delle norme vigenti,  con  effetto
          dall'entrata in vigore delle norme regolamentari. 
              3. Con decreto  ministeriale  possono  essere  adottati
          regolamenti nelle materie di competenza del ministro  o  di
          autorita'  sottordinate  al  ministro,  quando   la   legge
          espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
          materie di competenza  di  piu'  ministri,  possono  essere
          adottati con decreti interministeriali, ferma  restando  la
          necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
          I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
          dettare norme contrarie a quelle  dei  regolamenti  emanati
          dal Governo. Essi debbono essere comunicati  al  Presidente
          del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione. 
              4. I regolamenti di cui al comma  1  ed  i  regolamenti
          ministeriali ed interministeriali,  che  devono  recare  la
          denominazione di «regolamento», sono adottati previo parere
          del  Consiglio  di  Stato,  sottoposti  al  visto  ed  alla
          registrazione della Corte  dei  conti  e  pubblicati  nella
          Gazzetta Ufficiale. 
              4-bis. L'organizzazione e la  disciplina  degli  uffici
          dei Ministeri sono determinate, con regolamenti emanati  ai
          sensi del comma 2,  su  proposta  del  Ministro  competente
          d'intesa con il Presidente del Consiglio dei ministri e con
          il Ministro del tesoro, nel rispetto dei principi posti dal
          decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.  29,  e  successive
          modificazioni, con  i  contenuti  e  con  l'osservanza  dei
          criteri che seguono: 
                a) riordino degli uffici  di  diretta  collaborazione
          con i Ministri ed i Sottosegretari di Stato, stabilendo che
          tali  uffici  hanno  esclusive   competenze   di   supporto
          dell'organo di direzione politica e di raccordo tra  questo
          e l'amministrazione; 
                b)   individuazione   degli   uffici    di    livello
          dirigenziale  generale,  centrali  e  periferici,  mediante
          diversificazione tra strutture con funzioni  finali  e  con
          funzioni strumentali e  loro  organizzazione  per  funzioni
          omogenee e secondo criteri di flessibilita'  eliminando  le
          duplicazioni funzionali; 
                c) previsione  di  strumenti  di  verifica  periodica
          dell'organizzazione e dei risultati; 
                d)   indicazione   e   revisione   periodica    della
          consistenza delle piante organiche; 
                e) previsione di decreti ministeriali di  natura  non
          regolamentare per la definizione dei compiti  delle  unita'
          dirigenziali   nell'ambito   degli   uffici    dirigenziali
          generali. 
              4-ter. Con regolamenti da emanare ai sensi del comma  1
          del presente art., si provvede al periodico riordino  delle
          disposizioni regolamentari vigenti,  alla  ricognizione  di
          quelle che sono state oggetto di  abrogazione  implicita  e
          all'espressa abrogazione di quelle che  hanno  esaurito  la
          loro funzione o sono prive di effettivo contenuto normativo
          o sono comunque obsolete.». 
              Si riporta il testo dell'art. 105 del d.lgs.  31  marzo
          1998,  n.  112  (Conferimento   di   funzioni   e   compiti
          amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali
          in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997 n.  59),
          pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  Pubblicato  21  aprile
          1998, n. 92, S.O. : 
              «art. 105. Funzioni conferite alle regioni e agli  enti
          locali 
              1. Sono conferite alle regioni e agli enti locali tutte
          le funzioni non espressamente indicate negli  articoli  del
          presente capo e  non  attribuite  alle  autorita'  portuali
          dalla  legge  28  gennaio  1994,  n.   84,   e   successive
          modificazioni e integrazioni. 
              2.  Tra  le  funzioni  di  cui  al  comma  1  sono,  in
          particolare, conferite alle regioni le funzioni relative: 
                a)  al  rilascio   dell'autorizzazione   all'uso   in
          servizio di linea degli autobus destinati  al  servizio  di
          noleggio con conducente, relativamente  alle  autolinee  di
          propria competenza; 
                b) al rifornimento idrico delle isole; 
                c) all'estimo navale; 
                d) alla disciplina della navigazione interna; 
                e) alla programmazione, pianificazione, progettazione
          ed esecuzione degli interventi di costruzione,  bonifica  e
          manutenzione   dei   porti   di   rilievo    regionale    e
          interregionale   delle   opere    edilizie    a    servizio
          dell'attivita' portuale; 
                f) al conferimento di concessioni per l'installazione
          e l'esercizio di impianti lungo le autostrade ed i raccordi
          autostradali; 
                g)   alla    gestione    del    sistema    idroviario
          padano-veneto; 
                h) al rilascio di concessioni per la  gestione  delle
          infrastrutture ferroviarie di interesse regionale; 
                i)  alla  programmazione  degli  interporti  e  delle
          intermodalita'  con  esclusione  di  quelli  indicati  alla
          lettera g) del comma 1 dell'art. 104 del  presente  decreto
          legislativo; 
                l) al rilascio di concessioni  di  beni  del  demanio
          della navigazione interna, del demanio marittimo e di  zone
          del mare territoriale per finalita' diverse  da  quelle  di
          approvvigionamento di fonti di energia;  tale  conferimento
          non opera nei porti finalizzati  alla  difesa  militare  ed
          alla  sicurezza  dello  Stato,  nei  porti   di   rilevanza
          economica internazionale e nazionale, nonche' nelle aree di
          preminente interesse nazionale individuate con  il  decreto
          del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 1995,
          pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 136  del  12  giugno
          1996, e successive modificazioni. Nei  porti  di  rilevanza
          economica  regionale  ed  interregionale  il   conferimento
          decorre dal 1° gennaio 2002 (61) (62). 
              3. Sono attribuite alle province, ai sensi del comma  2
          dell'art. 4 della legge 15 marzo 1997, n. 59,  le  funzioni
          relative: 
                a)   alla   autorizzazione   e   vigilanza    tecnica
          sull'attivita'  svolta  dalle  autoscuole  e  dalle  scuole
          nautiche; 
                b) al  riconoscimento  dei  consorzi  di  scuole  per
          conducenti di veicoli a motore; 
                c) agli esami per  il  riconoscimento  dell'idoneita'
          degli insegnanti e istruttori di autoscuola; 
                d) al rilascio  di  autorizzazione  alle  imprese  di
          autoriparazione  per  l'esecuzione  delle  revisioni  e  al
          controllo amministrativo sulle imprese autorizzate; 
                e)  al  controllo   sull'osservanza   delle   tariffe
          obbligatorie a forcella nel settore  dell'autotrasporto  di
          cose per conto terzi; 
                f) al rilascio  di  licenze  per  l'autotrasporto  di
          merci per conto proprio; 
                g)  agli  esami  per  il  conseguimento  dei   titoli
          professionali di autotrasportatore di merci per conto terzi
          e di autotrasporto di persone su strada e dell'idoneita' ad
          attivita' di consulenza per la circolazione  dei  mezzi  di
          trasporto su strada; 
                h)  alla  tenuta  degli   albi   provinciali,   quali
          articolazioni dell'albo nazionale degli autotrasportatori. 
              4. Sono, inoltre, delegate alle regioni  ai  sensi  del
          comma 2 dell'art. 4 della legge 15 marzo 1997,  n.  59,  le
          funzioni relative alle deroghe  alle  distanze  legali  per
          costruire manufatti entro la fascia di rispetto delle linee
          e infrastrutture di  trasporto,  escluse  le  strade  e  le
          autostrade. 
              5. In materia di trasporto pubblico locale, le  regioni
          e gli enti locali conservano le funzioni ad essi  conferite
          o delegate dagli articoli 5, 6 e 7 del decreto  legislativo
          19 novembre 1997, n. 422. 
              6. Per lo svolgimento di compiti conferiti  in  materia
          di diporto nautico e pesca marittima le regioni e gli  enti
          locali si  avvalgono  degli  uffici  delle  capitanerie  di
          porto. 
              7. L'attivita' di escavazione dei fondali dei porti  e'
          svolta  dalle  autorita'  portuali  o,  in   mancanza,   e'
          conferita alle regioni. Alla predetta attivita' si provvede
          mediante affidamento a soggetti privati  scelti  attraverso
          procedura di gara pubblica.».